Archeologo di qua e di là delle Alpi

Matteo Morelli

Matteo Morelli

Ospitiamo una significativa testimonianza, interessante per capire quante cose possono cambiare in certi ambiti professionali semplicemente varcando il confine (per altro rimanendo con tutti e due i piedi all’interno dell’Unione Europea..).

Archeologo di qua e di là delle Alpi, è questa la parabola lavorativa dell’archeologo Matteo Morelli

Diplomato in conservazione dei beni culturali , indirizzo archeologico , facoltà di Bologna con sede a Ravenna , nel 2004 , ho lavorato come precario per differenti ditte o cooperative archeologiche soprattutto nel nord Italia , Emilia Romagna Piemonte e Lombardia .
Assunto quasi sempre con contratti a progetto o prestazioni occasionali , quindi un precario d’eccezione :)

Ecco il capitolo “italiano” della sua carriera professionale. Discontinuità lavorativa, paghe basse, ritardi anche biblici nel pagamento dei compensi, burocrazie complesse e scarso riconoscimento pubblico del proprio ruolo… sono alcuni dei tratti distintivi che punteggiano la sua esperienza, comune (anzi comunissima) a tutti agli altri laureati operanti nel campo dell’archeologia.

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Lilliput. Libreria di viaggi

Lilliput. Libreria di viaggi

Per un certo periodo cerca anche di cambiare rotta: unisce le sue passioni per la lettura e per i viaggi  ne fa il tentativo pervicace di LILLIPUT, una libreria specializzata sulla letteratura di viaggio, aperta nel centro di Ravenna.

Qualche anno fa il passo decisivo: si trasferisce in Francia (prima a Parigi poi a Marsiglia)

Cambia paese, cambia lingua, cambia tante abitudini, forse cambia addirittura il modo di fare colazione… ma non cambia lavoro. Continua a fare l’archeologo.

Ma forse non è esatto dire che “non cambia lavoro”, perché le condizioni lavorative transalpini si rivelano ben diverse da quelle cisalpine.

itafranCosì il Morelli ci riassume le differenze principali.

Che cosa fa un giovane per diventare archeologo? quale iter deve seguire?

Un giovane francese per diventare archeologo , deve fare un bac +5 , cioè superiori più 5anni di università , seguita da 2 anni di master , iter molto più lungo che quello italiano , ma molto meno oneroso al livello di tasse universitarie , in Francia si paga una media di 300€ l’anno , più si hanno molti benefit per alloggio per trasporti e buoni pasti ecc…

Quale la condizione professionale a livello contrattuale, orari di lavoro, rimborsi etc..?

INRAP Institut national des recherches archéologiques préventives

INRAP Institut national des recherches archéologiques préventives

Le condizioni contrattuali sono ottime perché si hanno dei contratti di durata determinata , o indeterminato ,questo dipende dal lavoratore e dalla ditta che assume archeologi , usufruendo così di eventuale sussidio di disoccupazione e di tutto il welfare che la Francia offre, di fatto dopo il passare di 4 mesi di contratto si ha diritto allo chomage , cioè sussidio di disoccupazione , 80% del tuo salario , dura esattamente i mesi in cui si è lavorato , per un massimo di 2 anni .
Le condizioni lavorative , dalla mia esperienza , avendo collaborato con l’INRAP , un istituto pubblico di ricerca archeologica preventiva , non possono che essere favorevoli, l’ambiente di lavoro è molto sereno ,pagamenti e rimborsi puntuali e altissima professionalità sul terreno e nel post scavo .
Di fatto si mette l’operatore di scavo nelle migliori condizioni per il lavoro , dotandolo di materiale e mettendo a sua disposizione tutto il necessario per poterlo far lavorare nel migliore delle condizioni , citerei anche il contermine r mensa , e container spogliatoii , datato di doccia , che sono obbligatori per legge . In più un container per apparecchiatura fotografica e diverse postazioni con compiuter per portare avanti la documentazione contemporaneamente con lo scavo archeologico .

come sono organizzate le istituzioni pubbliche competenti?Come funziona l’archeologia preventiva o il vincolo archeologico?
Quando una ditta vince un appalto , nelle ore si contempla a anche dei giorni per poter redigere relazioni , pulire e catalogare il materiale , pagate come ore di scavo , sembra un ovvietà ma per noi che abbiamo operato in Italia sappiamo che non è così scontato

Esistono associazioni di categoria? come funzionano?
Esistono ditte private che partecipano liberamente alle gare d’appalto , in più ci sono realtà come l’INRAP , istituto nazionale archeologia preventiva , che è pubblica , ho a
Tre realtà statali legate ai diversi comuni e province , le ditte private devono mantenere e assicurare gli stessi livelli lavorativi che le varie realtà statali , di fatto per vincere un appalto verrà considerato anche la qualità del lavoro svolto , quindi non è legato solomente ad un aspetto economico , di questo fa garante il ministero per la conservazione e tutela del patrimonio artistico ,archeologico , architettonico , paesaggistico .
Non molto differente all’Italia , ma con l’impressione che qui sia più efficiente ma soprattutto più rapido nell’intervenire .

Questionario sulla didattica: la tua opinione conta!

DSC00661Cari Insegnanti,

sapete quanto è importante per noi avere un riscontro da parte vostra riguardo alla nostra attività didattica. Il costante contatto con voi ci ha aiutato a realizzare nuovi progetti maggiormente inerenti ai programmi scolastici, a costruire percorsi che permettessero di approfondire in maniera esaustiva determinati argomenti e a migliorare le nostre modalità di rapporto con i vostri studenti.

Per questo motivo vi chiediamo gentilmente di compilare il modulo sottostante per farci avere le vostre opinioni sul lavoro che abbiamo svolto nell’anno scolastico che si è appena concluso. Questo ci permette di migliorare dove siamo più carenti, portare avanti proposte nuove e mantenere alta la qualità degli interventi che vi proponiamo.

Il modulo è molto semplice, vi chiediamo di assegnare un punteggio alle seguenti categorie:

  • PRENOTAZIONI:

    le modalità di prenotazione sono spiegate chiaramente? il modulo da compilare on-line è intuitivo e di facile utilizzo? Per le scuole in convenzione, la raccolta delle prenotazioni in un unico modulo si è rivelata una soluzione efficace?

  • CONTATTI:

    siamo facilmente raggiungibili? le informazioni necessarie vi sono state fornite tempestivamente e in maniera completa? vi sentite liberi di contattarci se avete bisogno di ulteriori chiarimenti?

  • PROPOSTE:

    la nostra offerta risponde alle vostre esigenze? le attività sono attinenti ai programmi scolastici? ritenete che alcuni argomenti che vi possono interessare non abbiano il giusto spazio? la varietà delle proposte permette di spaziare fra i diversi campi  del sapere? la nostra offerta è modulare, ritenete utile la possibilità di poter assemblare i vari tipi di interventi da noi proposti (es. visita + laboratorio pratico, visita + escursione, visita + approfondimento etc…)?

  • CONTENUTI E CAPACITÀ ESPOSITIVA:

    ritenete che i nostri interventi abbiano rappresentato un fonte di arricchimento per le conoscenze degli studenti? Il nostro lavoro si è dimostrato un valido supporto per il programma svolto in classe? I contenuti sono stati esposti in maniera chiara ed adeguata all’età dei partecipanti?

  • MATERIALI:

    durante le esperienze pratiche (laboratori creativi, esperimenti, visite giocate), il materiale a disposizione era adeguato all’età  e sufficiente per tutti i partecipanti? l’attività si è svolta in un ambiente sicuro? se non si ha partecipato ad un attività pratica, il materiale di approfondimento fornito (dispense, documenti…) è stato un valido supporto?

  • RAPPORTO CON GLI STUDENTI:

    l’operatore è stato in grado di creare un clima favorevole dove tutti gli alunni si sono sentiti liberi di partecipare? gli studenti si sono sentiti coinvolti ed interessati? É stato lasciato sufficiente spazio alle domande e agli interventi dei partecipanti? I tempi sono stati rispettati?

Per rispondere è necessario inserire un punteggio di valutazione che va da 1 a 5 con i seguenti valori:

  1. pessimo
  2. scarso
  3. sufficiente
  4. buono
  5. molto buono.

colombinoInoltre, al fondo del modulo, troverete uno spazio  dove  potrete lasciare i vostri commenti e le vostre riflessioni. Vi invitiamo calorosamente a sfruttare questo spazio per esprimere suggerimenti, proposte e tutto ciò che vi piacerebbe affrontare con gli studenti il prossimo anno scolastico, usufruendo del nostro aiuto.

Il questionario è anonimo, vi chiediamo però di inserire il tipo di scuola che rappresentate e l’età della classe che ha partecipato (senza indicare la sezione o il nome dell’istituto). Questi dati ci servono per capire se abbiamo bisogno di migliorare o  di modificare le nostre proposte rivolte ad una determinata fascia di età.

Vi ringraziamo per la preziosa collaborazione!

Oops! Non è stato possibile trovare il tuo modulo.

 

Il castello di Grinzane Cavour

Realizzato tra XI e XIII secolo, citato in documenti del XII secolo come proprietà del Comitato di Alba – città medievale che è possibile esplorare grazie ai tour di Alba Sotterranea – il castello di Grinzane Cavour, dopo secoli di alterne vicende passò nelle mani dei De Tonnere, gli zii di Camillo Benso conte di Cavour.

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Figura 1: il castello di Grinzane Cavour

Il castello odierno non ha sempre avuto questo aspetto: ciò che vediamo è conseguenza degli interventi realizzati dalla Soprintendenza nel 1961, in occasione dei primi cento anni dello Stato Italiano.

Come si è evoluto nel tempo questo castello?

La parte più antica corrisponde alla torre centrale, successivamente furono aggiunti i settori sud e nord. Le numerose finestre, disposte su diversi piani, sono indice del fatto che, inizialmente, l’edificio aveva una funzione militare, solo successivamente residenziale.

E’ fortissimo il legame tra il castello e lo statista risorgimentale Camillo Cavour: a inizio ‘800, il giovane fu mandato ad amministrare le proprietà terriere di famiglia e, alla coltivazione delle barbabietole, vi introdusse il vitigno pinot nero e tentò di migliorare la produzione del Barolo richiamando l’importante enologo francese Oudart.

Lo stesso Cavour fece realizzare dei lavori all’interno del castello…

Oggi il castello, posto nel cuore di quei paesaggi vitivinicoli patrimonio Unesco, è sede di un’importante Enoteca Regionale, del museo etnografico e dei cimeli cavouriani, dell’Asta mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, di un ristorante e di una serie di altri enti.

Inoltre, nel 2011, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, il castello ha ospitato la mostra temporanea itinerante Italia Enotria: la vigna del Risorgimento a cura dell’archeologo del vino Marco Mozzone, di cui al seguente link potete vedere la scheda del catalogo.

 

 

Il castello di Serralunga d’Alba

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Figura 1: il castello di Serralunga d’Alba

La città medievale di Alba, che potrete conoscere meglio partecipando ad uno dei tours di Alba Sotterranea, era circondata da colline costellate da castelli o, più semplicemente, da fortificazioni.

Uno di questi castelli è il castello di Serralunga d’Alba.

Posto in una posizione dominante il borgo moderno, il castello di Serralunga d’Alba colpisce gli sguardi degli osservatori grazie alla sua verticalità e all’impressione di solidità e maestosità che trasmette.

Sorto in seguito alla demolizione di una torre nel 1340, il castello fu fatto realizzare da Pietrino Falletti – già proprietario di una ventina di castelli nelle Langhe – e fu ultimato poi dal figlio Gioffredo II.

L’aspetto attuale è molto diverso da quello originario?

La risposta è “no”: già anticamente il castello era estremamente alto, contava tre torri assimmetriche – una cilindrica, una quadrata e una pensile – ancora fortemente caratterizzanti l’aspetto del forte e un basso numero di finestre.

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Figura 2: il Castello di Serralunga d’Alba

Tali caratteristiche erano motivate dal fatto che il forte, oltre a dover controllare l’area circostante,  era stato concepito per resistere ad assedi: in origine, era presente anche il fossato che, infatti, serviva ad aumentarne l’altezza e impediva di sistemare scale alla base dell’edificio.

Lo spazio interno, con soffitti in legno e grandi camini, consente una completa immersione nelle atmosfere regnanti tra le famiglie nobiliari che tanta importanza hanno avuto, nell’arco del medioevo, in questa regione.

 

 

 

Per maggiori informazioni riguardanti le visite ed orari ti invitiamo a collegarti a questo sito.

 

 

 

 

Sulla tavola degli albesi: le visite guidate.

"Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa"

“Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa”

In occasione dell’Expo 2015, il Civico Museo Eusebio ospita la mostra “Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa. Modalità di conservazione e preparazione del cibo nell’età del Bronzo” che racconta la storia dell’alimentazione locale. Il visitatore potrà vedere esposti gli ultimi ritrovamenti archeologici che permettono di completare il quadro delle informazioni riguardo al villaggio preistorico durante l’età del Bronzo e scoprire come si nutrivano gli abitanti albesi più di 3000 anni fa. Inoltre, la mostra espone una riproduzione dell’aratro di Lavagnone, il più antico a noi pervenuto. A partire da sabato 30 maggio e fino all’11 luglio, sarà possibile partecipare alle visite guidate gratuite a cura della nostra associazione che prevedono nel percorso, oltre all’illustrazione della mostra, anche la spiegazione della sezione di archeologia preistorica del museo cittadino che conserva reperti archeologici risalenti al periodo del Neolitico per arrivare fino all’età del Ferro.

QUANDO

Sabato 30 maggio, 6/13/20/ 27 giugno e 4/11 luglio. Due turni di visita in partenza alle 15,00 e alle 16,30.

DOVE

Presso il Civico Museo “Eusebio” in via Vittorio Emanuele II 19 (cortile interno della Maddalena, in fondo a destra)

COSTI

Le visite guidate sono gratuite, mentre il biglietto di ingresso al Museo Civico è di 3,00€ (gratuito under18 e over65)

INFO & PRENOTAZIONI (consigliate)

Per maggiori informazioni 0173 292475 oppure info@ambientecultura.it

Per le prenotazioni ( consigliate) clicca qui, scegli la data e compila il modulo on-line.

Lavagnone ad Alba

Posta a 3 chilometri da Desenzano del Garda, località archeologicamente nota anche per la presenza di un’importante villa romana i cui resti sono ancora apprezzabili, sorge la conca lacustre del Lavagnone delimitata da alcune colline moreniche. segnake

In età postglaciale il lago occupava tutta l’area ma, progressivamente, la sua superficie si è ristretta fortemente, fino a scomparire.

Ma quando arrivarono gli esseri umani in quest’area?

Dagli scavi sappiamo che il sito era già frequentato durante il Mesolitico e il Neolitico ma la fase cronologica che conosciamo meglio è quella dell’età del bronzo. 

Infatti, in questo periodo quest’area lacustre era sede di un villaggio di cui sono stati trovati resti di numerose capanne: le più antiche si rifanno al 2100 a.C, le più recenti al 1300 a.C ed erano costruite con materiali deperibili come il legno e la paglia. Le comunità di allora si adattarono a questo singolare ambiente costruendo edifici come le palafitte, al centro del bacino, in maniera tale da poter sfruttare le ricchezze ittiche che ancora oggi costituiscono un’attività importante per le persone che abitano in quella zona. Il villaggio aveva inoltre anche una palizzata in legno che, se da un lato difendeva il villaggio, dall’altro costituiva un confine, un limite chiaro ben percepibile per quelle famiglie che abitavano il villaggio 3500.

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Figura 1: ricostruzione delle capanne di età del bronzo presso il parco archeologico della Terramara di Montale

Per rendersi conto di come dovevano apparire queste capanne dell’età del bronzo possiamo spostare il nostro sguardo sulla figura 1 in cui si può ammirare una ricostruzione realizzata con attenzione scientifica, presso il Parco archeologico della Terramara di Montale. Se invece ci si vuole rendere conto di come doveva essere una capanna neolitica, nella sezione preistorica del museo civico “Federico Eusebio” di Alba troverete qualche risposta alle vostre domande.

Il sito dell’età del bronzo del Lavagnone è particolarmente famoso per il fatto che, negli anni ’70, gli archeologi qui ritrovarono un aratro in legno: insieme ad un altro esempio rinvenuto in Sassonia, si rivelò essere l’aratro in legno più antico che è sopravvissuto fino ai nostri giorni, datato tra il 2010 e il 2008 a.C grazie alla dendocronologia.

La domanda che sorge spontanea è: come ha fatto questo aratro così antico in legno a sopravvivere fino ai giorni nostri?

La risposta a questo plausibile interrogativo è relativamente semplice: il fragile reperto fu rinvenuto in una torba. Ovvero, in un terreno di colore scuro conservatosi in un ambiente con un elevato tasso di umidità, con poco ossigeno e pochi batteri: tali terreni – qui come in altre zone – consentono la conservazione di oggetti composti in materiali organici, come l’aratro di Lavagnone.

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Figura 2: l’area del Lavagnone, oggi, vista dall’alto. (Immagine ricavata con Google Earth)

 

L’aspetto originario di questo aratro, il modo in cui era stato costruito, le parti che lo componevano, le sue modalità di funzionamento, i terreni in cui veniva usato… Sono solo alcune delle domande a cui troverete risposta assistendo al video che, dal 23 maggio, costituirà il preambolo della mostra “A tavola con gli antichi” che potrete visitare nella seconda sala del museo civico Federico Eusebio di Alba e che costituirà la tappa finale di alcuni dei tours di Alba Sotterranea. 

 

 

Per chi fosse interessato ad approfondire si consiglia il libro “Studi sull’abitato dell’Età del Bronzo del Lavagnone, Desenzano del Garda“, scritto da vari autori come De Marinis, Griggs e Kunihom

 

 

 

Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa.

"Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa"

“Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa”

In occasione di Expo 2015, dedicata all’affascinante quanto complesso tema dell’alimentazione, Il Civico Museo “Eusebio”, in collaborazione con la Sovraintendenza per i beni archeologici del Piemonte, inaugura la mostra “Sulla tavola degli Albesi 3000 anni fa. Modalità di conservazione e preparazione del cibo nell’età del Bronzo” che permette di approfondire la storia dell’alimentazione locale.

La mostra mette in luce i recenti ritrovamenti archeologici risalenti proprio all’età del Bronzo, durante la quale la vita del villaggio preistorico albese era nel pieno del suo sviluppo. I vasi e recipienti esposti permettono di approfondire la conoscenza delle abitudini culinarie dei nostri antenati, aggiungendo informazioni utili per ampliare le notizie relative al periodo preistorico nell’albese il cui antico passato è già ben testimoniato dalla sezione di archeologia preistorica del  museo cittadino.

L’esposizione di reperti archeologici nella mostra “Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa” è corredata da un apparato informativo che analizza il tipo di  alimentazione caratterizzante gli abitanti del villaggio albese e che si sofferma a riflettere sulla grande rivoluzione alimentare che è avvenuta, secoli dopo, come conseguenza della scoperta dell’America dal cui territorio vengono importati nuovi tipi di alimenti.

L'aratro di Lavagnone, conservato presso il Museo archeologico "Rambotti" di Desenzano del Garda

L’aratro di Lavagnone, conservato presso il Museo archeologico “Rambotti” di Desenzano del Garda

Infine grande interesse desta la riproduzione a grandezza naturale dell’ aratro di Lavagnone, il più antico a noi pervenuto, risale infatti a circa 4000 anni fa, e che eccezionalmente si è conservato in maniera tale da permetterci di cogliere appieno il funzionamento di questo strumento. Un video introduttivo mette in mostra proprio la sua realizzazione eseguita con gli stessi metodi e strumenti dell’età preistorica e il suo utilizzo durante l’aratura e si dimostra essere un bell’esempio di come l’archeologia sperimentale si un supporto fondamentale per la comprensione di ciò che è avvenuto in un passato così lontano.

Visite guidate gratuite a cura della nostra associazione ogni Sabato pomeriggio, a partire dal 30 maggio e fino all’11 luglio.
Due turni di visita alle ore 15,00 e alle ore 16,30.
Per maggiori informazioni e prenotazioni (consigliate) clicca qui.  

 

La mostra “Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa” è visitabile dal 23 maggio al 31 dicembre negli orari di apertura del Civico Museo Eusebio ed è compresa nel biglietto di ingresso allo stesso.
Per maggiori informazioni clicca qui.

la Notte Bianca delle Librerie: aperti fino a mezzanotte il Museo Eusebio & Alba Sotterranea

nbQuinta edizione per la gioiosa maratona di appuntamenti dedicati alla letteratura e ai libri che coinvolge tutto il centro storico della città.

Protagoniste le librerie insieme alle più importanti realtà culturali che si occupano della promozione della lettura.

Una miriade di micro-eventi, presentazioni di libri e incontri con gli autori… che dal pomeriggio fino a tarda sera si terranno nelle numerose librerie cittadine, mentre le sedi del Sistema Museale Albese apparecchiano visite tematiche speciali e aperture straordinarie.

E per una pausa golosa i ristoranti, in collaborazione con l’Associazione Commercianti Albesi, propongono uno speciale piatto letterario.

N_9cb56e55e4In occasione quindi della Notte Bianca delle Librerie di Alba, anche la nostra associazione e il museo civico Federico Eusebio fanno la propria parte.

Il museo rimarrà aperto al pubblico sia il pomeriggio (con il consueto orario 15.00 – 19.00) che alla sera (dalle 20.00 alle 0.00)

Fino a mezzanotte si potranno ammirare le 21 sale del  suo percorso espositivo, ricco ed articolato.

Alba Sotterranea, invece, propone il suo primo tour notturno, con partenze dei turni di visita dalle ore 21:30 e conclusione al museo Eusebio.

asnQuesta può rivelarsi un’opportunità per visitare i resti archeologici romani e medievali giacenti sotto gli edifici del centro storico cittadino in un momento, quello notturno, che per Alba Sotterranea rappresenta una novità.

Nonostante gli orari, sarà comunque possibile per i visitatori visitare le sale del museo civico Federico Eusebio: il museo fondato nel 1897, ma allestito secondo canoni più moderni nel 2001, resterà infatti aperto per l’occasione dalle ore 20:00 alle ore 24:00. A queste 4 ore di apertura serale si aggiungono le normali 8 delle consuete aperture domenicali.

Per le info e prenotazioni clicca qui

 

La vigna di Madeinlanga: un’installazione multisensoriale

la Vigna - installazione di Land art

la Vigna – installazione di Land art

In occasione di “Vinum 2015: 39° fiera nazionale dei vini di Langhe e Roero“, presso il cortile della Maddalena, sarà possibile godere di un’installazione multisensoriale intitolata “La vigna”.  Artisti e creatori  dell’esposizione sono i designer di “Made in Langa” che si ispirano per le loro opere al mondo contadino che caratterizza il nostro paesaggio collinare. Tutto viene riutilizzato per creare nuovi oggetti: lampade, sedie e portabottiglie di una volta si trasformano e assumono una nuova vita, seguendo il ben noto detto piemontese

 

Da nui es campa via mai niente

(da noi non si butta via mai niente).

Madeinlanga Design spontaneo dei paesaggi vitivinicoli

Madeinlanga Design spontaneo dei paesaggi vitivinicoli

L’installazione sarà visibile dal 18 aprile al 3 maggio e farà da corredo alla mostra “Design spontaneo nella cultura dei paesaggi del vino” che offre uno spunto di riflessione sulla pratica del recupero di oggetti antichi.

La mostra è visitabile presso il Centro Culturale San Giuseppe, il cui percorso archeologico è inserito come tappa all’interno degli itinerari di Alba Sotterranea, il passato è sotto i tuoi piedi, viaggio al centro della città in compagnia di un archeologo professionista con visite possibili durante tutti i giorni della manifestazione ( 25 e 26 aprile, 1  2 e 3 maggio).

 

Vinum: la fiera nazionale dei vini di Langhe e Roero

Vinum, fiera nazionale dei vini di Langhe e Roero

Vinum, fiera nazionale dei vini di Langhe e Roero

Al via la 39a edizione di Vinum, la Fiera nazionale dei vini di Langhe e Roero che si svolgerà ad Alba il 25 e 26 aprile e di nuovo il 1/2/3 maggio.

Ricco è il calendario promosso dall’organizzazione per fare conoscere al grande pubblico i gusti e i sapori dei vini tipici delle nostre colline. Fra degustazioni guidate e assaggi di cibo tradizionale, la rassegna mette in mostra i tesori più preziosi del nostro territorio: i vini, spaziando fra i bianchi e i rossi di Langhe, del Roero e del Monferrato, senza dimenticare le bollicine di Asti.

Ma i tesori del territorio non si limitano ai sapori fruttati dei vini: la ricchezza della storia di Alba  regala grandi sorprese nascoste nel sottosuolo della città e con Alba Sotterranea si può andare a scoprire ciò che è rimasto nel ventre della città. In compagnia di un archeologo professionista la terra mostrerà le bellezze delle città antiche coperte dal tempo: i fasti e gli splendori della città romana riprenderanno vita e l’abitato medievale farà rivere i suoi suoni e rumori in un viaggio alla scoperta del passato.

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I resti del teatro romano sotto la chiesa di San Giuseppe

Durante la manifestazione di Vinum, quindi il 25 e 26 aprile e poi di nuovo l’1/2/3 maggio sarà possibile partecipare alle visite guidate organizzate  per tutto il giorno a partire dalle ore 10,00 e fino alle ore 18,00. Ricordiamo che per partecipare è necessaria la prenotazione.

Inoltre è possibile seguirci su nostri profili Facebook e Twitter per restare sempre informati sulle nostre iniziative in tempo reale!