Intervista ad Edmondo Bonelli, scopritore della Balenottera di Alba e del Proboscidato di Verduno.

 Di seguito l’intervista al dott. Edmondo Bonelli, autore dei clamorosi ritrovamenti fossili della balenottera di Alba e del Proboscidato di Verduno, esposti nella mostra  “I tesori del Tanaro”, prorogata fino al 31 maggio.

Il dott. Edmondo Bonelli sarà presente all’ “Aperitivo col fossile in museo”, momento conviviale durante il quale il paleontologo racconterà ai presenti le vicende che hanno portato al rinvenimento di questi due clamorosi reperti.

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Per iniziare, com’è nata la passione per la paleontologia?

Sono nato a Cuneo trentuno anni fa, diplomato alla scuola Enologica di Alba e laureato in Scienze Naturali, da sempre vivo una forte passione per l’ambiente naturale in tutte le sue espressioni, sopratutto botanica e geologia . Fin da bambino  mi è stato insegnato ad osservare con curiosità quello che dopo avrei imparato chiamarsi ecosistema, e da allora è diventata quasi una filosofia di vita, intrecciando questa inclinazione con le nozioni scientifiche. Oggi il mio lavoro principale è il consulente agronomico, mantenendo parallelamente l’attività di ricerca in campo paleontologico e botanico.

 Camminare lungo le rive del fiume, alla ricerca di fossili. Per te che significa “andare al fiume”? e da quando dedichi il tuo tempo a questa ricerca?

Gli ambienti acquatici mi hanno sempre affascinato e la pesca è una delle mie troppe passioni…Da piccolo d’estate ero spessissimo al fiume a pescare e quando anni dopo la paleontologia si è fatta cosa seria sono tornato nelle zone dove ricordavo che il “tov” si presentava diverso dal solito. L’amicizia con Oreste Cavallo, conservatore onorario delle sezioni naturalistiche del Civico Museo “F.Eusebio”, che prima di me ha fatto tanta ricerca in zona, ha completato la conoscenza della zona 

La balenottera di Alba, il Proboscidato di Verduno… quali altri rinvenimenti il fiume ha restituito, oltre ai “due big”?

dodo2Sono numerosi i reperti rinvenuti in zona. Nell’area dove giaceva il proboscidato ho raccolto molto materiale appartenente ad animali terrestri che ricordano una fauna assimilabile a quella di una savana umida con tigri dai denti a sciabola, iene, rinoceronti, piccole antilopi…ad oggi sono circa una trentina le specie identificate e lo studio del materiale è ancora in corso, arriveranno delle sorprese. Invece verso valle, nella zona della balenottera abbiamo insieme ad Oreste trovato molti pesci marini, di cui una bella selezione è oggi esposta in museo. Singoli ritrovamenti non inerenti alle due aree di scavo comprendono due vertebre di delfinide e alcuni denti di squalo.

Come sono avvenuti i due ritrovamenti più clamorosi?

Quando si tratta di un ritrovamento sono sempre tante le componenti che ne determinano l’accadimento, fortuna compresa! In entrambi i casi stavo “battendo” le due zone perchè appunto da piccolo ricordavo che in quei punti le rocce affioranti erano diverse dal solito. Ho così trovato un affioramento di suoli fossili paludosi, nel caso del proboscidato, e di marne laminate di fondale anossico per la balenottera. Constatata la potenzialità di entrambi i punti ho iniziato una serie di visite a cadenza settimanale che hanno da subito fruttato i primi ritrovamenti di dimensione minore, per poi regalarmi due emozioni che non scorderò.

Nell’estate del 2012 il sito di rinvenimento del proboscidato di Verduno è stato compromesso irreparabilmente da lavori di movimentazione terra non autorizzati, prima che l’Università di Torino e il museo Eusebio di Alba potessero terminare le operazioni di recupero dei resti. Qual è la tua riflessioni a riguardo? Ci sono in cantiere iniziative future?

Il brutto episodio avvenuto prima della ripresa degli scavi ha lasciato tutti a bocca aperta. In primo luogo devo constatare l’incredibile approssimazione con cui questa impresa ha gestito i lavori, oltre al danno irreparabile al reperto. Non credo che la struttura resisterà per più di dieci anni. Dopodichè intervengono numerosi interrogativi e altrettante riflessioni. Si poteva evitare? Chi ha gestito lo scavo ha fatto tutto quello che poteva? Poteva farlo meglio? A mio avviso non si possono addossare troppe responsabilità a chi ha condotto gli scavi perchè le difficoltà sono state tantissime e i mezzi molto limitati, certo col senno di poi tutto si poteva fare diversamente, ma nulla era semplice in quella situazione. L’accaduto però ha prodotto una consapevolezza chiara: la zona è troppo importante da ogni punto di vista e va gestita e tutelata in modo diverso e più concreto. La tutela va affidata a enti e persone presenti sul territorio, non gestita da lontano. Inoltre col proseguire degli studi l’importanza di questo giacimento si sta rivelando in modo sempre più notevole, quindi è necessario valorizzare luogo e reperti rivolgendosi al pubblico e non solo degli addetti del settore. In cantiere ci sono diverse iniziative concrete in questa direzione.

a cura di Marco Mozzone

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