Tra arte, storia ed archeologia: mostre & “Alba Sotterranea” nell’inverno cittadino 2024/2025.

Non perdete l’occasione di immergervi nell’arte, nella storia e nell’archeologia!



Non perdete l’occasione di immergervi nell’arte, nella storia e nell’archeologia!


L’esposizione, a cura di Jonas Storsve, in collaborazione con l’artista, riunisce oltre cento opere, dando forma a un racconto visivo della ricca produzione artistica di Giuseppe Penone (Garessio, 1947) che si estende dagli anni Sessanta sino a oggi.
Filo rosso della mostra è il tema dell’impronta, soggetto privilegiato nella ricerca dell’artista, che si ritrova in tutto l’arco temporale della sua produzione: dall’opera Alpi Marittime del 1968, prima sperimentazione del contatto diretto tra corpo e bosco, fino alla serie Impronte di luce (2022 – 2023) che viene presentata per la prima volta in Italia proprio in questo contesto.
Il percorso espositivo approfondisce il tema dell’impronta spaziando dal disegno alla fotografia, dalla modellazione all’intaglio in un compendio accurato della vasta selezione di generi e tecniche affrontati dall’artista. Il motivo dell’impronta diviene nella visione di Giuseppe Penone sinonimo di contatto tra superfici differenti e trova una propria manifestazione ideale nella natura, intesa come ecosistema globale di cui ogni elemento è parte integrante, dall’essere umano alle foglie, dagli alberi alla terra.
Completa il progetto espositivo il catalogo illustrato edito da Skira, che riunisce le immagini di tutte le opere in mostra e vi affianca i saggi a firma dell’artista e del curatore, assieme ai contributi di Jean-Christophe Bailly, Olivier Cinqualbre, Carlo Ossola e Francesco Guzzetti, responsabile del coordinamento scientifico della mostra.
Per tutta la durata della mostra, nell’auditorium della Fondazione sarà visibile il documentario La memoria dei fluidi. Giuseppe Penone scultore di Giampaolo Penco (Italia, 2012). Il film, della durata di 60’, sarà proiettato dal mercoledì alla domenica alle ore 16 e alle ore 17. La proiezione è gratuita.
Il pubblico può accedere all’auditorium direttamente dalle sale espositive.

Giuseppe Penone
Nato a Garessio nel 1947, Giuseppe Penone vive e lavora a Torino, dove tiene le sue prime mostre tra il 1968 e il 1969, rivelandosi tra i protagonisti dell’Arte Povera. Nella sua arte, il processo di attuazione è parte integrante dell’opera e sono le azioni compiute dall’artista in rapporto dialettico con quelle naturali, che danno forma alla materia. L’albero, “idea prima e più semplice di vitalità, di cultura, di scultura”, è un elemento centrale nel suo lavoro. Penone ha rappresentato l’Italia alla 52° Biennale di Venezia del 2007 e ha tenuto mostre personali in importanti istituzioni italiane ed estere, tra cui Stedelijk Museum (1980), National Gallery of Canada di Ottawa (1983), Castello di Rivoli (1991), Toyota Municipal Museum of Art (1997), Centre Georges Pompidou (2004, 2022), Château de Versailles (2013), MART di Rovereto (2016), Rijksmuseum (2016), Galleria degli Uffizi (2021), Philadelphia Museum of Art (2022), Galleria Borghese (2023).
Jonas Storsve
Jonas Storsve è nato a Copenaghen nel 1956. Ha studiato storia dell’arte a Parigi, presso l’Ecole du Louvre e l’università La Sorbonne. Ha ricoperto la carica di curatore presso diverse istituzioni museali francesi, quali il Musées de la Ville de Strasbourg (1988-91) e il Musée des Beaux-Arts de Nantes (1991-95). Dal 1996 al 2006, è stato curatore presso il Cabinet d’art graphique del Musée National d’art moderne, Centre Georges Pompidou di Parigi. Nello stesso museo, è diventato curatore capo del dipartimento di arte grafica, dal 2009 al 2023. Ha curato numerose mostre e pubblicazioni su artisti moderni e contemporanei. Nel 1991 ha organizzato, insieme a Michèle Lavallée, la prima grande antologica dedicata al lavoro su carta di Giuseppe Penone (Giuseppe Penone. L’espace de la main, Strasburgo, Ancienne Douane, 26 ottobre 1991 – 19 gennaio 1992). Più di recente, è stato il curatore, in collaborazione con Laetitia Pesenti, della mostra Giuseppe Penone. Dessins (19 ottobre 2022-6 marzo 2023) presso il Musée national d’art moderne, Centre Georges Pompidou, con la quale è stata celebrata la donazione dell’artista al museo francese di più di trecento opere su carta, realizzate nel corso di tutta la sua attività.
Dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019, gli spazi espositivi della Fondazione Ferrero di Alba ospiteranno la grande mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, dedicata alle due avanguardie storiche. Per l’occasione si moltiplicano le occasioni di visita ad Alba Sotterranea…

«Paesaggio con fanciulla che salta la corda», un’opera dipinta nel 1936 dall’artista spagnolo Salvador Dalí (1904-1989).
La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrero
vedrà esposti le grandi opere e una serie di documenti di più artisti, dada e surrealisti.
Sono molti i capolavori – dalla finora limitatissima circolazione – che varcano le frontiere per ritrovarsi nella nuova mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, curata da Marco Vallora, a dialogare tra loro, in sintonia o contrappunto.
Il visitatore della mostra potrà scoprire, nell’arco della stessa giornata, anche il passato della città attraverso le sue radici archeologiche sotterranee, partecipando alle visite guidate dagli archeologi professionisti di Alba Sotterranea, che per l’occasione moltiplica le sue date di calendario (tutte le domeniche fino al 25 febbraio, oltre ogni terzo sabato mattina del mese – clicca qui per visualizzare l’elenco completo -; per gruppi, scolaresche o visite private su prenotazione in qualunque data). Si tratta infatti dell’ideale completamento della visita alla città: dalle avanguardie artistiche novecentesche ai resti della città sepolta medievale e romana.
Ecco quanto recita il comunicato stampa della Fondazione Ferrero:
La mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, immaginata da Marco Vallora secondo una logica espositiva che riflette le suggestioni surrealiste, nel modo di presentare le opere e di concepire un’arte non più soltanto museale e assopita, si svolgerà alla Fondazione Ferrero di Alba, dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019.
In una decina di sezioni, dai titoli avvincenti, come Il grado zero dell’arte Dada; Il Sogno, Eros, amour fou, trasgressione erotica; L’inconscio, il doppio, il perturbante; Arte e natura, la reinvenzione dell’uomo; Sade, Freud, Marx, muse inquietanti del vivere surreale; Esiste un’architettura surrealista? e così via… s’inseguono, in una sorta di corridoio-fantasma dell’immaginario fantastico d’avanguardia, opere di grandissimo livello ed impatto. Alcune anche ben riconoscibili, perché son diventate copertine di volumi, che abbiamo tutti cari, nelle nostre librerie (di Man Ray, Magritte, Dalí, Max Ernst, ecc.). I lavori dialogano tra loro, in sintonia o contrappunto, e seguono una progressione prevalentemente tematica con attenzione alla diacronia degli eventi. Rispecchiando alcune problematiche e alcuni temi che concorrono a distinguere la poetica nichilista del Dadaismo da quella più propositiva del Surrealismo: il caso, il brutto estetico, il sogno, l’inconscio, il rapporto con l’antico, il legame tra arte e ideologia.
Per chi ama davvero l’arte e predilige le sorprese raffinate, il promettente e ben conosciuto museo olandese Boijmans Van Beuningen di Rotterdam è una vera perla di museo collezionistico che espone vetri preziosi e pezzi rari di design, disegni antichi Dürer stampe di Goya, e prototipi di moda; rare opere italiane, gotiche, rinascimentali, settecentesche, da Beato Angelico a Jacopo del Sellaio, da Butinone a Francia, da Veronese e Tiziano, a Guardi e Piranesi. Ma anche, ovviamente, maestri fiamminghi, del valore di Van Eyck o Rembrandt, Bosch e Brueghel, Rubens e Van Dyck, la scuola dell’Aja, con Van Gogh e Toorop, e poi francesi, da Fragonard e Boucher a Monet, Degas, Cézanne, e ancora Picasso, Mondrian e Rothko, senza contare i contemporanei, da Nauman a Cattelan.
Assai importante la collezione di artisti dell’area delle avanguardie storiche, non soltanto cubisti e costruttivisti olandesi, ma soprattutto dadaisti e surrealisti, molti
provenienti dalla selettiva collezione di Edward James (1907-1984), stravagante mecenate-collezionista, poeta e viaggiatore, che si divise tra la passione di Magritte e Dalí, diventando di quest’ultimo eccentrico mercante. Ad Alba vedremo La reproduction interdite (1937), suo celebre ritratto sdoppiato allo specchio, firmato da René Magritte, che si augurava potesse diventare suo mercante cosmopolita.
Sono molti, dunque, i capolavori che, avendo avuto finora una circolazione limitatissima, varcano oggi le frontiere e si danno appuntamento alla Fondazione Ferrero. Come spiega il curatore Marco Vallora: «In un meditato e articolato percorso, la Fondazione propone, per il suo biennale appuntamento con la grande arte, ad ottobre, una nuova mostra di ambito internazionale, originale e diversa dalle precedenti. Perché coinvolgerà libri, poesie, riviste, pamphlets di furente polemica reciproca, spezzoni di film, frammenti di musica, legati tutti ai due movimenti, lettere e manifesti, affiancati a tele e sculture innovative e spesso di rottura, di grande suggestione e rilevanza storica».
A differenza delle precedenti rassegne della Fondazione Ferrero, con capolavori di grande fascino spettacolare ma d’impianto monografico (di Casorati, Carrà, Morandi e Balla), questa mostra non si avvale soltanto di opere scenografiche come il trittico di grandi dimensioni (Paesaggio con fanciulla che salta la corda, 1936), o la bocca-divano di Mae West (conosciuta anche in repliche di design, ma qui presente in un singolare originale vintage d’epoca) di Salvador Dalí, o ancora le inquietanti ma suggestive tele misteriose di Magritte, ma anche di documenti rarissimi, provenienti dai caveaux insondati della biblioteca del Museo.
Per accompagnare il percorso della mostra, con discrezione, eppure con una forza dirompente, utile a spiegare alcuni esiti estetici dei vari movimenti e dei sotto-gruppi, sottilmente in conflitto tra loro. Breton come è noto, è stato l’ inflessibile Pontefice autoritario del movimento surrealista, che a varie epoche, ha scomunicato i suoi pupilli e colleghi, da De Chirico a Cocteau, da Bataille ad Aragon, da Dalí a Queneau. Molti dei documenti provengono dalla sua stessa biblioteca, andata clamorosamente all’asta qualche anno fa. Talvolta ancora con le buste di invio, dediche o sottolineature d’autore. Fotografie, dunque, calendari, cartoline, volumi illustrati, riviste storiche con copertine di grande impatto grafico, firmate da artisti come Duchamp, Masson, Picasso, Ernst, ad esempio per l’originalissima rivista «Minotaure». A cui collaborano anche, con testi anticipatori e profetici, pensatori come Bataille, Lacan, l’etnologo e critico d’arte Michel Leiris, lo studioso dell’immaginario e del sogno Roger Caillois, politici come Naville, storici del cinema come Sadoul. In questo contesto, uno degli elementi più spettacolari in mostra sarà infatti la presenza di spezzoni o fotogrammi di film sperimentali ed anticipatori, di firme come Desnos, Dulac, Buñuel, René Clair, Eggeling, Richter. Senza dimenticare il fatto che Dalí realizzò delle sequenze esplicitamente richiestegli da Alfred Hitchcock e da Walt Disney.
Il titolo, che mette in gioco la parola-shock del “Nulla”, in realtà deve non solo stupire e intrigare, ma anche rispettare una delle convinzioni più radicali del Dadaismo. Che non soltanto punta tutto sul Caso e sul rifiuto dell’artista onnipotente e padrone della propria opera, ma si assoggetta alle leggi dell’azzardo e del gioco, e vuole in particolare perorare la causa della negazione dell’arte, il rifiuto del Bello museale, con i ready-made, il diniego dell’arte decorativa e rassicurante. L’opera d’arte, che quasi non è più opera e non è più nemmeno artistica, deve proporre inquietudini, malesseri e soprattutto interrogativi.
Dopo un tunnel introduttivo che accoglie e protegge i visitatori all’entrata (e che deve simulare una sorta di viaggio dentro il corpo umano e i meandri dell’inconscio, ma essere anche, non soltanto per i bambini, un treno-fantasma, in uno di quei luna park così cari agli artisti d’avanguardia, con luci, pubblicità, affiches, graffiti e fotografie di ricercati dalla giustizia, opera di Duchamp), ecco le opere dadaiste, che aprono la mostra. Sono quelle di Man Ray, fotografo alla moda e di moda, che spesso collabora a due mani con Duchamp. Collages astratti di Schwitters e sculture di Arp, oppure teleri bislacchi e provocatori del dandy spagnolo pariginizzato Picabia. Tele dai titoli spiazzanti come Vieni con me laggiù, Egoismo o Radio concerts. Che non sono belle in sé o ruffiane, come altre opere classiche e persino delle avanguardie, ma son giochi sfrontati con l’immaginario, esercizi di non-pittura e di anti-arte, e quindi in questo senso non vanno spiegate, ma vanno inquadrate in un contesto di rifiuto, sovversione e anarchia. Perché non si può dimenticare che Dadaismo e Surrealismo, pur diversi nei loro assunti, hanno matrici e influenze comuni, che vanno dalle idee politiche di Sade e Marx, a poeti come Rimbaud, Mallarmé, Poe, e il folle antagonista di Proust, Raymond Roussel, dandy, omosessuale, drogato anche di medicine, che muore, forse suicida, a Palermo, come evocato da un bel racconto-indagine di Leonardo Sciascia. Convinto di poter diventare famoso almeno quanto Verne, scrivendo folli pièces teatrali in rime arzigogolatissime, e romanzi-rebus, dalle chiavi cifrate, amatissimo da Perec e dal Nouveau Roman, da Duchamp e Giulio Paolini.
In mostra disegni preparatori e una tela spettacolare di Dalí, ispirata al libro di Roussel Nuove impressioni d’Africa. Altra opera assai significativa è invece il ritratto immaginario di Lautréamont di Man Ray. Immaginario, perché l’autore ottocentesco degli Chants de Maldoror, illustrati sia da Dalí che da Magritte, è un personaggio misterioso, che non si sa se sia nato a Montevideo, con il nome nobiliare di Isidore Ducasse, se sia realmente esistito, se non si tratti di un autore più celebre, sotto mentite spoglie. Infatti, sotto un mollettone da stiro (impacchettato come se fosse già un’opera di Christo), telone da inaugurazione di monumento, che non permette di capire quale personaggio sia omaggiato al di sotto, Man Ray ha occultato in realtà una macchina da cucire Singer (forse in onore a Winnaretta Singer, grande mecenate del movimento e dei film in mostra). Certo in ossequio a una ormai celebre affermazione di Lautréamont: «Bello come l’incontro fortuito di una macchina da cucire e un ombrello, su un tavolo da dissezione». Mentre di Marcel Duchamp, grazie ai prestiti del Boijmans, c’è la possibilità assai rara di poter esporre insieme tre diverse Boîtes (La boîte verte, La boîte-en-valise, À l’infinitif) in cui a partire dagli anni Trenta Duchamp, che ha smesso di fare l’artista, ed è apparentemente diventato soltanto scacchista, rinchiude scandalosamente tutta la propria opera omnia, con l’intenzione polemica e sarcastica di distruggere l’idea dell’artista genio, sostituendo alla sede pomposa del Museo una semplice valigetta, pronta a seguire il suo nomadismo costituzionale e la sua caustica ironia corrosiva.
Nella sezione della mostra che si riferisce al Sogno c’è una sorta di ripartenza, dopo l’azzeramento e il rifiuto radicale dell’arte da parte dei dadaisti. Per questo la parola Sogno (che soprattutto con Dalí diventa anche incubo, privato e storico, dal momento che l’artista spagnolo, a differenza di Picasso e degli altri personaggi legati al partito e all’ideologia comunista, è assai compromesso con la dittatura franchista) significa libertà, levità aerea, ma anche introspezione e penetrazione nell’inconscio. Tutto questo si riflette nei quadri subacquei di Tanguy, nelle invenzioni visionarie di Brauner, nelle bambole sadomasochiste di Bellmer, nelle fotografie di Claude Cahun, nelle scatole delle ombre d’un poeta-artigiano liricissimo, come Joseph Cornell. Ma non è tutto.
Dal 29 ottobre 2016 al 27 febbraio 2017, gli spazi espositivi della Fondazione Ferrero di Alba ospiteranno la mostra temporanea dedicata all’artista torinese Giacomo Balla (1871-1958).
La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrero, in collaborazione con la Soprintendenza e la GAM di Torino, dopo i successi riscossi dalle esposizioni dedicate a Carrà e Casorati, è stata presentata al pubblico giovedì 5 maggio, giorno in cui Mercurio è passato davanti al Sole. L’artista osservò lo stesso fenomeno il 7 novembre 1914, pochi minuti dopo lo scoccare del mezzogiorno.
Attraverso le 100 opere esposte, la mostra si pone l’obiettivo di analizzare e contestualizzare il percorso artistico del pittore che, sin da bambino, si è sentito attratto dal plurale mondo dell’arte, ma anche da quello della scienza.
Il visitatore della mostra potrà scoprire in giornata anche le radici sotterranee più antiche della città, partecipando alle visite guidate dagli archeologi di Alba Sotterranea, che per l’occasione moltiplica le sue date di visita (tutte le domeniche fino al 27 febbraio, oltre ogni terzo sabato mattina del mese, per scoprire tutte le date clicca qui).
Una giornata all’insegna dell’arte e dell’archeologia, secondo un connubio dei saperi che tanto sarebbe piaciuto a Giacomo Balla.
Insieme ad artisti del calibro di Filippo Tommaso Marinetti e Fortunato Depero, Giacomo Balla si rivelò tra i protagonisti indiscussi dell’arte astratta italiana e del Futurismo del primo Novecento. L’adesione e la rielaborazione di tali modelli e concezioni dell’arte mutarono però quando, negli anni ’30, l’artista torinese sentì un sempre maggiore richiamo verso la pittura figurativa. Tale cambiamento si tradusse in opere artistiche estremamente diverse rispetto alle precedenti.
L’esposizione costituisce l’occasione per poter cogliere tale evoluzione artistica e per poter ammirare ad Alba dipinti che arrivano dai più grandi musei di New York, Gerusalemme, Londra, Venezia e Roma.
“Esprimo grande compiacimento alla Fondazione Ferrero per questa esposizione biennale – ha dichiarato il Sindaco di Alba Maurizio Marello all’anteprima – Questo appuntamento è cresciuto negli anni raggiungendo le cento mila presenze dell’ultima esposizione del 2014. È cresciuta anche sul territorio. Gli albesi iniziano a frequentarla e a comprendere l’importanza di questo evento per il territorio a livello turistico. Grazie a questa iniziativa la nostra stagione non finisce a novembre ma prosegue fino a febbraio e questo è apprezzato da chi opera nel settore. Inoltre, questa mostra ci ha aiutati a crescere in un sistema culturale che si è creato in città intorno ad una rete di attività che senza la Fondazione Ferrero difficilmente sarebbe partita e si sarebbe sviluppata. La Fondazione non è un’isola a sé ma è pienamente integrata e questo è importante perché chi viene visita la mostra, visita anche Alba Sotterranea, i nostri monumenti, il Centro Studi “Beppe Fenoglio”. Un grazie sentito alla Presidente della Fondazione, la signora Maria Franca Ferrero, al Segretario Generale della Fondazione Edoardo Milanesio ed a tutti i loro collaboratori. Allestire un evento di questo tipo richiede molte risorse non solo economiche ma anche umane straordinarie. Grazie”.
“Ho cercato di concentrare nello spazio della Fondazione tre momenti – ha spiegato la curatrice Ester Coen – il momento prefuturista, molto vicino alla missione umanitaria della Fondazione, identificando in questo momento uno dei punti focali della mostra, poi lo sguardo di Balla sul colore ed un terzo momento dedicato alle sue ricerche più futuriste e al dinamismo delle automobili”.La mostra allestita con la collaborazione scientifica della Gam di Torino e dalla Soprintendenza Beni Architettonici e Culturali del Piemonte ospiterà opere provenienti da importantissimi musei internazionali come “Il dubbio” (1907-1908) dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma, “Dinamismo di un cane al guinzaglio” conservato nella Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York e tante altre opere provenienti dalla teca di Londra, dal museo di Gerusalemme, dalla Galleria Guggenheim di Venezia.
Dal 25 ottobre la città di Alba ospita la prestigiosa mostra “Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe“, voluta e ospitata dalla Fondazione Ferrero di Alba , in collaborazione con la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte.
Dedicata alla figura di Felice Casorati, una ampia antologica che è ammirabile alla Fondazione Ferrero, ad Alba prorogata fino al 15 febbraio 2015.

Date e orari : da sabato 25 ottobre a domenica 1° febbraio 2015
Lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 15.00 alle 19.00 – il sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00 Martedì chiuso.
Accesso e servizi per disabili
Ingresso gratuito
Indirizzo : Strada di Mezzo, 44 – 12051 Alba.
Tel: 0173.295259 – fax 0173363274 – info@fondazioneferrero.it
Info: http://www.fondazioneferrero.it/appuntamenti/MOSTRA-FELICE-CASORATI
In occasione dell’ultimo mese dell’esposizione e data la grande richiesta di singoli e gruppi, sono state calendarizzate alcune giornate di visita straordinaria ai percorsi di Alba Sotterranea. Il passato è sotto ai tuoi piedi!, l’avventura della scoperta delle radici archeologiche della città, perfettamente compatibile nell’arco di una giornata intera di permanenza ad Alba (si consiglia però di recarsi alla mostra già dal mattino, date le lunghe code per l’ingresso).
Per tutte le domeniche dall’11 gennaio al 8 febbraio, in orario pomeridian0, e sabato mattina 24 gennaio, in orario mattutino, è possibile iscriversi (cliccando qui) ai tour guidati da un archeologo professionista all’interno del progetto patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Soprintendenza per i Beni archeologici del Piemonte e MAE. Per gruppi su prenotazione in qualunque data.
Per il dettaglio delle info e per le prenotazioni (obbligatorie) per Alba Sotterranea clicca qui
Per il dettaglio delle info e delle modalità di ingresso e di visita alla mostra su Felice Casorati: http://www.fondazioneferrero.it/appuntamenti/MOSTRA-FELICE-CASORATI
La prospettiva progettuale è dichiarata sin dal titolo, Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americh
e, e si concentra sulla storia espositiva e sulla ricezione internazionale della pittura casoratiana, dagli anni Dieci agli anni Cinquanta.
Curata da Giorgina Bertolino – coautrice del Catalogo generale delle opere di Felice Casorati, edito nel 1995 e aggiornato nel 2004 -, la mostra è concepita per ricostruire l’evoluzione della ricerca individuale dell’artista e, contemporaneamente, per restituirne la storia pubblica: una storia di mostre, di premi e di riscontri critici e di relazioni con il ricco panorama dell’arte del Novecento.
L’obiettivo del progetto è di realizzare un’antologica che rispecchi questa composita mappa di partecipazioni, contatti e confronti, indice del successo riconosciuto all’arte di Felice Casorati anche oltre i confini nazionali, e che, d’altra parte, rievochi il forte dinamismo che contraddistinse in quei decenni la cultura artistica italiana, le sue istituzioni, le sue personalità e i suoi centri propulsori.
«La mia pittura accolta con tanta severità in patria, trovò all’estero consensi cordiali, talvolta entusiasti. Moltissime le riviste che mi dedicarono articoli. Fui invitato ad allestire mostre personali in Germania, in Belgio, in America, in Francia e
persino in Russia. Le Gallerie d’Europa e d’America ospitarono fin troppo volentieri i miei quadri.»
Con queste parole Felice Casorati raccontava, nel 1943, la sua vicenda artistica oltre confine nell’Aula Magna dell’Università di Pisa.
Felice Casorati.
Collezioni e mostre tra Europa e Americhe raccoglie un nucleo di opere filologicamente coerenti rispetto alla provenienza e alla storia delle mostre, a partire dalla scelta di un ampio gruppo di dipinti appartenenti a collezioni museali.
La collaborazione della GAM di Torino – depositaria della più ampia collezione pubblica di opere di Felice Casorati – conferma l’impostazione scientifica del progetto di mostra e catalogo, avvalorata dalla presenza del Comitato Scientifico presieduto da Danilo Eccher, direttore della Galleria torinese e composto da personalità autorevoli: Edith Gabrielli, Carlo Sisi, Ester Coen, Flavio Fergonzi, Maria Cristina Bandera, Luigi Cavallo, Ana Gonçalves Magalhães, Virginia Bertone.
Tre i filoni che orientano la scelta delle opere.
Il primo riguarda dipinti esposti nel contesto internazionale delle Biennali veneziane, dalla prima partecipazione nel 1907 all’antologica postuma organizzata nell’ambito dell’edizione del 1964.
Il secondo riguarda opere acquisite – Casorati in vita – da musei e collezionisti stranieri, alcune delle quali a tutt’oggi appartenenti a importanti istituzioni museali estere.
Il terzo, opere che l’artista scelse di presentare in esposizioni collettive organizzate in Europa, negli Stati Uniti e in Sud America, attualmente ubicate in collezioni pubbliche e private nazionali e internazionali.
Celebrato come uno dei maestri dell’arte italiana del Novecento, Felice Casorati fu protagonista del circuito dell’arte internazionale che, con particolare intensità nei decenni tra il Venti e il Quaranta, lo vide partecipare a importanti esposizioni celebrative (tra le quali, nel 1910, l’Esposizione Internazionale d’Arte del Centenario argentino di Buenos Aires e l’Esposizione Internazionale di Belle Arti per il Centenario dell’Indipendenza di Santiago del Cile; nel 1929, l’Esposizione Universale di Barcellona; nel 1935, l’Esposizione Universale di Bruxelles; nel 1937 l’Esposizione Internazionale di Parigi). Presente a numerose mostre dedicate all’arte italiana contemporanea, tra le quali alcune delle tappe delle mostre itineranti del Novecento Italiano (a Ginevra nel 1929, in America latina nel 1930, a Stoccolma e a Helsinki nel 1931), nonché a esposizioni internazionali come Documenta di Kassel (cui partecipò alla prima edizione del 1955), Felice Casorati concorse a prestigiosi premi come quello organizzato annualmente dal Carnegie Institute di Pittsburgh, al quale fu presente con continuità dal 1924 al 1939 e poi ancora nel 1950, e per il quale fu membro della giuria nell’edizione del 1927.
Grazie alla presenza dei capolavori provenienti dai musei italiani e dei dipinti in arrivo dalle collezioni straniere – alcuni dei quali pressoché inediti in Italia -, la mostra avrà tra i propri destinatari sia gli studiosi sia il grande pubblico, accolti negli spazi della mostra alla Fondazione Ferrero da un articolato programma di visite, incontri e approfondimenti, dalla proiezione di un documentario prodotto ad hoc e dalle attività educative destinate alle scuole, progettate in collaborazione con il Diparti
mento Educazione della GAM Torino.
L’intensa e approfondita campagna di ricerche su cui si basa Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe, è destinata a confluire nel catalogo edito per l’occasione. Curato da Giorgina Bertolino, il volume documenterà le opere esposte, corredate da schede monografiche; sarà composto da una serie di saggi affidati a storici dell’arte italiani e stranieri nonché illustrato da un ampio corredo iconografico e documentario.
Nel periodo di apertura dell’esposizione allestita ad Alba, la GAM di Torino presenterà una selezione di disegni di Felice Casorati, provenienti dal Gabinetto Disegni e Stampe del museo.
Organizzata nella Wunderkammer, la mostra di disegni sarà curata dal vice-direttore Riccardo Passoni
