3/6/1970. Si spegne l’albese Roberto Longhi grande storico dell’arte

Roberto Longhi

Roberto Longhi

Quarantasei anni fa si spegneva a Firenze uno dei più grandi critici dell’arte italiana, a cui Alba aveva dato i natali: Roberto Longhi (28 dicembre 1890-3 giugno 1970).

L’ammirazione, la riconoscenza e il ricordo di chi ne è stato allievo è ben palpabile:

Se penso alla piccola aula in cui ho seguito i corsi bolognesi di Roberto Longhi […] Longhi ha l’irrealtà di un’apparizione. […] Dopo un po’ si può dire che siamo diventati amici […] e anzi, solo dopo, Longhi è diventato il mio vero maestro” (Pier Paolo Pasolini).

Fu un colpo di fulmine che mi fece capire che non avrei potuto fare altro che seguirlo, cercare di entrare in rapporto con lui. Questo fu per me Longhi: una scoperta, una guida, una ragione di continui stimoli” (Enrico Castelnuovo).

Dire che restai affascinato da Longhi è poco […] la sua scintillante conversazione possedeva un merito rarissimo, quello di sollecitare l’intelligenza degli ascoltatori, di spronarli aprendo nuove prospettive” (Federico Zeri).

Roberto Longhi, ritratto di Amerigo Bartoli

Roberto Longhi, ritratto di Amerigo Bartoli

Di genitori modenesi, entrambi insegnanti, trasferitisi nel capoluogo delle Langhe perché il padre aveva

Madonna col Bambino, angeli e santi , Macrino d'Alba

Madonna col Bambino, angeli e santi , Macrino d’Alba

ottenuto la cattedra alla Regia Scuola Enologica, acquisisce da loro le prime nozioni di storia dell’arte; appaga la sua fame di sapere con la lettura di un numero spropositato di libri e abitua lo sguardo analitico osservando le opere conservate in città: dalla Madonna con Bambino di Barnaba da Modena – di cui condivideva le origini – conservata nella chiesa di San Giovanni Battista; alle pale con Madonna col Bambino, angeli e santi (custodita nella Pinacoteca comunale all’interno del Municipio cittadino) e Madonna in adorazione del Bambino tra santi e angeli musicanti (anch’essa in San Giovanni) del più importante pittore rinascimentale albese, Macrino; alla tela situata nella Sala consiliare del Comune che ritrae Il concertino del caravaggesco Mattia Preti (a lui attribuito da Longhi stesso nel 1943). Opere che lasciano un segno profondo nella sua vita.

 

Macrino, Madonna col Bambino(San Giovanni)

Madonna in adorazione del Bambino tra santi e angeli, Macrino d’Alba

 

Dopo la maturità classica, infatti, si laurea in Lettere presso l’Università di Torino con lo storico dell’arte Pietro Toesca presentando una tesi su Caravaggio e si perfeziona a Roma con Adolfo Venturi, promotore della materia storico-artistica a livello accademico.

Una sua prima pubblicazione, del 1910, è dedicata proprio a Macrino d’Alba, ma gli scritti giovanili lo portano a intervenire su riviste specialistiche quali L’arte di Adolfo Venturi e Voce di Giuseppe Prezzolini, e poi a dirigere la rivista Vita artistica con Emilio Cecchi e a fondare Pinacotheca alla fine degli anni ’20, a dirigere La Critica d’Arte con Ranuccio Bianchi Bandinelli e Carlo Ludovico Ragghianti alla fine degli anni ’30, fino a istituire il mensile Paragone nel 1950.

Il concertino del caravaggesco Mattia Preti

Il concertino del caravaggesco Mattia Preti

Dopo aver viaggiato per tutta l’Italia “mette ordine” alla produzione artistica della penisola con un lavoro di analisi e ridisegno della storia dell’arte, identifica le scuole pittoriche “minori” e distingue le opere originali dei grandi artisti da quelle degli allievi.

Il Grand Tour per il continente, durante il quale fa una “mappatura” della pittura europea, affina ulteriormente le sue competenze. Si impegna nella rivalutazione internazionale di Caravaggio a cui dedica la celeberrima mostra del 1951 Caravaggio e i caravaggeschi al Palazzo Reale di Milano e il volume monografico l’anno seguente; pubblica, fra i tanti, I pittori futuristi nel 1913, Piero della Francesca nel 1927, Officina Ferrarese nel 1934, Carlo Carrà nel 1937. È docente di storia dell’arte medievale e moderna all’Università di Bologna e poi di Firenze, detiene il comando alla Direzione generale delle antichità e belle arti di Roma. Ma la sua vita è impreziosita anche da molti altri nomi celebri con cui ha intrecciato vicende di studio e carriera: Luigi Einaudi, di cui seguiva di nascosto alcune lezioni di legge; Bernard Berenson, a cui traduce The Italian painters of the Renaissance; Pier Paolo Pasolini, Giovanni Testori e Giovanni Previtali di cui è stato professore universitario.

 

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