Tra arte, storia ed archeologia: mostre & “Alba Sotterranea” nell’inverno cittadino 2024/2025.

Non perdete l’occasione di immergervi nell’arte, nella storia e nell’archeologia!



Non perdete l’occasione di immergervi nell’arte, nella storia e nell’archeologia!


ALBA – Chiesa di San Giuseppe, Piazzetta san Giovanni Paolo II, dal 23 aprile al 24 maggio 2022
Yaroslava Klym, nasce in Ucraina nel 2002 in un piccolo paese di campagna nella regione di Ternopil. Fin da piccola appassionata di fotografia, complice anche un clima familiare a stretto contatto con la natura, comincia ad avvicinarsi alla fotografia di paesaggio a soli 10 anni.
Osserva l’avvicendarsi delle stagioni e l’incessante lavoro dell’uomo e degli animali nei campi, frutto di una tradizione secolare fortemente radicata.
Con il passare del tempo approfondisce la ricerca dei dettagli più nascosti nella realtà che ritrae. Il suo stile fotografico fatto di chiaroscuri con giochi di ombre e colori, evoca emozioni in grado di far emergere un lato delle cose profondo e sconosciuto ai più.
Per scaricare la locandina completa in formato pdf clicca qui.

Dal 20 ottobre, è allestita presso il museo civico archeologico “Federico Eusebio” la mostra “Archeologia ad Orgéres”, un esempio di archeologia pubblica che concorre allo studio e alla valorizzazione dell’archeologia medievale e della tradizione gastronomica, grazie al lavoro di esperti docenti universitari, di volenterosi e capaci studenti e ai mezzi messi a disposizione da soggetti pubblici e privati.
Tale esposizione è stata prorogata fino a domenica 25 febbraio. Di seguito, un’intervista alla responsabile del progetto, Lebole Chiara Maria, docente di archeologia medievale e metodologie della ricerca archeologica presso l’Università di Torino
Perché il progetto “Archeologia ad Orgéres” può essere definito un progetto di archeologia pubblica?
Il Progetto Orgères è un progetto di ricerca (nasce da una convenzione tra il Dipartimento di Studi Storici-UniTO, C.M. Lebole e G. Di Gangi e la Soprintendenza Archeologica della Regione Valle d’Aosta,G. Sartorio e A. Sergi) e di didattica, parte integrante del programma di formazione degli studenti del Corso di Laurea in Beni Culturali, nei quali è prevista una parte dedicata alla divulgazione dei dati di scavo. Questo avviene attraverso molte iniziative – concordate con il Comune di La Thuile ed il Consorzio Operatori Turistici – che coinvolgono un pubblico estremamente eterogeneo con particolare attenzione per i bambini di età scolare: visita ed attività pratiche sul cantiere archeologico, archeologia sperimentale, aperitivi con gli archeologi, conferenze etc. Inoltre, è stata allestita la mostra “Archeologia ad Orgères. La Thuile (Valle d’Aosta)” esposta, nell’autunno 2017, al Museo Traversa di Bra (grazie alla direttrice dott.ssa G. Cravero) in occasione di Cheese ed al Museo F.Eusebio di Alba (grazie alla direttrice dott.ssa L. Albanese e all’associazione Ambiente & Cultura) nel periodo della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba. All’esposizione è stata abbinata una conferenza sulle abitudini alimentari nel medioevo seguita da una degustazione del Bleu d’Aosta selezione Cave d’Orgères.
Quali sono stati gli ostacoli principali che ha dovuto fronteggiare per realizzare questo progetto?
Il progetto di archeologia pubblica è iniziato nel 2016, quando lo scavo ha iniziato a prendere forma. Orgères si trova presso La Thuile e nelle vicinanze della strada che porta al valico del Piccolo San Bernardo con scenari naturali di rara bellezza che rappresentano una indiscutibile attrattiva turistica. Il problema principale è stato quello legato alla comunicazione cioè a far comprendere al pubblico quali erano i nostri intenti e, soprattutto, metterci “in concorrenza” con le escursioni in montagna. Il risultato è stato soddisfacente e, nell’estate del 2017, le iscrizioni alle attività archeologiche sono aumentate dimostrando il reale interesse per un turismo culturale di buona qualità.
Come siete riusciti a sopperire alla mancanza di fondi pubblici per la realizzazione del progetto?
Tutte le attività sono state sostenute economicamente da tre attori: il Comune di La Thuile ha sempre contribuito al mantenimento, durante le tre settimane di scavo archeologico, del gruppo di ricerca, un supporto fondamentale per poter gestire sia l’attività sul campo sia quella legata alla divulgazione; altri fondi sono stati reperiti grazie a due campagne di crowdfunding realizzate dagli studenti del Progetto Orgères ed alla vendita, ad offerta libera, di gadget durante le varie attività di archeologia pubblica; nel 2017 abbiamo avuto il sostegno della Centrale Laitière de la Vallée d’Aoste che ha prodotto il Bleu d’Aoste selezione Cave d’Orgères legando questo prodotto caseario all’economia di valle ben attestata attraverso le fonti documentarie ed i dati di scavo quali un ambiente datato al XIV-XV sec. adibito a ricovero per animali ed i risultati delle analisi archeozoologiche.
Nell’immaginario collettivo, l’archeologia viene spesso accostata al passato greco-romano o al mondo egizio. Per quali ragioni, secondo lei, l’archeologia medievale meriterebbe maggiore considerazione e attenzione?
Per poter comprendere meglio il nostro presente, perché il medioevo è un periodo storico tangibilmente visibile sul nostro territorio: il paesaggio archeologico in cui sono inseriti i castelli, i monasteri, le chiese, le città è parte integrante della nostra quotidianità. Non solo. Il medioevo ci ha trasmesso abitudini produttive, artigianali, musicali, linguistiche e molte situazioni politiche che oggi leggiamo sulle cronache dei quotidiani hanno origine nel medioevo. Infine, non dimentichiamo le tradizioni alimentari ed il piacere del convivio…
Ha inaugurato ieri, venerdì 16 dicembre 2016, la mostra Arborea. I monumenti vegetali di Federica Galli & Beth Moon al MUSE di Trento.
Due artiste e due mezzi espressivi diversi: l’uso del bianco e nero nella fotografia e il tratto delle acqueforti descrivono la bellezza formale e la potenza degli alberi “monumentali”.
Questa la doppia personale di Federica Galli e Beth Moon che il Museo delle Scienze di Trento (progettato dall’architetto genovese Renzo Piano) accoglie dal 16 dicembre 2016 al 12 febbraio 2017.
La mostra nasce da un progetto della Fondazione Federica Galli di Milano – istituzione nata per volere testamentario dell’artista cremonese, esponente di spicco dell’arte incisoria italiana che ha fatto del segno e della natura i suoi tratti distintivi – e vede dialogare i monumentali alberi incisi ad acquaforte dalla Galli (Soresina, 1932-Milano, febbraio 2009) con i colossi naturali fotografati dalla Moon (Neenah, 1956), che li eterna attraverso la particolare tecnica della stampa al platino palladio.
Tempo, memoria e natura sono i temi centrali delle loro opere, un poetico filo conduttore che unisce tutti i più importanti “monumenti verdi” esistenti al mondo testimoniandone l’incredibile ricchezza naturale.
Chiome scheletriche o rigogliose, rami lunghissimi e tentacolari, fusti esili o possenti, cortecce lisce o rugose catturano lo sguardo di grandi e piccini per raccontare, silenziosamente, aneddoti, folklori e storie secolari.
A guidare il visitatore nell’affascinante e labirintico allestimento realizzato dall’architetto Michele Piva un percorso obbligato all’interno di una sorta di bosco che, come una madre, lo avvolge e lo abbraccia ricordandogli il proprio posto nell’universo.
Suggellano l’esposizione un ritratto di Federica Galli realizzato dal grande maestro Gianni Berengo Gardin e un testo critico di Tiziano Fratus, poeta e scrittore bergamasco, inventore dell’“alberografia”, un processo di mappatura ideale delle specie arboree che lo ha portato a pubblicare una serie di opere legate alla natura, all’identità e agli alberi monumentali. Nel suo excursus narrativo, Fratus ci conduce alla scoperta dei grandi polmoni verdi dell’arco alpino, ripercorrendo, regione per regione, le foreste “scolpite dal gelo, segnate e incise dal dio dei fulmini”, e identificando l’albero con “la macchina che Madre Natura ha progettato per superare i secoli e i limiti che mammiferi, rettili e altri abitanti mobili e migranti del pianeta non possono varcare”.
Allestimento a cura dell’architetto Michele Piva
Con la collaborazione della Galleria PH Neutro di Pietrasanta e il coordinamento della dottoressa Giulia Grassi.
Brochure con testo di Tiziano Fratus
MUSE – Museo delle Scienze di Trento, Corso del Lavoro e della Scienza 3, 38122 Trento
Aperto da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00, sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00.
Ingresso (compreso nel costo del biglietto): intero € 10,00, ridotto € 8,00
Tel. +39.0461.270311
museinfo@muse.it
www.muse.it

Il presidente dell’Associazione “Amici del Museo F. Eusebio” di Alba, Luciano Giri, invita alla mostra temporanea Minerali della Provincia di Cuneo che si terrà dal 18 novembre 2016 al 17 aprile 2017 presso il Museo civico “Federico Eusebio” nella sala “Luciano Maccario”.
La mostra vuole offrire un contributo alla conoscenza della mineralogia non soltanto rivolto a specialisti, ma presentato con intenti divulgativi pur mantenendo un rigore scientifico.
Sarà un’occasione per ripercorrere la storia dell’associazione “Amici del Museo F. Eusebio” nel campo della mineralogia locale e il suo contributo attraverso la pubblicazione di volumi dedicati.
L’esposizione, realizzata grazie ad un gruppo qualificato di ricercatori locali, vuole ricordare il ventennale dalla scomparsa di Gian Paolo Piccoli, membro dell’associazione fin dalla sua fondazione.
La mostra verterà su quattro tematiche principali, ciascuna delle quali avrà uno spazio fisico definito ed identificabile:
1) Come si presentano nella nostra Provincia, sotto forma di minerali, i principali elementi chimici che costituiscono il territorio in cui viviamo.
Nelle vetrine centrali saranno disposti i campioni raggruppati per elemento chimico: calcio, carbonio, silicio, ferro, rame, piombo, arsenico, magnesio, alluminio, manganese, sodio, cloro, potassio, ecc., con la possibilità di dare più spazio a quelli più rappresentati.
A titolo di esempio, al manganese potrebbe essere dedicata un’intera vetrina, per la diffusione in provincia di specie contenenti tale elemento.
2) In un lato della sala saranno collocate su tavolini le quattro vetrine “a tema”:
l’uranio, con l’illustrazione delle ricerche di Madame Curie a Lurisia e con le conseguenti applicazioni. Si esporranno campioni dei minerali (autunite, torbernite, ecc.) dell’area monregalese contenenti uranio.
i granati piropi di Brossasco e Martiniana Po, che rappresentano un ritrovamento che negli anni ’80 ha portato alla revisione delle teorie sull’orogenesi alpina, elaborate da studiosi francesi sulla base dell’analisi dei minerali inclusi in questi granati.
la pietra verde, che rappresenta un’importante testimonianza antropologica di un materiale che, proveniente dalla Valle Po, veniva lavorato anche in una fornace scoperta nella zona di Corso Langhe, per essere poi diffuso in tutta Europa, come dimostrano i ritrovamenti avvenuti in località distribuite su tutto il continente.i “minerali tipo” della provincia di Cuneo. Si tratta delle nuove specie mineralogiche trovate in provincia, a cominciare dalla grandaite, il cui nome fa riferimento alla “provincia granda”, frutto del lavoro di ricerca di Gian Carlo Piccoli. Negli ultimi 30 anni sono una decina ed altre sono in corso di studio (alcune con una procedura di riconocimento avanzata).
3) Sezione dedicata alla cartellonistica che illustrerà, con schede ma soprattutto con immagini, il mondo mineralogico del nostro territorio. In questo settore sarà inserito il ricordo di Gian Paolo Piccoli ed il percorso degli “Amici del Museo Eusebio”.
4) Allestimento di un tipico giacimento, composto da una grande fotografia e da reperti.
La mostra che sarà allestita interamente con materiale non esposto in Museo, in modo da lasciare intatta la collezione “Gian Paolo Piccoli” ospitata dalle vetrine site al primo piano, che pure contiene importanti reperti che rientrano in pieno nel tema della mostra.
La mostra sarà allestita nella Sala Maccario, con i seguenti obiettivi:
– offrire un contributo alla conoscenza di un aspetto naturalistico, la mineralogia, non rivolto agli specialisti, ma presentato con intenti divulgativi e didattici presentati con rigore scientifico
– ricordare la figura di Gian Paolo Piccoli, uno dei promotori del gruppo di appassionati che ha contribuito alla realizzazione del Museo e alla nascita della nostra associazione, nel ventesimo anniversario della scomparsa
– rappresentare il percorso dell’associazione nel campo della mineralogia locale (provinciale e regionale), svolto soprattutto grazie al lavoro di ricerca di Gian Carlo Piccoli, iniziato 15 anni fa con la pubblicazione del volume “Minerali delle Alpi Marittime e Cozie – Provincia di Cuneo”, che ha portato ad una serie di apprezzate iniziative editoriali.
Parallelamente all’esposizione, saranno organizzate iniziative complementari in collaborazione con la direzione del Museo e l’Associazione “Ambiente & Cultura” quali serate sul tema e visite scolastiche corredate da laboratori didattici. Per scoprire l’offerta didattica per le scuole clicca qui, per conoscere tutti gli eventi programmati consulta questa sezione; invece se vuoi essere aggiornato periodicamente sulle attività in agenda, iscriviti alla nostra newsletter
Nata come residenza per il periodo estivo e per la stagione di caccia, per accogliere ospiti illustri e per trascorrere i momenti di svago, Villa Arconati apre le porte, per il secondo anno consecutivo, nei mesi più caldi e di vacanza per ricevere nuovi “ospiti importanti”: i visitatori che vorranno intrattenersi per qualche ora in un ambiente ricco di arte e cultura e che contribuiranno così, attraverso il loro biglietto, al mantenimento e al restauro della villa stessa, di cui si occupa la Fondazione Augusto Rancilio dal 2011.
Originatosi da una cascina fortificata con le corti intorno – detta “Castellazzo” – esistente almeno dal XIV secolo, poi trasformatosi in centro agricolo per la gestione delle campagne circostanti, l’edificio alla fine del Cinquecento poteva già considerarsi villa, anche se era molto più semplice e limitata di come appare oggi.
Si deve al conte Galeazzo Arconati Visconti, che nel 1610 acquistò la villa con le corti, le campagne e i boschi annessi, il più grande intervento di valorizzazione: ampliò la villa di una nuova ala, innalzò il piano nobile, sostituì le rustiche colonne del portico con colonne binate, impostò i giardini secondo il gusto “all’italiana” e destinò alla dimora anche la funzione di “museo”, cioè di luogo di raccolta ed esposizione delle sue collezioni di marmi (tra cui il cosiddetto Pompeo Magno, la statua sotto la quale secondo la leggenda fu ucciso Giulio Cesare, e il Monumento funebre a Gaston de Foix), di dipinti (di artisti quali Tiziano e Parmigianino) e di manoscritti (primo tra tutti il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, da Galeazzo stesso poi donato alla Biblioteca Ambrosiana dove ancor oggi si trova grazie alla sua clausola: che non venisse mai allontanato da Milano perché questo era il suo regalo ai concittadini).
I successori continuarono ad apportare alla Villa modifiche ed ampliamenti, ma sempre secondo una coerenza di stile e un’uniformità di insieme che rendono difficile riconoscere le parti successive.
Lo splendore che la distinse per tutto l’arco del XVII e XVIII secolo le procurò il soprannome di “Piccola Versailles italiana”. Indice della ricchezza che ormai la villa aveva raggiunto può essere il fatto che alla fine del ‘700, quando morì l’ultimo Arconati e questa passò ai Busca, la nuova famiglia tentò subito di rivenderla comprendendo l’onere del suo mantenimento e potenziale acquirente fu l’arciduca Ferdinando, figlio dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, che vi inviò il Piermarini a stimarla e che gliela sconsigliò semplicemente perché le scuderie non erano abbastanza grandi.
Molto del suo fascino si deve però ai ben dodici ettari di parco che la circondano. Galeazzo investì notevolmente nel giardino, punto di forza di ogni villa di delizie che si rispetti, perché questo avrebbe contribuito in maniera decisiva a rendere tutto il possedimento un manifesto dell’importanza della famiglia. Per garantire l’effetto di stupore che la Villa doveva suscitare sull’ospite disseminò il parco di fontane, un labirinto, numerosi giochi d’acqua – realizzati grazie ai progetti di Leonardo custoditi nel già citato Codice Atlantico e attualmente tornati attivi grazie ai restauri in corso –, di teatri – luoghi ameni dove sostare, intrattenersi in conversazioni, riflettere, leggere e solo talvolta assistere alle acrobazie di un artista, ad uno spettacolo o a un concerto –, e di “angoli meravigliosi” come la voliera e il casino di caccia in cui erano custoditi animali esotici e specie rare, o il giardino dei limoni che “ospitava” piante esotiche, ritirate nella stagione fredda all’interno di una sorta di serra detta “limonaia”. Ma gli scherzi e le illusioni ottiche per questo continuo effetto sorpresa coinvolgevano anche l’architettura stessa: all’interno tanti specchi disposti nelle stanze duplicavano all’infinito le immagini, molteplici trompe-l’œil pittorici “sfondavano” lo spazio di pareti e soffitti e due monocromi di Francesco Podesti dipinti sul muro apparivano come due quadri appesi, mentre all’esterno la facciata laterale settecentesca, che fronteggia il “parterre delle ballerine” (un’architettura in mattoni e verde studiata per accompagnare gli ospiti verso l’ingresso, detto “delle ballerine” per la forma in cui venivano potati i bossi che lo costituivano) serviva a confondere i visitatori provenienti da Milano, che così pensavano di essere giunti alla villa sbagliata.
Oggi come allora Villa Arconati detiene il suo ruolo di villa di delizie, luogo in cui rilassarsi, sorprendersi e intrattenersi, e di ambiente espositivo di collezioni d’arte, infatti attualmente sono allestite due mostre. La prima è un’esposizione che ha luogo all’aperto, nella corte nobile, e che vede le tipiche sculture astratte di grandi dimensioni del milanese di fama internazionale Carlo Ramous, in programma per tutta la stagione di apertura, fino al 23 ottobre.
La seconda mostra, dal titolo Vibrazioni, è collocata nelle scuderie ed è prevista fino al 18 settembre. Le opere dell’artista Emanuele Gregolin hanno un particolare legame con il contesto, infatti sono dedicate a Villa Arconati e per questo intrise di citazioni che al visitatore attento sembreranno familiari perché svelano rimandi a particolari magari appena visti, ma le rappresentazioni non scadono nell’illustrazione, bensì si contraddistinguono per la sua capacità di reinventare, perciò talvolta potranno costituire uno stimolo ad andare a ricercare il riferimento di un particolare sfuggito.
Villa Arconati è aperta tutte le domeniche fino al 23 ottobre dalle 10.30 alle 18.30 (ultimo ingresso alle 18.00). Per informazioni visita il sito http://www.villaarconati-far.it/
Clicca qui per vedere il servizio andato in onda al TGR Lombardia il 28 agosto 2016.
La Mostra nella splendida cornice della chiesa di San Giuseppe, è guidata dal sottile filo che unisce e cementa la figura di Romano Levi, la sua opera artistica espressa dalle etichette disegnate a mano ad una ad una e la sua arte di produrre con la sorella Lidia un tipo di grappa unica al mondo.
Con il Patrocinio del Consorzio delle Eccellenze di Langhe, Roero e Monferrato; della Fiera del Tartufo di Alba, della Città di Alba e del Comune di Neive.
La figura del “Grappaiol‘Angelico”, così lo definì Luigi Veronelli, emerge nel video di una storica intervista che riporta ai sapori di una famiglia e di una terra faticosa, dove regnano silenzi e serenità.
In questa terra nasce la misteriosa figura della “Donna Selvatica che scavalica le colline…” che ha animato la produzione artistica di Romano per oltre 40 anni. In oltre 100 etichette originali, esposte per la prima volta in ordine cronologico, si coglie la ruvida personalità della Donna Selvatica, la donna delle Langhe: autoritaria, lavoratrice, furba e misteriosa, ma anche femminile, portatrice di intense emozioni. Con le parole di Romano : ”Erano un po’ streghe e un po’ fate, ma libere, come dovrebbero essere tutte le donne per vivere la parte migliore della loro vita”.
Su questa ispirazione e modernità la mostra propone le opere di alcuni grandi artisti: Paolo Conte, Giorgio Faletti, Renato Missaglia, che ricordando Romano hanno reinterpretato, in splendide etichette, lo spirito della Donna Selvatica che scavalica le colline.. dove le colline rappresentano la fatica e le difficoltà che tuttora il mondo femminile deve affrontare per realizzarsi nella nostra società.
Le etichette della Donna Selvatica hanno avvolto per 40 anni le bottiglie di grappa di Romano e la cura con la quale veniva prodotta viene riproposta attraverso una imperdibile e rara degustazione: un’esperienza sensoriale attraverso la storia, l’arte ed il gusto.
Per info: www.distilleriaromanolevi.com
