Alba, luglio 2014: riemerge dal sottosuolo la “porta Castello” o “di soccorso”

La Soprintendenza per i Beni archeologici del Piemonte diffonde le prime notizie sull’ennesima scoperta archeologica che il sottosuolo albese ha svelato. Riemergono nel quadro dei lavori per l’ampliamento della rete del teleriscaldamento cittadino da parte della multiutility Egea, i resti della porta medievale orientale della città: nuovi dati arricchiscono la conoscenza di un settore urbano conosciuto meno di altri.

Il rinvenimento è di sicuro rilevo e merita certamente una qualche sistemazione didascalica sul luogo, che vada ad ampliare il già esteso percorso archeologico cittadino (32 tappe, oggetto delle visite di Alba Sotterranea. Il passato è sotto ai tuoi piedi!)

Infatti,l’ assistenza archeologica effettuata ad Alba in occasione della posa dei tubi del teleriscaldamento in piazza Mons. Grassi (precisamente sul lato della piazza corrispondente al prolungamento di Via Acqui verso Corso Coppino, dunque all’esterno della cinta romana), commissionata da EGEA Spa e diretta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte (funzionario di zona dott.ssa S. Uggé) ha messo in luce un tratto del muro di cinta medievale con relativa porta.portamedievale-fotodisilviamuratoreD-640x320@LaStampa.it

Lo studio dei dati documentari e soprattutto cartografici, unitamente ai risultati delle indagini archeologiche condotte ad Alba dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte in diverse occasioni (in particolare tra il 1989 e il 1993, con riprese e integrazioni in anni recenti) ha già permesso di ricostruire con sicurezza il tracciato medievale delle mura cittadine per il settore sudoccidentale, accertando l’esatta portata dell’ampliamento meridionale rispetto alla cinta muraria romana e l’edificazione della porta di S. Martino (per approfondimenti si rimanda a vari contributi editi in Alba. Una città nel Medioevo. Archeologia e architettura ad Alba dal VI al XV secolo, a cura di Egle Micheletto, Alba 1999). Il muro di cinta bassomedievale, emerso anche per lunghi tratti in alcuni contesti indagati archeologicamente (ad es. nel cortile di Via XX Settembre 7, in occasione dei lavori di ridestinazione del vecchio Cinema Corino), presenta una larghezza di circa 1 metro ed ha un profilo “a scarpa”; il profilo interno è articolato da contrafforti, posti a distanze non regolari, che servivano per garantire un miglior ancoraggio al terreno e per creare la base del cammino di ronda. Dallo scavo del deposito stratigrafico all’esterno del muro è stata confermata la presenza di un fossato, con tracce di passaggio dell’acqua, ed è stato datato lo smantellamento sistematico dell’apparato difensivo alla fine del XVIII secolo.

portamedievale-gazzettadalbaPrima della scoperta in Piazza Mons. Grassi si avevano scarse informazioni sul tratto orientale della cinta, verso il torrente Cherasca, in cui si ipotizzava, sulla scorta di una nutrita serie di disegni cinquecenteschi, un ampliamento urbano rispetto al tracciato delle mura romane, difficile però da precisare cronologicamente e “materialmente”. In quest’area compare già in documenti del XIII secolo una porta Castello, poi nota come “del soccorso” o “Cherasca”, la cui presenza pare attestata a lungo, dato che è raffigurata ancora in un disegno militare del 1652.

L’attuale piazza Mons. Grassi, occupata in età romana dalla porta decumana orientale, mantiene la sua importanza nel medioevo e la afferma anche visivamente con la costruzione di una torre, inglobata successivamente nel palazzo vescovile, un vero e proprio “quartiere episcopale” la cui edificazione avrebbe determinato un consistente ampliamento della cinta, come si è detto, ascrivibile sulla base di riscontri cartografici intorno al 1550.

L’importanza storico-architettonica di questo polo urbano orientale ha ricevuto piena conferma dagli scavi archeologi per la posa del teleriscaldamento – realizzati dalla Ditta CO.R.A. Soc. Cooperativa (in particolare responsabile di cantiere è  il dott. M. Cavaletto) – che hanno messo in luce una sequenza stratigrafica articolata e di grande interesse per la conoscenza della facies medievale della città di Alba.

Sotto l’acciottolato che doveva costituire il piano d’uso più recente collegabile alle strutture della porta, ancora utilizzate anche se parzialmente private del paramento in mattoni sul lato interno, uno strato di riporto copriva la rasatura della volta di una canala, di cui una spalletta risulta tangente la struttura della porta. Si tratta probabilmente di un condotto fognario in uscita che doveva scaricare nel fossato esterno alla cinta; è stato verificato che il condotto risulta quasi coincidente con la prosecuzione di quello romano sottostante il decumano (corrispondente con l’attuale Via Acqui). Il condotto è tagliato e obliterato da una struttura abbastanza poderosa ma costruita a secco, che sembra collegabile a una probabile tamponatura della porta. Quest’ultima è costruita successivamente al muro di cinta medievale, dotato in una prima fase solo di una probabile apertura verso il Cherasca con un piano di calpestio non più conservato allo stato attuale dell’indagine (sono in corso approfondimenti); la porta ha un paramento in mattoni che nello spigolo reimpiegano sesquipedali opportunamente sagomati

Il materiale ceramico, utile per proporre una prima attribuzione cronologica delle strutture messe in luce, purtroppo è molto scarso: è costituito da invetriata tarda (XVII secolo) correlabile al piano in acciottolato e da un frammento di graffita, probabilmente di XV-XVI secolo, riferibile al muro a secco; anche la costruzione della porta è riconducibile, sulla base del materiale ceramico al XV secolo.

Rimane dunque da approfondire con l’avanzamento della ricerca la cronologia ma anche la funzione di alcuni tratti murari emersi durante lo scavo; la presenza del quartiere episcopale può aver giocato un ruolo basilare riguardo la costruzione di edifici e strutture a ridosso o sopra le mura, soprattutto se si considera che spesso i vescovi, sin dall’età carolingia, sono stati promotori della ricostruzione di numerosi circuiti murari urbani, di cui divennero anche proprietari.

 

Liriche dalla Terra del Nilo – chiesa di San Domenico, 2 maggio ore 21.00

La mostra Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere, Chiesa di San Domenico, via Calissano, ad Alba, 21 marzo-19 maggio (www.mummyproject.wix.com/eventi), a cura dell’egittologa casalese Sabina Mniloalgora, si avvia verso la conclusione, ma si presenta comunque ricca di eventi. Il prossimo fine settimana sarà il secondo week-end di VINUM, rassegna di vini delle Langhe a Palazzo Mostre, e tra gli eventi, venerdì 2 maggio alle ore 21.00 la mostra ospiterà la rassegna Liriche dalla Terra del Nilo, a cura della Stardust Company. Si tratta di un percorso tematico, che si snoda all’interno della mostra e che prevede un itinerario nell’affascinante e sorprendentemente attuale poetica dell’Antico Egitto. Due attrici, Manuela Solario e Claudia Giaroli si faranno portavoce della rassegna, accompagnate da brevi introduzioni della curatrice. Le antiche liriche dialogheranno così con i reperti esposti. Oltre all’Inno al Nilo e ad una sezione dedicata naturalmente al vino, il percorso prevede anche la lettura teatralizzata di alcune liriche d’amore di un’immediatezza toccante. L’ingresso, comprensivo dell’evento, è di euro 5,00. Per informazioni è possibile contattare mummyproject@libero.it oppure stardustcompany@libero.it.

Per le visite guidate, la didattica per le scuole e tutti gli eventi previsti clicca qui

21 marzo: inaugura la mostra Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere.

Una mostra esclusiva di carattere archeologico dal titolo “Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere” approfondisce un tema inedito: l’uso e la diffusione del vino nell’Antico Egitto, tema che unisce la cultura egizia a quella della nostra penisola.

L’esposizione, ideata e curata da Sabina Malgora – archeologa ed egittologa – è ospitata presso la chiesa di S. caliceDomenico ad Alba e offre al pubblico un percorso articolato in cui si ammirano reperti archeologici dal 2686 a.C., la riproduzione in scala reale di una tomba con pitture parietali, un sarcofago con una mummia e la ricostruzione tridimensionale del suo volto, oltre a documenti fotografici.

La rassegna è organizzata dall’Associazione Culturale Mummy Project in collaborazione con il Comune di Alba Assessorato alla Cultura, patrocinata da Regione Piemonte e Provincia di Cuneo e sostenuta da Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Ente Turismo Alba Bra Langhe e Roero, Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco, Consorzio Turistico Langhe e Roero, ACA.

I 50 reperti archeologici esposti risalgono al periodo compreso tra l’Antico Regno e il periodo Romano, e uniti alla documentazione fotografica, descrivono le tematiche della mostra: l’alimentazione, la viticoltura, la vinificazione, l’uso del vino nella mummificazione e la correlazione con il misticismo e le divinità.

Due sezioni speciali approfondiscono la storia e la cultura nell’Antico Egitto.

– La prima è dedicata allo studio della mummia di Epoca Tarda e al suo sarcofago, entrambi provenienti dal osirideMuseo di Merano ed esposti al pubblico per la prima volta. In esclusiva è inoltre presente la ricostruzione forense, ossia la testa a tutto tondo della mummia esposta, di cui si individuano i caratteri somatici grazie al complesso lavoro condotto in questi mesi dall’équipe multidisciplinare italiana Mummy Project. I loro studi, presso i laboratori americani della Pennsylvania, sono stati rivolti all’esame dei dati della tomografia computerizzata e a microanalisi effettuate sulla pelle.

– La seconda sezione avvicina alla vita degli antichi egizi tramite la ricostruzione in scala reale della tomba TT290 di Irynefer con volta a botte (m. 5,10×2,20×2,10), il cui originale si trova a Deir el Medina nel villaggio dove vivevano coloro che costruivano le tombe nella valle dei Re e delle Regine.

All’entrata è raffigurato il dio Anubi in forma di sciacallo che protegge l’ingresso e sulle pareti si osservano diverse scene didascaliche tra cui “la confessione negativa” fatta dal defunto alla presenza di 42 divinità, che formano il tribunale divino presieduto da Osiride, per poter essere ammesso nell’aldilà.

Significative sono le fotografie scattate in Egitto appositamente per l’esposizione, alcune delle quali ritraggono le rappresentazioni parietali della tomba di Nakht, TT52 della necropoli tebana di Sheikh Abd el-Qurna e raffigurano in modo dettagliato momenti di vita legati alla lavorazione della terra; in particolare la raccolta dell’uva e la spremitura, la conservazione del vino nelle anfore e la preparazione di un banchetto con grappoli offerti al defunto. Il vino, elemento simbolico in ambito religioso, era annoverato fra i doni nei corredi funerari, come viene illustrato nella Stele di Senbi (Medio Regno, XII dinastia) presente in mostra.

Tra gli oggetti legati al vino come simbolo di rinascita è esposta la statuetta in bronzo del dio Osiride che rinasce dopo la morte. Inoltre l’imponente scultura di tre metri in quarzo-diorite raffigurante la dea Sekhmet con la testa di leonessa, il cui nome significa “la potente”, ricorda un antico mito dove la dea si ubriacò e si dimenticò di distruggere il genere umano.

Curiosi sono, inoltre, gli elementi per collare usekh in fayence, che, portati da uomini e donne, erano tra gli Parete ovest_Tomba di Nakht_ TT52_Necropoli tebana_di_Sheikh Abd el-Qurna_lancioornamenti personali più diffusi in Egitto; la loro forma a “grappolo d’uva” si ritrova anche in lunghe file di inserti parietali di palazzi e templi, come motivo decorativo a simboleggiare la rigenerazione. In mostra spiccano inoltre una serie di anfore rivestite internamente da materiale impermeabilizzante per conservare il vino, con forme diverse a seconda delle fasi di fermentazione e di invecchiamento.

 

I reperti esposti provengono da tre importanti musei italiani, il Museo Egizio di Torino, secondo di importanzachiesa mondiale dopo il Museo Egizio del Cairo, il Museo di Merano e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

La mostra, con aperture anche serali, si inserisce nel ricco calendario di eventi che caratterizzeranno la primavera di Alba ed è arricchita da eventi collaterali, degustazioni, conferenze, serate di poesia, performance di teatro danza e concerti. Per tutte le info clicca qui

Accompagna l’evento un corposo catalogo edito da Ananke edizioni con testo critico di Sabina Malgora e saggi di importanti studiosi internazionali: Federico Bottigliengo, Alida Dell’Anna, Jonathan Elias, Alessia Fassone, Maria Rosa Guasch-Jané, Maria Cristina Guidotti, Edoardo Guzzon, Patrick McGovern, Gilberto Modonesi, Marco Mozzone, Poo Mu-Chou, Dominic Rathbone.

Il presidente del Comitato d’Onore coinvolto è la Dott.ssa Evelina Christillin. L’esposizione coordinata da Alida Dell’Anna, è stata curata nell’allestimento da Alessandra Chiti con il progetto illuminotecnico di Marco Palandella e Roberto Corradini.

Hanno contributo alla realizzazione gli sponsor: Barolo & Castles Foundation, Pio Cesare, Baratti & Milano, Cassa di Risparmio di Bra, Egea, Labirinto, Accedis.

Coordinate mostra

Titolo: Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere

A cura: Sabina Malgora

Sede: Chiesa di S. Domenico, Alba – Cuneo

Date: 22 marzo – 19 maggio 2014

Inaugurazione: venerdì 21 marzo, ore 17.30

Catalogo Ananke edizioni con testi di Sabina Malgora e AA. VV.

Orari di apertura

da martedì a venerdì: 14.30 – 18.30 (mattina e lunedì su prenotazione)

sabato: 10 – 22 / domenica: 10 – 19

Ingresso mostra

Intero € 5

Scuole elementari e medie € 2 – scuole superiori € 4

Over 70, under 14 € 4 – under 6 gratuito

Soci Touring – con biglietto Castello del Buonconsiglio (TN) € 4

Visita guidata in gruppo su prenotazione € 15

Comulativi con riduzioni:

Museo Eusebio (1 euro anziché 3) per chi presenta il biglietto della mostra

Alba Sotterranea (8 euro anziché 10) per chi presenta il biglietto della mostra

Museo del Vino di Barolo (6 euro) per chi presenta il biglietto della mostra

Castello del Buonconsiglio di Trento per chi presenta il biglietto della mostra

Biglietto ridotto alla mostra per chi presenta il biglietto di: Museo Eusebio, Alba Sotterranea, Museo del Vino di Barolo, Castello del Buonconsiglio di Trento

Info pubblico

per informazioni, prenotazioni e visite guidate (su richiesta con il curatore)

tel. 017335833 – info@ambientecultura.it, mummyproject@libero.it

www.mummyproject.wix.com/eventi

 

per percorsi didattici per bambini, studenti, famiglie e richieste speciali

info@ambientecultura.it, www. ambientecultura.it

 

Ufficio stampa

Irma Bianchi Comunicazione

tel. 02 8940 4694 – cel. 328 5910857

info@irmabianchi.it – skype: irmabianchicomunicazione1

testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it

Diario della città sepolta. Mostra prorogata fino al 9 marzo. Visite guidate gratuite il 16 e il 23 marzo

E’ stata prorogata fino al 9 marzo la mostra “Diario della città sepolta. Federico Eusebio e i protagonisti precolombianodell’archeologia albese”, che celebra la figura del fondatore del museo civico attraverso oggetti personali, reperti e documenti d’archivio, e offre una panoramica sui i personaggi che ne hanno anticipato e proseguito l’opera: il conte Vernazza, Pinot Gallizio, Nino Lamboglia, il gruppo di volontari albese, fino all’intervento della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte.

La mostra è divisa in tre sezioni: Diario del museo, Diario della Città e  Le collezioni.

Per chi volesse approfondire la storia dell’archeologia cittadina in un viaggio che inizia con la fondazione del Museo nel 1897 e si conclude con gli scavi più recenti, domenica 16 e 23 febbraio alle ore 16:00 è possibile partecipare gratuitamente alla visita guidata alla mostra. E’ gradita la prenotazione: per effettuarla manda una email con nomintivo e numero di partecipanti a info@ambientecultura.it

LA MOSTRA

Era infatti il 25 luglio 1913 quando morì Federico Eusebio, all’ infaticabile opera del quale si deve la nascita del eusebio-40museo storico-archeologicoo e degli studi sistematici sulle antichità albesi e del territorio circostante.

La mostra, organizzata dal Museo e dall’Associazione Ambiente & Cultura, permetterà di conoscere in modo approfondito la figura di Eusebio, un personaggio  colto e poliedrico, un professore universitario fortemente attaccato alle sue origini, un uomo schivo e riservato che però ha saputo coinvolgere i suoi concittadini nelle ricerche che hanno portato alla ricostruzione della storia antica della sua città, fondando un Museo, una Rivista e una Società di studi storici e artistici.

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Quattro domande a Luca Pellegrino… il nostro Naturalista dalla Sezione di antropologia fisica alle Antille!

DSC01140Il nostro socio dott. Luca Pellegrino, laureato in Scienze naturali, classe 1988, nel corso del mese di luglio 2014, ha messo le sue competenze a disposizione di Ambiente & Cultura, per portare a termine l’opera di riordino preliminare della sezione di antropologia fisica del museo, cospicua collezione che riunisce i resti di oltre trecento sepolture, a incinerazione o inumazioni, pertinenti ad un arco cronologico che va dalla Preistoria al Basso Medioevo e provenienti dal territorio di Alba e dal Piemonte meridionale.

La sezione di Antropologia fisica, finora mai aperta al pubblico, è merito del Conservatore onorario, il Prof. Fulcheri, Professore associato di Anatomia e istologia patologica presso l’Università degli Studi di Genova e la collezione, accresciutasi nel corso degli ultimi vent’anni, è ospitata nei depositi del Museo civico Federico Eusebio.

Forte della sua tesi a conclusione della Laurea triennale, un lavoro di ricerco su un nucleo di sepolture altomedievali, traDSC01127le molte rinvenute durante gli scavi archeologici che hanno interessato la cattedrale tra il 2007 e il 2011, Luca, sotto la direzione del prof. Fulcheri e con il supporto di  Marco Mozzone, referente operativo, ha completato rapidamente il riordino e l’ammodernamento dell’inventario dei reperti, segnalando i casi più significativi tra i trecento.

La conclusione lavori è giunta appena in tempo… infatti dal 26 agosto Luca pellegrino è di stanza alle Antille Francesi, dove si svolge il suo soggiorno di studi Erasmus. La collaborazione con Luca però sembra destinata a superare anche le miglia marine e i fusi orari, perché ci ha promesso di redigere un Diario del Naturalista alle Antille, che ci accompagnerà nei prossimi mesi.

Ecco le domande e le risposte (in attesa delle prime foto e delle prime impressioni scritte dei Caraibi..)

 

In che cosa è consistito il tuo lavoro presso la sezione di Antropologia del m.Eu? Che cosa ti ha colpito di più della collezione?

La mia attività è consistita nel riordino della collezione antropologica del Museo: un’esperienza molto formativa durante la quale ho avuto la possibilità di visionare alcuni campioni molto ben conservati, completi di gran parte dei loro distretti anatomici.

In sostanza, ho cercato di rendere più fruibile la collezione a chi in futuro se ne occuperà approfonditamente, DSC01124catalogando ciascuna sepoltura e inserendo tutto il materiale relativo allo stesso individuo (compresi eventuali residui del terreno di scavo, piccoli reperti archeologici ecc.) in apposite scatole. Ho poi impostato un archivio elettronico, che col tempo verrà implementato inserendo i risultati degli studi antropologici e paleopatologici.

Come accennavo all’inizio, molti dei reperti che ho riordinato si presentano in ottime condizioni di conservazione, e alcuni di questi mostrano patologie che lasciano veramente a bocca aperta: non può essere diversamente quando si osserva una fusione perfettamente ortogonale fra l’omero e l’ulna di una persona vissuta secoli prima di noi, in un periodo in cui le dinamiche sociali e tutto ciò che ne derivava (cure mediche, tradizioni alimentari ecc.) erano molto diverse da quelle attuali. In questi casi si inizia inevitabilmente a viaggiare con l’immaginazione…

Che potenzialità ha, per gli studiosi, per i turisti e per le scuole del territorio?

Per chi si occupa di antropologia fisica e paleopatologia c’è solo l’imbarazzo della scelta: ci si potrebbe concentrare sulle patologie articolari, alimentari (a questo argomento sono particolarmente “affezionato”), sulle relazioni di parentela fra gli inumati, sulle caratteristiche antropometriche dei vari soggetti (statura e indici di robustezza…), sul rapporto fra i sessi nella popolazione e sull’età dei soggetti al momento del decesso.

Lo studio sistematico della collezione, presupposto essenziale per qualsiasi futura attività didattico-divulgativa, restituirebbe un interessante spaccato della preistoria e della storia albese, contribuendo in maniera significativa alla comprensione del rapporto uomo-ambiente in questi territori nel corso dei secoli. Questa collezione ha le carte in regola per regalare agli studiosi, agli appassionati o ai semplici curiosi, dei bei momenti di confronto.

 

Perché hai scelto Scienze naturali? Qual è l’argomento della tua tesi triennale?

DSC01134Per tutelare l’ambiente, per difendere ed estendere gli ultimi “baluardi” di biodiversità, per evitare di soccombere noi stessi Homo sapiens al delirio antropocentrico, dobbiamo prima di tutto comprendere le dinamiche che operano nei sistemi naturali. Un semplice approccio “romantico” non basta, per quanto sia proprio il desiderio di vedere ancora un tiglio o un bagolaro lungo un grigio viale cittadino a spingere molti a intraprendere questo genere di studi…

La mia tesi triennale ha riguardato lo studio degli indicatori osteologici di stress alimentare su un campione di reperti altomedievali provenienti dalla Cattedrale di S. Lorenzo di Alba: ho così avuto modo di approfondire aspetti di fisiologia e biochimica nutrizionale (quali modifiche si verificano nello scheletro di un soggetto malnutrito? Quali meccanismi fisiologici e biochimici le determinano?), di archeobotanica e archeozoologia (cosa possono dirci i resti vegetali e animali sulla dieta delle popolazioni antiche?), di storia del territorio e della società (cosa poteva offrire nel periodo altomedievale il territorio albese? Quali categorie sociali accedevano a quali fonti alimentari?).

La preparazione della mia tesi si è svolta in laboratorio, sotto la supervisione della Dott.ssa Boano, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi di Torino: le prime fasi di uno studio antropologico prevedono sempre la pulizia del materiale osteologico proveniente dallo scavo. È un lavoro fondamentale per mettere bene in evidenza tutti i possibili markers paleopatologici: talvolta, se si è fortunati e se agli archeologi è sfuggito qualcosa, ci si può imbattere in reperti non osteologici, come il vago di collana che mi capitò di individuare nel detrito che ostruiva il forame della vertebra cervicale di un bimbo (o di una bimba, è difficile determinare il sesso dei soggetti infantili) di 3-4 anni. Il vago in questione è molto particolare: le analisi chimiche fanno pensare a qualcosa di antico, ma la fattura è precisa, le incisioni troppo nette per una tecnologia preindustriale. Ma come ci finisce un vago di collana di fattura e composizione chimica “anomale” proprio nel forame di una vertebra cervicale di un reperto umano antico? Ancora non si è giunti a una conclusione definitiva: il dilemma resta aperto e ci esorta ad approfondire ulteriormente la questione. È il bello della ricerca!

E Il tuo futuro?DSC01146

Mi auguro quello che si augurano un po’ tutti gli studenti: spero di trasformare le mie passioni nel mio lavoro… Incrocio le dita!

 

Il tuo Erasmus nelle Antille francesi. Anticipaci qualcosa del blog del Naturalista alle Antille, che curerai nei prossimi mesi sul nostro sito

Ho avuto la fortuna di vincere una borsa di studio Erasmus per le Antille Francesi: sarò lì da fine agosto 2013 a giugno 2014. Spero di prendere confidenza con la fotografia naturalistica e di rendere i lettori del sito partecipi dei miei vagabondaggi in giro per queste bellissime isole. Non sarà come un servizio del National Geographic, ma prometto di impegnarmi, ho avuto un buon maestro…

 

La cattedrale di Alba. Archeologia di un cantiere.Libro e dvd a soli 24 euro.

la cattedrale di Alba2Recentissima è la pubblicazione, da parte delle Edizioni All’Insegna del Giglio di Firenze, del libro “La cattedrale di Alba.  Archeologia di un cantiere “, a cura di Egle Micheletto, Soprintendente per i beni archeologici  del Piemonte e del Museo antichità egizie, e con il contributo di numerosi studiosi. Tale volume, lungo ben 324 pagine,  rappresenta   una raccolta di saggi che permette a chi è interessato di approfondire in modo esaustivo le complicate vicende architettoniche del principale edificio di culto  della città di Alba. La pubblicazione è corredata da numerose planimetrie che mettono in risalto le diverse fasi costruttive dell’edificio e di un DVD che, grazie alla ricostruzione tridimensionale delle fasi romaniche, permette al fruitore di comprendere come doveva apparire la cattedrale ad un cittadino durante il periodo medievale. Il valore di tale pubblicazione è dato principalmente dal tentativo  di organizzare in maniera organica le numerosissime informazioni che sono state reperite durante gli scavi archeologici per regalare al lettore una visione globale dello sviluppo e della crescita nel tempo di tale chiesa. Si parte perciò dall’epoca romana, con l’analisi del foro, per arrivare fino ai giorni nostri con la nascita del MuDi, il Museo Diocesano e il percorso archeologico attrezzato.Vengono analizzati così i diversi aspetti del millenario edificio: dall’archeologia all’architettura, dall’antropologia all’epigrafia, dalle decorazioni pittoriche alla scultura, senza dimenticare alcune particolarità quali lo studio approfondito dei resti di mortai reimpiegati per la realizzazione di un muro o la descrizione delle monete ritrovate.

É possibile acquistare la pubblicazione presso la reception del Civico Museo Eusebio al prezzo di 24,00€ (anzichè i 48 euro del prezzo di copertina originale).

Inoltre è possibile per chi partecipa ai tour di Alba Sotterranea  godere di uno sconto ulteriore, pagando il volume e il dvd allegato soli 20 euro.

É possibile, inoltre, prenotarne una copia mandandone richiesta scritta all’indirizzo mail info@ambientecultura.it.

Visita in notturna al Museo Eusebio!

notturnomuseoUna visita accattivante e inconsueta per scoprire la storia della città di Alba, dei suoi reperti archeologici e dei suoi personaggi storici più noti, resa ancora più misteriosa dalla presenza di figure che ritornano a sorpresa dal passato!

 

 La  sera del 24 aprile 2013 dalle ore 20,45 alle ore 24,00, a luci spente, solo con l’ausilio delle torce a batteria, proprio come nel film “Notte al museo”, grazie al fascino misterioso che deriva dalle opere che si svelano nel chiaro-scuro, la storia riprenderà vita e la visita diventerà una vera e propria avventura divertente e suggestiva, adatta a tutte le età.

In collaborazione con l’associazione “Turismo in Langa”, verrà proposta una visita guidata affascinante ed intrigante: il pubblico scoprirà con la guida turistica le opere più significative esposte, si farà riferimento ai filoni tematici del Museo, alla nascita della collezione e naturalmente ai principali reperti.

Ma la guida della mostra non sarà la sola comparsa della serata, infatti d’improvviso appariranno dei personaggi alquanto bizzarri: un mercante romano di vino, abitante di Pollenzo, coglierà l’occasione per lamentarsi dei suoi affari;  Flavia Taziana, la moglie dell’Imperatore Pertinace, si scoprirà una “first lady” con tanto da dire; e, in fine, una “magica” e divina apparizione

DOVE E QUANDO

I partecipanti dovranno darsi appuntamento direttamente presso il Civico Museo “F.Eusebio” di Alba, in via Vittorio Emanuele II, 19,Alba (cortile interno della Maddalena, in fondo a destra) alle ore 20,45 per il primo turno di visita (termine visita ore 22,00 circa), alle ore 21,45 per il secondo turno (termine visita ore 23,00 circa).

QUOTE PARTECIPATIVE

Le visite in notturna sono soggette a prenotazione e richiedono un contributo a persona di € 10,00. I partecipanti sono invitati a portare con sé una torcia a batteria.

INFO E PRENOTAZIONI

Associazione Turismo in Langa

 0173364030

info@turismoinlanga.it

www.turismoinlanga.it

Non dimenticare le mie parole

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La mostra “non dimenticare le mie parole” è visitabile fino a sabato 23 marzo presso il municipio di Cisterna d’asti: per visite e info consultare i contatti in fondo a questa pagina

 

L’Associazione Franco Casetta è nata da un gruppo spontaneo formatosi a partire dal dicembre 2007, per iniziativa di Paolo Pasquero (classe 1925), uno degli ultimi esponenti della Resistenza Partigiana roerina, membro della 23a Brigata Canale.  Paolo per oltre 50anni ha raccolto e conservato materiali che documentano il periodo storico della Liberazione dal fascismo.

Dal maggio 2010 l’associazione, con la consulenza del Prof. Luciano Boccalatte dell’Istituto Storico della Resistenza di Torino, ha intrapreso un’attività di riordino e catalogazione di questi documenti.

L’archivio Pasquero, copre un arco cronologico che va dalla II Guerra Mondiale ai giorni nostri e comprende sia scritti, testimonianze, fotografie, oggetti del periodo compreso tra il 1941 e il 1945, sia documenti volti alla conservazione della memoria della Resistenza raccolti fino ad oggi.

 

 

La mostra “Non dimenticar le mie parole” intende, attraverso testi ed immagini raccontare la vita civile, fascista e partigiana a Canale e nel Roero e rendere fruibili alcuni di questi preziosi documenti alla cittadinanza e alle scuole: per non dimenticare, mantenere viva la Memoria e ribadire i valori della Democrazia.

 

La mostra è strutturata in tre sezioni, ognuna caratterizzata da uno specifico colore e composta da 4 pannelli.  Un riquadro finale rende omaggio a Paolo Pasquero e all’Archivio.

 

Vita fascista. Le fotografie documentano le autorità fasciste in visita a Canale e alcune attività strettamente legate alla “filosofia di regime”: l’educazione dei giovani, l’idea di uomo e il ruolo della donna.

 

Vita civile. I testi e le immagini raccontano e ritraggono la quotidianità in tempo di guerra: il mercato delle pesche e la vocazione agricola commerciale canalese, gli svaghi per bambini e adulti, il rapporto della popolazione con i partigiani e il ruolo svolto dalla Chiesa.

 

Vita partigiana. I pannelli, con l’ausilio di mappe geografiche esplicative rispetto agli spostamenti e alle azioni intraprese, raccontano la nascita prima del “Gruppo” e successivamente della XXIII Brigata Canale.

 

I materiali estratti dall’Archivio Pasquero si auspica possano offrire l’opportunità di comprendere le compenetrazioni tra le tre aree tematiche: il fascismo che entra in ogni tipo di manifestazione, la guerra che entra in casa, il movimento partigiano e le sue relazioni con la popolazione.

L’Archivio, per ora disponibile su appuntamento per studiosi, ricercatori e studenti universitari, nel suo complesso, è composto da materiali eterogenei:

¾   59 faldoni con raccolte di testimonianze, testi, documenti ufficiali;

¾   350 fotografie

¾   1500 libri

¾   100 videocassette

¾   27 audiocassette

¾   oggetti vari tra cui proiettili, bomba a mano, cappello da alpino, bandiere, fazzoletti, binocolo etc.

 

 

I curatori della mostra “Non dimenticar le mie parole” hanno attinto alcune immagini dal web e ringraziano gli autori. Alcuni testi sono tratti dalla seguente bibliografia:

 

ACCIGLIARO W. – MOLINO B. – MORELLO G. (a cura di) 2010 – Vita Religiosa a Canale: storia, arte, devozione popolare, documenti e testimonianze, Bra
AMEDEO R.1982 – Storia Partigiana della &a Divisione Autonoma Alpina “Asti-magg. Hope”, Torino
BERTELLO L. - MOLINO B.1989 – Canale. Storia e cultura di una terra deI Roero, CavaIlermaggiore
BERTELLO L.1995 – La “23a Brigata Canale” e la Resistenza nel Roero, Bra
PASQUERO P.Archivio personale (inedito)
RAIMONDO R.2006 – Diario memoriale 1943-45. Le mie Memorie nella Vita Partigiana, 2006 (inedito)

 

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Per contatti e visite su prenotazione:

Associazione Franco Casetta

Vicolo della Rocca  4, 12043 Canale (CN)

cell. 333 8207675

associazionefrancocasetta@gmail.com ; 333 8207675

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L’Associazione Franco Casetta è nata da un gruppo spontaneo formatosi a partire dal dicembre 2007, per iniziativa di Paolo Pasquero (classe 1925), uno degli ultimi esponenti della Resistenza partigiana roerina, membro della XXIIIa Brigata Canale. La Brigata, operante dalla fine del 1943 alla Liberazione, era costituita da oltre 100 unità e aderiva alla formazione degli “Autonomi” del Comandante Mauri. Tra le prime ad entrare in Alba nell’ottobre 1944, risultò vittoriosa nella Battaglia di Santo Stefano Roero dell’8 marzo 1945, una delle più significative pagine della Resistenza roerina.

Paolo Pasquero, ora presidente dell’Associazione, ha svolto negli anni un’ampia opera di sensibilizzazione locale ai principi e valori della libertà, animando le manifestazioni del XXV aprile e incontri con cittadinanza e scuole. In passato animatore dell’Associazione partigiana “Tonio Ferrero” (notabile canalese che ospitò e curò Duccio Galimberti ferito e rifiutato per paura delle strutture ospedaliere della provincia) della Federazione Italiana Volontari della Libertà, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso e raccolto numerose testimonianze del periodo archiviandole presso la propria abitazione. In ultimo ha sollecitato alcuni concittadini a farsi carico della sua preziosa eredità.

Il gruppo spontaneo, denominatosi inizialmente “Gruppo di Sostegno alla Tonio Ferrero” si è formato con l’obiettivo di sostenere e promuovere le iniziative degli ultimi rappresentanti della stessa, evitandone in tal modo la imminente e naturale conclusione. Dopo vari incontri, si è infine deciso di costituirsi ufficialmente in associazione, di dotarsi di uno statuto e di un organo di amministrazione al fine di regolarizzarsi e di adottare una struttura in grado di reperire risorse per realizzare le iniziative volte a tramandare e rinvigorire la memoria della lotta partigiana e dei principi di democrazia e libertà.

La costituzione ufficiale dell’Associazione Franco Casetta è avvenuta il giorno 9 gennaio 2010 presso la Biblioteca Civica della Città di Canale ed ha visto la partecipazione di 24 persone che hanno sottoscritto l’Atto Fondativo.

L’Associazione è aperta a tutti ed è alla ricerca di volontari che ne supportino le attività.

 

Il progetto Archivio

 

Tra le numerose attività di sensibilizzazione promosse in questi anni dall’Associazioni (tutte rintracciabili sul blog http://liberidiresistere.wordpress.com/ ), il progetto Archivio è indiscutibilmente il più impegnativo.

Il progetto, che consiste nella schedatura dei materiali conservati nell’archivio personale dell’ex combattente Canalese Paolo Pasquero, ha come obiettivo la conservazione e la tutela di un patrimonio inestimabile sulla storia della Resistenza a Canale e nel Roero. L’archivio, che copre l’arco cronologico che va dalla II Guerra Mondiale ai giorni nostri, comprende sia scritti, testimonianze, fotografie, oggetti del periodo compreso tra il 1941 e il 1945 sia documenti volti alla conservazione della memoria della Resistenza raccolti fino ad oggi.

Nel maggio 2010, il gruppo si è avvalso della consulenza del Prof. Luciano Boccalatte dell’Istituto Storico della Resistenza di Torino, che è sfociata in un percorso di autoformazione sul tema dell’archivistica e una prima e sommaria ricognizione sul materiale archiviato da Paolo, riconosciuto dagli Istituti di Cuneo e Torino degno di ampia considerazione, con l’obiettivo di approntare un progetto di catalogazione e parziale informatizzazione.

Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 il progetto di riordino e catalogazione dei documenti sulla storia della Resistenza roerina e in particolare della 23a Brigata Canale, ha mosso i suoi primi passi concreti grazie al lavoro volontario degli associati, ma soprattutto grazie alla costante disponibilità e ospitalità di Paolo.

La capacità di Paolo di rendere udibile ciò che gli scritti spesso sussurrano, ha portato a spostare l’attenzione sulle fotografie, documenti comprensibili ed apprezzabili solo attraverso la testimonianza diretta del testimone privilegiato.

Durante il 2011 si è deciso così di concentrare le energie sulla documentazione fotografica attraverso la registrazione audio in formato mp3 dei ricordi di Paolo e di sfruttare le informazioni di ogni singola fotografia per contestualizzare l’immagine.

Imprescindibile dal lavoro di catalogazione dei materiali è la conoscenza della biografia di colui che ha raccolto e custodito i documenti che compongono l’archivio. In questo senso un socio sta procedendo a intervistare Paolo e a registrare i racconti della sua vita.

Le attività finora svolte dai soci hanno riguardato solo una minima parte del vasto archivio di Paolo e si sono concentrate sugli aspetti più generali dei suoi contenuti. L’unicità e l’originalità di molti documenti sia scritti sia fotografici, però, insieme alla consapevolezza di  un  lavoro  di  catalogazione complesso e lungo se affidato alle sole forze dei volontari dell’Associazione, ha portato a valutare la possibilità di presentare quanto finora fatto attraverso la realizzazione di una mostra.

Scopo dell’iniziativa, oltre al riconoscimento del valore storico dell’archivio, è la possibilità di far conoscere il progetto ad un pubblico più ampio e poter accedere a bandi per la richiesta di contributi.

 

Franco Casetta (Canale, 1919-1944)

Nato in una famiglia stimata, nel 1940 dopo la licenza ginnasiale, si arruolò volontario nella Guardia di Finanza raggiungendo il grado di Vice Brigadiere.

L’Armistizio dell’8 Settembre lo colse di stanza con la sua Compagnia in Albania, dove non si sottomise ai tedeschi, ma con tutta la Compagnia si unì alla Resistenza Albanese con l’intento preciso di rientrare in Italia. Giuntovi all’inizio del 1944 si unì ai primi Partigiani  che  operavano  in  Val  Casotto con il nome di Battaglia di “Tenente Franco”. Rientrò a Canale a luglio su sollecitazione degli amici Nino ed Enzo Faccenda ed entrò quindi nella XXIIIa Brigata Canale.

Il 6  agosto Franco con un gruppo di partigiani lasciò la base  di Sanche di Vezza d’Alba per recarsi ad un’importante riunione ai Piloni di Montà, dove sarebbe stata discussa la sua nomina al comando della Brigata e l’ingresso nelle Formazioni Giustizia e Libertà. Sopraffatti a Canale in via Torino dai fascisti in un sanguinoso conflitto a fuoco, fu ferito  e,  dopo un  pestaggio, assassinato.

Dal suo testamento datato 31 maggio:

“…Con mente serena e animo tranquillo, pensando di poter incontrare sul campo morte onorata, per la causa che ho sempre ritenuta giusta e santa, o di dover confessare la mia fede di italiano di fronte ad un plotone di esecuzione, prego Iddio innanzitutto  di  concedermi  la  stessa  forza  e  lo stesso coraggio con cui sono caduti tanti Eroi e tanti Martiri d’Italia in tutti i tempi…

…A tutti raccomando di non piangere la mia morte, perché offenderebbero i miei sentimenti di oggi e la mia memoria di domani, lo mi sento orgoglioso di poter dare la mia opera e la mia vita per la Patria, per un migliore e immancabile avvenire del mio Paese…. Sia il mio sangue un richiamo per tutti i connazionali ad unirsi per ricostruire quello  che  è  rovinato  e  costruire quello che ancora non si è fatto… Viva l’Italia”.

 

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IL MUSEO DEI PICCOLI: aspettando La Befana…in museo!

befanaIl 4 e 5 gennaio 2013 torna  la fortuna edizione natalizia de “Il museo dei piccoli” che consente ai genitori di usufruire del servizio di baby-parking messo a disposizione dal Civico Museo “F. Eusebio”, regalando, nello stesso tempo, ai propri figli un pomeriggio diverso dal solito.  Infatti i bambini saranno sorpresi ed incuriositi da ciò che vedranno esposto in museo e potranno cimentarsi in attività ludico-didattiche pensate appositamente per piccoli visitatori, con età compresa fra i 5 e i 10 anni.

La formula è quella consueta: i bimbi verranno accompagnati nella visita giocata ad una delle sezioni del Museo Civico “F. Eusebio”, durante la quale, attraverso il gioco, apprenderanno curiose notizie sui nostri antenati preistorici o su come si comportano gli animali del bosco o, ancora, su come vivevano gli antichi Romani. Dopo la visita non può mancare il momento della meranda: gustosa e sana, con prodotti biologici e del commercio equo e solidale. Infine, durante un laboratorio pratico, i bambini potranno creare con le proprie mani un piccolo ricordo della giornata da portare a casa.

I genitori sono invitati a indicare eventuali intolleranze alimentari o allergie.

Si consiglia di indossare abiti adatti al gioco.

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NOTTE AL MUSEO EUSEBIO



Avventura!

Questa è la parola che aleggerà per le sale del Civico Museo ” F. Eusebio” la sera di Sabato 8 dicembre 2012.  I visitatori infatti, saranno accompagnati in una visita tutt’altro che ordinaria, durante la quale si imbatteranno in strani personaggi, ritornati  in vita dal passato per narrare le proprie vicende e cantare la storia millenaria della città di Alba.

Ma una condizione è necessaria perchè queste antiche figure appaiano: il buio.  Nell’oscurità i reperti assumeranno nuovi colori, tutto si ammanterà di mistero, fino a quando una voce non inizierà a raccontare le proprie gesta…

Di sera, a luci spente, solo con l’’ ausilio delle torce a batteria, proprio come nel film “ “Una notte al museo””, grazie al fascino sfuggente che deriva dalle opere che si svelano nel chiaro-scuro, la storia riprenderà vita e la visita diventerà una vera e propria avventura divertente e suggestiva, adatta a tutte le età.

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