
Il presidente dell’Associazione “Amici del Museo F. Eusebio” di Alba, Luciano Giri, invita alla mostra temporanea Minerali della Provincia di Cuneo che si terrà dal 18 novembre 2016 al 17 aprile 2017 presso il Museo civico “Federico Eusebio” nella sala “Luciano Maccario”.

La vetrina mineralogia della collezione Giampaolo Piccoli
La mostra vuole offrire un contributo alla conoscenza della mineralogia non soltanto rivolto a specialisti, ma presentato con intenti divulgativi pur mantenendo un rigore scientifico.
Sarà un’occasione per ripercorrere la storia dell’associazione “Amici del Museo F. Eusebio” nel campo della mineralogia locale e il suo contributo attraverso la pubblicazione di volumi dedicati.
L’esposizione, realizzata grazie ad un gruppo qualificato di ricercatori locali, vuole ricordare il ventennale dalla scomparsa di Gian Paolo Piccoli, membro dell’associazione fin dalla sua fondazione.

I minerali, i fiori delle miniere
La mostra verterà su quattro tematiche principali, ciascuna delle quali avrà uno spazio fisico definito ed identificabile:
1) Come si presentano nella nostra Provincia, sotto forma di minerali, i principali elementi chimici che costituiscono il territorio in cui viviamo.
Nelle vetrine centrali saranno disposti i campioni raggruppati per elemento chimico: calcio, carbonio, silicio, ferro, rame, piombo, arsenico, magnesio, alluminio, manganese, sodio, cloro, potassio, ecc., con la possibilità di dare più spazio a quelli più rappresentati.
A titolo di esempio, al manganese potrebbe essere dedicata un’intera vetrina, per la diffusione in provincia di specie contenenti tale elemento.
2) In un lato della sala saranno collocate su tavolini le quattro vetrine “a tema”:
l’uranio, con l’illustrazione delle ricerche di Madame Curie a Lurisia e con le conseguenti applicazioni. Si esporranno campioni dei minerali (autunite, torbernite, ecc.) dell’area monregalese contenenti uranio.
i granati piropi di Brossasco e Martiniana Po, che rappresentano un ritrovamento che negli anni ’80 ha portato alla revisione delle teorie sull’orogenesi alpina, elaborate da studiosi francesi sulla base dell’analisi dei minerali inclusi in questi granati.
la pietra verde, che rappresenta un’importante testimonianza antropologica di un materiale che, proveniente dalla Valle Po, veniva lavorato anche in una fornace scoperta nella zona di Corso Langhe, per essere poi diffuso in tutta Europa, come dimostrano i ritrovamenti avvenuti in località distribuite su tutto il continente.
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Grandaite
i “minerali tipo” della provincia di Cuneo. Si tratta delle nuove specie mineralogiche trovate in provincia, a cominciare dalla grandaite, il cui nome fa riferimento alla “provincia granda”, frutto del lavoro di ricerca di Gian Carlo Piccoli. Negli ultimi 30 anni sono una decina ed altre sono in corso di studio (alcune con una procedura di riconocimento avanzata).
3) Sezione dedicata alla cartellonistica che illustrerà, con schede ma soprattutto con immagini, il mondo mineralogico del nostro territorio. In questo settore sarà inserito il ricordo di Gian Paolo Piccoli ed il percorso degli “Amici del Museo Eusebio”.
4) Allestimento di un tipico giacimento, composto da una grande fotografia e da reperti.
La mostra che sarà allestita interamente con materiale non esposto in Museo, in modo da lasciare intatta la collezione “Gian Paolo Piccoli” ospitata dalle vetrine site al primo piano, che pure contiene importanti reperti che rientrano in pieno nel tema della mostra.
La mostra sarà allestita nella Sala Maccario, con i seguenti obiettivi:
– offrire un contributo alla conoscenza di un aspetto naturalistico, la mineralogia, non rivolto agli specialisti, ma presentato con intenti divulgativi e didattici presentati con rigore scientifico
– ricordare la figura di Gian Paolo Piccoli, uno dei promotori del gruppo di appassionati che ha contribuito alla realizzazione del Museo e alla nascita della nostra associazione, nel ventesimo anniversario della scomparsa
– rappresentare il percorso dell’associazione nel campo della mineralogia locale (provinciale e regionale), svolto soprattutto grazie al lavoro di ricerca di Gian Carlo Piccoli, iniziato 15 anni fa con la pubblicazione del volume “Minerali delle Alpi Marittime e Cozie – Provincia di Cuneo”, che ha portato ad una serie di apprezzate iniziative editoriali.
Parallelamente all’esposizione, saranno organizzate iniziative complementari in collaborazione con la direzione del Museo e l’Associazione “Ambiente & Cultura” quali serate sul tema e visite scolastiche corredate da laboratori didattici. Per scoprire l’offerta didattica per le scuole clicca qui, per conoscere tutti gli eventi programmati consulta questa sezione; invece se vuoi essere aggiornato periodicamente sulle attività in agenda, iscriviti alla nostra newsletter
Intervista a Gianmarco Gastone. “Costa campana e Siqilliyya: Status quaestionis”
/in Viaggi & MiraggiChe cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme.
Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.
Non un mare, ma un susseguirsi di mari.
Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre…
un crocevia antichissimo.
Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia:
bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere (F. Braudel)
In generale qual è il tuo progetto di ricerca e perché lo hai scelto?
Il progetto di ricerca ha essenzialmente tentato di fornire una risposta ad una domanda storiografica:
“Può l’archeologia – con i metodi che le sono propri – contribuire alla ricostruzione della vicenda della presenza islamica sulla costa campana nei secoli altomedievali?”
Porsi questa domanda significava da parte mia operare una sorta di rovesciamento. Infatti, sull’onda di alcuni nuovi studi storiografici, anziché analizzare i processi storici di questa regione dal continente, ho adottato sin dall’inizio una prospettiva mediterranea, un aspetto che, paradossalmente, è stato molto spesso sottovalutato da pur insigni studiosi. Ponendo in rilievo la dimensione mediterranea di città come Napoli o Salerno, non potevo non incontrare individui di fede islamica, i dominatori del Mediterraneo centrale tra l’VIII e l’XI secolo. In questi secoli, calato verticalmente in quello che era stato il mare nostrum romano, il Mezzogiorno è terreno di scambi, rapporti, integrazioni e scontri tra popolazioni estremamente differenti per lingua, fede, tradizioni e stili di vita: vi si potevano incontrare latini (la maggior parte), greci, ebrei, armeni, islamici. All’interno di quest’ultimo insieme vi si potevano individuare andalusi, greci divenuti musulmani, nordafricani e, soprattutto, siciliani, provenienti da un’isola che in questo periodo era musulmana. Uno dei motivi principali che mi ha spinto ad affrontare questo tema è anche la mia passione per la civiltà mediterranea – dalle sue espressioni più antiche a quelle più recenti – oltre che per la cultura napoletana. Questo motivo di interesse è ben sintetizzato dalle parole di Braudel. Ho ricevuto un aiuto fondamentale nella realizzazione di questo progetto e nella coltivazione di questa mia passione anche dalle suggestioni e dai suggerimenti della mia docente relatrice Lebole Chiara Maria, che mi ha accompagnato in questi sei anni.
Siamo purtroppo abituati a vedere la civiltà islamica in contrapposizione violenta alla nostra, anche in termini di narrazione e ricerca storica… solo guerra e saccheggi o c’è stato altro?
Numerosi furono gli scontri ma altrettanto lo furono gli incontri. Furono i cronisti cristiani dell’epoca e gli studiosi, anche prestigiosi, che si sono interessati a queste vicende dal XIX secolo a questa parte a creare quello che viene chiamato “il paradigma della scorreria”: l’idea secondo la quale i rapporti tra Cristiani e “Saraceni” fossero caratterizzati esclusivamente da episodi bellici. Gli ultimi studi storiografici – basati su fonti in lingua latina, greca e araba – e anche il mio studio archeologico parlano anche di altro. Commerci e scambi tra terra campana e Sicilia islamica non mancarono: ho avuto la possibilità di studiare anfore palermitane ritrovate nei pressi di Salerno. Le anfore non erano altro che quei contenitori dentro cui veniva versato il prodotto da vendere nelle diverse città mediterranee. Essendo vasi dall’imboccatura stretta, dovevano contenere liquidi: vino (anche se la Sicilia era islamica non ci si esime dal produrlo e consumarlo), sciroppo di canne da zucchero ma anche pesce salato. Non solo episodi bellici quindi, ma anche scambi. Consideriamo inoltre che il grande mondo islamico aveva forte bisogno di legno, decisamente poco abbondante in Nordafrica. Esso doveva essere comprato e spesso i manti boschivi del Cilento, oltre che della Sicilia, potevano sopperire a questa mancanza: ricordiamoci che il legno era fondamentale per la costruzione delle navi e nell’architettura… Anche se non l’ho studiata in maniera specifica, il ruolo di Amalfi fu importante in questi rapporti: segnalo l’attività del Centro di Cultura e Storia Amalfitana il cui presidente Michele Cobalto mi ha appoggiato nella realizzazione di questo progetto di ricerca, sia nella biblioteca amalfitana che via e-mail.
Qual è la scoperta che più ti ha emozionato?
Nonostante l’importanza delle anfore, la scoperta che maggiormente mi ha colpito è stata la tomba islamica trovata nel 2015 in piazza Municipio, non lontana dal centro cittadino. Allo stato attuale delle conoscenze, costituisce la prima tomba islamica medievale ritrovata nell’Italia peninsulare. Non ci è rimasto il suo nome, né una parte del corredo, né una parte degli abiti… Come si fa a capire che questo individuo era musulmano? Per l’orientamento del corpo e la posizione: era sepolto sul fianco destro, con il viso e il corpo orientati verso La Mecca. Il ritrovamento di una sepoltura è solo un primo tassello per ricostruire la presenza di persone musulmane nel Mezzogiorno nel medioevo. Risulta però interessante notare che la sua presenza doveva presuppore un qualcuno che sapesse officiare il rito funerario islamico, molto articolato. A questa tomba si aggiungono i monumenti funerari in caratteri cufici conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, datati però tra X e XI secolo e di provenienza incerta. Segnalo la gentilezza della funzionaria della Soprintendenza Archeologica di Napoli, Vittoria Carsana: è stata lei a segnalarmi questo ritrovamento, da lei stessa effettuato.
In generale quali sono i ritrovamenti archeologici che meglio funzionano da indicatori risolutivi per quello che riguarda il dibattito storico?
Dal punto di vista storico, i migliori indicatori in questa ricerca sono costituiti dalle anfore, chiara prova dei commerci che dovevano legare Campania cristiana e Sicilia islamica, e dalla tomba, prova significativa dell’effettiva presenza di musulmani nella Napoli di IX secolo. I reperti storico-artistici come gli elementi architettonici sono invece di più difficile interpretazione, anche se più appaganti da un punto di vista estetico: il linguaggio dell’immagine si presta a infinite interpretazioni e, in più, essi sono stati ritrovati in contesti non archeologici, ancora più difficilmente analizzabili. Le prove archeologiche sono però ancora insufficienti per delineare delle conclusioni definitive. Detto ciò, la costruzione della metropolitana e i numerosi restauri in corso a Napoli permettono l’avanzare degli scavi archeologici. Inoltre, mancano ancora studi approfonditi a livello di toponomastica, urbanistica, oltre che ad un confronto con gli scavi in Provenza, significativi a livello storico per ricostruire legami tra Sud e Nord del Mediterraneo che non ci aspetteremmo per un periodo considerato erroneamente oscuro come l’Alto Medioevo.
Discussione della tesi davanti alla commissione
Arborea. I monumenti vegetali di Federica Galli & Beth Moon
/in Ambiente, Arte & LetteraturaHa inaugurato ieri, venerdì 16 dicembre 2016, la mostra Arborea. I monumenti vegetali di Federica Galli & Beth Moon al MUSE di Trento.
Pannelli introduttivi
Due artiste e due mezzi espressivi diversi: l’uso del bianco e nero nella fotografia e il tratto delle acqueforti descrivono la bellezza formale e la potenza degli alberi “monumentali”.
Pannelli e opere esplicativi delle tecniche dell’acquaforte e della stampa al platino-palladio
Questa la doppia personale di Federica Galli e Beth Moon che il Museo delle Scienze di Trento (progettato dall’architetto genovese Renzo Piano) accoglie dal 16 dicembre 2016 al 12 febbraio 2017.
La mostra nasce da un progetto della Fondazione Federica Galli di Milano – istituzione nata per volere testamentario dell’artista cremonese, esponente di spicco dell’arte incisoria italiana che ha fatto del segno e della natura i suoi tratti distintivi – e vede dialogare i monumentali alberi incisi ad acquaforte dalla Galli (Soresina, 1932-Milano, febbraio 2009) con i colossi naturali fotografati dalla Moon (Neenah, 1956), che li eterna attraverso la particolare tecnica della stampa al platino palladio.
Tempo, memoria e natura sono i temi centrali delle loro opere, un poetico filo conduttore che unisce tutti i più importanti “monumenti verdi” esistenti al mondo testimoniandone l’incredibile ricchezza naturale.
Chiome scheletriche o rigogliose, rami lunghissimi e tentacolari, fusti esili o possenti, cortecce lisce o rugose catturano lo sguardo di grandi e piccini per raccontare, silenziosamente, aneddoti, folklori e storie secolari.
A guidare il visitatore nell’affascinante e labirintico allestimento realizzato dall’architetto Michele Piva un percorso obbligato all’interno di una sorta di bosco che, come una madre, lo avvolge e lo abbraccia ricordandogli il proprio posto nell’universo.
Suggellano l’esposizione un ritratto di Federica Galli realizzato dal grande maestro Gianni Berengo Gardin e un testo critico di Tiziano Fratus, poeta e scrittore bergamasco, inventore dell’“alberografia”, un processo di mappatura ideale delle specie arboree che lo ha portato a pubblicare una serie di opere legate alla natura, all’identità e agli alberi monumentali. Nel suo excursus narrativo, Fratus ci conduce alla scoperta dei grandi polmoni verdi dell’arco alpino, ripercorrendo, regione per regione, le foreste “scolpite dal gelo, segnate e incise dal dio dei fulmini”, e identificando l’albero con “la macchina che Madre Natura ha progettato per superare i secoli e i limiti che mammiferi, rettili e altri abitanti mobili e migranti del pianeta non possono varcare”.
Allestimento della mostra
Allestimento a cura dell’architetto Michele Piva
Con la collaborazione della Galleria PH Neutro di Pietrasanta e il coordinamento della dottoressa Giulia Grassi.
Brochure con testo di Tiziano Fratus
MUSE – Museo delle Scienze di Trento, Corso del Lavoro e della Scienza 3, 38122 Trento
Aperto da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00, sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00.
Ingresso (compreso nel costo del biglietto): intero € 10,00, ridotto € 8,00
Tel. +39.0461.270311
museinfo@muse.it
www.muse.it
La bottega del gioielliere longobardo 10 dicembre 2016
/in Archeologia & Storia, Arte & LetteraturaUn prototipo di collana in stile longobardo
Sabato 10 dicembre a partire dalle ore 15:30 il Museo civico “F. Eusebio” ospiterà “La bottega del gioielliere longobardo“, un laboratorio creativo di produzione di monili, collane o orecchini in stile longobardo, ispirati cioè a ritrovamenti di gioielli di dame longobarde ritrovate sul territorio della provincia, in particolare la necropoli di Sant’Albano Stura (per approfondire clicca qui).
Il modello, il reperto del corredo della tomba femminile, e il monile prodotto che ne riprende lo stile
L’attività è a numero chiuso (massimo 8 -10 partecipanti) per prendervi parte sarà necessaria una prenotazione (obbligatoria e da effettuarsi entro il giorno precedente) e un piccolo contributo di 5 euro a copertura del materiale messo a disposizione per la creazione del proprio monile.
A seguire, per chi lo desidera, a partire dalle ore 18:00 circa si terrà l’approfondimento “Gioielli e moda tra i Longobardi” e l’evoluzione del gusto per quanto riguarda sia la gioielleria che più in generale il costume nei primi secoli del Medioevo. Il seminario di approfondimento è invece a ingresso libero, aperto a tutti e non necessita di prenotazione.
L’attività della Bottega prende inizio con una breve visita introduttiva alla sezione di archeologia romana del Museo, con l’osservazione di repert
i pertinenti all’ambito della “gioielleria” di corredi funerari romani e tardoantichi, e prosegue poi co
n una sintetica presentazione sull’oreficeria e sui monili longobardi, a partire dai ritrovamenti di zona (provenienti dalla Necropoli di Sant’Albano Stura) per arrivare a una visione più ampia sui resti di altri siti italiani.
Segue il laboratorio manuale di riproduzione di gioielli in stile longobardo che permetterà di cimentarsi concretamente nell’affascinante lavoro artigianale del gioielliere, con la realizzazione da parte dei partecipanti di collane polimateriche e orecchini con pendenti che potranno essere portati a casa. La durata della bottega è di circa due ore. Segue alle 18.00 circa l’approfondimento sulla moda altomedievale, facoltativo per i partecipanti alla bottega ed aperto a chiunque si voglia aggiungere, a ingresso libero e senza prenotazione.
Riproduzioni di collane simili a due rinvenute a S. Albano Stura sono in vendita presso il Museo, comprese in un “pacchetto” che include anche il libro “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica“. Un’idea per un regalo di Natale speciale che i partecipanti all’evento potranno acquistare a 18€ anziché 20€. Per ulteriori informazioni sul pacchetto “Ornamenta: Libro & Collana” clicca qui.
Per riservare la propria partecipazione invece alla Bottega del Gioielliere longobardo la prenotazione è obbligatoria ed occorre compilare il seguente modulo.
Prenotazione - eventi & itinerari
ATTENZIONE: SE NON SI VIENE INDIRIZZATI SULLA PAGINA DI RINGRAZIAMENTO LA PRENOTAZIONE NON E' ANDATA A BUON FINE. Compila questo modulo per prenotare un evento.
“Ornamenta: Libro & Collana”. Gioielli longobardi per Natale
/in museo F. Eusebio di AlbaUn prototipo di collana in stile longobardo
Quest’anno per Natale il Museo civico propone un’idea insolita come regalo: un “pacchetto” composto da un libro sui gioielli antichi e una collana ispirata all’antichità barbarica.
Il libro è un’edizione del Museo “F. Eusebio” stesso, “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica“, mentre la collana polimaterica – realizzata con vaghi in vetro, legno, perle di fiume, ametiste, cristalli, agate e resine – riprende una di quelle ritrovate nella necropoli longobarda di Sant’Albano Stura le cui immagini sono riportate nell’agile libretto incluso nella confezione regalo.
Pacchetto regalo con libro “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica” + collana
Le tipologie di collane riprodotte e proposte sono due: “Teodolinda” e “Gundeperga“. I nomi si legano alla famosa regina dei Longobardi (vedova di Autari e poi moglie di Agilulfo, duca di Torino) e a sua figlia perché queste due collane si ispirano a due reperti che si è supposto potessero essere di due donne (una adulta e una bambina o adolescente) forse imparentate tra loro (per approfondimenti clicca qui. Se invece vuoi vedere altre fotografie in alta risoluzione delle collane clicca qui). Lo stesso tema sarà al centro dell’evento “La bottega del gioielliere longobardo” di sabato 10 dicembre, accessori simili saranno riprodotti nel corso del laboratorio pratico e l’argomento sarà più diffusamente trattato durante il pomeriggio e in particolare nel corso dell’approfondimento “Gioielli e moda tra i Longobardi”.
Collana “Gundeperga” ispirata a quella rinvenuta nella tomba 36 di S. Albano Stura
Collana “Teodolinda” ispirata a quella rinvenuta nella tomba 479 di S. Albano Stura
I pacchetti regalo sono in vendita a 20€ in numero limitato presso il bookshop del Museo Eusebio, ma si possono anche ordinare mandando una mail a info@ambientecultura.it indicando il proprio nome, un numero di telefono di riferimento, la tipologia di collana desiderata e la data entro cui la si vorrebbe.
Donne venute da lontano. Gioielli di dame longobarde
/in Archeologia & Storia, UncategorizedOrecchini pendenti, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.
Come tutti i popoli cosiddetti “barbari” i Longobardi amavano ostentare i propri gioielli e oggetti di oreficeria in genere. Molteplici erano gli accessori impiegati dal gentil sesso a differenti scopi. Tra i più frequenti vi erano le fibule, in argento dorato o decorate a cloison, portate a coppie: una prima coppia più piccola, a ‘S’, veniva adoperata per chiudere il mantello, mentre una seconda più grande, a staffa, era puntata su nastri che scendevano dalla cintura; a seguito dell’influenza romano-bizantina le fibule a ‘S’ furono sostituite da quelle a disco. Significativo è notare che un esemplare rinvenuto “in zona”, la Fibula a ‘S’ proveniente dalla tomba 479 della necropoli di Sant’Albano Stura, era indossato singolarmente e forse di traverso, come indicherebbero i due pendenti con vaghi di vetro e di bronzo. Questa particolarità può testimoniare l’influenza degli usi mediterranei che impiegavano spille a forma circolare, spesso con pendenti, portati al centro e quindi una fase di passaggio nella “moda” longobarda.
Nel loro precedente stanziamento in Pannonia le donne longobarde non usavano né orecchini, né braccialetti, né anelli (se non quelle di origine germanica o romana), mentre l’uso delle collane di perle era diffuso, ma non in maniera ostentata. Giunte in Italia assunsero aspetti del costume locale e, affascinate dalla moltitudine di gioielli, iniziarono a portare anche orecchini, realizzati secondo le tecniche della metallurgia longobarda, e bracciali, alla maniera delle collane che, per lo stesso motivo, divennero molto più frequenti.
Collane, fine VI-inizio VII sec., Torino, Museo di Antichità.
Fibule a ‘S’, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.
Peculiarità delle collane era la “polimatericità”: i vaghi che le costituivano potevano
Collana, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.
essere in pasta di vetro, cristallo, ambra, corallo, di perle, di ametiste e altre pietre dure; potevano poi essere arricchite con pendagli d’oro, d’argento o di bronzo e a volte persino vecchie monetine romane forate.
Nella stessa tomba di Sant’Albano Stura prima citata è stata ritrovata anche una collana con grani di pasta vitrea opacizzata e colorata in verde, giallo, bianco e rosso, mentre una collana di dimensioni minori – che si presume essere di una bambina, forse la figlia – è stata rinvenuta in una tomba vicina.
La pasta di vetro era il materiale primario nei monili ed era apprezzato perché conferiva un’accentuata policromia, caratteristica fondamentale e costante della gioielleria longobarda che si ritrova anche nelle spille o negli orecchini grazie alla presenza di gemme diverse dai colori molteplici.
Collana, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.
Tratto da “Donne venute da lontano. Monili femminili dalla necropoli longobarda di S. Albano Stura“, Caterina Giostra, in “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica“, a cura di Maria Cristina Preacco e Luisa Albanese, 2011. (Per informazioni sul libro clicca qui).
Lezione recitata “La scoperta dell’antichità dell’uomo” 14 novembre 2016
/in museo F. Eusebio di AlbaLunedì 14 novembre alle 18.30 al Museo civico “F. Eusebio” in Sala Maccario Lezione recitata “La scoperta dell’antichità dell’uomo”.
Per maggiori dettagli sull’evento <a href=”http://ambientecultura.it/4759/lunedi-14-novembre-lezione-recitata-la-scoperta-dellantichita-delluomo/” target=”_blank” rel=”noopener”>clicca qui</a>.
L’evento è gratuito ad offerta libera per l’acquisto del materiale per le attività didattiche.
La prenotazione è consigliata, per prenotare compila il modulo sottostante.
Prenotazione - eventi & itinerari
ATTENZIONE: SE NON SI VIENE INDIRIZZATI SULLA PAGINA DI RINGRAZIAMENTO LA PRENOTAZIONE NON E' ANDATA A BUON FINE. Compila questo modulo per prenotare un evento.
“La scoperta dell’antichità dell’uomo”. Lezione recitata
/in Archeologia & StoriaL’attore Marco Gobetti
Si svolgerà lunedì 14 novembre alle 18.30 presso la Sala Maccario del Museo civico “F. Eusebio” di Alba la replica della Lezione recitata, “La scoperta dell’antichità dell’uomo“, andata precedentemente in scena per due classi del Liceo classico “G. Govone” giovedì 13 ottobre. L’argomento della speciale performance e la gradevolezza dell’interpretazione ci ha spinto a chiedere di poter bissare l’interpretazione del testo a metà tra il teatrale e lo storico-scientifico.
L’evento questa volta sarà aperto a tutti, ad ingresso gratuito con offerta libera destinata all’acquisto di materiali di consumo per l’attività didattica del museo.Ma qual è l’argomento di questa lezione/spettacolo?
Fonte dal sito https://lezionirecitate.wordpress.com/
La durata dello spettacolo è di circa un’ora, a seguire sarà possibile un breve momento di dibattito.
Testo di Valentina Cabiale
Regia e recitazione di Marco Gobetti
Supervisione scientifica di Piero Damarco (Museo Paleontologico Territoriale dell’Astigiano), Daniele Ormezzano (Museo Regionale di Scienze Naturali), Francesco Scalfari (Polo Universitario di Asti Studi Superiori)
Organizzazione e promozione: Parco Paleontologico Astigiano
Realizzazione: Associazione culturale Compagnia Marco Gobetti
Selezione immagini in collaborazione con: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
E con la collaborazione di: UNIASTISS (Polo Universitario Asti Studi Superiori) e Progetto culturale della Diocesi di Asti
Patrocinio di: Presidenza del Consiglio Regionale del Piemonte
Charles Darwin
L’incontro, che prevede una riflessione sull’origine dell’essere umano, grazie al taglio divulgativo che una recita permette di dare ben si presta alla realizzazione di un evento aperto a tutti per approfondire un tema poco conosciuto ma di estrema importanza.
Per Ulteriori informazioni clicca qui.
I MINERALI DELLA PROVINCIA DI CUNEO
/in Ambiente, News per le scuoleLa vetrina mineralogia della collezione Giampaolo Piccoli
La mostra vuole offrire un contributo alla conoscenza della mineralogia non soltanto rivolto a specialisti, ma presentato con intenti divulgativi pur mantenendo un rigore scientifico.
Sarà un’occasione per ripercorrere la storia dell’associazione “Amici del Museo F. Eusebio” nel campo della mineralogia locale e il suo contributo attraverso la pubblicazione di volumi dedicati.
L’esposizione, realizzata grazie ad un gruppo qualificato di ricercatori locali, vuole ricordare il ventennale dalla scomparsa di Gian Paolo Piccoli, membro dell’associazione fin dalla sua fondazione.
I minerali, i fiori delle miniere
La mostra verterà su quattro tematiche principali, ciascuna delle quali avrà uno spazio fisico definito ed identificabile:
1) Come si presentano nella nostra Provincia, sotto forma di minerali, i principali elementi chimici che costituiscono il territorio in cui viviamo.
Nelle vetrine centrali saranno disposti i campioni raggruppati per elemento chimico: calcio, carbonio, silicio, ferro, rame, piombo, arsenico, magnesio, alluminio, manganese, sodio, cloro, potassio, ecc., con la possibilità di dare più spazio a quelli più rappresentati.
A titolo di esempio, al manganese potrebbe essere dedicata un’intera vetrina, per la diffusione in provincia di specie contenenti tale elemento.
2) In un lato della sala saranno collocate su tavolini le quattro vetrine “a tema”:
Grandaite
i “minerali tipo” della provincia di Cuneo. Si tratta delle nuove specie mineralogiche trovate in provincia, a cominciare dalla grandaite, il cui nome fa riferimento alla “provincia granda”, frutto del lavoro di ricerca di Gian Carlo Piccoli. Negli ultimi 30 anni sono una decina ed altre sono in corso di studio (alcune con una procedura di riconocimento avanzata).
3) Sezione dedicata alla cartellonistica che illustrerà, con schede ma soprattutto con immagini, il mondo mineralogico del nostro territorio. In questo settore sarà inserito il ricordo di Gian Paolo Piccoli ed il percorso degli “Amici del Museo Eusebio”.
4) Allestimento di un tipico giacimento, composto da una grande fotografia e da reperti.
La mostra che sarà allestita interamente con materiale non esposto in Museo, in modo da lasciare intatta la collezione “Gian Paolo Piccoli” ospitata dalle vetrine site al primo piano, che pure contiene importanti reperti che rientrano in pieno nel tema della mostra.
La mostra sarà allestita nella Sala Maccario, con i seguenti obiettivi:
– offrire un contributo alla conoscenza di un aspetto naturalistico, la mineralogia, non rivolto agli specialisti, ma presentato con intenti divulgativi e didattici presentati con rigore scientifico
– ricordare la figura di Gian Paolo Piccoli, uno dei promotori del gruppo di appassionati che ha contribuito alla realizzazione del Museo e alla nascita della nostra associazione, nel ventesimo anniversario della scomparsa
– rappresentare il percorso dell’associazione nel campo della mineralogia locale (provinciale e regionale), svolto soprattutto grazie al lavoro di ricerca di Gian Carlo Piccoli, iniziato 15 anni fa con la pubblicazione del volume “Minerali delle Alpi Marittime e Cozie – Provincia di Cuneo”, che ha portato ad una serie di apprezzate iniziative editoriali.
Parallelamente all’esposizione, saranno organizzate iniziative complementari in collaborazione con la direzione del Museo e l’Associazione “Ambiente & Cultura” quali serate sul tema e visite scolastiche corredate da laboratori didattici. Per scoprire l’offerta didattica per le scuole clicca qui, per conoscere tutti gli eventi programmati consulta questa sezione; invece se vuoi essere aggiornato periodicamente sulle attività in agenda, iscriviti alla nostra newsletter
A spasso tra la Geologia delle Langhe e del Roero!
/in Ambiente, News per le scuoleI ragazzi delle classi terze del liceo scientifico di fronte al fiume Tanaro dalla collina di Altavilla
Quest’anno la nostra associazione ha avuto l’occasione di organizzare e condurre un intervento didattico strettamente legato alla geologia del nostro territorio, “Le Colline di Langhe e Roero” richiesto dai docenti del Liceo Scientifico Statale “L. Cocito” di Alba.
L’attività, denominata “A spasso nella storia geologica di Langhe e Roero” è articolata in due fasi: il primo giorno si è svolto un incontro a scuola di circa un’ora e mezza; il secondo giorno i ragazzi sono stati impegnati in una escursione giornaliera dove hanno avuto modo di toccare dal vivo le tematiche presentate il giorno precedente.
Le classi terze sono state impegnate nelle giornate di lunedì 17 e martedì 18 Ottobre in una nuova attività didattica proposta dall’Associazione “Ambiente&Cultura” per approfondire la conoscenza geologica del nostro territorio di Langhe e Roero.
Tra vigneti e capezzagne, il miracolo del foliage
La lezione introduttiva del 17 ottobre tenuta dal geologo Matteo Calorio
Nell’incontro nell’Aula Magna del Liceo, con l’utilizzo di una presentazione power point, i ragazzi hanno avuto la possibilità di conoscere meglio la storia geologica del territorio. Nel dettaglio sono state toccate le seguenti tematiche: la teoria delle placche, la storia geologica di Alpi e Appennini, per poi parlare in dettaglio del Bacino terziario piemontese, la storia geologica degli ultimi 3 mln di anni, la cattura del Tanaro, il rischio idrogeologico e le frane, concludendo con un accenno allo stretto legame che sussiste tra geologia e vino nel contesto del Sito Unesco di Langhe-Roero e Monferrato.
L’escursione del secondo giorno, martedì 18 ottobre, è stata divisa in due momenti, al mattino i 144 ragazzi coinvolti sono stati divisi in 4 gruppi e percorrendo il sentiero BarToBar da Alba a Barbaresco si è discusso delle tematiche in parte già presentate a lezione, in particolare della geomorfologia di Langhe e Roero e del ruolo chiave che ha rivestito il Tanaro nella storia geologica anche recente dell’albese, senza escludere altre componenti naturalistiche quali botanica e zoologia locali.
Il percorso è terminato nella piazza centrale di Barbaresco, proprio sotto la Torre, dove i ragazzi hanno potuto sostare all’aperto per la pausa pranzo grazie alle perfette condizioni climatiche della giornata.
Lezione alla Spiaggia dei Cristalli, Verduno.
Il pomeriggio ha riservato ai ragazzi altre sorprese. Ci siamo trasferiti in bus presso la Spiaggia dei Cristalli a Verduno, un geosito di rilevanza internazionale in cui è possibile osservare il catastrofico evento noto come Crisi di Salinità Messiniana. In tale località si può osservare in circa 500 m la storia geologica che va dai 6 ai 3 mln di anni fa.
Transitando con il pullman dal Monte Capriolo verso la tappa successiva si è osservata l’ultima testimonianza geologica della paleo valle Tanaro presso Bra.
L’ultima fermata ci ha portato nel cuore del Roero, a Vezza d’Alba, dove il sindaco Carla Bonino ha aperto per l’occasione il piccolo “Museo Naturalistico del Roero” e ha tenuto una breve guida sul fossile di Mastodonte ritrovato in Val Sanche. Qui si è concluso anche il nostro percorso geologico parlando delle Rocche del Roero, fenomeno più recente del nostro territorio.
Al termine dell’escursione la vista al museo naturalistico del Roero a Vezza d’Alba
L’escursione è terminata alle 17.30 con il ritorno in pullman davanti alla sede del Liceo Scientifico albese.
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L’attività didattica al termine di questo primo progetto pilota è stata inserita stabilmente nel catalogo dell’offerta didattica IL MUSEO PER LA SCUOLA, con il titolo “Geoescursione tra le colline di Langhe e Roero e il fiume Tanaro” codice 242.
Per prenotare questa attività o per avere informazioni in genere sul MUSEO PER LA SCUOLA clicca qui
XV Rassegna Organistica Internazionale
/in Arte & Letteratura(Exley Helen)
XV rassegna organistica internazionale
La musica può aiutarci ad esprimere meglio le nostre emozioni e a favorire il dialogo con il mondo che ci circonda? La domanda ci interpella e ci impone di riflettere su due piani diversi anche se complementari. La società in cui viviamo è continuamente connessa. Attraverso i social siamo in grado di metterci in contatto con chiunque in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Tuttavia mai come oggi l’uomo si sente incapace di comunicare con gli altri e soprattutto di condividere quella parte di sé più intima, ovvero le proprie emozioni. Possiamo affermare che, grazie ai mezzi di comunicazione e ad una tecnologia sempre più sofisticata, anche le relazioni interpersonali sono migliorate permettendoci di guardare ad un futuro in cui il linguaggio che usiamo e il modo di esprimersi saranno forse ancora indispensabili a trasmettere qualcosa di più profondo che non un semplice concetto o un’informazione. Ci chiediamo tuttavia come possiamo vivere l’oggi, imparando ad accettare le sfide che un mondo in continua evoluzione ci propone. Ciò che ancora ci occorre sono degli strumenti che ci permettono di dialogare con tutti e attraverso i quali sia possibile esprimere ogni nostra emozione. Il dialogo verbale è senz’altro sempre arricchente se si sanno usare bene le parole. Ma ancora di più può fare la musica che, come dice la scrittrice Helen Exley, “…non ha bisogno di traduzione”. La musica inoltre appaga in noi quel senso del bello di cui abbiamo sempre più bisogno per vivere nella pienezza il tempo che ci è stato donato.
La XV Rassegna Organistica Internazionale si articolerà in tre suggestivi appuntamenti.
Il concerto di apertura si terrà, come di consueto, il primo ottobre e vedrà come protagonista alla console dell’organo BalbianiVegezzi-Bossi (1938) l’organista inglese Peter KING. Concertista di fama internazionale e titolare del Grande Organo della Cattedrale di Bath, proporrà un programma che comprende alcuni tra i compositori più significativi del periodo romantico e tardoromantico franco-tedesco, concludendo la sua esibizione con la straordinaria esecuzione della Fantasia Cromatica e Fuga trascritta per organo da MaxReger.
Nel secondo concerto, previsto per venerdì 14 ottobre, avrà la possibilità di esibirsi l’organista tedesco Stefan Kagl di Herford. Potremo così ascoltare per la prima volta, accanto a brani noti come la monumentale Fantasia e fuga in sol minore di J.S. Bach, opere di altri compositori come Borodin e Mussorgski di cui apprezzeremo alcune trascrizioni per organo di composizioni concepite in origine per orchestra sinfonica.
Il terzo ed ultimo appuntamento della Rassegna, sabato 22 ottobre, vedrà esibirsi alla tribuna del Tempio di San Paolo un duo d’eccezione. Protagonisti della serata saranno infatti il trombonista Mauro Piazzi e l’organista Alessandro Bianchi, già apprezzato ospite della manifestazione. Il programma, proposto dall’inusuale quanto affiatata formazione, è straordinariamente ricco per compositori, epoche, generi e brani.
A tutti, infine, il consueto augurio di buon ascolto. Il Direttore Artistico Luca Benedicti