L’amore al tempo degli dei 11 febbraio 2017

L’amore è un sentimento antico che ha fatto sgorgare parole dolci e amare dai cuori e le anime di tutti i grandi scrittori.

Non di meno durante l’epoca classica, quando poeti e cantori hanno dato voce a questo profondissimo sentimento.

Scuote l’anima mia Eros | come vento sul monte | che irrompe entro le querce | e scioglie le membra e le agita, | dolce, amaro, indomabile serpente.

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Scena del bacio. Mosaico da un cubicolo della Villa del Casale, a Piazza Armerina (EN). IV secolo d.C.

Saffo (Ereso, 630 ca A.C – Leucade – 570 ca a.C)

La gioia e il dolore, la gelosia e l’estasi narrate da uomini, e donne, separati da noi da distanze di secoli, eppure così vicini nell’esprimere le mille sfumature di questa energia vivificante, riprenderanno vita Sabato sera 11 febbraio a partire dalle ore 21.30 (la performance dura poco più di un’ora).

La voce narrante di Emanuele Buganza, fondatore de’ “I Lettori d’Assalto“, accompagnerà i visitatori, immersi in un’atmosfera di luci soffuse e di musiche suadenti, lungo i punti più suggestivi del percorso museale: ad ogni tappa, alcuni canti erotici più famosi dell’antichità risveglieranno negli uditori emozioni antiche, eppure sempre nuove.

Tra una lettura e l’altra brevi cenni di visita guidata alle particolarità salienti delle sale che ospitano le letture, anch’essi ricollegati alla tematica amorosa.

Chi è Emanuele Buganza?

Chi sono i Lettori d’Assalto?

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Amore e Psiche. Affresco dalla Casa di Terenzio Neo. Napoli, Museo Archeologico Nazionale

A conclusione della performance, della durata di circa un’ora, verrà offerto un calice di Idromele dei Taurini, la più antica bevanda alcolica prodotta dall’uomo, che un tempo veniva impiegata nei riti sacri per suggellare i legami coniugali.

Contemporaneamente, possibilità di contribuire al diario fotografico “Un bacio in museo”: un gesto di tenerezza tra i reperti di un museo vivo ed umano.

Ingresso ad offerta libera. Prenotazione consigliata, compilando il modulo sottostante.

 

 

 

 

 

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Tra le “Meraviglie sotterranee” d’Italia – Touring Club 2016

“Il paesaggio, grande scenario totalizzante di ogni emozione di viaggio, è sempre, come sappiamo, il punto di incontro e di equilibrio (nel migliore dei casi) tra la natura e l’opera dell’uomo. Ciò è vero ancor di più per ciò che, in genere, non è raggiunto dalla luce naturale e, pur condizionato dalla situazione ambientale, ci mostra quanto, nel tempo, l’uomo ha costruito e preservato.”

Con queste belle parole il presidente del Touring Club Italiano, Franco Iseppi, introduce il nuovo libro “Meraviglie sotterranee”.

Siamo orgogliosi di poter affermare che, tra le 200 mete sotterranee selezionate nel nostro Paese, a pagina 28, troverete Alba Sotterranea.

Vi compaiono infatti una sintesi del progetto e una descrizione di alcuni dei siti archeologici che, a rotazione, rappresentano l’oggetto delle nostre visite: dalla Città Invisibile al Complesso delle Antiche Mura, da Palazzo Marro allo stupendo mosaico sotto palazzo Govone. Viene anche menzionato il museo civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio”, lo scrigno attorno al quale si legano le testimonianze di età romana o medievale nascosti nel ventre della città.

La guida è stata edita dal glorioso Touring Club Italiano al tramonto del 2016. Curata da Elena Bauer e da Giovanni Caprara, si spera possa contribuire a gettare maggiore luce su quel patrimonio di “meraviglie sotterranee” che il nostro territorio spesso custodisce.

E’ tuttora in vendita presso il bookshop del museo civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio” di Alba

Il progetto Alba Sotterranea è nato nel 2011. Da allora, tanta strada, non sempre agevole, è stata percorsa. In mezzo a curve, rettilinei e discese, l’entusiasmo dei partecipanti, i complimenti che otteniamo e i riconoscimenti come questo – o come il servizio sul tg1  andato in onda in prima serata il 17 aprile 2015 su Rai 1 – rappresentano per noi uno stimolo che ci spinge a migliorare e a sviluppare ulteriormente le nostre proposte.

Vi ringraziamo…

E vi aspettiamo, ad Alba Sotterranea!

 

Intervista a Gianmarco Gastone. “Costa campana e Siqilliyya: Status quaestionis”

Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme.
Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.
Non un mare, ma un susseguirsi di mari.
Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre…
un crocevia antichissimo.
Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia:
bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere (F. Braudel)

 

In generale qual è il tuo progetto di ricerca e perché lo hai scelto?

Il progetto di ricerca ha essenzialmente tentato di fornire una risposta ad una domanda storiografica:

“Può l’archeologia – con i metodi che le sono propri – contribuire alla ricostruzione della vicenda della presenza islamica sulla costa campana nei secoli altomedievali?”

Porsi questa domanda significava da parte mia operare una sorta di rovesciamento. Infatti, sull’onda di alcuni nuovi studi storiografici, anziché analizzare i processi storici di questa regione dal continente, ho adottato sin dall’inizio una prospettiva mediterranea, un aspetto che, paradossalmente, è stato molto spesso sottovalutato da pur insigni studiosi. Ponendo in rilievo la dimensione mediterranea di città come Napoli o Salerno, non potevo non incontrare individui di fede islamica, i dominatori del Mediterraneo centrale tra l’VIII e l’XI secolo. In questi secoli, calato verticalmente in quello che era stato il mare nostrum romano, il Mezzogiorno è terreno di scambi, rapporti, integrazioni e scontri tra popolazioni estremamente differenti per lingua, fede, tradizioni e stili di vita: vi si potevano incontrare latini (la maggior parte), greci, ebrei, armeni, islamici. All’interno di quest’ultimo insieme vi si potevano individuare andalusi, greci divenuti musulmani, nordafricani e, soprattutto, siciliani, provenienti da un’isola che in questo periodo era musulmana.  Uno dei motivi principali che mi ha spinto ad affrontare questo tema è anche la mia passione per la civiltà mediterranea – dalle sue espressioni più antiche a quelle più recenti – oltre che per la cultura napoletana. Questo motivo di interesse è ben sintetizzato dalle parole di Braudel. Ho ricevuto un aiuto fondamentale nella realizzazione di questo progetto e nella coltivazione di questa mia passione anche dalle suggestioni e dai suggerimenti della mia docente relatrice Lebole Chiara Maria, che mi ha accompagnato in questi sei anni.

Siamo purtroppo  abituati a vedere la civiltà islamica in contrapposizione violenta alla nostra, anche in termini di narrazione e ricerca storica… solo guerra e saccheggi o c’è stato altro?

Numerosi furono gli scontri ma altrettanto lo furono gli incontri. Furono i cronisti cristiani dell’epoca e gli studiosi, anche prestigiosi, che si sono interessati a queste vicende dal XIX secolo a questa parte a creare quello che viene chiamato “il paradigma della scorreria”: l’idea secondo la quale i rapporti tra Cristiani e “Saraceni” fossero caratterizzati esclusivamente da episodi bellici. Gli ultimi studi storiografici – basati su fonti in lingua latina, greca e araba – e anche il mio studio archeologico parlano anche di altro. Commerci e scambi tra terra campana e Sicilia islamica non mancarono: ho avuto la possibilità di studiare anfore palermitane ritrovate nei pressi di Salerno. Le anfore non erano altro che quei contenitori dentro cui veniva versato il prodotto da vendere nelle diverse città mediterranee. Essendo vasi dall’imboccatura stretta, dovevano contenere liquidi: vino (anche se la Sicilia era islamica non ci si esime dal produrlo e consumarlo), sciroppo di canne da zucchero ma anche pesce salato. Non solo episodi bellici quindi, ma anche scambi. Consideriamo inoltre che il grande mondo islamico aveva forte bisogno di legno, decisamente poco abbondante in Nordafrica. Esso doveva essere comprato e spesso i manti boschivi del Cilento, oltre che della Sicilia, potevano sopperire a questa mancanza: ricordiamoci che il legno era fondamentale per la costruzione delle navi e nell’architettura… Anche se non l’ho studiata in maniera specifica, il ruolo di Amalfi fu importante in questi rapporti: segnalo l’attività del Centro di Cultura e Storia Amalfitana il cui presidente Michele Cobalto mi ha appoggiato nella realizzazione di questo progetto di ricerca, sia nella biblioteca amalfitana che via e-mail.

Qual è la scoperta che più ti ha emozionato?

Nonostante l’importanza delle anfore, la scoperta che maggiormente mi ha colpito è stata la tomba islamica trovata nel 2015 in piazza Municipio, non lontana dal centro cittadino. Allo stato attuale delle conoscenze, costituisce la prima tomba islamica medievale ritrovata nell’Italia peninsulare. Non ci è rimasto il suo nome, né una parte del corredo, né una parte degli abiti… Come si fa a capire che questo individuo era musulmano? Per l’orientamento del corpo e la posizione: era sepolto sul fianco destro, con il viso e il corpo orientati verso La Mecca. Il ritrovamento di una sepoltura è solo un primo tassello per ricostruire la presenza di persone musulmane nel Mezzogiorno nel medioevo. Risulta però interessante notare che la sua presenza doveva presuppore un qualcuno che sapesse officiare il rito funerario islamico, molto articolato. A questa tomba si aggiungono i monumenti funerari in caratteri cufici conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, datati però tra X e XI secolo e di provenienza incerta. Segnalo la gentilezza della funzionaria della Soprintendenza Archeologica di Napoli, Vittoria Carsana: è stata lei a segnalarmi questo ritrovamento, da lei stessa effettuato.

In generale quali sono i ritrovamenti archeologici che meglio funzionano da indicatori risolutivi per quello che riguarda il dibattito storico?

Dal punto di vista storico, i migliori indicatori in questa ricerca sono costituiti dalle anfore, chiara prova dei commerci che dovevano legare Campania cristiana e Sicilia islamica, e dalla tomba, prova significativa dell’effettiva presenza di musulmani nella Napoli di IX secolo. I reperti storico-artistici come gli elementi architettonici sono invece di più difficile interpretazione, anche se più appaganti da un punto di vista estetico: il linguaggio dell’immagine si presta a infinite interpretazioni e, in più, essi sono stati ritrovati in contesti non archeologici, ancora più difficilmente analizzabili. Le prove archeologiche sono però ancora insufficienti per delineare delle conclusioni definitive. Detto ciò, la costruzione della metropolitana e i numerosi restauri in corso a Napoli permettono l’avanzare degli scavi archeologici. Inoltre, mancano ancora studi approfonditi a livello di toponomastica, urbanistica, oltre che ad un confronto con gli scavi in Provenza, significativi a livello storico per ricostruire legami tra Sud e Nord del Mediterraneo che non ci aspetteremmo per un periodo considerato erroneamente oscuro come l’Alto Medioevo.

Discussione della tesi davanti alla commissione

Discussione della tesi davanti alla commissione

Arborea. I monumenti vegetali di Federica Galli & Beth Moon

Ha inaugurato ieri, venerdì 16 dicembre 2016, la mostra Arborea. I monumenti vegetali di Federica Galli & Beth Moon al MUSE di Trento.

Pannelli introduttivi

Pannelli introduttivi

Due artiste e due mezzi espressivi diversi: l’uso del bianco e nero nella fotografia e il tratto delle acqueforti descrivono la bellezza formale e la potenza degli alberi “monumentali”.

Pannelli e opere esplicativi delle tecniche dell'acquaforte e della stampa al platino-palladio

Pannelli e opere esplicativi delle tecniche dell’acquaforte e della stampa al platino-palladio

Questa la doppia personale di Federica Galli e Beth Moon che il Museo delle Scienze di Trento (progettato dall’architetto genovese Renzo Piano) accoglie dal 16 dicembre 2016 al 12 febbraio 2017.

La mostra nasce da un progetto della Fondazione Federica Galli di Milano – istituzione nata per volere testamentario dell’artista cremonese, esponente di spicco dell’arte incisoria italiana che ha fatto del segno e della natura i suoi tratti distintivi – e vede dialogare i monumentali alberi incisi ad acquaforte dalla Galli (Soresina, 1932-Milano, febbraio 2009) con i colossi naturali fotografati dalla Moon (Neenah, 1956), che li eterna attraverso la particolare tecnica della stampa al platino palladio.
Tempo, memoria e natura sono i temi centrali delle loro opere, un poetico filo conduttore che unisce tutti i più importanti “monumenti verdi” esistenti al mondo testimoniandone l’incredibile ricchezza naturale.
Chiome scheletriche o rigogliose, rami lunghissimi e tentacolari, fusti esili o possenti, cortecce lisce o rugose catturano lo sguardo di grandi e piccini per raccontare, silenziosamente, aneddoti, folklori e storie secolari.

A guidare il visitatore nell’affascinante e labirintico allestimento realizzato dall’architetto Michele Piva un percorso obbligato all’interno di una sorta di bosco che, come una madre, lo avvolge e lo abbraccia ricordandogli il proprio posto nell’universo.
Suggellano l’esposizione un ritratto di Federica Galli realizzato dal grande maestro Gianni Berengo Gardin e un testo critico di Tiziano Fratus, poeta e scrittore bergamasco, inventore dell’“alberografia”, un processo di mappatura ideale delle specie arboree che lo ha portato a pubblicare una serie di opere legate alla natura, all’identità e agli alberi monumentali. Nel suo excursus narrativo, Fratus ci conduce alla scoperta dei grandi polmoni verdi dell’arco alpino, ripercorrendo, regione per regione, le foreste “scolpite dal gelo, segnate e incise dal dio dei fulmini”, e identificando l’albero con “la macchina che Madre Natura ha progettato per superare i secoli e i limiti che mammiferi, rettili e altri abitanti mobili e migranti del pianeta non possono varcare”.

Allestimento della mostra

Allestimento della mostra

Allestimento a cura dell’architetto Michele Piva

Con la collaborazione della Galleria PH Neutro di Pietrasanta e il coordinamento della dottoressa Giulia Grassi.
Brochure con testo di Tiziano Fratus

MUSE – Museo delle Scienze di Trento, Corso del Lavoro e della Scienza 3, 38122 Trento
Aperto da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00, sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00.
Ingresso (compreso nel costo del biglietto): intero € 10,00, ridotto € 8,00
Tel. +39.0461.270311
museinfo@muse.it
www.muse.it

La bottega del gioielliere longobardo 10 dicembre 2016

Un prototipo di collana in stile longobardo

Un prototipo di collana in stile longobardo

Sabato 10 dicembre a partire dalle ore 15:30 il Museo civico “F. Eusebio” ospiterà “La bottega del gioielliere longobardo“, un laboratorio creativo di produzione di monili, collane o orecchini in stile longobardo, ispirati cioè a ritrovamenti di gioielli di dame longobarde ritrovate sul territorio della provincia, in particolare la necropoli di Sant’Albano Stura (per approfondire clicca qui).

Il modello, il reperto del corredo della tomba femminile, e il monile prodotto che ne riprende lo stile

Il modello, il reperto del corredo della tomba femminile, e il monile prodotto che ne riprende lo stile

L’attività è  a numero chiuso (massimo 8 -10 partecipanti) per prendervi parte sarà necessaria una prenotazione (obbligatoria e da effettuarsi entro il giorno precedente) e un piccolo contributo di 5 euro a copertura del materiale messo a disposizione per la creazione del proprio monile.

 

 

A seguire, per chi lo desidera, a partire dalle ore 18:00 circa si terrà l’approfondimento “Gioielli e moda tra i Longobardi” e l’evoluzione del gusto per quanto riguarda sia la gioielleria che più in generale il costume nei primi secoli del Medioevo. Il seminario di approfondimento è invece  a ingresso libero, aperto a tutti e non necessita di prenotazione.

L’attività della Bottega prende inizio con una breve visita introduttiva alla sezione di archeologia romana del Museo, con l’osservazione di repertimg_20161123_115508-mini pertinenti all’ambito della “gioielleria” di corredi funerari romani e tardoantichi, e prosegue poi co1470581974462-minn una sintetica presentazione sull’oreficeria e sui monili longobardi, a partire dai ritrovamenti di zona (provenienti dalla Necropoli di Sant’Albano Stura) per arrivare a una visione più ampia sui resti di altri siti italiani.

Segue il  laboratorio manuale di riproduzione di gioielli in stile longobardo che permetterà di cimentarsi concretamente nell’affascinante lavoro artigianale del gioielliere, con la realizzazione da parte dei partecipanti di collane polimateriche e orecchini con pendenti che potranno essere portati a casa. La durata della bottega è di circa due ore. Segue alle 18.00 circa l’approfondimento sulla moda altomedievale, facoltativo per i partecipanti alla bottega ed aperto a chiunque si voglia aggiungere, a ingresso libero e senza prenotazione.img_20160511_233342-min

 

 

Riproduzioni di collane simili a due rinvenute a S. Albano Stura sono in vendita presso il Museo, comprese in un “pacchetto” che include anche il libro “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica“. Un’idea per un regalo di Natale speciale che i partecipanti all’evento potranno acquistare a 18€ anziché 20€. Per ulteriori informazioni sul pacchetto “Ornamenta: Libro & Collana” clicca qui.

 

Per riservare la propria partecipazione  invece alla Bottega del Gioielliere longobardo la prenotazione è obbligatoria ed occorre compilare il seguente modulo.

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“Ornamenta: Libro & Collana”. Gioielli longobardi per Natale

Un prototipo di collana in stile longobardo

Un prototipo di collana in stile longobardo

 

Quest’anno per Natale il Museo civico propone un’idea insolita come regalo: un “pacchetto” composto da un libro sui gioielli antichi e una collana ispirata all’antichità barbarica.

 

Il libro è un’edizione del Museo “F. Eusebio” stesso, “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica“, mentre la collana polimaterica – realizzata con vaghi in vetro, legno, perle di fiume, ametiste, cristalli, agate e resine – riprende una di quelle ritrovate nella necropoli longobarda di Sant’Albano Stura le cui immagini sono riportate nell’agile libretto incluso nella confezione regalo.

Pacchetto regalo con libro "Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica" + collana

Pacchetto regalo con libro “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica” + collana

Le tipologie di collane riprodotte e proposte sono due: “Teodolinda” e “Gundeperga“. I nomi si legano alla famosa regina dei Longobardi (vedova di Autari e poi moglie di Agilulfo, duca di Torino) e a sua figlia perché queste due collane si ispirano a due reperti che si è supposto potessero essere di due donne (una adulta e una bambina o adolescente) forse imparentate tra loro (per approfondimenti clicca qui. Se invece vuoi vedere altre fotografie in alta risoluzione delle collane clicca qui). Lo stesso tema sarà al centro dell’evento “La bottega del gioielliere longobardo” di sabato 10 dicembre, accessori simili saranno riprodotti nel corso del laboratorio pratico e l’argomento sarà più diffusamente trattato durante il pomeriggio e in particolare nel corso dell’approfondimento “Gioielli e moda tra i Longobardi”.

Collana "Gundeperga" ispirata a quella rinvenuta nella tomba 36 di S. Albano Stura

Collana “Gundeperga” ispirata a quella rinvenuta nella tomba 36 di S. Albano Stura

Collana "Teodolinda" ispirata a quella rinvenuta nella tomba 479 di S. Albano Stura

Collana “Teodolinda” ispirata a quella rinvenuta nella tomba 479 di S. Albano Stura

 

 

 

 

 

 

I pacchetti regalo sono in vendita a 20€ in numero limitato presso il bookshop del Museo Eusebio, ma si possono anche ordinare mandando una mail a info@ambientecultura.it indicando il proprio nome, un numero di telefono di riferimento, la tipologia di collana desiderata e la data entro cui la si vorrebbe.

 

Donne venute da lontano. Gioielli di dame longobarde

Orecchini pendenti, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

Orecchini pendenti, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

Come tutti i popoli cosiddetti “barbari” i Longobardi amavano ostentare i propri gioielli e oggetti di oreficeria in genere. Molteplici erano gli accessori impiegati dal gentil sesso a differenti scopi. Tra i più frequenti vi erano le fibule, in argento dorato o decorate a cloison, portate a coppie: una prima coppia più piccola, a ‘S’, veniva adoperata per chiudere il mantello, mentre una seconda più grande, a staffa, era puntata su nastri che scendevano dalla cintura; a seguito dell’influenza romano-bizantina le fibule a ‘S’ furono sostituite da quelle a disco. Significativo è notare che un esemplare rinvenuto “in zona”, la Fibula a ‘S’ proveniente dalla tomba 479 della necropoli di Sant’Albano Stura, era indossato singolarmente e forse di traverso, come indicherebbero i due pendenti con vaghi di vetro e di bronzo. Questa particolarità può testimoniare l’influenza degli usi mediterranei che impiegavano spille a forma circolare, spesso con pendenti, portati al centro e quindi una fase di passaggio nella “moda” longobarda.

Nel loro precedente stanziamento in Pannonia le donne longobarde non usavano né orecchini, né braccialetti, né anelli (se non quelle di origine germanica o romana), mentre l’uso delle collane di perle era diffuso, ma non in maniera ostentata. Giunte in Italia assunsero aspetti del costume locale e, affascinate dalla moltitudine di gioielli, iniziarono a portare anche orecchini, realizzati secondo le tecniche della metallurgia longobarda, e bracciali, alla maniera delle collane che, per lo stesso motivo, divennero molto più frequenti.

Collane, fine VI-inizio VII sec., Torino, Museo di Antichità.

Collane, fine VI-inizio VII sec., Torino, Museo di Antichità.

Fibule a S, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

Fibule a ‘S’, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

 

 

 

 

 

 

Peculiarità delle collane era la “polimatericità”: i vaghi che le costituivano potevano

Collana, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

Collana, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

essere in pasta di vetro, cristallo, ambra, corallo, di perle, di ametiste e altre pietre dure; potevano poi essere arricchite con pendagli d’oro, d’argento o di bronzo e a volte persino vecchie monetine romane forate.

 

Nella stessa tomba di Sant’Albano Stura prima citata è stata ritrovata anche una collana con grani di pasta vitrea opacizzata e colorata in verde, giallo, bianco e rosso, mentre una collana di dimensioni minori – che si presume essere di una bambina, forse la figlia – è stata rinvenuta in una tomba vicina.

La pasta di vetro era il materiale primario nei monili ed era apprezzato perché conferiva un’accentuata policromia, caratteristica fondamentale e costante della gioielleria longobarda che si ritrova anche nelle spille o negli orecchini grazie alla presenza di gemme diverse dai colori molteplici.

Collana, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

Collana, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

 

 

 

 

 

 

 

Tratto da “Donne venute da lontano. Monili femminili dalla necropoli longobarda di S. Albano Stura“, Caterina Giostra, in “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica“, a cura di Maria Cristina Preacco e Luisa Albanese, 2011. (Per informazioni sul libro clicca qui).

Lezione recitata “La scoperta dell’antichità dell’uomo” 14 novembre 2016

Lunedì 14 novembre alle 18.30 al Museo civico “F. Eusebio” in Sala Maccario Lezione recitata “La scoperta dell’antichità dell’uomo”.

Per maggiori dettagli sull’evento <a href=”http://ambientecultura.it/4759/lunedi-14-novembre-lezione-recitata-la-scoperta-dellantichita-delluomo/” target=”_blank” rel=”noopener”>clicca qui</a>.

L’evento è gratuito ad offerta libera per l’acquisto del materiale per le attività didattiche.

La prenotazione è consigliata, per prenotare compila il modulo sottostante.

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“La scoperta dell’antichità dell’uomo”. Lezione recitata

L'attore Marco Gobetti

L’attore Marco Gobetti

Si svolgerà lunedì 14 novembre alle 18.30 presso la Sala Maccario del Museo civico “F. Eusebio” di Alba la replica della Lezione recitata, “La scoperta dell’antichità dell’uomo“, andata precedentemente in scena per due classi del Liceo classico “G. Govone” giovedì 13 ottobre. L’argomento della speciale performance e la gradevolezza dell’interpretazione ci ha spinto a chiedere di poter bissare l’interpretazione del testo a metà tra il teatrale e lo storico-scientifico.

L’evento questa volta sarà aperto a tutti, ad ingresso gratuito con offerta libera destinata all’acquisto di materiali di consumo per l’attività didattica del museo.Ma qual è l’argomento di questa lezione/spettacolo?

Per lungo tempo non ci si è preoccupati di stabilire a quando risalisse l’origine dell’uomo. I miti delle origini sono generalmente vaghi in termini cronologici, e da essi l’età dell’uomo può essere calcolata solo in modo indiretto e approssimativo. Ad esempio i testi biblici, presi alla lettera, sembravano indicare che la storia dell’uomo (e della terra) non coprisse un periodo maggiore di 6000 anni. Le scoperte scientifiche e paleontologiche e archeologiche che si sono succedute in ambito occidentale a partire dalla metà del XIX secolo hanno portato, in questo campo, a un ampliamento temporale enorme. Oggi esistono prove che i diretti

La sala Macario

La sala Macario

antenati dell’uomo moderno siano comparsi in Africa intorno a 2,5 milioni di anni fa, mentre i primi Homo sapiens probabilmente sono apparsi circa 200.000 anni fa. Come si è arrivati alla scoperta dell’antichità dell’uomo? Cosa cambia, per ognuno di noi, sapersi più antico? E’ importante conoscere quanto lunga o breve, lineare o complessa sia la storia dei nostri discendenti? E’ possibile conciliare la conoscenza scientifica con i miti? La scoperta di questa antichità è stata graduale e contrastata. Qui si tenta di raccontarla attraverso le storie degli uomini che l’hanno resa possibile. È un modo per descrivere il rapporto di noi uomini e donne contemporanei con il passato e, in ultima analisi, con l’altro e gli altrove temporali e geografici.

Fonte dal sito https://lezionirecitate.wordpress.com/

La durata dello spettacolo è di circa un’ora, a seguire sarà possibile un breve momento di dibattito.

Testo di Valentina Cabiale
Regia e recitazione di Marco Gobetti
Supervisione scientifica di Piero Damarco (Museo Paleontologico Territoriale dell’Astigiano), Daniele Ormezzano (Museo Regionale di Scienze Naturali), Francesco Scalfari (Polo Universitario di Asti Studi Superiori)
Organizzazione e promozione: Parco Paleontologico Astigiano
Realizzazione: Associazione culturale Compagnia Marco Gobetti
Selezione immagini in collaborazione con: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
E con la collaborazione di: UNIASTISS (Polo Universitario Asti Studi Superiori) e Progetto culturale della Diocesi di Asti
Patrocinio di: Presidenza del Consiglio Regionale del Piemonte

Charles Darwin

Charles Darwin

L’incontro, che prevede una riflessione sull’origine dell’essere umano, grazie al taglio divulgativo che una recita permette di dare ben si presta alla realizzazione di un evento aperto a tutti per approfondire un tema poco conosciuto ma di estrema importanza.

Il progetto iniziale è partito dalla volontà dell’Associazione Culturale Compagnia Marco Gobetti di trasmette i contenuti della lezione recitata agli studenti delle scuole superiori, grazie alla collaborazione e alla promozione dell’Ente di Gestione del Parco Paleontologico Astigiano che ha coinvolto anche enti museali. Dal successo della prima esposizione per gli studenti del liceo è nata l’idea di riproporla al pubblico per ampliare la possibilità di accrescimento in questo ambito.

Per Ulteriori informazioni clicca qui.

I MINERALI DELLA PROVINCIA DI CUNEO

pyrope_jaspe-vert-bresilIl presidente dell’Associazione “Amici del Museo F. Eusebio” di Alba, Luciano Giri, invita alla mostra temporanea Minerali della Provincia di Cuneo che si terrà dal 18 novembre 2016 al 17 aprile 2017 presso il Museo civico “Federico Eusebio” nella sala “Luciano Maccario”.

La vetrina mineralogia della collezione Giampaolo Piccoli

La vetrina mineralogia della collezione Giampaolo Piccoli

La mostra vuole offrire un contributo alla conoscenza della mineralogia non soltanto rivolto a specialisti, ma presentato con intenti divulgativi pur mantenendo un rigore scientifico.

Sarà un’occasione per ripercorrere la storia dell’associazione “Amici del Museo F. Eusebio” nel campo della mineralogia locale e il suo contributo attraverso la pubblicazione di volumi dedicati.

 

L’esposizione, realizzata grazie ad un gruppo qualificato di ricercatori locali, vuole ricordare il ventennale dalla scomparsa di Gian Paolo Piccoli, membro dell’associazione fin dalla sua fondazione.

I minerali, i fiori delle miniere

I minerali, i fiori delle miniere

La mostra verterà su quattro tematiche principali, ciascuna delle quali avrà uno spazio fisico definito ed identificabile:

1) Come si presentano nella nostra Provincia, sotto forma di minerali, i principali elementi chimici che costituiscono il territorio in cui viviamo.

Nelle vetrine centrali saranno disposti i campioni raggruppati per elemento chimico: calcio, carbonio, silicio, ferro, rame, piombo, arsenico, magnesio, alluminio, manganese, sodio, cloro, potassio, ecc., con la possibilità di dare più spazio a quelli più rappresentati.

A titolo di esempio, al manganese potrebbe essere dedicata un’intera vetrina, per la diffusione in provincia di specie contenenti tale elemento.

2) In un lato della sala saranno collocate su tavolini le quattro vetrine “a tema”:

  • uraniol’uranio, con l’illustrazione delle ricerche di Madame Curie a Lurisia e con le conseguenti applicazioni. Si esporranno campioni dei minerali (autunite, torbernite, ecc.) dell’area monregalese contenenti uranio.
  • pyrope_i granati piropi di Brossasco e Martiniana Po, che rappresentano un ritrovamento che negli anni ’80 ha portato alla revisione delle teorie sull’orogenesi alpina, elaborate da studiosi francesi sulla base dell’analisi dei minerali inclusi in questi granati.
  • jaspe-vert-bresilla pietra verde, che rappresenta un’importante testimonianza antropologica di un materiale che, proveniente dalla Valle Po, veniva lavorato anche in una fornace scoperta nella zona di Corso Langhe, per essere poi diffuso in tutta Europa, come dimostrano i ritrovamenti avvenuti in località distribuite su tutto il continente.
  • Grandaite

    Grandaite

    i “minerali tipo” della provincia di Cuneo. Si tratta delle nuove specie mineralogiche trovate in provincia, a cominciare dalla grandaite, il cui nome fa riferimento alla “provincia granda”, frutto del lavoro di ricerca di Gian Carlo Piccoli. Negli ultimi 30 anni sono una decina ed altre sono in corso di studio (alcune con una procedura di riconocimento avanzata).

3) Sezione dedicata alla cartellonistica che illustrerà, con schede ma soprattutto con immagini, il mondo mineralogico del nostro territorio. In questo settore sarà inserito il ricordo di Gian Paolo Piccoli ed il percorso degli “Amici del Museo Eusebio”.

4) Allestimento di un tipico giacimento, composto da una grande fotografia e da reperti.

La mostra che sarà allestita interamente con materiale non esposto in Museo, in modo da lasciare intatta la collezione “Gian Paolo Piccoli” ospitata dalle vetrine site al primo piano, che pure contiene importanti reperti che rientrano in pieno nel tema della mostra.

La mostra sarà allestita nella Sala Maccario, con i seguenti obiettivi:

– offrire un contributo alla conoscenza di un aspetto naturalistico, la mineralogia, non rivolto agli specialisti, ma presentato con intenti divulgativi e didattici presentati con rigore scientifico

– ricordare la figura di Gian Paolo Piccoli, uno dei promotori del gruppo di appassionati che ha contribuito alla realizzazione del Museo e alla nascita della nostra associazione, nel ventesimo anniversario della scomparsa

– rappresentare il percorso dell’associazione nel campo della mineralogia locale (provinciale e regionale), svolto soprattutto grazie al lavoro di ricerca di Gian Carlo Piccoli, iniziato 15 anni fa con la pubblicazione del volume “Minerali delle Alpi Marittime e Cozie – Provincia di Cuneo”, che ha portato ad una serie di apprezzate iniziative editoriali.

Parallelamente all’esposizione, saranno organizzate iniziative complementari in collaborazione con la direzione del Museo e l’Associazione “Ambiente & Cultura” quali serate sul tema e visite scolastiche corredate da laboratori didattici.  Per scoprire l’offerta didattica per le scuole clicca qui, per conoscere tutti gli eventi programmati consulta questa sezione; invece se vuoi essere aggiornato periodicamente sulle attività in agenda, iscriviti alla nostra newsletter