Articoli

Corso di storia e archeologia altomedievale: Longobardi e Bizantini tra Piemonte meridionale e Liguria

“Nel buio avvengono cose strane”

(Cipolla C.M., Allegro ma non troppo, p. 14)

L’obiettivo del corso è quello di mostrare il vero volto del Piemonte meridionale durante l’Alto Medioevo, un periodo che, come si vedrà, lungi dall’essere buio, costituisce un arco di tempo lungo grosso modo 500 anni che merita di essere indagato nelle sue trasformazioni e peculiarità. Dalla campagna alle città, da quelle dei vivi a quelle dei morti, che spesso nel Medioevo si confondono, un corso per porre luce su persone e paesaggi di un’epoca tanto lontana quanto degna di essere esplorata.

Il villaggio longobardo “Vicus Wallari” nel VI secolo. (Toscana) « Angelique Colté

A differenza del corso di storia dell’arte dell’alto medioevo, in questo corso ci si concentrerà sul paesaggio, da quello urbano a quello rurale, sulle trasformazioni subite da quest’area nell’Alto Medioevo, attraverso un itinerario che ci porterà ad esplorare ville, piazze, necropoli, villaggi abbandonati e fortificazioni.

 

Di seguito, tutte le informazioni utili, gli allegati e in fondo alla pagina il modulo per la prenotazione.

IL PROGRAMMA

Prima lezione: inquadramento storico e archeologia della città altomedievale

Seconda lezione: archeologia delle campagne altomedievali

Terza lezione: archeologia dei cimiteri e delle necropoli altomedievali

Quarta lezione: uno sguardo sulla Liguria, la frontiera occidentale dell’Impero Bizantino

Escursione: visita alla sezione del museo civico di Cuneo e alla mostra presso la chiesa di Sant’Antonio da Padova di Sant’Albano Stura che ospitano i reperti della necropoli longobarda

QUANDO

Il ciclo si compone di quattro lezioni, tutti i martedì dalle 20.00 alle 22.00, dall’11 giugno al 2 luglio costi del trasporto e di eventuali guide presso la meta dell’escursione non sono comprese nel costo del corso.

Le iscrizioni sono obbligatorie entro martedì 11 giugno (per la prenotazione utilizza il modulo in fondo a questa pagina).

DOVE

Le lezioni si terranno presso il percorso archeologico musealizzato della chiesa di san Giuseppe ad Alba.

DOCENTE

A condurre il corso sarà Gianmarco Gastone, dottore in Archeologia e Storia Antica presso l’Università degli studi di Torino e laureato in archeologia medievale con una tesi intitolata “Costa campana e Siqilliyya: Status quaestionis“. Oltre ad essere uno dei soci dell’associazione Ambiente & Cultura è anche una delle guide di Alba Sotterranea e ha tenuto i due corsi di Archeologia preistorica del Piemonte meridionale e, in precedenza, quello di Archeologia e storia del Piemonte meridionale in età romana.

DESTINATARI

Non è un corso riservato ad esperti e specialisti: è un corso che intende rivolgersi a tutti coloro che fossero interessati a scoprire il primo capitolo della storia dell’arte medievale, quella relativa al periodo dell’Alto Medioevo, spesso poco indagato.

METODOLOGIE E MATERIALI 

Ladro di ciliegie – miniatura dal Salterio di Luttrell, XIV secolo – Londra, British Library.

Gli appuntamenti consisteranno in lezioni frontali, condotte con l’ausilio di presentazioni PowerPoint, che saranno poi messe a disposizione dei corsisti.

CARTOLINA PROMEMORIA

Clicca qui per scaricare il flyer in formato A6 con tutte le info: flyer.corso-archeologia.altomedievale

COSTI E CONDIZIONI

  • Il costo intero del corso è 70 euro comprensivo di tessera associativa.
  • Per i tesserati Ambiente & Cultura 60 euro.
  • Il prezzo ridotto è 35 euro per ragazzi dai 14 ai 18 anni accompagnati da un adulto partecipante, l’età minima per partecipare è 14 anni.
  • Il prezzo cumulativo di 120 euro, anziché 140, è riservato a chi partecipasse anche a un altro corso. Il prezzo cumulativo non si applica alle quote ridotte per età.
  • Il costo del corso seguito a distanza è 50 euro (vengono fornite le presentazioni PowerPoint e inviate le registrazioni audio delle lezioni).

OMAGGI INCLUSI

La tessera associativa per l’anno in corso di Ambiente & Cultura che dà diritto ad altri vantaggi e riduzioni.

Un tratto del fiume Tanaro: si parlerà molto di come l’uomo si relazionasse con la natura

PRENOTAZIONI (OBBLIGATORIE)

Da effettuarsi entro lunedì 2 aprile. Numero di partecipanti minimo 9, massimo 18.

Per info 334.3769252 (Gianmarco Gastone)

PER PRENOTARTI COMPILA IL SEGUENTE MODULO:

 

Alba Sotterranea per Vinum 2018

Al via la 42esima edizione di Vinum, la Fiera nazionale dei vini di Langhe e Roero che si svolgerà ad Alba il 21,22, 25, 28, 29 e 30 aprile e il 1 maggio.

Quale migliore occasione per scoprire la città sepolta in compagnia di un archeologo professionista?

I tour di Alba Sotterranea per l’occasione si moltiplicano (per scoprire che cosa è Alba Sotterranea clicca qui).

Ricco è il calendario promosso dall’organizzazione per fare conoscere al grande pubblico i gusti e i sapori dei vini tipici delle nostre colline. Fra degustazioni guidate e assaggi di cibo tradizionale, la rassegna mette in mostra alcuni fra i tesori più preziosi del nostro territorio: i vini, spaziando fra i bianchi e i rossi di Langhe, del Roero e del Monferrato, senza dimenticare le bollicine di Asti.

bancaalba_percorsoarcheologico

I resti del condotto fognario romano sotto il Palazzo Banca d’Alba

Ma i tesori del territorio non si limitano ai sapori fruttati dei vini: la ricchezza della storia di Alba regala grandi sorprese nascoste nel sottosuolo della città e con Alba Sotterranea si può andare a scoprire ciò che è rimasto nel ventre della città. In compagnia di un archeologo professionista la terra mostrerà le bellezze delle città antiche coperte dal tempo: i fasti e gli splendori della città romana riprenderanno vita e l’abitato medievale farà rivivere atmosfere di un tempo, in un viaggio alla scoperta del passato. Come sempre, gli itinerari di visita termineranno presso il museo civico “Federico Eusebio” di Alba, con le sue 21 sale di archeologia preistorica, romana e scienze naturali.

Durante la manifestazione di Vinum – il 21, 22, 25, 28, 29 e 30 aprile e poi il 1 maggio – sarà possibile partecipare alle visite guidate organizzate per tutto il giorno a partire dalle ore 10,30 e fino alle ore 17,00, con turni di visita ad ogni ora.

Ricordiamo che per partecipare è necessaria la prenotazione, in anticipo (dal momento che ogni turno di visita ha un numero minimo ed un numero massimo di partecipanti).

Per prenotare e per tutti i dettagli scegli la data di tuo interesse:

La galleria dei Summi Viri e il busto dell'imperatore Pertinace presso il Complesso delle Antiche Mura

La galleria dei Summi Viri e il busto dell’imperatore Pertinace presso il Complesso delle Antiche Mura

 

 

La Romanità in Piemonte

…Tra II e I secolo a.C., Roma, quando ancora non era il centro di un Impero ma una Repubblica che man mano stava avanzando nel Mediterraneo, si accorse delle potenzialità militari ed economiche di una terra, ai piedi delle Alpi, ricca di fiumi e non lontana dalla costa, che oggi equivale al Piemonte Meridionale. Una terra abitata da una popolazione – i Liguri – che molto filo da torcere diede alle legioni romani ma che, successivamente, divenne parte integrante del mondo romano.

 

Con questo corso, esploreremo insieme le imponenti tracce che la Romanità ha lasciato in questo territorio.

Di seguito, tutte le informazioni utili:

QUANDO: 26 maggio, 1, 8, 16 giugno, dalle ore 21:00 alle ore 23:00

DOVE: aula didattica del museo civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio” di Alba.

A questi quattro appuntamenti, si aggiungerà un’escursione a fine corso in data da concordare coi partecipanti.

COSTI E CONDIZIONI

Il costo intero dell’intero corso è pari a 70,00 euro.

35 euro ridotto per ragazzi dai 14 ai 18 anni accompagnati da un adulto partecipante

120 euro cumulativo, anziché 140,00, per chi partecipasse anche al corso “Storia dell’arte dell’Alto Medioevo tra Piemonte e Lombardia. Dalle testimonianze piemontesi a Pavia, capitale dell’Italia longobarda

INCLUSO

Un libro edito dal museo “Marmi romani dal museo civico Federico Eusebio di Alba” in omaggio ad ogni partecipante.
Ingresso al Museo civico Federico Eusebio e riduzione sul biglietto di Alba Sotterranea (8 euro anziché 10).
La tessera associativa “Ambiente & Cultura” che dà diritto ad altri vantaggi e riduzioni.

A condurre il corso sarà Gianmarco Gastone, dottore in Archeologia e Storia Antica, presso l’Università degli Studi di Torino. Oltre ad essere uno dei soci dell’associazione Ambiente & Cultura, è anche una delle guide di Alba Sotterranea.

L’obiettivo del corso sarà quello di guardare questa regione da un punto di vista diverso, quello del suo passato romano, navigando tra le notizie storiche e le imponenti testimonianze materiali sopravvissute all’incedere del tempo, anche per questo degne di essere scoperte.

Non è un corso riservato agli specialisti o alle scuole: è un corso che si rivolge a tutti coloro che fossero interessati a scoprire il capitolo romano della lunga storia del Piemonte, a sud del Po.

Gli appuntamenti consisteranno in lezioni frontali, condotte con l’ausilio di presentazioni power point.

Tra storia e archeologia, seguendo le antiche strade, attraverseremo le campagne e le città romane del Piemonte meridionale, esplorandone poi al loro interno gli edifici, di cui ancora oggi si possono ammirare le vestigia…

Augusta Taurinorum, l’attuale Torino. Disegno ricostruttivo ad opera di Francesco Corni

IL PROGRAMMA

Prima lezione: la conquista ed occupazione romana del Piemonte meridionale e le vicende locali al tramonto dell’Impero

Seconda lezione: un viaggio nelle campagne, tra strade, ponti, acquedotti, santuari, ville e altre infrastrutture romane

Terza lezione: alcune città, da Dertona ad Augusta Taurinorum, passando per Alba Pompeia

Quarta lezione: nella pianura braidese, Pollentia e Augusta Bagennorum

Escursione all’area archeologica di Augusta Bagennorum, al borgo Coliseo di Pollenzo e all’area archeologica di Santa Vittoria d’Alba

Prenotazioni obbligatorie entro giovedì 25 maggio. Numero di partecipanti minimo 8, massimo 15.

Per info 334.3769252

Per scaricare la locandina sui corsi clicca qui.

PER PRENOTARTI, COMPILA IL SEGUENTE MODULO:

 

 

 

 

Intervista a Gianmarco Gastone. “Costa campana e Siqilliyya: Status quaestionis”

Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme.
Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.
Non un mare, ma un susseguirsi di mari.
Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre…
un crocevia antichissimo.
Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia:
bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere (F. Braudel)

 

In generale qual è il tuo progetto di ricerca e perché lo hai scelto?

Il progetto di ricerca ha essenzialmente tentato di fornire una risposta ad una domanda storiografica:

“Può l’archeologia – con i metodi che le sono propri – contribuire alla ricostruzione della vicenda della presenza islamica sulla costa campana nei secoli altomedievali?”

Porsi questa domanda significava da parte mia operare una sorta di rovesciamento. Infatti, sull’onda di alcuni nuovi studi storiografici, anziché analizzare i processi storici di questa regione dal continente, ho adottato sin dall’inizio una prospettiva mediterranea, un aspetto che, paradossalmente, è stato molto spesso sottovalutato da pur insigni studiosi. Ponendo in rilievo la dimensione mediterranea di città come Napoli o Salerno, non potevo non incontrare individui di fede islamica, i dominatori del Mediterraneo centrale tra l’VIII e l’XI secolo. In questi secoli, calato verticalmente in quello che era stato il mare nostrum romano, il Mezzogiorno è terreno di scambi, rapporti, integrazioni e scontri tra popolazioni estremamente differenti per lingua, fede, tradizioni e stili di vita: vi si potevano incontrare latini (la maggior parte), greci, ebrei, armeni, islamici. All’interno di quest’ultimo insieme vi si potevano individuare andalusi, greci divenuti musulmani, nordafricani e, soprattutto, siciliani, provenienti da un’isola che in questo periodo era musulmana.  Uno dei motivi principali che mi ha spinto ad affrontare questo tema è anche la mia passione per la civiltà mediterranea – dalle sue espressioni più antiche a quelle più recenti – oltre che per la cultura napoletana. Questo motivo di interesse è ben sintetizzato dalle parole di Braudel. Ho ricevuto un aiuto fondamentale nella realizzazione di questo progetto e nella coltivazione di questa mia passione anche dalle suggestioni e dai suggerimenti della mia docente relatrice Lebole Chiara Maria, che mi ha accompagnato in questi sei anni.

Siamo purtroppo  abituati a vedere la civiltà islamica in contrapposizione violenta alla nostra, anche in termini di narrazione e ricerca storica… solo guerra e saccheggi o c’è stato altro?

Numerosi furono gli scontri ma altrettanto lo furono gli incontri. Furono i cronisti cristiani dell’epoca e gli studiosi, anche prestigiosi, che si sono interessati a queste vicende dal XIX secolo a questa parte a creare quello che viene chiamato “il paradigma della scorreria”: l’idea secondo la quale i rapporti tra Cristiani e “Saraceni” fossero caratterizzati esclusivamente da episodi bellici. Gli ultimi studi storiografici – basati su fonti in lingua latina, greca e araba – e anche il mio studio archeologico parlano anche di altro. Commerci e scambi tra terra campana e Sicilia islamica non mancarono: ho avuto la possibilità di studiare anfore palermitane ritrovate nei pressi di Salerno. Le anfore non erano altro che quei contenitori dentro cui veniva versato il prodotto da vendere nelle diverse città mediterranee. Essendo vasi dall’imboccatura stretta, dovevano contenere liquidi: vino (anche se la Sicilia era islamica non ci si esime dal produrlo e consumarlo), sciroppo di canne da zucchero ma anche pesce salato. Non solo episodi bellici quindi, ma anche scambi. Consideriamo inoltre che il grande mondo islamico aveva forte bisogno di legno, decisamente poco abbondante in Nordafrica. Esso doveva essere comprato e spesso i manti boschivi del Cilento, oltre che della Sicilia, potevano sopperire a questa mancanza: ricordiamoci che il legno era fondamentale per la costruzione delle navi e nell’architettura… Anche se non l’ho studiata in maniera specifica, il ruolo di Amalfi fu importante in questi rapporti: segnalo l’attività del Centro di Cultura e Storia Amalfitana il cui presidente Michele Cobalto mi ha appoggiato nella realizzazione di questo progetto di ricerca, sia nella biblioteca amalfitana che via e-mail.

Qual è la scoperta che più ti ha emozionato?

Nonostante l’importanza delle anfore, la scoperta che maggiormente mi ha colpito è stata la tomba islamica trovata nel 2015 in piazza Municipio, non lontana dal centro cittadino. Allo stato attuale delle conoscenze, costituisce la prima tomba islamica medievale ritrovata nell’Italia peninsulare. Non ci è rimasto il suo nome, né una parte del corredo, né una parte degli abiti… Come si fa a capire che questo individuo era musulmano? Per l’orientamento del corpo e la posizione: era sepolto sul fianco destro, con il viso e il corpo orientati verso La Mecca. Il ritrovamento di una sepoltura è solo un primo tassello per ricostruire la presenza di persone musulmane nel Mezzogiorno nel medioevo. Risulta però interessante notare che la sua presenza doveva presuppore un qualcuno che sapesse officiare il rito funerario islamico, molto articolato. A questa tomba si aggiungono i monumenti funerari in caratteri cufici conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, datati però tra X e XI secolo e di provenienza incerta. Segnalo la gentilezza della funzionaria della Soprintendenza Archeologica di Napoli, Vittoria Carsana: è stata lei a segnalarmi questo ritrovamento, da lei stessa effettuato.

In generale quali sono i ritrovamenti archeologici che meglio funzionano da indicatori risolutivi per quello che riguarda il dibattito storico?

Dal punto di vista storico, i migliori indicatori in questa ricerca sono costituiti dalle anfore, chiara prova dei commerci che dovevano legare Campania cristiana e Sicilia islamica, e dalla tomba, prova significativa dell’effettiva presenza di musulmani nella Napoli di IX secolo. I reperti storico-artistici come gli elementi architettonici sono invece di più difficile interpretazione, anche se più appaganti da un punto di vista estetico: il linguaggio dell’immagine si presta a infinite interpretazioni e, in più, essi sono stati ritrovati in contesti non archeologici, ancora più difficilmente analizzabili. Le prove archeologiche sono però ancora insufficienti per delineare delle conclusioni definitive. Detto ciò, la costruzione della metropolitana e i numerosi restauri in corso a Napoli permettono l’avanzare degli scavi archeologici. Inoltre, mancano ancora studi approfonditi a livello di toponomastica, urbanistica, oltre che ad un confronto con gli scavi in Provenza, significativi a livello storico per ricostruire legami tra Sud e Nord del Mediterraneo che non ci aspetteremmo per un periodo considerato erroneamente oscuro come l’Alto Medioevo.

Discussione della tesi davanti alla commissione

Discussione della tesi davanti alla commissione

“Ornamenta: Libro & Collana”. Gioielli longobardi per Natale

Un prototipo di collana in stile longobardo

Un prototipo di collana in stile longobardo

 

Quest’anno per Natale il Museo civico propone un’idea insolita come regalo: un “pacchetto” composto da un libro sui gioielli antichi e una collana ispirata all’antichità barbarica.

 

Il libro è un’edizione del Museo “F. Eusebio” stesso, “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica“, mentre la collana polimaterica – realizzata con vaghi in vetro, legno, perle di fiume, ametiste, cristalli, agate e resine – riprende una di quelle ritrovate nella necropoli longobarda di Sant’Albano Stura le cui immagini sono riportate nell’agile libretto incluso nella confezione regalo.

Pacchetto regalo con libro "Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica" + collana

Pacchetto regalo con libro “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica” + collana

Le tipologie di collane riprodotte e proposte sono due: “Teodolinda” e “Gundeperga“. I nomi si legano alla famosa regina dei Longobardi (vedova di Autari e poi moglie di Agilulfo, duca di Torino) e a sua figlia perché queste due collane si ispirano a due reperti che si è supposto potessero essere di due donne (una adulta e una bambina o adolescente) forse imparentate tra loro (per approfondimenti clicca qui. Se invece vuoi vedere altre fotografie in alta risoluzione delle collane clicca qui). Lo stesso tema sarà al centro dell’evento “La bottega del gioielliere longobardo” di sabato 10 dicembre, accessori simili saranno riprodotti nel corso del laboratorio pratico e l’argomento sarà più diffusamente trattato durante il pomeriggio e in particolare nel corso dell’approfondimento “Gioielli e moda tra i Longobardi”.

Collana "Gundeperga" ispirata a quella rinvenuta nella tomba 36 di S. Albano Stura

Collana “Gundeperga” ispirata a quella rinvenuta nella tomba 36 di S. Albano Stura

Collana "Teodolinda" ispirata a quella rinvenuta nella tomba 479 di S. Albano Stura

Collana “Teodolinda” ispirata a quella rinvenuta nella tomba 479 di S. Albano Stura

 

 

 

 

 

 

I pacchetti regalo sono in vendita a 20€ in numero limitato presso il bookshop del Museo Eusebio, ma si possono anche ordinare mandando una mail a info@ambientecultura.it indicando il proprio nome, un numero di telefono di riferimento, la tipologia di collana desiderata e la data entro cui la si vorrebbe.

 

Donne venute da lontano. Gioielli di dame longobarde

Orecchini pendenti, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

Orecchini pendenti, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

Come tutti i popoli cosiddetti “barbari” i Longobardi amavano ostentare i propri gioielli e oggetti di oreficeria in genere. Molteplici erano gli accessori impiegati dal gentil sesso a differenti scopi. Tra i più frequenti vi erano le fibule, in argento dorato o decorate a cloison, portate a coppie: una prima coppia più piccola, a ‘S’, veniva adoperata per chiudere il mantello, mentre una seconda più grande, a staffa, era puntata su nastri che scendevano dalla cintura; a seguito dell’influenza romano-bizantina le fibule a ‘S’ furono sostituite da quelle a disco. Significativo è notare che un esemplare rinvenuto “in zona”, la Fibula a ‘S’ proveniente dalla tomba 479 della necropoli di Sant’Albano Stura, era indossato singolarmente e forse di traverso, come indicherebbero i due pendenti con vaghi di vetro e di bronzo. Questa particolarità può testimoniare l’influenza degli usi mediterranei che impiegavano spille a forma circolare, spesso con pendenti, portati al centro e quindi una fase di passaggio nella “moda” longobarda.

Nel loro precedente stanziamento in Pannonia le donne longobarde non usavano né orecchini, né braccialetti, né anelli (se non quelle di origine germanica o romana), mentre l’uso delle collane di perle era diffuso, ma non in maniera ostentata. Giunte in Italia assunsero aspetti del costume locale e, affascinate dalla moltitudine di gioielli, iniziarono a portare anche orecchini, realizzati secondo le tecniche della metallurgia longobarda, e bracciali, alla maniera delle collane che, per lo stesso motivo, divennero molto più frequenti.

Collane, fine VI-inizio VII sec., Torino, Museo di Antichità.

Collane, fine VI-inizio VII sec., Torino, Museo di Antichità.

Fibule a S, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

Fibule a ‘S’, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

 

 

 

 

 

 

Peculiarità delle collane era la “polimatericità”: i vaghi che le costituivano potevano

Collana, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

Collana, VII sec., Roma, Museo Nazionale dell’Altomedioevo.

essere in pasta di vetro, cristallo, ambra, corallo, di perle, di ametiste e altre pietre dure; potevano poi essere arricchite con pendagli d’oro, d’argento o di bronzo e a volte persino vecchie monetine romane forate.

 

Nella stessa tomba di Sant’Albano Stura prima citata è stata ritrovata anche una collana con grani di pasta vitrea opacizzata e colorata in verde, giallo, bianco e rosso, mentre una collana di dimensioni minori – che si presume essere di una bambina, forse la figlia – è stata rinvenuta in una tomba vicina.

La pasta di vetro era il materiale primario nei monili ed era apprezzato perché conferiva un’accentuata policromia, caratteristica fondamentale e costante della gioielleria longobarda che si ritrova anche nelle spille o negli orecchini grazie alla presenza di gemme diverse dai colori molteplici.

Collana, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

Collana, fine VI sec., Cividale, Museo Archeologico Nazionale.

 

 

 

 

 

 

 

Tratto da “Donne venute da lontano. Monili femminili dalla necropoli longobarda di S. Albano Stura“, Caterina Giostra, in “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica“, a cura di Maria Cristina Preacco e Luisa Albanese, 2011. (Per informazioni sul libro clicca qui).

Archeologo di qua e di là delle Alpi

Matteo Morelli

Matteo Morelli

Ospitiamo una significativa testimonianza, interessante per capire quante cose possono cambiare in certi ambiti professionali semplicemente varcando il confine (per altro rimanendo con tutti e due i piedi all’interno dell’Unione Europea..).

Archeologo di qua e di là delle Alpi, è questa la parabola lavorativa dell’archeologo Matteo Morelli

Diplomato in conservazione dei beni culturali , indirizzo archeologico , facoltà di Bologna con sede a Ravenna , nel 2004 , ho lavorato come precario per differenti ditte o cooperative archeologiche soprattutto nel nord Italia , Emilia Romagna Piemonte e Lombardia .
Assunto quasi sempre con contratti a progetto o prestazioni occasionali , quindi un precario d’eccezione :)

Ecco il capitolo “italiano” della sua carriera professionale. Discontinuità lavorativa, paghe basse, ritardi anche biblici nel pagamento dei compensi, burocrazie complesse e scarso riconoscimento pubblico del proprio ruolo… sono alcuni dei tratti distintivi che punteggiano la sua esperienza, comune (anzi comunissima) a tutti agli altri laureati operanti nel campo dell’archeologia.

lilliput2

Lilliput. Libreria di viaggi

Lilliput. Libreria di viaggi

Per un certo periodo cerca anche di cambiare rotta: unisce le sue passioni per la lettura e per i viaggi  ne fa il tentativo pervicace di LILLIPUT, una libreria specializzata sulla letteratura di viaggio, aperta nel centro di Ravenna.

Qualche anno fa il passo decisivo: si trasferisce in Francia (prima a Parigi poi a Marsiglia)

Cambia paese, cambia lingua, cambia tante abitudini, forse cambia addirittura il modo di fare colazione… ma non cambia lavoro. Continua a fare l’archeologo.

Ma forse non è esatto dire che “non cambia lavoro”, perché le condizioni lavorative transalpini si rivelano ben diverse da quelle cisalpine.

itafranCosì il Morelli ci riassume le differenze principali.

Che cosa fa un giovane per diventare archeologo? quale iter deve seguire?

Un giovane francese per diventare archeologo , deve fare un bac +5 , cioè superiori più 5anni di università , seguita da 2 anni di master , iter molto più lungo che quello italiano , ma molto meno oneroso al livello di tasse universitarie , in Francia si paga una media di 300€ l’anno , più si hanno molti benefit per alloggio per trasporti e buoni pasti ecc…

Quale la condizione professionale a livello contrattuale, orari di lavoro, rimborsi etc..?

INRAP Institut national des recherches archéologiques préventives

INRAP Institut national des recherches archéologiques préventives

Le condizioni contrattuali sono ottime perché si hanno dei contratti di durata determinata , o indeterminato ,questo dipende dal lavoratore e dalla ditta che assume archeologi , usufruendo così di eventuale sussidio di disoccupazione e di tutto il welfare che la Francia offre, di fatto dopo il passare di 4 mesi di contratto si ha diritto allo chomage , cioè sussidio di disoccupazione , 80% del tuo salario , dura esattamente i mesi in cui si è lavorato , per un massimo di 2 anni .
Le condizioni lavorative , dalla mia esperienza , avendo collaborato con l’INRAP , un istituto pubblico di ricerca archeologica preventiva , non possono che essere favorevoli, l’ambiente di lavoro è molto sereno ,pagamenti e rimborsi puntuali e altissima professionalità sul terreno e nel post scavo .
Di fatto si mette l’operatore di scavo nelle migliori condizioni per il lavoro , dotandolo di materiale e mettendo a sua disposizione tutto il necessario per poterlo far lavorare nel migliore delle condizioni , citerei anche il contermine r mensa , e container spogliatoii , datato di doccia , che sono obbligatori per legge . In più un container per apparecchiatura fotografica e diverse postazioni con compiuter per portare avanti la documentazione contemporaneamente con lo scavo archeologico .

come sono organizzate le istituzioni pubbliche competenti?Come funziona l’archeologia preventiva o il vincolo archeologico?
Quando una ditta vince un appalto , nelle ore si contempla a anche dei giorni per poter redigere relazioni , pulire e catalogare il materiale , pagate come ore di scavo , sembra un ovvietà ma per noi che abbiamo operato in Italia sappiamo che non è così scontato

Esistono associazioni di categoria? come funzionano?
Esistono ditte private che partecipano liberamente alle gare d’appalto , in più ci sono realtà come l’INRAP , istituto nazionale archeologia preventiva , che è pubblica , ho a
Tre realtà statali legate ai diversi comuni e province , le ditte private devono mantenere e assicurare gli stessi livelli lavorativi che le varie realtà statali , di fatto per vincere un appalto verrà considerato anche la qualità del lavoro svolto , quindi non è legato solomente ad un aspetto economico , di questo fa garante il ministero per la conservazione e tutela del patrimonio artistico ,archeologico , architettonico , paesaggistico .
Non molto differente all’Italia , ma con l’impressione che qui sia più efficiente ma soprattutto più rapido nell’intervenire .

I Longobardi, non solo guerrieri. Barbarissimi tra i barbari.

Re Alboino

Re Alboino

I Longobardi (ossia le “Lunghe Barbe“, a cui deve il suo attuale nome la Langobardia medievale e l’attuale Lombardia), centomila persone – non solo soldati, ma anche donne, vecchi e famiglie –  partite dall’attuale Ungheria e provenienti ancora da più a Nord, cominciarono dal Friuli la conquista della penisola italiana il lunedì di Pasqua del 2 Aprile 568, guidati da re Alboino: una migrazione che cambierà in maniera decisiva la storia e la cultura del nostro Paese, determinando pure lo scenario del Piemonte meridionale nei secoli dell’Alto Medioevo.

Di loro si è parlato al convegno “Barbarissimi tra i Barbari”, organizzato dal FAI nella giornata del 21 Febbraio a Cuneo, nello Spazio Incontri Cassa di Risparmio. Un uditorio interessato e partecipe, non composto solamente da addetti ai lavori, ha avuto la possibilità di ascoltare gli interventi di alcuni specialisti, tra i quali Egle Micheletto e Sofia Uggè della Soprintendenza Archeologica regionale.

Gli interventi hanno riguardato le 776 tombe longobarde rinvenute negli ultimi anni in occasione dei

Veduta dall'alto della necropoli longobarda di Sant'Albano Stura (CN)

Veduta dall’alto della necropoli longobarda di Sant’Albano Stura (CN)

lavori per l’autostrada Asti-Cuneo a Sant’Albano Stura. Di esse, 171 hanno restituito corredi maschili, 84 femminili, 240 di dubbia attribuzione e 281 prive (la colossale opera di scavo archeologico è stata compiuta in poco più di un anno, ed è costata poco più di 950.000 euro, iva esclusa, ha significativamente ricordato la Soprintendente Micheletto).

Il corredo – ovvero quella serie di oggetti che erano seppellitti insieme al defunto – costituisce spesso

uno degli indicatori che più ci permettono di comprendere alcuni degli aspetti della concezione della vita e della morte di questo popolo. Infatti, i reperti scoperti ci svelano che i Longobardi – oltre ad essere un popolo molto legato al mondo della guerra – possedevano anche maestranze artigianali dalla grande sapienza tecnica.

 

Un capolavoro di oreficeria longonbarda esposto nella mostra Ornamenta - necropoli di Sant'Albano stura

Un capolavoro di oreficeria longonbarda esposto nella mostra Ornamenta – necropoli di Sant’Albano stura

 

A conferma di ciò, la necropoli di Sant’Albano Stura ha restituito numerosi reperti, provenienti dalle tombe maschili che riguardano il mondo bellico (cinture, spade e uno scudo) ma anche reperti – 47 collane, coltellini, vasellame, piccoli amuleti, un prezioso resto di broccato a filo d’oro e resti di preziosi tessuti – che ci danno un’immagine di questo popolo molto diversa da quella tradizionale, legata in maniera indossolubile alla guerra.

c11dab8d05c64309b6797cc83fe3c405-1

Alcuni reperti provenienti dalla necropoli longobarda di Collegno (TO)

Il convegno è stato anche occasione di visita e di approfondimento della nuova sezione inaugurata al museo civico di Cuneo, presso il Complesso di San Francesco che espone al pubblico in maniera permanente i primi reperti provenienti dalla necropoli.

Alcuni di essi avevano avuto modo di essere già ammirati nel 2012, all’interno della mostra Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica del museo civico archeologico e di scienze naturali F. Eusebio.

I successivi ritrovamenti – a partire dalle 50 tombe ancora da scavare a Sant’Albano Stura – getteranno sicuramente ulteriore luce su questo popolo, protagonista di una migrazione che ha provocato un incontro-scontro tra la cultura romana, ancora molto forte nella penisola, e quella germanica, di cui i Longobardi si fecero portatori.

ARIADNE. Il filo della conoscenza.

Dati di scavo non pubblicati, libri presenti solo in determinate biblioteche, spesso lontane, nodi burocratici che contraddistinguono l’operato di soprintendenze, biblioteche e università…

Questi sono solo alcuni degli ostacoli logistici che uno studioso o uno studente deve tentare di saltare per scrivere un testo scientifico archeologico.
Il progetto ARIADNE, lanciato dalla Commissione Europea, tenta di affrontare questa serie di problematiche con la pubblicazione online di circa 6 milioni di schede di oggetti o siti archeologici entro il 2017 in tutta Europa.VMS-Home-page_medium

E’ finanziato dalla Commissione  Europea, all’interno del Settimo Programma Quadro (ovvero il grande programma che riunisce e coordina i contributi a supporto della ricerca scientifica, pura e applicata, ora soppiantato da HORIZON 2020): il progetto ha avuto avvio nel febbraio del 2013 e ha una durata prevista di 48 mesi.

L’archeologia è una scienza che studia il nostro passato basandosi sulle fonti materiali che il nostro suolo molto spesso ci nasconde: avere la possibilità di consultare una grande banca dati online che riunisca studi effettuati in tempi e luoghi diversi sarà un grande vantaggio per tutti. Anche per coloro che dovranno divulgarne i contenuti.
Infatti, uno dei problemi che il programma ARIADNE tenta di affrontare è quello della frammentazione: tuttora esistono numerosi database contenenti informazioni che si riferiscono a periodi e regioni diverse, ma il loro utilizzo è spesso impedito da difficoltà di accesso, da funzionamenti diversi e da prospettive poco omogenee.

Al contrario, ARIADNE costituirà una grande piattaforma che renderà possibile l’accesso per migliaia di ricercatori provenienti da tutto il mondo ad una mole enorme di dati molto diversi, riuniti però da un’interfaccia e da modalità di accesso comuni.

Il respiro internazionale di ARIADNE è già ben percepibile dalle sedi dei vari workshop e conferenze che faranno da contorno al progetto: Avila, Francoforte, Atlanta, Sorrento, Digione, Glasgow, Londra,…
L’acronimo ARIADNE, che sta per Advanced Research Infrastructure for Archaeological Dataset Networking in Europe, ci aiuta a comprendere al meglio il senso di questo nuovo progetto europeo: deriva infatti da Arianna, donna protagonista nellaariadne-detail mitologia greca, figlia di Minosse, colei che diede del filo all’eroe ateniese Teseo, strumento che gli consentì di uscire dal labirinto, dopo l’uccisione del Minotauro.
Nella sua versione informatica, dopo aver aiutato Teseo, ARIADNE riuscirà anche ad aiutare generazioni di studiosi e studenti ad uscire da questo labirinto di dati troppo disordinati e poco omogenei tra loro? Significherebbe unire e mettere in rete generazioni di studi assai diversi tra loro con lo scopo di implementare la ricerca e di consentire una maggior diffusione di questo patrimonio di conoscenze sul nostro passato.

Solo il tempo ce lo dirà ma le premesse sembrano molto buone.

Per chi volesse seguirne gli sviluppi ecco il sito ufficiale del progetto:

http://www.ariadne-infrastructure.eu/