Presto si potranno visitare le mura di cinta e le gallerie-magazzino di Alba Pompeia

Estate 2014: si recupera e valorizza il Complesso delle Antiche Mura.

Un altro angolo della romana città di Alba Pompeia si svela in tutta la sua bellezza e importanza e gli itinerari di Alba Sotterranea si arricchiscono di una nuova, suggestiva tappa che riserverà al visitatore l’emozione di camminare dentro un edificio romano.

Il quotidiano La Stampa il 19 agosto ha riservato un ampio spazio per l’approfondimento della notizia

Per scaricare l’articolo in formato pdf clicca qui: La stampa_19_8_2014

La stampa_19_8_2014

 

 

Alba in 4 tempi. La nuova guida turistica della città!

alba in quattro tempiUn libricino dalla copertina accattivante, che non pesa nella borsa, ricco di immagini che colgono gli aspetti più suggestivi della bella città di Alba. Ecco come si presenta la nuova guida turistica della città, edita da “Edizioni albesi”.

Il titolo è particolare: i 4 tempi sono i quattro diversi itinerari di visita che vengono proposti dalle autrici, Sonia Berrino e Chiara Borgogno, per godersi appieno la bellezza del presente di Alba e la ricchezza del suo passato. Passeggiando per la città, guida alla mano, si può dunque andare alla ricerca delle tracce ancora visibili della frenetica Alba Pompeia, respirare lo spirito di indipendenza che ha caratterizzato il comune in epoca medievale, restare ammaliati dall’imponenza della cattedrale, scoprire angoli dall’atmosfera neoclassica e, infine, addentrarsi nella movimentata vita culturale del secolo passato, degnamente rappresentata da scrittori del calibro di Beppe Fenoglio e da esuberanti artisti come Pinot Gallizio.

Non vengono dimenticati il territorio circostante e i prodotti enogastronomici, primo fra tutti il tartufo, protagonista indiscusso della cucina albese, celebrato ogni anno durante la Fiera Internazionale ad esso dedicata.

indice alba 4 tempiInsomma, una guida completa e di facile consultazione che permette di gustare appieno la città!

Alba in 4 tempi è reperibile presso il bookshop del museo Eusebio o presso il desk informativo di Alba Sotterranea

 

 

 

Liriche dalla Terra del Nilo – chiesa di San Domenico, 2 maggio ore 21.00

La mostra Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere, Chiesa di San Domenico, via Calissano, ad Alba, 21 marzo-19 maggio (www.mummyproject.wix.com/eventi), a cura dell’egittologa casalese Sabina Mniloalgora, si avvia verso la conclusione, ma si presenta comunque ricca di eventi. Il prossimo fine settimana sarà il secondo week-end di VINUM, rassegna di vini delle Langhe a Palazzo Mostre, e tra gli eventi, venerdì 2 maggio alle ore 21.00 la mostra ospiterà la rassegna Liriche dalla Terra del Nilo, a cura della Stardust Company. Si tratta di un percorso tematico, che si snoda all’interno della mostra e che prevede un itinerario nell’affascinante e sorprendentemente attuale poetica dell’Antico Egitto. Due attrici, Manuela Solario e Claudia Giaroli si faranno portavoce della rassegna, accompagnate da brevi introduzioni della curatrice. Le antiche liriche dialogheranno così con i reperti esposti. Oltre all’Inno al Nilo e ad una sezione dedicata naturalmente al vino, il percorso prevede anche la lettura teatralizzata di alcune liriche d’amore di un’immediatezza toccante. L’ingresso, comprensivo dell’evento, è di euro 5,00. Per informazioni è possibile contattare mummyproject@libero.it oppure stardustcompany@libero.it.

Per le visite guidate, la didattica per le scuole e tutti gli eventi previsti clicca qui

IL MULSUM DI COSTIGLIOLE SALUZZO: UN’AVVENTURA TRA RICERCA E SEDUZIONE DELL’ANTICO

IN VISTA degli INCONTRI del 29 SETTEMBRE E del 1 NOVEMBRE 2013

presso il MUSEO EUSEBIO: ASSAGGIO di MULSUM

OFFERTO da COMUNE DI COSTIGLIOLE SALUZZO e

MISSIONE ARCHEOLOGICA DELL’UNIVERSITA’ DI TORINO

Prof.ssa Valeria Meirano, prima di approfondire nello specifico la genesi della bevanda riprodotta e, conseguentemente, della missione archeologica che conduce insieme al prof. Diego Elia nel comune di Costigliole Saluzzo dal 2003… ma che cosa è il Mulsum?

 Detto in termini enologici moderni, è un vino monovitigno (come il Nebbiolo d’Alba), un uvaggio come il Chianti, oppure è un termine che richiama una particolare categoria di vini lavorati? 

Nel mondo romano, oltre alle numerose qualità di vino prodotte in Italia e in varie aree dell’impero – Plinio riteneva che ce ne fossero 80 degne di menzione, ma altre fonti giungono sino alla strabiliante cifra di 185! –, si assumevano anche bevande in cui al vino venivano aggiunte altre sostanze. Tra questi preparati, il più diffuso era certamente il mulsum, il vino mielato mescolato a vari aromi: le fonti ricordano il ricorso a erbe, legni odorosi, oli vegetali, che davano vita a beveraggi aromatizzati alla rosa, alla violetta, all’assenzio, all’anice, al mirto, alla pigna, al sambuco, al timo…

Queste bevande erano molto apprezzate prima dei pasti di particolare impegno e raffinatezza, durante la gustatio, un po’ come il moderno aperitivo.

Il mulsum di norma era ottenuto mescolando una certa quantità di miele al mosto ricavato dalla prima spremitura dei grappoli: il tutto veniva poi avviato alla fermentazione. Tuttavia, con lo stesso termine si indicava anche una miscela preparata al momento con vino, miele e spezie: il dosaggio degli ingredienti era certamente operazione difficile, se Marziale (XIII,108) riteneva che ci volesse addirittura la mano del mitico coppiere degli dei

Torbido è coi mieli d’Attica

il nettare di Falerno: Ganimede, mescola tu

 

Prof. Diego Elia, in particolare, qual è stato il percorso che ha portato alla riproduzione della bevanda?

Per il mulsum che oggi è in degustazione, però, non è stato possibile fruire di aiuti divini!!

La bevanda che si propone per l’assaggio è infatti il risultato di un percorso scientifico condotto dagli archeologi classici dell’Università di Torino (Dipartimento di Studi Storici) dopo una lunga ricerca basata sulle fonti antiche, su analisi comparate con altre tradizioni alimentari, sul confronto con sperimentazioni affrontate da altri gruppi di ricercatori, a seguito di un’attenta fase di sperimentazione. Il prodotto finale è una bevanda che ripropone ai palati moderni un sapore lontano oltre 2000 anni!

Ma perché questo interesse per le bevande antiche e perché Costigliole Saluzzo?

Dal 2003, proprio a Costigliole, l’Università di Torino conduce regolari campagne di scavo in regime di concessione da parte del Ministero dei Beni Culturali e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica: si tratta della più grande missione dell’Ateneo subalpino, che vede la partecipazione di decine di studenti, dottori, dottori di ricerca e ricercatori. Nel corso degli anni si è scoperta una vastissima villa rustica di età romana in cui è stato messo in luce un impianto di produzione vinicola – il meglio conservato dell’arco alpino occidentale – oltre a numerosi altri indizi di attività agricole e di trasformazione dei prodotti.

In sinergia con l’Amministrazione comunale di Costigliole Saluzzo, con cui la missione archeologica collabora dall’inizio delle esplorazioni, si è voluta sviluppare la sperimentazione scientifica del mulsum, perché divenisse un tramite per avvicinare il pubblico alla realtà del sito, e per suscitare, attraverso l’assaggio, sensazioni inedite ed evocative.

L’esperienza è complessa e coinvolge numerosi enti, sia privati che pubblici. Come siete riusciti a realizzarla?

L’operazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra i docenti dell’Ateneo torinese, il Sindaco e il vicesindaco di Costigliole, dott.ssa Milva Rinaudo e sig. Livio Allisiardi, insieme ad alcuni produttori di vino locali. A partire dal 2008, l’assaggio è già stato proposto nel corso di numerosi eventi di divulgazione e promozione del sito di Costigliole, organizzati dai soggetti coinvolti nell’impresa, ed ha sempre suscitato curiosità, meraviglia e apprezzamento!

 

L’importante esperienza di sinergia tra enti locali e istituzioni scientifiche che ha avuto luogo nel comune di Costigliole Saluzzo continua tuttora, riportando ogni anno interessanti novità sotto tutti gli aspetti: durante la primavera del 2014 il desiderio della delegazione albese del FAI è di vederla narrata in quel di Alba direttamente dalla bocca dei protagonisti, all’interno di un’occasione che permetta un adeguato approfondimento, per il piacere di appassionati e addetti ai lavori

                               

Il Diario del naturalista alle Antille (francesi)

Agosto – settembre 2013, Pointe-à-Pitrebruco2

Il Diario del Naturalista alle Antille è scritto da Luca Pellegrino: nell’estate del 2013 ha collaborato con Ambiente & Cultura per il riordino della sezione di Antropologia fisica del museo Eusebio di Alba, curata dal conservatore prof. Ezio Fulcheri e costituita da oltre 300 sepolture di epoca preistorica, romana e medievale.

Il 26 agosto è partito per il suo progetto di studio universitario Erasmus alle Antille francesi.

Arrivo e sistemazione…

Arriviamo a Pointe-à-Pitre alle 17.40, dopo un volo di circa 8 ore partito da Parigi. Fa già buio. Caldo e umidità: la stagione delle piogge (ou si vous preféréz: “hivernage”) ci riserva il suo benvenuto; per chi arriva da Parigi, che in questi giorni era abbastanza fresca, è una bella batosta. Cerco, insieme ai miei due compagni di viaggio (Emiliano e Paolo, un naturalista e un geologo), un taxi che ci porti al Campus de Fouillole: lo si trova in fretta, si contratta il prezzo e si parte, abbastanza spediti per potersi godere un po’ d’aria coi finestrini aperti. Lungo il tragitto autostradale un traffico inatteso, cartelloni pubblicitari in francese e in creolo, un grande ipermercato di una catena francese che ormai in Italia sta sbancando… La sensazione è strana: non siamo in Europa, l’ambiente naturale, il clima, ci raccontano una storia completamente diversa, ma le grandi catene transnazionali sono sempre le stesse e, ora come ora, per quello che vedo, potrei dire di trovarmi ancora nel Vecchio Continente, in una serata particolarmente afosa.

università

Il canto, assordante, continuo, acutissimo, di uccelli ed insetti notturni, fa da cornice sonora a questa scenetta tragicomica: 3 italiani che grondano sudore, con questi enormi trolley appresso, che si trascinano per una salita e si guardano in faccia come per dire “ma dove accidenti stiamo andando?!?”. Sembra quasi una barzelletta, manca solo il bontempone che spunta da dietro un albero a farci “buh!” e noi che gettiamo i bagagli a terra e ce la diamo a gambe. Diplopodi e gasteropodi polmonati ci fanno compagnia… Il Campus ci appare immenso, non sappiamo veramente dove andare…

Per farla breve, a furia di vagare in cerca di aiuto, lo troviamo: due ragazzi, gentilissimi e molto pazienti, ci danno una mano a trovare il portinaio, un signore con gli occhialetti, torso nudo e pantaloncini che non sembra per niente stupito di vederci. Ci fornisce finalmente le chiavi delle stanze: la mia è al 10° piano della “tour” la torre che sovrasta il Campus. Tempo di mettere a posto i bagagli, cambiarci e pensiamo subito a mangiare qualcosa. Per raggiungere il chiosco dei panini (ahimè con niente di così tipico all’interno), ci prendiamo una bella lavata: 5 minuti di pioggia intensissima, una doccia insomma. Hivernage mesdames et messieurs, hivernage…

Dormito bene, stranamente: temevo un brutto impatto con le nottate antillesi, che, forse perché la mia stanza è al 10° piano, sono invece piuttosto ventilate.

Insomma, sono qui da una ventina di giorni: ho visto qualcosa (pochissimo) di Grande Terre, l’isola calcarea, e ancora meno della mia meta prediletta, la foresta di Basse Terre, l’isola vulcanica dominata dal vulcano La Soufrière (1464 m). Spostarsi in macchina è purtroppo l’unico modo per vedere qualcosa di interessante (ma che dico, entusiasmante!) dal punto di vista naturalistico, come questo scorcio di foresta, nei pressi di les Mamelles, proprio al centro del Parc National de la Guadaloupe (uno dei 9 parchi nazionali francesi, istituito nel 1960).

foresta

 

La botanica è per ora l’aspetto naturalistico che mi impegna maggiormente, se non altro perché ho modo di cimentarmi di continuo col riconoscimento di alberi e arbusti, anche solo andando a fare la spesa al mercato di Pointe-à-Pitre (la città principale). Rimango stupito ogni volta che sul ciglio della strada trovo banani (Musa spp.) e alberi del pane (Artocarpus altilis), abituato come sono a vedere quotidianamente tigli e platani lungo i viali di Torino… Devo ammettere che la mia già scarsa preparazione in botanica sistematica può tranquillamente andare a farsi friggere. In ogni caso, sono riuscito a metter le mani su un testo di botanica locale nell’attrezzatissima biblioteca universitaria e prometto di tirare giù due righe per far contenti i sistematici più incalliti. Non temete, il tempo della nomenclatura binomia è prossimo!

Non posso non citare la bestiola che mi ha colpito maggiormente durante questo primo periodo, forse per i colori, forsebruco perché ne ho viste a decine insidiare i cespugli antistanti il supermercato nei pressi del campus, sempre sulla stessa pianta: ecco a voi Pseudosphinx tetrio, un lepidottero appartenente alla famiglia Sphingidae. Questa nella foto è la sua forma giovanile, un bruco di una decina di centimetri di lunghezza, dai colori sgargianti, aposematici: si nutre delle foglie, contenenti composti fitochimici tossici, di piante appartenenti alla famiglia delle Apocinaceae, come appunto l’Allamanda cathartica (spero di averla azzeccata…) che vedete nella foto.

Il risultato di questa grande abbuffata è duplice:

l’arbusto viene praticamente defogliato, e il bruco si trasforma in un

bruco2manicaretto piuttosto indigesto. I bruchi sono inoltre attrezzati con setole irritanti e mandibole in grado di lasciare qualche spiacevole ricordo ai predatori più ostinati…

Vi lascio con un breve scorcio del marché di Pointe-à-Pitre: se come me amate i mercati chiassosi e colorati, vi assicuro che questo è un posticino da intenditori…

Insomma, da vedere, studiare (e assaggiare!) c’è parecchio qui a Gwada, anche solo a due passi da “casa”. È tutto per ora, vi tengo aggiornati, passo e chiudo!

A bientôt!

 

Aperitivi col fossile in museo

In attesa dell’inaugurazione della mostra I tesori del Tanaro, il 29 settembre presso il museo F. Eusebio di Alba, alcuni eventi ad essa dedicati nell’attesa  punteggieranno il mese di settembre:Sabato 15  e sabato 22 settembre, Aperitivi col fossile in museo: Alle ore 17.00 visite guidate gratuite alla sezione di Scienze naturali del museo; alle 18.30 aperitivi-divulgativi in compagnia degli autori di scoperte paleontologiche altrettanto importanti.

Per l’ospite del 15 settembre clicca qui

Per l’ospite del 22 settembre clicca qui

Domenica 9 settembre, Sulle orme del mastodonte: passeggiate  guidate in orario pomeridiano sul sentiero del tasso, percorso palinato del comune di Vezza della rete dell’Ecomuseo delle rocche del Roero, suggestivo itinerario che tocca il punto ove vide la luce un’altro importante rinvenimento paleontologico, il femore di un mastodonte, ora ammirabile al museo naturalistico di Vezza d’Alba. per maggiori informazioni sul sentiero clicca qui

 

A breve i dettagli dei due eventi, per aggiornamenti visita la sezione EVENTI e ITINERARI oppure iscriviti alla nostra NEWSLETTER

Le attività citate fanno parte del progetto MUSEO SENZA PARETI realizzato con il contributo della fondazione CRC

Per visualizzare l’opuscolo e la cartolina pubblicitari clicca qui: opuscolo e cartolina

ORNAMENTA: LA BOTTEGA DEL GIOIELLIERE MEDIEVALE

Al Civico Museo Eusebio di Alba continua il viaggio alla scoperta dell’arte dell’oreficeria nell’antichità. il secondo appuntamento è fissato per domenica 11 marzo 2012 alle ore 15,30. Il pomeriggio sarà dedicato all’analisi della produzione di monili e gioielli nel Medioevo. Come di consueto, si inizieranno le attività con una visita guidata alla mostra “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica” durante la quali si approfondirà in particolar modo il fortunato ritrovamento avvenuto presso S. Albano Stura che riporta in luce preziosissimi corredi funebri fra i quali è stato trovato anche un fine orecchino aureo di età longobarda. Dopo la visita, si potrà chiacchierare liberamente con un esperto del settore che spiegherà le varie tecniche utilizzate durante il Medioevo per la creazione di raffinati oggetti ornamentali e ricche parures brillanti. A seguire ci sarà la possibilità di partecipare ad un laboratorio didattico nel quale si metterà in pratica ciò che si è imparato durante la visita, provando a riprodurre un gioiello medievale.

L’ingresso è gratuito.La prenotazione è obbligatoria per un massimo di 25 partecipanti. la registrazione  si può effettuare cliccando qui oppure mandando una mail all’indirizzo info@ambientecultura.it.

Tutte le attività si svolgono presso il Museo Civico archeologico e di scienze naturali “F. Eusebio”, via Vittorio Emanuele II 19, 12051 Alba Cn. (Cortile interno della Maddalena, in fondo a destra).

ORNAMENTA: LA BOTTEGA DEL GIOIELLIERE ROMANO

In occasione del rientro al Civico Museo Federico Eusebio di un nastro d’oro ritrovato in una sepoltura romana albese, è stata allestita nelle sale del museo una mostra temporanea che espone alcuni esemplari significativi di monili e gioielli, che testimoniano la sensibilità artistica e l’interesse per gli oggetti di ornamento personale   già a partire dall’età del Bronzo. Il percorso ripercorre poi l’epoca romana per arrivare infine al periodo longobardo.

Proprio sull’arte romana si concentrerà l’incontro che si terrà Domenica 4 marzo 2012 a partire dalle ore 15,30 al museo Eusebio.

I visitatori verranno, innanzitutto, accompagnati nella visita della mostra “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica”  in cui sono esposte ricche parures romane e il preziosissimo nastro d’oro.A seguire un esperto del settore ci racconterà i mille segreti dell’arte degli orafi e dei gioiellieri antichi. Infine tutto ciò che è stato appreso durante l’incontro verrà messo in pratica in un laboratorio didattico in cui si riprodurrà un monile di epoca romana.

L’ingresso è gratuito.La prenotazione è obbligatoria per un massimo di 25 partecipanti. Per la registrazione cliccare qui oppure mandare una mail all’indirizzo info@ambientecultura.it

Tutte le attività si svolgono presso il “Museo Civico archeologico e di scienze naturali F. Eusebio”, via Vittorio Emanuele II 19, 12051, Alba, Cn. (Cortile della Maddalena, in fondo a destra.)