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HERPEIN. Anfibi e rettili del Piemonte

Natrice dal collare

Da Sabato 29 settembre a domenica 4 novembre il Museo Civico “Federico Eusebio” ospiterà la nuova mostra fotografica “Herpein. Anfibi e rettili del Piemonte”, curata dal fotografo naturalista Paolo Rizzola. 

L’incontro con l’autore Paolo Rizzola che inaugurerà ufficialmente la mostra sarà invece venerdì 28 settembre alle ore 17.00, sempre in museo.

Il fotografo naturalista, inoltre, sarà a disposizione degli interessati per approfondire i contenuti dell’esposizione anche sabato 13 e sabato 20 ottobre, dalle 16.00 alle 19.00.

LA MOSTRA FOTOGRAFICA

L’idea di questa mostra nasce da un recente progetto di ricerca sulle specie erpetologiche presenti sul nostro territorio. L’erpetologia è la scienza che studia rettili e anfibi (dal greco antico “herpein” che significa “strisciare”).

Questi animali risultano spesso di difficile osservazione, schivi e abili nel mimetismo sono un tassello fondamentale del nostro ecosistema, indicatori dello stato di salute del suolo e delle acque, per tradizione soggetti a pregiudizi e superstizioni. La finalità della mostra non è quello di rappresentare il “Nuovo Atlante illustrato della fauna erpetologica Piemontese”, ma bensì valorizzare questo esteso patrimonio biologico-culturale fornendo l’opportunità al grande pubblico di osservare le specie fotografate da Paolo, carpirne i dettagli anatomici e di poterne apprezzare le diversità.

Raganella italiana

Le fotografie immortalano 23 specie di anfibi e rettili nel loro habitat naturale, tra le quali specie molto localizzate e di difficile osservazione, come la Vipera dei Walser scoperta agli inizi del 2016, sopravvissuta alle glaciazioni, che ha trovato rifugio e isolamento geografico in una vallata delle Alpi piemontesi nord-orientali; la Salamandra di Lanza endemica (esclusiva) delle Alpi Cozie o come il Geotritone di Strinati anfibio che vive principalmente in habitat ipogei (grotte).

Le specie che si potranno osservare, visibili nelle fotografie a fianco sono:

Rospo smeraldino italiano

ANFIBI:

Salamandra di Lanza Salamandra lanzai  Nascetti, Andreone, Capula & Bullini, 1988

Salamandra pezzata –Salamandra salamandra (Linnaeus, 1758

Salamandrina di Savi – Salamandra perspicillata (Savi, 1821)

Tritone alpestre – Ichthyosaura alpestris (Laurenti, 1768)

Tritone crestato italiano –Triturus carnifex (Laurenti, 1768)

Geotritone di Strinati – Speleomantes strinatii (Aellen, 1958)

Pelobate fosco italiano – Pelobates fuscus insubricus Cornalia, 1873

Rospo comune – Bufo bufo (Linnaeus, 1758)

Rospo smeraldino italiano – Bufo balearicus (Boettger, 1881)

Raganella italiana – Hyla intermedia Boulenger, 1882

Rana Verde – Pelophylax spp.

Rana agile – Rana dalmatina Bonaparte, 1838

Rana temporaria  – Rana temporaria Linnaeus, 1758

Vipera comune

  • RETTILI:

Orbettino – Anguis veronensis (Linneo, 1758)

Lucertola muraiola – Podarcis muralis (Laurenti 1768)

Ramarro occidentaleLacerta bilineata (Daudin, 1802)

Colubro di Riccioli Coronella Girondica (Daudin, 1803)

Natrice dal Collare – Natrix natrix (Linnaeus, 1758)

Natrice Tassellata – Natrix tessellata (Laurenti, 1768)

Biacco – Hierophis viridiflavus (Lacépède, 1789)

Saettone – Zamenis longissimus (Laurenti, 1768)

Vipera ComuneVipera Aspis (Linnaeus, 1758)

Vipera dei Walser – Vipera walser (Ghielmi, Menegon, Marsden, Laddaga, Ursenbacher, 2016).

Il visitatore potrà integrare la visita alla mostra fotografica con la visita alla sezione di scienze naturali del museo civico F. Eusebio.

IL FOTOGRAFO

Paolo Rizzola, classe 1982, è un fotografo naturalista con diverse mostre naturalistiche all’attivo, alcune pubblicazioni su riviste del settore, più volte finalista in alcuni dei più prestigiosi concorsi fotografici europei e 3° posto al concorso naturalistico francese Festival de l’Oiseau et de la Nature 2018. Sposato, padre di due figli con i quali condivide la passione per la natura,  si è avvicinato alla fotografia naturalistica circa otto anni fa, potendo così unire alla sua passione per la fotografia, quella per la natura, coltivata fin da bambino. Paolo ci spiega: “Sto cercando di trasmettere il rispetto per ogni forma di vita ai miei figli, che mi rendono orgoglioso ogni volta che riconoscono una specie di animale o fiore senza chiamarlo genericamente “rana” o “fiorellino”, o durante le uscite domenicali, capita che mio figlio maggiore voglia fotografare al posto mio e sorreggendo la pesante attrezzatura, tutto tremante cerchi di scattare qualche immagine“.

Negli ultimi due anni ha partecipato a progetti di ricerca e salvaguardia delle specie anfibie nell’Astigiano e nel Cuneese, studiando la ricca biodiversità del territorio nell’intento di sensibilizzare le persone sull’importanza di custodire al meglio questo patrimonio di vita. Nella fotografia naturalistica vede un modo per accrescere le proprie conoscenze e per migliorarsi: da autodidatta ha studiato ogni singola specie che si apprestava a fotografare per poterla ritrarre al meglio nel suo habitat.

<La fotografia mi aiuta anche a combattere lo stress: per me non c’è nulla di meglio dell’istante in cui inquadro nel mirino della reflex il soggetto tanto agognato e mi rendo conto che sarà un’ottima immagine, magari dopo aver affrontato una levataccia e qualche chilometro di camminata in zone impervie>.

La mostra sarà visitabile, inclusa nel biglietto di ingresso, durante l’orario di apertura del Museo: dal Martedì al Venerdì 15.00-18.00; Sabato, Domenica e festivi 10.00-13.00 e 15.00-19.00.

Il Museo Civico è anche tappa conclusiva dei tour archeologici di Alba Sotterranea, il cui biglietto include quello del museo civico.

Durante la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba (dal 6 ottobre al 25 novembre) le possibilità di visita si moltiplicano, ogni week end con turni al mattino e al pomeriggio (per info e prenotazioni clicca qui e scegli la data di tuo interesse).

Progetto Orgéres: intervista alla docente Lebole Chiara Maria

Dal 20 ottobre, è allestita presso il museo civico archeologico “Federico Eusebio” la mostra “Archeologia ad Orgéres”, un esempio di archeologia pubblica che concorre allo studio e alla valorizzazione dell’archeologia medievale e della tradizione gastronomica, grazie al lavoro di esperti docenti universitari, di volenterosi e capaci studenti e ai mezzi messi a disposizione da soggetti pubblici e privati.

La docente Lebole C.M, durante la conferenza di presentazione, in sala Vittorio Riolfo

Tale esposizione è stata prorogata fino a domenica 25 febbraio. Di seguito, un’intervista alla responsabile del progetto, Lebole Chiara Maria, docente di archeologia medievale e metodologie della ricerca archeologica presso l’Università di Torino

Perché il progetto “Archeologia ad Orgéres” può essere definito un progetto di archeologia pubblica?

Il Progetto Orgères è un progetto di ricerca (nasce da una convenzione tra il Dipartimento di Studi Storici-UniTO, C.M. Lebole e G. Di Gangi e la Soprintendenza Archeologica della Regione Valle d’Aosta,G. Sartorio e A. Sergi) e di didattica, parte integrante del programma di formazione degli studenti del Corso di Laurea in Beni Culturali, nei quali è prevista una parte dedicata alla divulgazione dei dati di scavo. Questo avviene attraverso molte iniziative – concordate con il Comune di La Thuile ed il Consorzio Operatori Turistici – che coinvolgono un pubblico estremamente eterogeneo con particolare attenzione per i bambini di età scolare: visita ed attività pratiche sul cantiere archeologico, archeologia sperimentale, aperitivi con gli archeologi, conferenze etc. Inoltre, è stata allestita la mostra “Archeologia ad Orgères. La Thuile (Valle d’Aosta) esposta, nell’autunno 2017, al Museo Traversa di Bra (grazie alla direttrice dott.ssa G. Cravero) in occasione di Cheese ed al Museo F.Eusebio di Alba (grazie alla direttrice dott.ssa L. Albanese e all’associazione Ambiente & Cultura) nel periodo della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba. All’esposizione è stata abbinata una conferenza sulle abitudini alimentari nel medioevo seguita da una degustazione del Bleu d’Aosta selezione Cave d’Orgères.

Quali sono stati gli ostacoli principali che ha dovuto fronteggiare per realizzare questo progetto?

Il progetto di archeologia pubblica è iniziato nel 2016, quando lo scavo ha iniziato a prendere forma. Orgères si trova presso La Thuile e nelle vicinanze della strada che porta al valico del Piccolo San Bernardo con scenari naturali di rara bellezza che rappresentano una indiscutibile attrattiva turistica. Il problema principale è stato quello legato alla comunicazione cioè a far comprendere al pubblico quali erano i nostri intenti e, soprattutto, metterci “in concorrenza” con le escursioni in montagna. Il risultato è stato soddisfacente e, nell’estate del 2017, le iscrizioni alle attività archeologiche sono aumentate dimostrando il reale interesse per un turismo culturale di buona qualità.

Alcuni visitatori dell’esposizione

Come siete riusciti a sopperire alla mancanza di fondi pubblici per la realizzazione del progetto?

Tutte le attività sono state sostenute economicamente da tre attori: il Comune di La Thuile ha sempre contribuito al mantenimento, durante le tre settimane di scavo archeologico, del gruppo di ricerca, un supporto fondamentale per poter gestire sia l’attività sul campo sia quella legata alla divulgazione; altri fondi sono stati reperiti grazie a due campagne di crowdfunding realizzate dagli studenti del Progetto Orgères ed alla vendita, ad offerta libera, di gadget durante le varie attività di archeologia pubblica; nel 2017 abbiamo avuto il sostegno della Centrale Laitière de la Vallée d’Aoste che ha prodotto il Bleu d’Aoste selezione Cave d’Orgères legando questo prodotto caseario all’economia di valle ben attestata attraverso le fonti documentarie ed i dati di scavo quali un ambiente datato al XIV-XV sec. adibito a ricovero per animali ed i risultati delle analisi archeozoologiche.

Nell’immaginario collettivo, l’archeologia viene spesso accostata al passato greco-romano o al mondo egizio. Per quali ragioni, secondo lei, l’archeologia medievale meriterebbe maggiore considerazione e attenzione?

Per poter comprendere meglio il nostro presente, perché il medioevo è un periodo storico tangibilmente visibile sul nostro territorio: il paesaggio archeologico in cui sono inseriti i castelli, i monasteri, le chiese, le città è parte integrante della nostra quotidianità. Non solo. Il medioevo ci ha trasmesso abitudini produttive, artigianali, musicali, linguistiche e molte situazioni politiche che oggi leggiamo sulle cronache dei quotidiani hanno origine nel medioevo. Infine, non dimentichiamo le tradizioni alimentari ed il piacere del convivio