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Donne venute da lontano. Gioielli di dame longobarde

Orecchini pendenti, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

Orecchini pendenti, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

Come tutti i popoli cosiddetti “barbari” i Longobardi amavano ostentare i propri gioielli e oggetti di oreficeria in genere. Molteplici erano gli accessori impiegati dal gentil sesso a differenti scopi. Tra i più frequenti vi erano le fibule, in argento dorato o decorate a cloison, portate a coppie: una prima coppia più piccola, a ‘S’, veniva adoperata per chiudere il mantello, mentre una seconda più grande, a staffa, era puntata su nastri che scendevano dalla cintura; a seguito dell’influenza romano-bizantina le fibule a ‘S’ furono sostituite da quelle a disco. Significativo è notare che un esemplare rinvenuto “in zona”, la Fibula a ‘S’ proveniente dalla tomba 479 della necropoli di Sant’Albano Stura, era indossato singolarmente e forse di traverso, come indicherebbero i due pendenti con vaghi di vetro e di bronzo. Questa particolarità può testimoniare l’influenza degli usi mediterranei che impiegavano spille a forma circolare, spesso con pendenti, portati al centro e quindi una fase di passaggio nella “moda” longobarda.

Nel loro precedente stanziamento in Pannonia le donne longobarde non usavano né orecchini, né braccialetti, né anelli (se non quelle di origine germanica o romana), mentre l’uso delle collane di perle era diffuso, ma non in maniera ostentata. Giunte in Italia assunsero aspetti del costume locale e, affascinate dalla moltitudine di gioielli, iniziarono a portare anche orecchini, realizzati secondo le tecniche della metallurgia longobarda, e bracciali, alla maniera delle collane che, per lo stesso motivo, divennero molto più frequenti.

Collane, fine VI-inizio VII sec., Torino, Museo di Antichità.

Collane, fine VI-inizio VII sec., Torino, Museo di Antichità.

Fibule a S, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

Fibule a ‘S’, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

 

 

 

 

 

 

Peculiarità delle collane era la “polimatericità”: i vaghi che le costituivano potevano

Collana, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

Collana, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

essere in pasta di vetro, cristallo, ambra, corallo, di perle, di ametiste e altre pietre dure; potevano poi essere arricchite con pendagli d’oro, d’argento o di bronzo e a volte persino vecchie monetine romane forate.

 

Nella stessa tomba di Sant’Albano Stura prima citata è stata ritrovata anche una collana con grani di pasta vitrea opacizzata e colorata in verde, giallo, bianco e rosso, mentre una collana di dimensioni minori – che si presume essere di una bambina, forse la figlia – è stata rinvenuta in una tomba vicina.

La pasta di vetro era il materiale primario nei monili ed era apprezzato perché conferiva un’accentuata policromia, caratteristica fondamentale e costante della gioielleria longobarda che si ritrova anche nelle spille o negli orecchini grazie alla presenza di gemme diverse dai colori molteplici.

Collana, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

Collana, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

 

 

 

 

 

 

 

Tratto da “Donne venute da lontano. Monili femminili dalla necropoli longobarda di S. Albano Stura“, Caterina Giostra, in “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica“, a cura di Maria Cristina Preacco e Luisa Albanese, 2011. (Per informazioni sul libro clicca qui).

I Longobardi, non solo guerrieri. Barbarissimi tra i barbari.

Re Alboino

Re Alboino

I Longobardi (ossia le “Lunghe Barbe“, a cui deve il suo attuale nome la Langobardia medievale e l’attuale Lombardia), centomila persone – non solo soldati, ma anche donne, vecchi e famiglie –  partite dall’attuale Ungheria e provenienti ancora da più a Nord, cominciarono dal Friuli la conquista della penisola italiana il lunedì di Pasqua del 2 Aprile 568, guidati da re Alboino: una migrazione che cambierà in maniera decisiva la storia e la cultura del nostro Paese, determinando pure lo scenario del Piemonte meridionale nei secoli dell’Alto Medioevo.

Di loro si è parlato al convegno “Barbarissimi tra i Barbari”, organizzato dal FAI nella giornata del 21 Febbraio a Cuneo, nello Spazio Incontri Cassa di Risparmio. Un uditorio interessato e partecipe, non composto solamente da addetti ai lavori, ha avuto la possibilità di ascoltare gli interventi di alcuni specialisti, tra i quali Egle Micheletto e Sofia Uggè della Soprintendenza Archeologica regionale.

Gli interventi hanno riguardato le 776 tombe longobarde rinvenute negli ultimi anni in occasione dei

Veduta dall'alto della necropoli longobarda di Sant'Albano Stura (CN)

Veduta dall’alto della necropoli longobarda di Sant’Albano Stura (CN)

lavori per l’autostrada Asti-Cuneo a Sant’Albano Stura. Di esse, 171 hanno restituito corredi maschili, 84 femminili, 240 di dubbia attribuzione e 281 prive (la colossale opera di scavo archeologico è stata compiuta in poco più di un anno, ed è costata poco più di 950.000 euro, iva esclusa, ha significativamente ricordato la Soprintendente Micheletto).

Il corredo – ovvero quella serie di oggetti che erano seppellitti insieme al defunto – costituisce spesso

uno degli indicatori che più ci permettono di comprendere alcuni degli aspetti della concezione della vita e della morte di questo popolo. Infatti, i reperti scoperti ci svelano che i Longobardi – oltre ad essere un popolo molto legato al mondo della guerra – possedevano anche maestranze artigianali dalla grande sapienza tecnica.

 

Un capolavoro di oreficeria longonbarda esposto nella mostra Ornamenta - necropoli di Sant'Albano stura

Un capolavoro di oreficeria longonbarda esposto nella mostra Ornamenta – necropoli di Sant’Albano stura

 

A conferma di ciò, la necropoli di Sant’Albano Stura ha restituito numerosi reperti, provenienti dalle tombe maschili che riguardano il mondo bellico (cinture, spade e uno scudo) ma anche reperti – 47 collane, coltellini, vasellame, piccoli amuleti, un prezioso resto di broccato a filo d’oro e resti di preziosi tessuti – che ci danno un’immagine di questo popolo molto diversa da quella tradizionale, legata in maniera indossolubile alla guerra.

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Alcuni reperti provenienti dalla necropoli longobarda di Collegno (TO)

Il convegno è stato anche occasione di visita e di approfondimento della nuova sezione inaugurata al museo civico di Cuneo, presso il Complesso di San Francesco che espone al pubblico in maniera permanente i primi reperti provenienti dalla necropoli.

Alcuni di essi avevano avuto modo di essere già ammirati nel 2012, all’interno della mostra Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica del museo civico archeologico e di scienze naturali F. Eusebio.

I successivi ritrovamenti – a partire dalle 50 tombe ancora da scavare a Sant’Albano Stura – getteranno sicuramente ulteriore luce su questo popolo, protagonista di una migrazione che ha provocato un incontro-scontro tra la cultura romana, ancora molto forte nella penisola, e quella germanica, di cui i Longobardi si fecero portatori.