Intervista a Davide D’Angelo, autore della mostra “Tanaro. Il fiume dei vini”

Per soddisfare alcune curiosità riguardanti Davide D’Angelo, autore della mostra fotografica “Tanaro. Il fiume dei vini”, e la sua particolarissima tecnica fotografica, vi proponiamo un’intervista al fotografo  nella quale vengono raccolte e raccontate le impressioni e le passioni che hanno portato il fotografo a narrare il fiume Tanaro attraverso gli scatti di una macchina fotografica.

La mostra verrà inaugurata sabato 13 aprile alle ore 17.00 e sarà visitabile fino al 5 maggio, neglio orari di visita del Civico Museo “F.Eusebio”.

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A seguire, l’aperitivo con il fossile in museo,l’  aperitivo divulgativo sarà condotto dal dott. Edmondo Bonelli, ricercatore del museo Eusebio e scopritore dei fossili della balenottera di Alba e del mastodonte di Verduno, esposti nella mostra I tesori del Tanaro

La mostra fotografica “Tanaro. Il fiume dei vini”, segue a stretto giro il suo precedente lavoro “Cieli e Paesi di Langa e Roero”, che è stato allestito in più sedi. Iniziamo  di qui, può spiegarci la genesi e la storia di questa mostra dedicata ai paesaggi delle nostre colline?

Tre anni fa circa, venivo sovente ad Alba per motivi non strettamente legati alla fotografia. Naturalmente ero particolarmente attratto da questi splendidi paesaggi e da fotografo cercavo continuamente di comprenderne forme  e colori al mutare della luce e delle stagioni.

In quello stesso periodo stavo iniziando a sperimentare, quasi per gioco, la tecnica di ripresa all’infrarosso e quindi decisi di fare qualche scatto di prova proprio qui nelle Langhe. Inutile dirlo, è stato amore a prima vista. Per più di un anno ho cercato di approfondire e affinare la tecnica e alla fine del 2011 decisi di affrontare il mio progetto “Langhe” seguendo un percorso preciso. Una sera trovai quasi per caso su internet la “Strada Romantica delle Langhe e del Roero”, il giorno dopo cominciava la mia avventura che mi ha portato sino a qui ed ora continua…..

Passando al punto di vista “tecnico”, ci svela qualche segreto della tecnologia  fotografica degli scatti all’infrarosso?

Ciò che mi ha subito affascinato di questa tecnica è il fatto di riuscire a vedere il mondo sotto un’ “altra luce”. Questa metafora diventa realtà grazie alla fotografia all’infrarosso: significa riprendere ciò che i nostri occhi non ci permettono di vedere. Non vi sono particolari segreti per fotografare con questa tecnica, ma come sempre, bisogna familiarizzare con essa. Si impara a vedere con l’occhio della mente, cioè,  con la pratica, si riesce a visualizzare anticipatamente l’effetto finale.

E’ una tecnica che può utilizzare chiunque,basta anteporre all’obbiettivo della macchina fotografica un filtro particolare.   Anche se, personalmente utilizzo due corpi macchina appositamente modificati per questo tipo di fotografia ed ad essa interamente dedicati.

Poi c’è tutto il discorso di post produzione e qui si apre un mondo…. La tecnica di post produzione fa la differenza ed aiuta a “tirare fuori” tutta la bellezza dell’immagine. Mai comunque ho effettuato dei ritocchi che potessero in qualche modo stravolgere la realtà, se non riesco ad ottenere ciò che voglio con la macchina fotografica, piuttosto non scatto e rinuncio all’immagine!

La fotografia, oltre che tecnica, è linguaggio e arte. Quale è il rapporto tra linea e colore nella composizione di un paesaggio, e come interpreta questo rapporto il suo particolare stile di scatto?

Più che di linea parlerei di forme, cioè quell’insieme di linee chiuse che creano i volumi attraverso i giochi di luce ed ombre. I colori diventano gli elementi che accentuano e distinguono i volumi. Ma come dimostra la fotografia in bianco e nero, essi non sono sempre indispensabili e ciò è maggiormente vero in certe immagini. Il fotografo deve in ogni caso cercare di trasmettere non solo ciò che ha visto, ma soprattutto la percezione che ha ricevuto dal soggetto fotografato, sia esso un paesaggio od un volto. Nelle mie immagini il colore sparisce del tutto, anche in fase di ripresa, poiché i file che mi restituiscono la macchina fotografica sono in realtà completamente rossi. Quindi tutto è affidato alla mia percezione della luce e di come essa interagisce con i volumi. Le mie migliori foto sono quelle scattate istintivamente, quelle colte con la coda dell’occhio, proprio perchè è la luce che attira la mia attenzione.

Infine, la mostra che sarà inaugurata il 13 aprile alle ore 17.00 presso il museo civico F. Eusebio di Alba (CN): Qual è stata l’intenzione prima che l’ha spinta a questo nuovo progetto? I paesaggi delle rive del Tanaro l’hanno sorpresa, si sono rilevati una sfida  impegnativa? Che cosa l’ha colpita maggiormente?

Personalmente ho un rapporto molto stretto con l’acqua, infatti sono anche un fotografo subacqueo. Con la fotografia all’infrarosso l’acqua diventa molto scura nell’immagine finale. Diventa così elemento di forte contrasto quando nelle immediate vicinanze vi è della vegetazione, che al contrario risulta essere quasi completamente bianca, come ammantata di neve. Il fiume diventa un ambiente ideale per far risaltare questi giochi di luce così forti.

Il Tanaro, inoltre, assume un’importanza particolare nel paesaggio delle Langhe e del Roero. Esso si addentra quasi a fatica tra queste colline, con le sue numerose anse, curve ed il suo percorso tortuoso, scavando e modellando continuamente il territorio. Quindi ha attirato sin da subito la mia curiosità. Ammetto anche che è un ottimo alibi che mi consente di venire con continuità in questa terra meravigliosa. Ma al tempo stesso fotografare il Tanaro è una sfida molto impegnativa. Innanzi tutto ho avuto l’opportunità di effettuare le immagini del fiume quasi esclusivamente nel periodo invernale.

Ho iniziato a lavorare su questo progetto con assiduità da fine settembre, quindi le immagini che presento in questa mostra riguardano principalmente questo periodo. Non sempre gli accessi al fiume sono semplici e soprattutto ho cercato sempre di riprendere le parti meno antropizzate di esso. Cerco di restituire l’immagine di un fiume che scorre in una terra dove la natura fa il suo corso e l’influenza dell’uomo è molto limitata. Ciò è decisamente vero, purtroppo, solo nelle immediate vicinanze dal fiume, oserei dire a pochi metri da esso. Ma è proprio in questi pochi metri che ho scoperto la forza incredibile della natura!

Mi è difficile descrivere la sensazione di calma e serenità che questo fiume riesce a trasmettermi. Nei suoi silenzi, rotti solo dallo scrosciare delle acque e dal richiamo degli uccelli che su di esso vivono, riesco a vivere una intima e solitaria libertà che mi allontana da tutti i problemi del quotidiano. Mi permette di vedere la luce, le forme i riflessi che si creano nell’acqua e la voglia di fotografare, la voglia di fermare il tempo, di riassumerlo in una frazione di secondo…. esplode!

a cura di Marco Mozzone

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