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L’arte del riciclo: i mosaici di Franco Pagliano

Da venerdì 18 aprile a domenica 11 Maggio 2025, gli spazi della chiesa di San Giuseppe ad Alba (CN) hanno ospitato la mostra “L’arte del riciclo: i mosaici di Franco Pagliano”.

Il Centro Culturale San Giuseppe di Alba ha organizzato e presentato l’iniziativa, in collaborazione con il Centro Studi sul Paesaggio Culturale di Langhe Roero Monferrato e L’Istituto Italiano per la Salvaguardia del Paesaggio culturale Vitivinicolo.

Franco Pagliano è un artista che ha saputo trasformare un semplice passatempo in una passione travolgente, dando nuova vita a un materiale di scarto: i tappi di sughero. Attraverso un processo paziente e meticoloso, Franco progetta, ritaglia, calibra e assembla migliaia di tappi, creando opere uniche che reinterpretano l’arte musiva in chiave contemporanea.
Le sue creazioni si ispirano ai mosaici dell’epoca romana, celtica e romanica, fondendo tradizione e innovazione in un linguaggio artistico inedito.

Per ottenere una vasta gamma cromatica, i tappi vengono tinti nel vino e decolorati, poi tagliati e ricomposti con precisione, dando vita a effetti grafi ci suggestivi e sempre diversi. I mosaici di Franco Pagliano si distinguono per le loro grandi dimensioni e per la varietà dei supporti utilizzati.
Ogni opera nasce dall’incontro tra la creatività dell’artista e oggetti della tradizione rurale e contadina.

Attraverso questa mostra, il visitatore ha potuto immergersi in un viaggio tra arte, storia e tradizione, scoprendo come un semplice tappo di sughero possa trasformarsi in un’opera d’arte.

La famiglia di Franco Pagliano ha dato inoltre vita a un museo privato, la Cantina Museo, un’affascinante eno-museo situato nella Frazione Crava, nel Comune di Rocca de’ Baldi.

Il museo raccoglie, restaura ed espone antichi strumenti utilizzati nella viticoltura e nella vinificazione, offrendo un suggestivo percorso museale all’interno di una storica cascina, una delle più antiche della Frazione.

Il percorso, che segue il ciclo di produzione del vino, accompagna i visitatori in un viaggio nella storia dei vigneti, delle cantine e dei mestieri ad essi connessi. Il museo ospita al suo interno strumenti e attrezzi originali dei secoli passati, collocati all’interno di ambienti che hanno conservato il fascino e la patina di quel tempo.

ERA GALLIZIO. Pinot Gallizio e la scoperta della preistoria: reperti, opere, collezionismo

Era Gallizio. Pinot Gallizio e la scoperta della preistoria: reperti, opere, collezionismo

a cura di Maria Teresa Roberto

12 aprile – 12 ottobre 2025

Museo civico archeologico e di scienze naturali Federico Eusebio, Alba

Inaugurazione sabato 12 aprile 2025 ore 17.30

Alle ore 10,30 ingresso riservato ai giornalisti

 

Dal 12 aprile al 12 ottobre 2025 il Museo civico Federico Eusebio di Alba accoglie il progetto espositivo Era Gallizio. Pinot Gallizio e la scoperta della preistoria: reperti, opere, collezionismo.

Collegandosi alle manifestazioni che in varie sedi sono state dedicate al sessantesimo anniversario della morte di Pinot Gallizio (Alba, 1902–1964), la Città di Alba ha realizzato la mostra in collaborazione con l’Archivio Gallizio di Torino e il Centro Studi Beppe Fenoglio e con il supporto della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, nell’ambito del progetto Esterno GAM.

La locandina del progetto espositivo

Si tratta di un focus espositivo inedito, dedicato all’interesse dell’artista nei confronti dell’archeologia e della preistoria. Curata da Maria Teresa Roberto, curatrice del Catalogo generale delle opere di Gallizio, la mostra è allestita negli spazi del Museo civico Federico Eusebio, che conserva i molti reperti da lui donati, frutto delle ricerche condotte tra il 1943 e il 1949 nei siti esplorati mezzo secolo prima dal mineralogista e paleontologo Giovanni Battista Traverso (Genova, 1843 – Alba, 1914). Testi d’epoca, fotografie e manoscritti inediti, tra cui un registro sul quale Gallizio prendeva nota degli esiti delle sue indagini, raccontano la storia di quei ritrovamenti, che hanno avuto il merito di risvegliare l’interesse per la stazione neolitica di Alba e di aprire la via a successivi cicli di scavi.

Una serie di interventi grafici, concepiti come parte integrante dell’allestimento, accompagna il visitatore lungo il percorso espositivo, evidenziando sia la presenza nella collezione permanente dei reperti donati da Gallizio, sia l’inserimento delle sue opere nelle sale. L’identità visiva della mostra si integra quindi nel museo stesso, allo scopo di far dialogare il patrimonio storico e le opere contemporanee.

A metà anni Cinquanta, l’incontro con l’artista danese Asger Jorn (Vejrum, 1914 – Aarhus, 1973), anch’egli appassionato di etnografia e archeologia e protagonista delle attività del gruppo CoBrA come di quelle del Movimento per una Bauhaus immaginista, impresse una nuova direzione alle riflessioni di Gallizio sulla preistoria, indagata da quel momento come punto di origine della creazione artistica. Gallizio lo dichiarava a Carla Lonzi nel documentario RAI del 1963 L’uomo di Alba, proiettato in mostra accanto a L’ansa dei pesci dolci, uno dei dipinti presenti alle sue spalle nel documentario.

Il confronto con temi iconografici arcaici caratterizza la grande testa in arenaria del 1957, qui esposta per la prima volta, alcuni monotipi e molte pagine del Diario emozionale, esem

Capo vichingo

pio unico di dipinto in forma di libro in cui Gallizio sperimentò, tra il 1956 e il 1960, tutte le possibilità espressive della pittura.

Nel 1956 Gallizio e Jorn organizzarono ad Alba insieme a Piero Simondo ed Elena Verrone il 1° Congresso mondiale degli Artisti liberi. In quell’occasione lo studio di Gallizio – divenuto «Laboratorio sperimentale del Movimento internazionale per una Bauhaus immaginista» – fu luogo di incontro e di sperimentazione per gli artisti convenuti ad Alba. Le ricerche condotte presso l’Archivio Gallizio hanno permesso di comprendere che Teste, il dipinto di Asger Jorn appartenente alle collezioni della GAM di Torino che arricchisce il percorso della mostra, fu realizzato dall’artista danese durante il congresso nel Laboratorio sperimentale di Alba, nel settembre del 1956.

L’amicizia con Jorn portò Gallizio a confrontarsi anche con simbologie e archetipi visivi nordeuropei, un tema approfondito nel 1961 durante un soggiorno in Danimarca di cui resta traccia nel quadro Capo vichingo, realizzato a Copenaghen e mai esposto prima d’ora in Italia.

Il lichene spregiudicato, una tela del 1961 di proprietà del Comune di Alba, aggiunge un riferimento alle competenze naturalistiche di Gallizio, che dedicò le sue ricerche anche alla botanica e a quella che egli definiva «chimica vegetale».

L’Anticamera

In omaggio alla molteplicità di queste passioni, il percorso si conclude con l’Anticamera della morte, realizzata da Gallizio nel suo studio negli ultimi mesi del 1963, e oggi di proprietà del Comune di Alba. Contenitori e scaffali di forme e dimensioni diverse accolgono un insieme eterogeneo di oggetti, strumenti e reperti connessi ai suoi interessi professionali e amatoriali nel campo della chimica, dell’erboristeria, dell’archeologia, dell’etnografia, della pittura. L’artista ricoprì l’insieme dei mobili e degli oggetti di pigmenti nero fumo, con una scelta monocromatica che caratterizzava anche la contemporanea produzione dei Neri, uno dei quali presente in mostra.

Completata pochi mesi prima della sua improvvisa scomparsa, avvenuta nel febbraio del 1964, l’Anticamera assume qui il valore di un museo nel museo, di una Wunderkammer che conserva una collezione di oggetti dalla forte valenza autobiografica, esempio precoce delle pratiche dell’assemblage e dell’installazione.

 

L’esposizione è stata resa possibile grazie al prezioso contributo di Fondazione CRC, Banca d’Alba, Mollo Noleggi e grazie al supporto di Fondazione Ferrero che da oltre venticinque anni promuove e collabora ad iniziative culturali ad ampio spettro per valorizzare Pinot Gallizio.

DOVE E QUANDO

Museo civico “Federico Eusebio”

via Vittorio Emanuele II, 19 – Alba, interno del Cortile della Maddalena.

Orari di apertura del Museo

dal martedì al venerdì: 15 – 18 / sabato, domenica e festivi: 10 – 13 e 15 – 19

 

L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto del Museo

 

Maria Teresa Roberto ha insegnato Storia dell’arte contemporanea all’Accademia Albertina e all’Università di Torino. È autrice di volumi sulla scultura monumentale di Arturo Martini, sull’opera pittorica e sugli scritti di Pinot Gallizio, sull’attività performativa di Michelangelo Pistoletto, sulla storia delle gallerie Sperone e Notizie. Ha curato, tra le altre, le mostre Apollinaire e l’invenzione “surréaliste”. Il poeta e i suoi amici nella Parigi delle avanguardie, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino 2018; Surprise!!! – Aldo Mondino. A 160 cm da terra; Jim Dine@Sperone 1965 – 1973; Gianni Piacentino. Modellini sculture 1969; Giorgio Ciam. Gli uomini neri; DDP 1968. Alighiero Boetti, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino 2015; Surprise!! – Pinot Gallizio. Ultime notizie; Plinio Martelli. Opere prime; Piero Fogliati. Suono e luce per La città fantastica; Gianni Colosimo. Il grande sonno della trapezista, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino 2014; Surprise! –  Ugo Nespolo. Gli anni dell’avanguardia; Pietro Gallina. Ombre, profili, impronte; Fluxus alla GAM. 26 aprile 1967; Michela Pachner, “… una scultura chiamata casa”; Max Pellegrini. Ritratti femminili 1966-7, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino 2012-2013; Pinot Gallizio. ‘La Gibigianna’, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino 2007; Luigi Spazzapan tra figura e astrazione (con M. Bandini), Filatoio, Caraglio 2004; Luci in Galleria. Da Warhol al 2000. Gian Enzo Sperone 35 anni di mostre fra Europa e America hausarzt-roethenbach.de (con A. Minola, M. C.  Mundici, F. Poli), Palazzo Cavour, Torino 2000; Alighiero Boetti 1965-1994 (con J.-Ch. Ammann e A.-M. Sauzeau), GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino 1996 – Musée d’Art Moderne, Villeneuve-d’-Ascq 1997 – Museum Moderner Kunst, Vienna 1997.

Gallizio e Ghedini. Suoni e immagini per un Antimondo

Sabato 16 novembre alle ore 18 ad Alba nella Chiesa di San Giuseppe, Alba Music Festival ha presentato lo spettacolo “Gallizio e Ghedini. Suoni e immagini per un Antimondo” a cura di Dino Bosco, con la partecipazione di Nicola Davico al pianoforte, evento collaterale della mostra: Gallizio. L’uomo di Alba, nei locali di Corso Torino 18.

Incontro fra parole, musica e arte figurativa con l’esposizione di opere di studenti del Liceo Artistico “Pinot Gallizio” di Alba.

In linea con il costante impegno nella produzione concertistica e nell’assiduo sviluppo di sinergie con i poli culturali e artistici del territorio, Alba Music Festival ha presentato il suo sguardo, tra parole e musica, nell’ambito della mostra “Gallizio. L’uomo di Alba“, dedicata a Pinot Gallizio e realizzata dall’Ordine dei Cavalieri delle Langhe negli spazi di CorsoTorino Professional Workshop in Corso Torino 18 ad Alba.

Dino Bosco, musicologo e divulgatore di Alba Music Festival sviluppa, con un particolare e suggestivo angolo prospettico, le relazioni tra Gallizio e la musica del suo tempo, fornendo un tassello aggiuntivo nell’esplorazione dell’epoca e della personalità così eclettica e sorprendente del nostro conterraneo.

Un percorso dialogico che mette in relazione l’esperienza dell’albese Pinot con quella del compositore cuneese Giorgio Federico Ghedini: due figure, per molti versi antitetiche, accomunati da una visione lucida e inquieta della realtà e parallelamente dal bisogno di individuare dimensioni proprie – l’Antimondo ne è un esempio – in cui ora sperimentare nuove formule, ora rielaborare l’eredità del passato.

L’incontro, strutturato con precise alternanze di parole e musica, è stato arricchito dai manoscritti inediti del compositore, conservati presso la Biblioteca del Conservatorio di Torino, eseguiti al pianoforte da Nicola Davico, musicista, studioso e direttore d’orchestra.

Ulteriore motivo di interesse saranno le opere degli studenti del Liceo Artistico “Pinot Gallizio” di Alba realizzate per il Palio di Alba 2024, che ha reso omaggio al pittore albese nel sessantesimo anniversario della morte. Nell’anno scolastico 2023/24 gli allievi della classe 5A dell’indirizzo figurativo, coordinati dall’insegnante Vilma Vola, hanno risposto all’invito del presidente della Giostra delle Cento Torri, Luca Sensibile, realizzando alcune tele dipinte in acrilico e un rotolo di pittura industriale, opere che sono state esposte nella Chiesa di San Giuseppe dal 13 al 24 novembre.

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Ufficio Stampa
Alba Music Festival

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“Giuseppe Penone. Impronte di Luce” & Alba Sotterranea: la mostra alla Fondazione Ferrero di Alba

La Fondazione Ferrero di Alba presenta, da sabato 26 ottobre 2024 a domenica 16 febbraio 2025, la mostra Giuseppe PenoneImpronte di luce, ampia antologica dedicata al lavoro di uno dei più grandi protagonisti dell’arte contemporanea internazionale, pensata appositamente per gli spazi della Fondazione.
Con l’occasione, il visitatore della mostra potrà scoprire in giornata anche le radici sotterranee più antiche della città, partecipando in una delle date di calendario alle visite guidate dagli archeologi di Alba Sotterranea (per scoprire tutte le date clicca qui). Altrimenti, se siete un piccolo gruppo oppure volete richiedere una visita privata, potete scrivere a info@ambientecultura.it.

L’esposizione, a cura di Jonas Storsve, in collaborazione con l’artista, riunisce oltre cento opere, dando forma a un racconto visivo della ricca produzione artistica di Giuseppe Penone (Garessio, 1947) che si estende dagli anni Sessanta sino a oggi.
Filo rosso della mostra è il tema dell’impronta, soggetto privilegiato nella ricerca dell’artista, che si ritrova in tutto l’arco temporale della sua produzione: dall’opera Alpi Marittime del 1968, prima sperimentazione del contatto diretto tra corpo e bosco, fino alla serie Impronte di luce (2022 – 2023) che viene presentata per la prima volta in Italia proprio in questo contesto.

Il percorso espositivo approfondisce il tema dell’impronta spaziando dal disegno alla fotografia, dalla modellazione all’intaglio in un compendio accurato della vasta selezione di generi e tecniche affrontati dall’artista. Il motivo dell’impronta diviene nella visione di Giuseppe Penone sinonimo di contatto tra superfici differenti e trova una propria manifestazione ideale nella natura, intesa come ecosistema globale di cui ogni elemento è parte integrante, dall’essere umano alle foglie, dagli alberi alla terra.

Completa il progetto espositivo il catalogo illustrato edito da Skira, che riunisce le immagini di tutte le opere in mostra e vi affianca i saggi a firma dell’artista e del curatore, assieme ai contributi di Jean-Christophe Bailly, Olivier Cinqualbre, Carlo Ossola e Francesco Guzzetti, responsabile del coordinamento scientifico della mostra.

Per tutta la durata della mostra, nell’auditorium della Fondazione sarà visibile il documentario La memoria dei fluidi. Giuseppe Penone scultore di Giampaolo Penco (Italia, 2012). Il film, della durata di 60’, sarà proiettato dal mercoledì alla domenica alle ore 16 e alle ore 17. La proiezione è gratuita.
Il pubblico può accedere all’auditorium direttamente dalle sale espositive.

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Giuseppe Penone
Nato a Garessio nel 1947, Giuseppe Penone vive e lavora a Torino, dove tiene le sue prime mostre tra il 1968 e il 1969, rivelandosi tra i protagonisti dell’Arte Povera. Nella sua arte, il processo di attuazione è parte integrante dell’opera e sono le azioni compiute dall’artista in rapporto dialettico con quelle naturali, che danno forma alla materia. L’albero, “idea prima e più semplice di vitalità, di cultura, di scultura”, è un elemento centrale nel suo lavoro. Penone ha rappresentato l’Italia alla 52° Biennale di Venezia del 2007 e ha tenuto mostre personali in importanti istituzioni italiane ed estere, tra cui Stedelijk Museum (1980), National Gallery of Canada di Ottawa (1983), Castello di Rivoli (1991), Toyota Municipal Museum of Art (1997), Centre Georges Pompidou (2004, 2022), Château de Versailles (2013), MART di Rovereto (2016), Rijksmuseum (2016), Galleria degli Uffizi (2021), Philadelphia Museum of Art (2022), Galleria Borghese (2023).

Jonas Storsve
Jonas Storsve è nato a Copenaghen nel 1956. Ha studiato storia dell’arte a Parigi, presso l’Ecole du Louvre e l’università La Sorbonne. Ha ricoperto la carica di curatore presso diverse istituzioni museali francesi, quali il Musées de la Ville de Strasbourg (1988-91) e il Musée des Beaux-Arts de Nantes (1991-95). Dal 1996 al 2006, è stato curatore presso il Cabinet d’art graphique del Musée National d’art moderne, Centre Georges Pompidou di Parigi. Nello stesso museo, è diventato curatore capo del dipartimento di arte grafica, dal 2009 al 2023. Ha curato numerose mostre e pubblicazioni su artisti moderni e contemporanei. Nel 1991 ha organizzato, insieme a Michèle Lavallée, la prima grande antologica dedicata al lavoro su carta di Giuseppe Penone (Giuseppe Penone. L’espace de la main, Strasburgo, Ancienne Douane, 26 ottobre 1991 – 19 gennaio 1992). Più di recente, è stato il curatore, in collaborazione con Laetitia Pesenti, della mostra Giuseppe Penone. Dessins (19 ottobre 2022-6 marzo 2023) presso il Musée national d’art moderne, Centre Georges Pompidou, con la quale è stata celebrata la donazione dell’artista al museo francese di più di trecento opere su carta, realizzate nel corso di tutta la sua attività.

Tratti di pace. Linguaggi intermittenti

La chiesa di San Giuseppe ad Alba (CN) ospiterà la mostra collettiva di 15 artisti albesi Tratti di pace. Linguaggi intermittenti realizzata dall’associazione Albedo di Bra (Cn) e promossa dal Consiglio regionale del Piemonte.

La mostra collettiva rimarrà visitabile da domenica 20 novembre fino a domenica 18 dicembre, negli orari di apertura della chiesa. Il vernissage dell’esposizione avverrà sabato 19 novembre alle ore 17.00 con un denso programma di interventi, a partire da quello del critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso, del vice presidente del Consiglio Regionale, Franco Graglia,e dello scrittore albese Mauro Rivetti. Non mancheranno le improvvisazioni musicali al pianoforte del Maestro Paolo Paglia

L’esposizione  rievoca sia il ‘tratto d’artista’ che anche le diverse forme espressive utilizzate dagli autori (pittura, scultura, poesia), ma soprattutto ci riporta alla ricerca della pace sia come motore di cambiamento personale che come strumento di impegno e rispetto per gli individui e per i popoli.

Si tratta dell’anteprima albese di una selezione di 15 opere della mostra complessiva che a gennaio 2023 vedrà invece esposte tutte le 50 opere che compongono la rassegna nelle sale espositive della Galleria Spagnuolo di Palazzo Lascaris (in via Alfieri 15 a Torino), sede del Consiglio Regionale del Piemonte.

I quindici artisti piemontesi che partecipano all’esposizione con i loro lavori intendono accompagnare i visitatori in un viaggio profondo, autentico e non banale, all’interno delle pieghe – anche scomode – di un tema complesso come è quello della Pace: ciascuno di noi è parte e motore del cambiamento, per e verso la Pace, anche nelle piccole scelte e azioni quotidiane, perché dalle piccole guerre nascono le grandi guerre ma da piccoli impegni può nascere il rispetto verso l’umanità e la pace.

Gli artisti presenti nell’esposizione, in ordine alfabetico: Maura Boccato, Paola Boccato, Giovanni Botta, Ivano Chiavarino, Manuela Fissore, Martina Gagliardi, Roberta Giacobbi, Franco Gotta, Giuseppe Greco, Maddalena Grosso, Francesco Marchino, Bernardo Negro, Feny Parasole, Francesca Semeraro, Riccardo Testa.
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DELTA DUNARI: IL VIAGGIO DI UN NATURALISTA. Al via la mostra fotografica sul Delta del Danubio

Venerdì 30 marzo alle ore 18.30 presso le sale del Museo Civico Federico Eusebio di Alba  verrà inaugurata l’esposizione fotografica sul Delta del Danubio riguardante ambienti, specie vegetali e animali realizzata da Federico Pino che accompagnerà i curiosi nella visita e descriverà la sua esperienza raccontando la nascita e la realizzazione delle fotografie esposte. Il racconto della sua esperienza si concretizza dunque con una piccola quanto preziosa mostra fotografica in Museo da venerdì fino a sabato 26 maggio, evidenziando i paesaggi e le specie particolarmente cari all’autore.

Il delta del Danubio (delta Dunari in lingua rumena), situato nella porzione sud orientale della Romania, confinante a nord con l’Ucraina e a est con il mar Morto, si estende per 4455 km2 di cui 3510 in terra rumena e la restante parte in Ucraina. Nei dintorni della città di Tulcea (capoluogo della regione Dobrogia) il fiume Danubio si ramifica in tre rami principali creando un’ampia quanto affascinante zona umida, lontano dalle comodità e caoticità dei paesi più industrializzati, il delta del Danubio è stato insignito dell’onorificenza di patrimonio dell’umanità nel 1991 e riconosciuto come Riserva della Biosfera dal 1998.

Federico Pino, docente della scuola secondaria, collaboratore per le tematiche naturalistiche ed educazione ambientale del museo, laureato in scienze naturali, ha lavorato come guida naturalistica all’interno della riserva della Biosfera. In circa un anno di permanenza nel delta, Federico ha condotto gruppi di svariate nazionalità, in escursioni in barca e su fuoristrada incentrate sul birdwatching, ricerca di specie vegetali e fotografia naturalistica, maturando una notevole esperienza e potenziando le sue conoscenze  riguardanti le zone umide (conosciute anche come wetlands), con speciale interesse verso gli uccelli e le piante acquatiche.

 

Al ritorno in Italia, dopo aver raccolto, ordinato e selezionato materiale audio, video e fotografico, è nata subito l’idea di condividere con amici e curiosi questa esperienza, ora concretizzata grazie alla collaborazione con l’associazione Ambiente&Cultura e il Museo Civico di Alba “Federico Eusebio”.

 

I cammini dell’Umanità, con pochi incontri. Recensione della mostra “ODISSEE. Diaspore, invasioni, migrazioni, viaggi e pellegrinaggi.”

Come scriveva Pascal, forse “l’infelicità degli uomini viene da una sola cosa, non sapersene stare in pace in  una camera”, ma a volte non è

Figura 1. La location della mostra con la piroga di Panama in primo piano

possibile starsene a casa propria. Negli ultimi anni, data l’attualità del tema, gli studiosi di discipline come la storia, la storia dell’arte, l’archeologia e l’antropologia si sono spesso interrogati sulla natura e sulle conseguenze di questi spostamenti, nella maggior parte forzati dalle circostanze più varie. Molto recente è la pubblicazione oltralpe degli atti del convegno tenutosi a Parigi nel 2015 “archeologie des migrations” a cura dell’INRAP, Institut National des Recherches Archéologiques Préventives, e del Musée National de l’histoire de l’Immigration. Ancora più recente è l’incontro tenutosi presso il palazzo del turismo di Riccione che ha visto la partecipazione di studiosi come Andrea Augenti e Franco Cardini.

Tali riflessioni sono alla base della mostra “ODISSEE. Diaspore, invasioni, migrazioni, viaggi e pellegrinaggi” che si è conclusa in questi giorni. Allestita nel suggestivo spazio della corte medievale di Palazzo Madama, l’esposizione,  ideata dal direttore Guido Curto e curata insieme agli storici dell’arte del museo, ha posto in luce la solidità del legame che unisce la dinamicità propria dell’essere umano alla sua proverbiale creatività artistica.

Con la storia del capoluogo piemontese visibile sotto i piedi, i visitatori possono compiere un autentico viaggio nelle culture che questi spostamenti hanno generato, attraverso un percorso che, in ordine cronologico, si snoda attraverso dodici tappe: la preistoria, i viaggi mitologici di Ulisse ed Enea, la Diaspora ebraica, l’espansione dell’impero Romano, le cosiddette invasioni Barbariche, l’espansione Islamica, le Crociate, i Pellegrinaggi, le Esplorazioni, le Colonizzazioni, l’emigrazione europea verso le Americhe tra milleottocento e inizio ‘900, le migrazioni contemporanee.

La mostra è stata resa possibile grazie ai numerosi e significativi prestiti di musei e istituzioni culturali di Torino e del territorio,  quali i Musei Reali di Torino, il Museo Egizio, il Museo Regionale di Scienze Naturali, il Museo di Anatomia Umana, il Museo Archeologico di Aosta, il Museo Leone di Vercelli, la Fondazione Arte, storia e cultura ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale Onlus, la Comunità ebraica di Torino e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo. Altre testimonianze sono state concesse tra altri importanti luoghi della cultura italiani, tra cui il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, Palazzo Ducale di Urbino e il Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini. Arricchisce la sezione dedicata all’emigrazione italiana tra Otto e Novecento anche un significativo prestito proveniente dal Musée Savoisen di Chambery.

Un ricco calendario di eventi, destinati ad ogni tipo di pubblico, ha contribuito a valorizzare l’esposizione e a riflettere su questo attualissimo tema.

Alcune personalissime riflessioni

Sin dal momento in cui ci si addentra all’interno dello spazio espositivo, prima ancora di leggere il primo pannello o di visionare la prima vetrina, non si può non rimanere colpiti dalla location della mostra. Infatti, al di sotto del pavimento trasparente, sono visibili numerosi resti archeologici datati tra l’età romana e l’età moderna che, nel loro insieme, grazie anche ad un’intelligente illuminazione, conferiscono suggestività all’esperienza di visita.

Volgendo lo sguardo di fronte a sé, oltre alcune postazioni su cui ci si può accomodare per gustarsi la piacevole atmosfera dell’ambiente, emerge un’antica piroga di Panama, proveniente dai depositi del Museo civico di Arte Antica di Palazzo Madama, che diventa emblema del viaggio nei secoli e che, sin da subito, trasmette alla mostra una prospettiva globale.

Figura 2. La vetrina romana

Quest’ultimo aspetto è confermato dall’esposizione che, nel suo insieme, permette al visitatore di rendersi conto di come, sin dagli albori, i cammini dell’Uomo abbiano prodotto beni culturali. Attraverso le dodici sezioni – dal mondo romano ai vetrai di Altare emigrati in Argentina, dall’espansione islamica alla diaspora ebraica, dai viaggi di Ulisse alle colonizzazioni europee – risulta molto forte infatti l’interazione tra gli spostamenti degli esseri umani, sottolineati anche grazie all’ausilio di puntuali carte geografiche, e la produzione artistica. Tale dato viene sottolineato anche dal prestigio e dalla significatività degli esempi di cultura materiale esposti: in particolare, emergono gli oggetti liturgici e una riflessione sui pellegrinaggi propri delle varie fedi religiose;  reperti di età romana assunti a simbolo della globalizzazione a cui essi diedero vita e della potenza militare che si rivelarono essere; testimonianze di quei popoli che, muovendosi verso l’attuale Europa, posero fino a quell’Impero; i capolavori che i vetrai di Altare realizzarono in America Latina a partire dagli anni ‘40. L’unica eccezione è forse data dalla prima vetrina nella quale l’attenzione viene irrimediabilmente rivolta alla relazione tra evoluzione umana e spostamenti piuttosto che al rapporto tra viaggio e creatività artistica.

In definitiva, la mostra ha rappresentato un’esperienza di visita assolutamente piacevole e fonte di riflessione grazie alla selezione dei reperti esposti e all’allestimento in cui sono stati inseriti.

Probabilmente, però, la mostra ha un difetto di ambizione – non tanto nella selezione dei reperti o nella realizzazione dell’allestimento, quanto nel messaggio che si sarebbe potuto trasmettere. Nella storia, gli esseri umani, stupefacenti portatori di idee, si sono incontrati con altri loro simili e, tra essi, si sono instaurati diversi tipi di rapporti più o meno conflittuali. Come gli uomini, anche le diverse sensibilità artistiche si sono incontrate e, come già teorizzava quell’attentissimo studioso che è stato Richard Ettinghausen, hanno spesso generato un processo che, successivamente, ha portato alla creazione di linguaggi figurativi nuovi.

Figura 3- La vetrina islamica

Esistono testimonianze artistiche che evidenziano un dialogo tra diversi linguaggi figurativi? All’interno di un reperto o di un’opera d’arte, che rapporto hanno queste diverse sensibilità? Quali, tra i pregevoli reperti esposti, riflettono una minore o maggiore interazione tra popolazione locale e nuovi arrivati? Esistono testimonianze portatrici di rapporti pacifici o di rapporti bellicosi? In che modo, un maggiore peso storico si è tradotto nell’arte? Per fornire alcuni esempi, sarebbe stato auspicabile una riflessione riguardante l’incontro tra arte germanica e arte romana dopo le invasioni, i rapporti tra l’arte omayyade e l’eredità ellenistica o tra quest’ultima e il linguaggi figurativo romano. Dal punto di vista religioso, un maggiore accento avrebbero meritato quelle testimonianze artistiche simboli di dialogo tra le maggiori fedi. Una parziale risposta a queste domande è stata individuata nell’esposizione di alcuni reperti provenienti dalla nostra Penisola che rispecchiano il gusto islamico. Ma, forse, in questo senso, si poteva fare di più, soprattutto in ragione dell’altissimo livello delle testimonianze artistiche esposte, dell’allestimento e della location.

 

 

 

 

 

 

Al via la mostra “PERCORSI-storie di viaggi e di vita”

“PERCORSI-storie di viaggi e di vita” è la nuova mostra presente all’interno del palazzo Banca d’Alba, dal 26 maggio al 4 giugno 2017.

Il progetto nasce dal desiderio di approfondire il tema della migrazione dal punto di vista sociale: migrazione e identità sono due soggetti strettamente interconnessi ed estremamente complessi se indagati alla luce dei flussi migratori contemporanei, con il loro carico di vite umane ed emozioni in costante movimento.

Dopo una prima fase in cui sono state raccolte testimonianze orali riguardanti le loro storie passate, le attività sono state orientate verso una fase di produzione di elaborati artistici attraverso cui gli allievi vengono lasciati di esprimere riflessioni e considerazioni sul tema del “Viaggio”. Il viaggio, nei suoi molteplici significati, viene considerato come sintesi del percorso intrapreso dal migrante: percorso fisico ma soprattutto psicologico, di trasformazione, che ridefinisce fortemente l’identità e le convinzioni di chi lo intraprende coraggiosamente lasciandosi tutto alle spalle.

La mostra espone le opere artistiche realizzate dagli allievi del C.P.I.A di Alba (Centro Provinciale Istruzione Adulti). Esse affrontano e declinano il tema del viaggio filtrato attraverso l’identità dei migranti e appartengono a diverse tipologie: opere tessili, opere pittoriche, collage su carta, opere in ceramica, installazioni.

L’inaugurazione della mostra avvenuta il 26 maggio, è stata anche occasione di presentazione del libro “Bagagli parlanti”, vero e proprio progetto pensato e seguito dalle docenti di alfabetizzazione di lingua italiana che hanno proposto attività didattiche volte alla produzione di testi (poesie  e racconti) da parte degli studenti stranieri. Un libro che racconta tutte le testimonianze e i lavori dei ragazzi, i loro bagagli parlanti appunto.

Nuova proposta didattica collegata alla mostra “Omaggio a Carlo Bertero: botanico albese”

Risultati immagini per myosotisIn occasione della Mostra temporanea “Omaggio a Carlo Bertero: botanico albese” esposta al Museo Civico “F. Eusebio” dal 6 Maggio al 27 Agosto, la nostra proposta didattica  si arricchisce ulteriormente con la nuova attività didattica “Le chiavi della botanica” riguardante la sezione di Botanica e la presente mostra.

La nuova attività didattica presenta due tipologie differenti: la prima, della durata di due ore comprenderà la visita alla mostra e il successivo laboratorio; la seconda, della durata di tre ore, approfondirà la visita a tutta la sezione di Scienze Naturali e alla mostra con annesso il laboratorio finale.

L’attività di laboratorio verterà quindi sul riconoscimento di alcune piante erbacee (es. Myosotis sp.) tramite l’utilizzo di chiavi dicotomiche (clicca qui per saperne di più) adattate ai più piccoli per una facile identificazione della specie osservando i vari elementi caratteristici di ogni pianta. Risultati immagini per fiori estivi

 

Per prenotare la didattica consulta la pagina relativa cliccando qui e compilando il form di prenotazione a fondo pagina. (N.B. la nuova attività non possiede ancora un codice numerico, per la prenotazione scrivere “mostra bertero”);

Per saperne di più sulla mostra temporanea dedicata al botanico albese clicca qui. Per seguire tutti i nostri eventi consulta la sezione EVENTI.

OMAGGIO A CARLO BERTERO: BOTANICO ALBESE. dal 6 maggio la nuova mostra al museo Eusebio.

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Carlo Bertero, botanico albese

Dal 6 Maggio 2017 al 10 novembre 2017, la sala Maccario del Museo Civico Archeologico e di Scienze Naturali “F. Eusebio” di Alba ospiterà “Omaggio a Carlo Bertero: botanico albese“, la mostra temporanea dedicata ad uno dei più famosi botanici della nostra zona.

La mostra illustrerà la vita e l’opera di questo scienziato nato a S. Vittoria d’Alba e famoso in tutto il mondo, che all’inizio dell’800 compì ricerche floristiche dapprima in Piemonte e poi nell’America centro-meridionale, ove ebbe modo di scoprire molte specie vegetali nuove per la scienza. Saranno esposte anche un centinaio di fotografie, che illustrano tutte le specie floristiche a protezione assoluta per la legge regionale n. 32/1982, delle quali è stata accertata la presenza in Langhe e Roero.

Inoltre, saranno esposti vari fogli rappresentativi dell’Erbario del Museo Eusebio composto da oltre 11.000 fogli di piante essiccate la cui importanza è stata riconosciuta anche nellIndex Herbariorum, una delle più autorevoli voci in questo campo.

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Carlo Giuseppe Luigi Bertero (1789-1831) nacque a Santa Vittoria d’Alba, compì gli studi di filosofia sotto la guida di F. G. Gardini ad Alba e fu avviato alle ricerche botaniche da G. Camisola, medico e botanico, nipote del Gardini. Si iscrisse, poi, alla facoltà di medicina dell’università di Torino, dove divenne amico del botanico G. B. Balbis, e nel 1811 si laureò con una tesi sulle specie medicinali indigene del Piemonte. Nell’estate del 1816 Bertero decise di intraprendere un viaggio in un paese la cui vegetazione fosse sconosciuta in Europa. Studiò la vegetazione locale di Porto Rico, Haiti, Santo Domingo, si recò inoltre in Cile, dove raccolse duemila esemplari di trecento specie, tra le quali una nuova composita Cichoriacea a cui diede il proprio nome. Nel 1831, viaggiando da Tahiti verso Valparaiso, scomparve in un naufragio con gran parte delle sue collezioni.

Sono migliaia le specie che Bertero raccolse e fece pervenire agli studiosi e alle collezioni più importanti dei suoi tempi in Europa, fu così che rapidamente il suo nome si affermò nel segno del rispetto e dell’autorevolezza.

 

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Aconitum napellus – specie protetta

In oocasione della mostra su Bertero, la nostra proposta didattica si arricchisce di una nuova attività riguardante la botanica e prenotabile per tutto il mese di maggio. Per prenotare è sufficiente visitare la pagina dedicata al laboratorio e compilare il form in fondo alla pagina (l’attività non possiede un codice, quindi digitare “Bertero”).

 

 

 

 

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Anemone baldensis – specie protetta