Sulla tavola degli albesi: le visite guidate.

"Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa"

“Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa”

In occasione dell’Expo 2015, il Civico Museo Eusebio ospita la mostra “Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa. Modalità di conservazione e preparazione del cibo nell’età del Bronzo” che racconta la storia dell’alimentazione locale. Il visitatore potrà vedere esposti gli ultimi ritrovamenti archeologici che permettono di completare il quadro delle informazioni riguardo al villaggio preistorico durante l’età del Bronzo e scoprire come si nutrivano gli abitanti albesi più di 3000 anni fa. Inoltre, la mostra espone una riproduzione dell’aratro di Lavagnone, il più antico a noi pervenuto. A partire da sabato 30 maggio e fino all’11 luglio, sarà possibile partecipare alle visite guidate gratuite a cura della nostra associazione che prevedono nel percorso, oltre all’illustrazione della mostra, anche la spiegazione della sezione di archeologia preistorica del museo cittadino che conserva reperti archeologici risalenti al periodo del Neolitico per arrivare fino all’età del Ferro.

QUANDO

Sabato 30 maggio, 6/13/20/ 27 giugno e 4/11 luglio. Due turni di visita in partenza alle 15,00 e alle 16,30.

DOVE

Presso il Civico Museo “Eusebio” in via Vittorio Emanuele II 19 (cortile interno della Maddalena, in fondo a destra)

COSTI

Le visite guidate sono gratuite, mentre il biglietto di ingresso al Museo Civico è di 3,00€ (gratuito under18 e over65)

INFO & PRENOTAZIONI (consigliate)

Per maggiori informazioni 0173 292475 oppure info@ambientecultura.it

Per le prenotazioni ( consigliate) clicca qui, scegli la data e compila il modulo on-line.

Lavagnone ad Alba

Posta a 3 chilometri da Desenzano del Garda, località archeologicamente nota anche per la presenza di un’importante villa romana i cui resti sono ancora apprezzabili, sorge la conca lacustre del Lavagnone delimitata da alcune colline moreniche. segnake

In età postglaciale il lago occupava tutta l’area ma, progressivamente, la sua superficie si è ristretta fortemente, fino a scomparire.

Ma quando arrivarono gli esseri umani in quest’area?

Dagli scavi sappiamo che il sito era già frequentato durante il Mesolitico e il Neolitico ma la fase cronologica che conosciamo meglio è quella dell’età del bronzo. 

Infatti, in questo periodo quest’area lacustre era sede di un villaggio di cui sono stati trovati resti di numerose capanne: le più antiche si rifanno al 2100 a.C, le più recenti al 1300 a.C ed erano costruite con materiali deperibili come il legno e la paglia. Le comunità di allora si adattarono a questo singolare ambiente costruendo edifici come le palafitte, al centro del bacino, in maniera tale da poter sfruttare le ricchezze ittiche che ancora oggi costituiscono un’attività importante per le persone che abitano in quella zona. Il villaggio aveva inoltre anche una palizzata in legno che, se da un lato difendeva il villaggio, dall’altro costituiva un confine, un limite chiaro ben percepibile per quelle famiglie che abitavano il villaggio 3500.

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Figura 1: ricostruzione delle capanne di età del bronzo presso il parco archeologico della Terramara di Montale

Per rendersi conto di come dovevano apparire queste capanne dell’età del bronzo possiamo spostare il nostro sguardo sulla figura 1 in cui si può ammirare una ricostruzione realizzata con attenzione scientifica, presso il Parco archeologico della Terramara di Montale. Se invece ci si vuole rendere conto di come doveva essere una capanna neolitica, nella sezione preistorica del museo civico “Federico Eusebio” di Alba troverete qualche risposta alle vostre domande.

Il sito dell’età del bronzo del Lavagnone è particolarmente famoso per il fatto che, negli anni ’70, gli archeologi qui ritrovarono un aratro in legno: insieme ad un altro esempio rinvenuto in Sassonia, si rivelò essere l’aratro in legno più antico che è sopravvissuto fino ai nostri giorni, datato tra il 2010 e il 2008 a.C grazie alla dendocronologia.

La domanda che sorge spontanea è: come ha fatto questo aratro così antico in legno a sopravvivere fino ai giorni nostri?

La risposta a questo plausibile interrogativo è relativamente semplice: il fragile reperto fu rinvenuto in una torba. Ovvero, in un terreno di colore scuro conservatosi in un ambiente con un elevato tasso di umidità, con poco ossigeno e pochi batteri: tali terreni – qui come in altre zone – consentono la conservazione di oggetti composti in materiali organici, come l’aratro di Lavagnone.

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Figura 2: l’area del Lavagnone, oggi, vista dall’alto. (Immagine ricavata con Google Earth)

 

L’aspetto originario di questo aratro, il modo in cui era stato costruito, le parti che lo componevano, le sue modalità di funzionamento, i terreni in cui veniva usato… Sono solo alcune delle domande a cui troverete risposta assistendo al video che, dal 23 maggio, costituirà il preambolo della mostra “A tavola con gli antichi” che potrete visitare nella seconda sala del museo civico Federico Eusebio di Alba e che costituirà la tappa finale di alcuni dei tours di Alba Sotterranea. 

 

 

Per chi fosse interessato ad approfondire si consiglia il libro “Studi sull’abitato dell’Età del Bronzo del Lavagnone, Desenzano del Garda“, scritto da vari autori come De Marinis, Griggs e Kunihom

 

 

 

Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa.

"Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa"

“Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa”

In occasione di Expo 2015, dedicata all’affascinante quanto complesso tema dell’alimentazione, Il Civico Museo “Eusebio”, in collaborazione con la Sovraintendenza per i beni archeologici del Piemonte, inaugura la mostra “Sulla tavola degli Albesi 3000 anni fa. Modalità di conservazione e preparazione del cibo nell’età del Bronzo” che permette di approfondire la storia dell’alimentazione locale.

La mostra mette in luce i recenti ritrovamenti archeologici risalenti proprio all’età del Bronzo, durante la quale la vita del villaggio preistorico albese era nel pieno del suo sviluppo. I vasi e recipienti esposti permettono di approfondire la conoscenza delle abitudini culinarie dei nostri antenati, aggiungendo informazioni utili per ampliare le notizie relative al periodo preistorico nell’albese il cui antico passato è già ben testimoniato dalla sezione di archeologia preistorica del  museo cittadino.

L’esposizione di reperti archeologici nella mostra “Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa” è corredata da un apparato informativo che analizza il tipo di  alimentazione caratterizzante gli abitanti del villaggio albese e che si sofferma a riflettere sulla grande rivoluzione alimentare che è avvenuta, secoli dopo, come conseguenza della scoperta dell’America dal cui territorio vengono importati nuovi tipi di alimenti.

L'aratro di Lavagnone, conservato presso il Museo archeologico "Rambotti" di Desenzano del Garda

L’aratro di Lavagnone, conservato presso il Museo archeologico “Rambotti” di Desenzano del Garda

Infine grande interesse desta la riproduzione a grandezza naturale dell’ aratro di Lavagnone, il più antico a noi pervenuto, risale infatti a circa 4000 anni fa, e che eccezionalmente si è conservato in maniera tale da permetterci di cogliere appieno il funzionamento di questo strumento. Un video introduttivo mette in mostra proprio la sua realizzazione eseguita con gli stessi metodi e strumenti dell’età preistorica e il suo utilizzo durante l’aratura e si dimostra essere un bell’esempio di come l’archeologia sperimentale si un supporto fondamentale per la comprensione di ciò che è avvenuto in un passato così lontano.

Visite guidate gratuite a cura della nostra associazione ogni Sabato pomeriggio, a partire dal 30 maggio e fino all’11 luglio.
Due turni di visita alle ore 15,00 e alle ore 16,30.
Per maggiori informazioni e prenotazioni (consigliate) clicca qui.  

 

La mostra “Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa” è visitabile dal 23 maggio al 31 dicembre negli orari di apertura del Civico Museo Eusebio ed è compresa nel biglietto di ingresso allo stesso.
Per maggiori informazioni clicca qui.

Vinum: la fiera nazionale dei vini di Langhe e Roero

Vinum, fiera nazionale dei vini di Langhe e Roero

Vinum, fiera nazionale dei vini di Langhe e Roero

Al via la 39a edizione di Vinum, la Fiera nazionale dei vini di Langhe e Roero che si svolgerà ad Alba il 25 e 26 aprile e di nuovo il 1/2/3 maggio.

Ricco è il calendario promosso dall’organizzazione per fare conoscere al grande pubblico i gusti e i sapori dei vini tipici delle nostre colline. Fra degustazioni guidate e assaggi di cibo tradizionale, la rassegna mette in mostra i tesori più preziosi del nostro territorio: i vini, spaziando fra i bianchi e i rossi di Langhe, del Roero e del Monferrato, senza dimenticare le bollicine di Asti.

Ma i tesori del territorio non si limitano ai sapori fruttati dei vini: la ricchezza della storia di Alba  regala grandi sorprese nascoste nel sottosuolo della città e con Alba Sotterranea si può andare a scoprire ciò che è rimasto nel ventre della città. In compagnia di un archeologo professionista la terra mostrerà le bellezze delle città antiche coperte dal tempo: i fasti e gli splendori della città romana riprenderanno vita e l’abitato medievale farà rivere i suoi suoni e rumori in un viaggio alla scoperta del passato.

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I resti del teatro romano sotto la chiesa di San Giuseppe

Durante la manifestazione di Vinum, quindi il 25 e 26 aprile e poi di nuovo l’1/2/3 maggio sarà possibile partecipare alle visite guidate organizzate  per tutto il giorno a partire dalle ore 10,00 e fino alle ore 18,00. Ricordiamo che per partecipare è necessaria la prenotazione.

Inoltre è possibile seguirci su nostri profili Facebook e Twitter per restare sempre informati sulle nostre iniziative in tempo reale!

Presto si potranno visitare le mura di cinta e le gallerie-magazzino di Alba Pompeia

Estate 2014: si recupera e valorizza il Complesso delle Antiche Mura.

Un altro angolo della romana città di Alba Pompeia si svela in tutta la sua bellezza e importanza e gli itinerari di Alba Sotterranea si arricchiscono di una nuova, suggestiva tappa che riserverà al visitatore l’emozione di camminare dentro un edificio romano.

Il quotidiano La Stampa il 19 agosto ha riservato un ampio spazio per l’approfondimento della notizia

Per scaricare l’articolo in formato pdf clicca qui: La stampa_19_8_2014

La stampa_19_8_2014

 

 

Palazzo Govone Caratti: nei sotterranei il mosaico di una domus signorile di Alba Pompeia!

palazzo govone 2L’area archeologica di palazzo Govone Caratti, tappa n° 10 del percorso archeologico cittadino, offre una piacevole sorpresa a chi volesse visitarla: infatti facendosi guidare dalle parole di chi accompagna è possibile ritrovarsi in una lussuosa domus del I secolo d.C.

Le prime date in cui sarà possibile effettuare la visita al sito sono il 23 agosto e il 27 settembre 

Ciò che rimane di questa abitazione sono tre ambienti particolari che ci fanno rivivere i momenti più importanti della vita domestica in epoca romana: il cubiculum, assimilabile alla nostra camera da letto, il triclinio, una delle stanze più importanti della casa in quanto spazio di rappresentanza e infine una vano presumibilmente dotato di ipocausto, un particolare sistema di riscaldamento.

Quello che colpisce di questa area sono le testimonianze archeologiche che ci permettono di cogliere la ricchezza delle decorazioni. Di notevole importanza è il ritrovamento di parte di una pavimentazione del triclinio decorata a mosaico. Tale decorazione si rivela di particolare pregio in quanto il motivo decorativo non era ancora stato documentato ad Alba Pompeia fino al 2007, anno in cui sono partiti gli scavi proprio presso questo palazzo.

piazza marconiLa porzione di mosaico rimasta riporta un motivo a scacchiera con tessere bianche e nere e questo accostamento di colori non risulta nuovo agli archeologici che hanno indagato le vestigia della città antica albese. Agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso, infatti, durante gli scavi in piazza Marconi, è stato riportato alla luce un prezioso mosaico il cui motivo decorativo giocava ancora su questa bicromia. Dal momento che il pavimento della domus di piazza Marconi non è accessibile al pubblico, ancora più importante è il ritrovamento del mosaico di palazzo Govone Caratti e l’inserimento di questa area archeologica all’interno degli itinerari di Alba Sotterranea. Le prime date in cui sarà possibile effettuare la visita al sito sono il 23 agosto e il 27 settembre 

 

Dentro un edificio romano: le mura di Alba Pompeia!

muraCome ogni città romana che si rispetti, anche Alba Pompeia era circondata da una solida e imponente cinta muraria, della quale ancora oggi sono visibili alcuni tratti. E proprio su questi antichissimi resti si concentra  l’opera di recupero delle antichità albesi ancora da salvaguardare.

Infatti questa è la volta del tratto delle antiche mura di epoca romana e delle eccezionali gallerie voltate connesse, superstiti per intero, caso rarissimo in ambito piemontese. Al termine dei lavori di recupero questo straordinario complesso diventerà una tappa di visita all’interno degli itinerari di Alba Sotterranea, i cui partecipanti vivranno l’intensa esperienza di poter godere della bellezza di un edifico romano dal suo interno.

Già Federico Eusebio, il fondatore del museo civico, nei primissimi anni del Novecento aveva individuato il tesoro archeologico che era associato a quelle vestigia: immediatamente addossate alla parte interna delle struttura muraria corrono affiancate, parallele e comunicanti due gallerie voltate di epoca romana, conservate per intero in elevato (4,20 metri) entrambe e la prima pressoché per intero anche per la lunghezza complessiva (circa 25,20 metri). La funzione ipotizzata per questo interessantissimo edificio è quella di magazzino – caserma miliare; quel che è certo che sopra vi furono costruiti gli edifici attuali che tuttora sorregge e che occupano le aule di istituti scolastici cittadini.

Silvana Finocchi, Soprintendente ai Beni Archeologici del Piemonte, riprese le indagini negli anni Settanta del Novecento, riportando in luce il basamento di una torre connessa al tratto settentrionale delle mura di cinta e proponendo una puntuale interpretazione del perimetro murario e la prima planimetria dell’impianto urbanistico di Alba Pompeia. Alla fine degli anni Novanta l’allora funzionario della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte,foto mura2 Fedora Filippi, fornisce l’ipotesi interpretativa ancora oggi valida relativa alla cinta difensiva e ai due ambienti voltati, auspicando una più adeguata destinazione e valorizzazione dei resti così imponenti della città romana.

Comincia ora nel luglio 2014 l’attesa opera di recupero, restauro e valorizzazione del complesso delle Antiche Mura: grazie ai contributi della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino si provvederà al restauro del tratto settentrionale della cortina muraria esterna, al recupero e all’allestimento preliminare per l’accessibilità alle visite, e non solo.

Tramite un sondaggio di scavo mirato del museo è stata già riportata alla luce la struttura di fondazione quadrangolare su cui si impostava la torre a base circolare che guarniva la cortina muraria in prossimità dell’angolo.

I lavori procedono sotto la supervisione e la direzione scientifica della Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte e MAE, coordinatati dal museo civico F. Eusebio nella persona della dott.ssa Luisa Albanese con la collaborazione del dott. Marco Mozzone dell’associazione di giovani studiosi Ambiente & Cultura, già promotrice dal 2011 del progetto Alba Sotterranea. Viaggio al centro della città.

Alba, luglio 2014: riemerge dal sottosuolo la “porta Castello” o “di soccorso”

La Soprintendenza per i Beni archeologici del Piemonte diffonde le prime notizie sull’ennesima scoperta archeologica che il sottosuolo albese ha svelato. Riemergono nel quadro dei lavori per l’ampliamento della rete del teleriscaldamento cittadino da parte della multiutility Egea, i resti della porta medievale orientale della città: nuovi dati arricchiscono la conoscenza di un settore urbano conosciuto meno di altri.

Il rinvenimento è di sicuro rilevo e merita certamente una qualche sistemazione didascalica sul luogo, che vada ad ampliare il già esteso percorso archeologico cittadino (32 tappe, oggetto delle visite di Alba Sotterranea. Il passato è sotto ai tuoi piedi!)

Infatti,l’ assistenza archeologica effettuata ad Alba in occasione della posa dei tubi del teleriscaldamento in piazza Mons. Grassi (precisamente sul lato della piazza corrispondente al prolungamento di Via Acqui verso Corso Coppino, dunque all’esterno della cinta romana), commissionata da EGEA Spa e diretta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte (funzionario di zona dott.ssa S. Uggé) ha messo in luce un tratto del muro di cinta medievale con relativa porta.portamedievale-fotodisilviamuratoreD-640x320@LaStampa.it

Lo studio dei dati documentari e soprattutto cartografici, unitamente ai risultati delle indagini archeologiche condotte ad Alba dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte in diverse occasioni (in particolare tra il 1989 e il 1993, con riprese e integrazioni in anni recenti) ha già permesso di ricostruire con sicurezza il tracciato medievale delle mura cittadine per il settore sudoccidentale, accertando l’esatta portata dell’ampliamento meridionale rispetto alla cinta muraria romana e l’edificazione della porta di S. Martino (per approfondimenti si rimanda a vari contributi editi in Alba. Una città nel Medioevo. Archeologia e architettura ad Alba dal VI al XV secolo, a cura di Egle Micheletto, Alba 1999). Il muro di cinta bassomedievale, emerso anche per lunghi tratti in alcuni contesti indagati archeologicamente (ad es. nel cortile di Via XX Settembre 7, in occasione dei lavori di ridestinazione del vecchio Cinema Corino), presenta una larghezza di circa 1 metro ed ha un profilo “a scarpa”; il profilo interno è articolato da contrafforti, posti a distanze non regolari, che servivano per garantire un miglior ancoraggio al terreno e per creare la base del cammino di ronda. Dallo scavo del deposito stratigrafico all’esterno del muro è stata confermata la presenza di un fossato, con tracce di passaggio dell’acqua, ed è stato datato lo smantellamento sistematico dell’apparato difensivo alla fine del XVIII secolo.

portamedievale-gazzettadalbaPrima della scoperta in Piazza Mons. Grassi si avevano scarse informazioni sul tratto orientale della cinta, verso il torrente Cherasca, in cui si ipotizzava, sulla scorta di una nutrita serie di disegni cinquecenteschi, un ampliamento urbano rispetto al tracciato delle mura romane, difficile però da precisare cronologicamente e “materialmente”. In quest’area compare già in documenti del XIII secolo una porta Castello, poi nota come “del soccorso” o “Cherasca”, la cui presenza pare attestata a lungo, dato che è raffigurata ancora in un disegno militare del 1652.

L’attuale piazza Mons. Grassi, occupata in età romana dalla porta decumana orientale, mantiene la sua importanza nel medioevo e la afferma anche visivamente con la costruzione di una torre, inglobata successivamente nel palazzo vescovile, un vero e proprio “quartiere episcopale” la cui edificazione avrebbe determinato un consistente ampliamento della cinta, come si è detto, ascrivibile sulla base di riscontri cartografici intorno al 1550.

L’importanza storico-architettonica di questo polo urbano orientale ha ricevuto piena conferma dagli scavi archeologi per la posa del teleriscaldamento – realizzati dalla Ditta CO.R.A. Soc. Cooperativa (in particolare responsabile di cantiere è  il dott. M. Cavaletto) – che hanno messo in luce una sequenza stratigrafica articolata e di grande interesse per la conoscenza della facies medievale della città di Alba.

Sotto l’acciottolato che doveva costituire il piano d’uso più recente collegabile alle strutture della porta, ancora utilizzate anche se parzialmente private del paramento in mattoni sul lato interno, uno strato di riporto copriva la rasatura della volta di una canala, di cui una spalletta risulta tangente la struttura della porta. Si tratta probabilmente di un condotto fognario in uscita che doveva scaricare nel fossato esterno alla cinta; è stato verificato che il condotto risulta quasi coincidente con la prosecuzione di quello romano sottostante il decumano (corrispondente con l’attuale Via Acqui). Il condotto è tagliato e obliterato da una struttura abbastanza poderosa ma costruita a secco, che sembra collegabile a una probabile tamponatura della porta. Quest’ultima è costruita successivamente al muro di cinta medievale, dotato in una prima fase solo di una probabile apertura verso il Cherasca con un piano di calpestio non più conservato allo stato attuale dell’indagine (sono in corso approfondimenti); la porta ha un paramento in mattoni che nello spigolo reimpiegano sesquipedali opportunamente sagomati

Il materiale ceramico, utile per proporre una prima attribuzione cronologica delle strutture messe in luce, purtroppo è molto scarso: è costituito da invetriata tarda (XVII secolo) correlabile al piano in acciottolato e da un frammento di graffita, probabilmente di XV-XVI secolo, riferibile al muro a secco; anche la costruzione della porta è riconducibile, sulla base del materiale ceramico al XV secolo.

Rimane dunque da approfondire con l’avanzamento della ricerca la cronologia ma anche la funzione di alcuni tratti murari emersi durante lo scavo; la presenza del quartiere episcopale può aver giocato un ruolo basilare riguardo la costruzione di edifici e strutture a ridosso o sopra le mura, soprattutto se si considera che spesso i vescovi, sin dall’età carolingia, sono stati promotori della ricostruzione di numerosi circuiti murari urbani, di cui divennero anche proprietari.

 

Alba sotterranea e i Notturni nelle Rocche: premi per gli appassionati!

come riconoscere gli animali dalle tracce

L’associazione Ambiente&Cultura, il museo civico archeologico e di scienze naturali F. Eusebio di Alba e l’Ecomuseo delle Rocche del Roero offrono numerosi momenti di incontro per chi vuole sfruttare al meglio il tempo delle proprie vacanze: “Alba Sotterranea” e i “Notturni nelle Rocche” uniscono le forze e premiano i veri appassionati che decidono di partecipare ad entrambe le manifestazioni!

Infatti, a chi dimostra il proprio entusiasmo, prendendo parte sia alla visita guidata ai resti sotterranei della città romana e medievale sia alle passeggiate serali alla scoperta dei boschi roerini, verrà regalata l’intera collana “I quaderni del giovane naturalista”, preziosi libretti che permettono di conoscere in maniera più approfondita il nostro territorio.

La collana ha come obiettivo quello di avvicinare ragazzi e principianti di tutte le età al multiforme mondo della natura: ogni quaderno, con un linguaggio semplice, ma preciso nello stesso tempo, racconta un aspetto particolare del lavoro del naturalista. Vengono fornite così informazioni utili per poter apprezzare con maggiore consapevolezza l’ambiente che ci circonda: grazie alla guida di questi quaderni finalmente si ha l’occasione per allenare l’occhio alla ricerca delle tracce di animali schivi di cui non si sospetta l’esistenza, fare a gara a chi riconosce per primo un uccello che sfreccia nel cielo, imparare i trucchi del mestiere per collezionare insetti poco conosciuti…

I volumi della collana sono cinque in tutto, ognuno dei quali incentrato su un tema particolare (cliccando sul titolo, puoi visualizzare la scheda tecnica):

  1. Come collezionare gli insetti a cura di Oreste Cavallo.
  2. Come preparare un erbario a cura di Oreste Cavallo.
  3. Come osservare gli uccelli a cura di Giorgio Aimassi.
  4. Come conoscere a montagna a cura di Roberto Cavallo.
  5. Come riconoscere gli animali dalle tracce  a cura di Roberto Ghiglia.

 

come conoscere la montagnaI libri potranno essere ritirati presso il Civico Museo “Eusebio” di Alba, previa la presentazione dei biglietti di partecipazione sia ad Alba Sotterranea sia ai Notturni nelle rocche.

Per maggiori info su “Alba Sotterranea” e sul calendario, i costi  e le modalità di prenotazione clicca qui.

Per maggiori info sui “Notturni nelle rocche” clicca qui.

 

 

 

 

21 marzo: inaugura la mostra Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere.

Una mostra esclusiva di carattere archeologico dal titolo “Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere” approfondisce un tema inedito: l’uso e la diffusione del vino nell’Antico Egitto, tema che unisce la cultura egizia a quella della nostra penisola.

L’esposizione, ideata e curata da Sabina Malgora – archeologa ed egittologa – è ospitata presso la chiesa di S. caliceDomenico ad Alba e offre al pubblico un percorso articolato in cui si ammirano reperti archeologici dal 2686 a.C., la riproduzione in scala reale di una tomba con pitture parietali, un sarcofago con una mummia e la ricostruzione tridimensionale del suo volto, oltre a documenti fotografici.

La rassegna è organizzata dall’Associazione Culturale Mummy Project in collaborazione con il Comune di Alba Assessorato alla Cultura, patrocinata da Regione Piemonte e Provincia di Cuneo e sostenuta da Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Ente Turismo Alba Bra Langhe e Roero, Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco, Consorzio Turistico Langhe e Roero, ACA.

I 50 reperti archeologici esposti risalgono al periodo compreso tra l’Antico Regno e il periodo Romano, e uniti alla documentazione fotografica, descrivono le tematiche della mostra: l’alimentazione, la viticoltura, la vinificazione, l’uso del vino nella mummificazione e la correlazione con il misticismo e le divinità.

Due sezioni speciali approfondiscono la storia e la cultura nell’Antico Egitto.

– La prima è dedicata allo studio della mummia di Epoca Tarda e al suo sarcofago, entrambi provenienti dal osirideMuseo di Merano ed esposti al pubblico per la prima volta. In esclusiva è inoltre presente la ricostruzione forense, ossia la testa a tutto tondo della mummia esposta, di cui si individuano i caratteri somatici grazie al complesso lavoro condotto in questi mesi dall’équipe multidisciplinare italiana Mummy Project. I loro studi, presso i laboratori americani della Pennsylvania, sono stati rivolti all’esame dei dati della tomografia computerizzata e a microanalisi effettuate sulla pelle.

– La seconda sezione avvicina alla vita degli antichi egizi tramite la ricostruzione in scala reale della tomba TT290 di Irynefer con volta a botte (m. 5,10×2,20×2,10), il cui originale si trova a Deir el Medina nel villaggio dove vivevano coloro che costruivano le tombe nella valle dei Re e delle Regine.

All’entrata è raffigurato il dio Anubi in forma di sciacallo che protegge l’ingresso e sulle pareti si osservano diverse scene didascaliche tra cui “la confessione negativa” fatta dal defunto alla presenza di 42 divinità, che formano il tribunale divino presieduto da Osiride, per poter essere ammesso nell’aldilà.

Significative sono le fotografie scattate in Egitto appositamente per l’esposizione, alcune delle quali ritraggono le rappresentazioni parietali della tomba di Nakht, TT52 della necropoli tebana di Sheikh Abd el-Qurna e raffigurano in modo dettagliato momenti di vita legati alla lavorazione della terra; in particolare la raccolta dell’uva e la spremitura, la conservazione del vino nelle anfore e la preparazione di un banchetto con grappoli offerti al defunto. Il vino, elemento simbolico in ambito religioso, era annoverato fra i doni nei corredi funerari, come viene illustrato nella Stele di Senbi (Medio Regno, XII dinastia) presente in mostra.

Tra gli oggetti legati al vino come simbolo di rinascita è esposta la statuetta in bronzo del dio Osiride che rinasce dopo la morte. Inoltre l’imponente scultura di tre metri in quarzo-diorite raffigurante la dea Sekhmet con la testa di leonessa, il cui nome significa “la potente”, ricorda un antico mito dove la dea si ubriacò e si dimenticò di distruggere il genere umano.

Curiosi sono, inoltre, gli elementi per collare usekh in fayence, che, portati da uomini e donne, erano tra gli Parete ovest_Tomba di Nakht_ TT52_Necropoli tebana_di_Sheikh Abd el-Qurna_lancioornamenti personali più diffusi in Egitto; la loro forma a “grappolo d’uva” si ritrova anche in lunghe file di inserti parietali di palazzi e templi, come motivo decorativo a simboleggiare la rigenerazione. In mostra spiccano inoltre una serie di anfore rivestite internamente da materiale impermeabilizzante per conservare il vino, con forme diverse a seconda delle fasi di fermentazione e di invecchiamento.

 

I reperti esposti provengono da tre importanti musei italiani, il Museo Egizio di Torino, secondo di importanzachiesa mondiale dopo il Museo Egizio del Cairo, il Museo di Merano e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

La mostra, con aperture anche serali, si inserisce nel ricco calendario di eventi che caratterizzeranno la primavera di Alba ed è arricchita da eventi collaterali, degustazioni, conferenze, serate di poesia, performance di teatro danza e concerti. Per tutte le info clicca qui

Accompagna l’evento un corposo catalogo edito da Ananke edizioni con testo critico di Sabina Malgora e saggi di importanti studiosi internazionali: Federico Bottigliengo, Alida Dell’Anna, Jonathan Elias, Alessia Fassone, Maria Rosa Guasch-Jané, Maria Cristina Guidotti, Edoardo Guzzon, Patrick McGovern, Gilberto Modonesi, Marco Mozzone, Poo Mu-Chou, Dominic Rathbone.

Il presidente del Comitato d’Onore coinvolto è la Dott.ssa Evelina Christillin. L’esposizione coordinata da Alida Dell’Anna, è stata curata nell’allestimento da Alessandra Chiti con il progetto illuminotecnico di Marco Palandella e Roberto Corradini.

Hanno contributo alla realizzazione gli sponsor: Barolo & Castles Foundation, Pio Cesare, Baratti & Milano, Cassa di Risparmio di Bra, Egea, Labirinto, Accedis.

Coordinate mostra

Titolo: Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere

A cura: Sabina Malgora

Sede: Chiesa di S. Domenico, Alba – Cuneo

Date: 22 marzo – 19 maggio 2014

Inaugurazione: venerdì 21 marzo, ore 17.30

Catalogo Ananke edizioni con testi di Sabina Malgora e AA. VV.

Orari di apertura

da martedì a venerdì: 14.30 – 18.30 (mattina e lunedì su prenotazione)

sabato: 10 – 22 / domenica: 10 – 19

Ingresso mostra

Intero € 5

Scuole elementari e medie € 2 – scuole superiori € 4

Over 70, under 14 € 4 – under 6 gratuito

Soci Touring – con biglietto Castello del Buonconsiglio (TN) € 4

Visita guidata in gruppo su prenotazione € 15

Comulativi con riduzioni:

Museo Eusebio (1 euro anziché 3) per chi presenta il biglietto della mostra

Alba Sotterranea (8 euro anziché 10) per chi presenta il biglietto della mostra

Museo del Vino di Barolo (6 euro) per chi presenta il biglietto della mostra

Castello del Buonconsiglio di Trento per chi presenta il biglietto della mostra

Biglietto ridotto alla mostra per chi presenta il biglietto di: Museo Eusebio, Alba Sotterranea, Museo del Vino di Barolo, Castello del Buonconsiglio di Trento

Info pubblico

per informazioni, prenotazioni e visite guidate (su richiesta con il curatore)

tel. 017335833 – info@ambientecultura.it, mummyproject@libero.it

www.mummyproject.wix.com/eventi

 

per percorsi didattici per bambini, studenti, famiglie e richieste speciali

info@ambientecultura.it, www. ambientecultura.it

 

Ufficio stampa

Irma Bianchi Comunicazione

tel. 02 8940 4694 – cel. 328 5910857

info@irmabianchi.it – skype: irmabianchicomunicazione1

testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it