giornata mineralogica – 30 novembre 2014

L’iniziativa, a cura dell’associazione Amici del Museo Eusebio, è ad ingresso gratuito, non richiede prenotazione e prevede:

  • La presentazione alle ore 11.00 della “Grandaite”, un nuovo minerale scoperto da Gian Carlo Piccoli, che vedrà uno dei campioni “cotipi” (che sono serviti alla sua identificazione) affidato in esposizione al Museo Eusebio.

grandaite

 

  • Seguirà la presentazione dell’ultima pubblicazione dell’Associazione, il volume “Minerali in Val d’Ala

 

  • minerali2L’installazione di alcuni microscopi per l’osservazione dei minerali, incluso uno digitale

    con proiezione sulla parete

 

  • L’illustrazione ai visitatori della collezione “Gian Paolo Piccoli” allestita nella sala di geo-paleontologia della sezione di scienze naturali del museo

minerali

Le attività avranno luogo nei seguenti spazi del museo Eusebio:

  • Aula didattica per l’installazione dei microscopi

  • Sala naturalistica ove sono esposti i minerali

  • Atrio di ingresso per l’esposizione della “Grandaite” e del libro

Alba sotterranea e i Notturni nelle Rocche: premi per gli appassionati!

come riconoscere gli animali dalle tracce

L’associazione Ambiente&Cultura, il museo civico archeologico e di scienze naturali F. Eusebio di Alba e l’Ecomuseo delle Rocche del Roero offrono numerosi momenti di incontro per chi vuole sfruttare al meglio il tempo delle proprie vacanze: “Alba Sotterranea” e i “Notturni nelle Rocche” uniscono le forze e premiano i veri appassionati che decidono di partecipare ad entrambe le manifestazioni!

Infatti, a chi dimostra il proprio entusiasmo, prendendo parte sia alla visita guidata ai resti sotterranei della città romana e medievale sia alle passeggiate serali alla scoperta dei boschi roerini, verrà regalata l’intera collana “I quaderni del giovane naturalista”, preziosi libretti che permettono di conoscere in maniera più approfondita il nostro territorio.

La collana ha come obiettivo quello di avvicinare ragazzi e principianti di tutte le età al multiforme mondo della natura: ogni quaderno, con un linguaggio semplice, ma preciso nello stesso tempo, racconta un aspetto particolare del lavoro del naturalista. Vengono fornite così informazioni utili per poter apprezzare con maggiore consapevolezza l’ambiente che ci circonda: grazie alla guida di questi quaderni finalmente si ha l’occasione per allenare l’occhio alla ricerca delle tracce di animali schivi di cui non si sospetta l’esistenza, fare a gara a chi riconosce per primo un uccello che sfreccia nel cielo, imparare i trucchi del mestiere per collezionare insetti poco conosciuti…

I volumi della collana sono cinque in tutto, ognuno dei quali incentrato su un tema particolare (cliccando sul titolo, puoi visualizzare la scheda tecnica):

  1. Come collezionare gli insetti a cura di Oreste Cavallo.
  2. Come preparare un erbario a cura di Oreste Cavallo.
  3. Come osservare gli uccelli a cura di Giorgio Aimassi.
  4. Come conoscere a montagna a cura di Roberto Cavallo.
  5. Come riconoscere gli animali dalle tracce  a cura di Roberto Ghiglia.

 

come conoscere la montagnaI libri potranno essere ritirati presso il Civico Museo “Eusebio” di Alba, previa la presentazione dei biglietti di partecipazione sia ad Alba Sotterranea sia ai Notturni nelle rocche.

Per maggiori info su “Alba Sotterranea” e sul calendario, i costi  e le modalità di prenotazione clicca qui.

Per maggiori info sui “Notturni nelle rocche” clicca qui.

 

 

 

 

Alba Sotterranea restaura il Mastodonte di Verduno e prepara i Guardiani del Tanaro

Il progetto Alba Sotterranea riparte nel 2014 con nuove date e con l’attivo di bilancio dell’anno 2013 contribuisce a restaurare il Mastodonte di Verduno, l’importante fossile di 5 milioni di anni fa rinvenuto nel 2010 sulle rive del fiume Tanaro e  semi – distrutto nell’estate del 2012 da scavi illegali, prima che fosse possibile completare le operazioni di recupero del più importante ritrovamento paleontologico degli ultimi decenni.

I VISITATORI DI ALBA SOTTERRANEA RENDONO POSSIBILE IL RESTAURO DEL MASTODONTE DI VERDUNO

 Alba sotterranea. Scoprire le radici sotterranee della città in compagnia di un archeologo professionista. Il passato è sotto ai tuoi piedi!”

Alba Sotterranea è un progetto proposto e gestito dalla primavera del 2011 da Ambiente mastodon& Cultura, coordinato dal Museo civico F. Eusebio, con il patrocinio del MIBACT, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo e della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e MAE.

Alcune migliaia di visitatori hanno così contribuito a rendere possibili due azioni di tutela del patrimonio geo.paleontologico del fiume Tanaro, come preannunciato dal pieghevole 2013 dell’iniziativa.

Con l’attivo di bilancio dell’edizione 2013 di Alba Sotterranea, messo a disposizione dall’associazione Ambiente & Cultura saranno rese possibili due distinte azioni di conservazione e tutela:

  1. Il restauro, il consolidamento e      l’esposizione al pubblico della parte recuperata del 2Mastodonte di      Verduno, fossile semidistrutto nell’estate del 2012 (la vicenda è riportata nel paragrafo      seguente). Unendo le forze con le risorse economiche proprie del museo      civico è stato possibile ottenere la copertura economica dell’intervento,      affidato alla ditta locale La Bottegaccia, che si è impegnata a      concluderli entro giugno 2014.
  2. Una serie di ricognizioni condotte      nell’estate del 2014 da professionisti, giovani laureati debitamente      formati e in accordo con le istituzioni scientifiche per mappare con esattezza la consistenza      del patrimonio geopaleontologico del tratto del fiume Tanaro tra Cherasco      e Barbaresco per successive attività di tutela e valorizzazione.

IL MASTODONTE DI VERDUNO: IL RITROVAMENTO E LA DISTRUZIONE

Il pieghevole dell’edizione 2012 dell’iniziativa Alba sotterranea recitava: “L’attivo di bilancio del progetto sarà3 destinato a progetti di salvaguardia del patrimonio geo-paleontologico del Tanaro, oltraggiato nell’estate 2012 dall’incuria degli uomini”.

I riferimento era al triste e noto episodio della semi-distruzione  del cosiddetto Mastodonte di Verduno, ovvero un grosso mammifero proboscidato, simile all’attuale elefante, che cinque milioni e mezzo di anni fa, nel Messiniano superiore, calcava le pianure litoranee che milioni di anni dopo avrebbero assunto i morbidi profili collinari a cui siamo abituati .

Nel luglio del 2010 i resti del Mastodonte erano letteralmente emersi, affiorando in un banco di marne normalmente coperto dalle acque del Tanaro che un periodo di particolare secca del fiume aveva messo in luce.

Gli scavi dell’estate del 2010, condotti da volontari coordinati dall’Università di Torino nella persona del prof. Giulio Pavia e autorizzati dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte,  non erano stati in grado di recuperare l’intero fossile rinvenuto prima dell’interruzione delle operazioni, sopravvenuta dopo alcune settimane di scavi e il recupero di numerose ossa fossili.3 (2)

Nell’estate del 2011 le condizioni idrografiche del fiume non avevano permesso il completamento delle operazioni di recupero, attese con trepidazione: nell’estate del 2012 finalmente le condizioni per il proseguo dei lavori si erano verificate.

Sciaguratamente, però, all’ultimo sopralluogo prima dell’avvio del cantiere, una scena desolante si offrì agli occhi dei ricercatori: una voragine di parecchie decine di metri di lunghezza e larghezza e alcuni di profondità aveva cancellato per sempre il geosito e la parte rimanente del tesoro che custodiva; i mezzi meccanici della ditta Somoter s.r.l. di Borgo San Dalmazzo, aggiudicatrice dei lavori pertinenti al vicino sbarramento artificiale, avevano prelevato nel corso di una escavazione non autorizzata centinaia di metri cubi di argilla all’interno del letto del fiume, ambito nel quale l’operazione è di per sé vietata.4

IL  CONCORSO SCOLASTCO DIAMO UN VOLTO UN NOME E UNA STORIA AI GIGANTI DEL NOSTRO PASSATO

Nel corso dell’anno scolastico 2012/2013 gli istituti scolastici dell’albese sono stati coinvolti in un concorso per dare un nome, un volto e una storia ai giganti del nostro passato. Gli elaborati sono stati sottoposti al voto dei visitatori della mostra I Tesori del Tanaro; il nome scelto per il Mastodonte di Verduno è Propro, dal nome del protagonista del racconto vincitore della sezione.

per leggere la storia di “A spasso nel tempo con Propro”, clicca qui

Per visionare i disegni e gli elaborati clicca qui

 

 ALBA SOTTERRANEA 2014: LE DATE FINO A GIUGNO 2014

Le visite si attivano con il num. minimo di 12 partecipanti (num. massimo 35). Prenotazione obbligatoria.5

Domeniche 9 e 23 marzo 13 e 21 aprile 11 e 25 maggio e 8 giugno  e  ogni seconda domenica del mese con visite  dalle ore 15.00.

ü5 aprile e 1 maggio, domeniche 27 aprile e 4 maggio con visite a partire dalle ore 10 fino alle 17.00

A seconda delle richieste si attivano più turni di visita, a distanza di un’ora. Per prenotare clicca qui

Per gruppi su prenotazione in qualunque data. Contattataci.

Il ritrovo è di fronte all’ufficio turistico in Piazza Risorgimento (detta “del Duomo”) n.2, Alba (CN) negli orari indicati Si pregano i partecipanti di presentarsi un quarto d’ora prima per la registrazione.

Quattro domande a Luca Pellegrino… il nostro Naturalista dalla Sezione di antropologia fisica alle Antille!

DSC01140Il nostro socio dott. Luca Pellegrino, laureato in Scienze naturali, classe 1988, nel corso del mese di luglio 2014, ha messo le sue competenze a disposizione di Ambiente & Cultura, per portare a termine l’opera di riordino preliminare della sezione di antropologia fisica del museo, cospicua collezione che riunisce i resti di oltre trecento sepolture, a incinerazione o inumazioni, pertinenti ad un arco cronologico che va dalla Preistoria al Basso Medioevo e provenienti dal territorio di Alba e dal Piemonte meridionale.

La sezione di Antropologia fisica, finora mai aperta al pubblico, è merito del Conservatore onorario, il Prof. Fulcheri, Professore associato di Anatomia e istologia patologica presso l’Università degli Studi di Genova e la collezione, accresciutasi nel corso degli ultimi vent’anni, è ospitata nei depositi del Museo civico Federico Eusebio.

Forte della sua tesi a conclusione della Laurea triennale, un lavoro di ricerco su un nucleo di sepolture altomedievali, traDSC01127le molte rinvenute durante gli scavi archeologici che hanno interessato la cattedrale tra il 2007 e il 2011, Luca, sotto la direzione del prof. Fulcheri e con il supporto di  Marco Mozzone, referente operativo, ha completato rapidamente il riordino e l’ammodernamento dell’inventario dei reperti, segnalando i casi più significativi tra i trecento.

La conclusione lavori è giunta appena in tempo… infatti dal 26 agosto Luca pellegrino è di stanza alle Antille Francesi, dove si svolge il suo soggiorno di studi Erasmus. La collaborazione con Luca però sembra destinata a superare anche le miglia marine e i fusi orari, perché ci ha promesso di redigere un Diario del Naturalista alle Antille, che ci accompagnerà nei prossimi mesi.

Ecco le domande e le risposte (in attesa delle prime foto e delle prime impressioni scritte dei Caraibi..)

 

In che cosa è consistito il tuo lavoro presso la sezione di Antropologia del m.Eu? Che cosa ti ha colpito di più della collezione?

La mia attività è consistita nel riordino della collezione antropologica del Museo: un’esperienza molto formativa durante la quale ho avuto la possibilità di visionare alcuni campioni molto ben conservati, completi di gran parte dei loro distretti anatomici.

In sostanza, ho cercato di rendere più fruibile la collezione a chi in futuro se ne occuperà approfonditamente, DSC01124catalogando ciascuna sepoltura e inserendo tutto il materiale relativo allo stesso individuo (compresi eventuali residui del terreno di scavo, piccoli reperti archeologici ecc.) in apposite scatole. Ho poi impostato un archivio elettronico, che col tempo verrà implementato inserendo i risultati degli studi antropologici e paleopatologici.

Come accennavo all’inizio, molti dei reperti che ho riordinato si presentano in ottime condizioni di conservazione, e alcuni di questi mostrano patologie che lasciano veramente a bocca aperta: non può essere diversamente quando si osserva una fusione perfettamente ortogonale fra l’omero e l’ulna di una persona vissuta secoli prima di noi, in un periodo in cui le dinamiche sociali e tutto ciò che ne derivava (cure mediche, tradizioni alimentari ecc.) erano molto diverse da quelle attuali. In questi casi si inizia inevitabilmente a viaggiare con l’immaginazione…

Che potenzialità ha, per gli studiosi, per i turisti e per le scuole del territorio?

Per chi si occupa di antropologia fisica e paleopatologia c’è solo l’imbarazzo della scelta: ci si potrebbe concentrare sulle patologie articolari, alimentari (a questo argomento sono particolarmente “affezionato”), sulle relazioni di parentela fra gli inumati, sulle caratteristiche antropometriche dei vari soggetti (statura e indici di robustezza…), sul rapporto fra i sessi nella popolazione e sull’età dei soggetti al momento del decesso.

Lo studio sistematico della collezione, presupposto essenziale per qualsiasi futura attività didattico-divulgativa, restituirebbe un interessante spaccato della preistoria e della storia albese, contribuendo in maniera significativa alla comprensione del rapporto uomo-ambiente in questi territori nel corso dei secoli. Questa collezione ha le carte in regola per regalare agli studiosi, agli appassionati o ai semplici curiosi, dei bei momenti di confronto.

 

Perché hai scelto Scienze naturali? Qual è l’argomento della tua tesi triennale?

DSC01134Per tutelare l’ambiente, per difendere ed estendere gli ultimi “baluardi” di biodiversità, per evitare di soccombere noi stessi Homo sapiens al delirio antropocentrico, dobbiamo prima di tutto comprendere le dinamiche che operano nei sistemi naturali. Un semplice approccio “romantico” non basta, per quanto sia proprio il desiderio di vedere ancora un tiglio o un bagolaro lungo un grigio viale cittadino a spingere molti a intraprendere questo genere di studi…

La mia tesi triennale ha riguardato lo studio degli indicatori osteologici di stress alimentare su un campione di reperti altomedievali provenienti dalla Cattedrale di S. Lorenzo di Alba: ho così avuto modo di approfondire aspetti di fisiologia e biochimica nutrizionale (quali modifiche si verificano nello scheletro di un soggetto malnutrito? Quali meccanismi fisiologici e biochimici le determinano?), di archeobotanica e archeozoologia (cosa possono dirci i resti vegetali e animali sulla dieta delle popolazioni antiche?), di storia del territorio e della società (cosa poteva offrire nel periodo altomedievale il territorio albese? Quali categorie sociali accedevano a quali fonti alimentari?).

La preparazione della mia tesi si è svolta in laboratorio, sotto la supervisione della Dott.ssa Boano, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi di Torino: le prime fasi di uno studio antropologico prevedono sempre la pulizia del materiale osteologico proveniente dallo scavo. È un lavoro fondamentale per mettere bene in evidenza tutti i possibili markers paleopatologici: talvolta, se si è fortunati e se agli archeologi è sfuggito qualcosa, ci si può imbattere in reperti non osteologici, come il vago di collana che mi capitò di individuare nel detrito che ostruiva il forame della vertebra cervicale di un bimbo (o di una bimba, è difficile determinare il sesso dei soggetti infantili) di 3-4 anni. Il vago in questione è molto particolare: le analisi chimiche fanno pensare a qualcosa di antico, ma la fattura è precisa, le incisioni troppo nette per una tecnologia preindustriale. Ma come ci finisce un vago di collana di fattura e composizione chimica “anomale” proprio nel forame di una vertebra cervicale di un reperto umano antico? Ancora non si è giunti a una conclusione definitiva: il dilemma resta aperto e ci esorta ad approfondire ulteriormente la questione. È il bello della ricerca!

E Il tuo futuro?DSC01146

Mi auguro quello che si augurano un po’ tutti gli studenti: spero di trasformare le mie passioni nel mio lavoro… Incrocio le dita!

 

Il tuo Erasmus nelle Antille francesi. Anticipaci qualcosa del blog del Naturalista alle Antille, che curerai nei prossimi mesi sul nostro sito

Ho avuto la fortuna di vincere una borsa di studio Erasmus per le Antille Francesi: sarò lì da fine agosto 2013 a giugno 2014. Spero di prendere confidenza con la fotografia naturalistica e di rendere i lettori del sito partecipi dei miei vagabondaggi in giro per queste bellissime isole. Non sarà come un servizio del National Geographic, ma prometto di impegnarmi, ho avuto un buon maestro…

 

A spasso nel tempo con Proprò

Questo racconto è stato ideato e scritto dagli alunni della classe III a nell’a.s. 2012/2013, nell’ambito del concorso scolastico legato alla mostra I tesori del Tanaro. Ha ricevuto la menzione speciale dalla giuria scientifica

Un  piccolo maschio di  Anancus  arvernensis   viveva nella pianura di Alba con la sua mamma, in  un branco composto  anche da  femmine adulte e cuccioli, maschi e femmine.

Si chiamava Proprò. Gli piaceva mangiare l’ erba fresca dei prati e le  tenere foglioline delle piante che abitavano le pianure paludose, ma non sopportava per nulla fare il bagno.

Questo era  proprio un po’  strano per un proboscidato , ma a lui non piaceva  proprio andare in acqua perchè, durante il bagno, sua mamma lo torturava  quando gli puliva le  grandi orecchie  e gli  strofinava sempre troppo forte il corpo.

In compenso gli piaceva  molto dormire e fare dei bei sogni, accucciato vicino alla sua mamma, e, prima di addormentarsi, adorava ascoltare i  racconti che si tramandano da sempre da madre in figlio. Sognava spesso di diventare  da grande  un papà forte e coraggioso come il suo.

Odiava anche camminare e, quando doveva farlo per andare  in giro con il suo branco alla ricerca di cibo , si faceva prendere in groppa dalla sua mamma. Povera donna! Pur essendo piccolo , Proprò era comunque già bello pesante e portarlo in groppa era proprio una faticaccia.

La sua mamma cercava  sempre di proteggerlo e  di difenderlo e   gli rivolgeva anche mille raccomandazioni quando si allontanava da solo.

Lui però desiderava far vedere a tutti che era  coraggioso e così rischiava  spesso di cadere in situazioni pericolose.

Nel branco  viveva  anche un’elefantina di nome Priprì . A lei piaceva  fare il bagno e camminare, era amica di Proprò che, secondo lei, era però troppo pigro.

Proprò invece  era molto innamorato di lei e cercava in tutti i modi  di dimostrarsi coraggioso per piacerle almeno un po’.

Il branco viveva felice  in mezzo ai prati   e alle paludi dove potersi bagnare la pella secca e bere a volontà nei fiumi e nei laghetti.

Nello stesso posto vivevano però anche i grandi nemici degli elefanti: iene, ghepardi, rinoceronti e la terribile tigre dai denti a sciabola!

 

Un mattino d’ estate Proprò si svegliò e, affamato, chiese alla mamma se poteva andare a cercarsi qualcosa da mangiare, da solo.

La mamma rispose : -Sì, ma sta’ attento e non allontanarti troppo,  perchè ci sono grandi nemici che  sono sempre alla ricerca di cibo e tu sei un ottimo bocconcino!

-Sì , sì va bene starò attento.- promise Proprò e partì .

Prima si mangiò  un po’  di erbetta, poi andò  da Priprì a chiedere se voleva  andare con lui allo stagno.

Lei disse  di no perchè sapeva  che era troppo pericoloso avventurarsi da soli.

Proprò allora partì  allora da solo e raggiunse lo stagno.

Faceva molto caldo e lui aveva tanta voglia di bere, così ando vicino all’acqua  e rimase un po’  fermo a pensare se entrare o no perché, come sappiamo, lui non amava tanto bagnarsi.

Priprì, nel frattempo, l’aveva seguito perche non si fidava di lui e  lo vide mentre  si domandava:-Mi butto o non mi butto? Mi  bagno  o non mi bagno?

Priprì  gli arrivò  dietro quatta quatta e non resistette  alla tentazione di fargli un bello scherzetto così  lo spinse in acqua senza che lui quasi se ne  accorgesse.

SPASH ! Proprò cadde  con un gran tonfo  e Priprì scoppiò  in una grande risata.

Svegliata da questi rumori, una tigre dai denti a sciabola , che giaceva dietro un cespuglio, si svegliò  dal suo sonno.

Anche lei era  molto affamata, vide i due proboscidati e già si pregustava  un bel pranzetto.

Proprò  intanto uscì dall’acqua e cominciò  a scrollarsi l’acqua di dosso spargendo schizzi dappertutto e soprattutto contro Priprì, che comunque rideva a crepapelle, rotolandosi nel prato.

Priprì a un tratto, però, si accorse di due luci gialle dietro il cespuglio e capì che erano in pericolo : una tigre era pronta a mangiarli!

–         Scappiamo via! – urlò  a gran voce Priprì – C’è un tigre!

Proprò, all’inizio, non  ci credeva  perche pensava  che fosse uno dei  suoi soliti   scherzetti.

Nel frattempo, alla tigre scappò  un ruggito e così Proprò si convinse della sua presenza e capì  anche dove si trovava.

Per dimostrare all’ amica di essere coraggioso  andò  verso il cespuglio, ma la tigre  se ne era già andata  alla ricerca dei suoi amici, la iena e il ghepardo, per farsi aiutare nella cattura dei due proboscidati.

Proprò  rassicurò Priprì che si dimostrò  molto contenta del coraggio dimostrato dal suo amico e , insieme, tornarono verso il branco.

Raccontarono l’avventura  alle mamme che si precipitarono subito a controllare anche loro dietro il cespuglio.

Ovviamente non trovarono nulla e sgridarono i due piccoli perchè le avevano  fatte spaventare inutilmente e perdere tempo.

Proprò pensò  :-  Magari ho sentito male!

E Priprì pensò tra sè e sè :-  Forse ho scambiato due foglie illuminate dal sole per gli occhi della tigre!

La tigre intanto, con  il ghepardo e la iena, saltarono fuori all’improvviso da dietro un albero per attaccare gli  elefanti indifesi.

Proprò e Priprì corsero  in picchiata a cercare riparo dentro al cerchio formato  dalle femmine adulte.

Le mamme affrontarono con grande forza i predatori e li  scacciarono via.

Propro e Priprì tremavano  e stavano stretti stretti, zitti zitti e avevano anche paura che alle loro mamme  potesse succedere qualcosa di brutto.

E tutto per colpa loro!

Quando i predatori se ne furono andati , le mamme  riaprirono il cerchio e cominciarono a “cantare” una bella romanzina  ai loro cuccioli per la loro imprudenza.

Stanchi morti, i due cuccioli, dopo la sgridata, andarono a riposarsi.

Proprò chiese alla mamma di accucciarsi vicino a lui e poi:

–         Mamma mi racconti una storia?

–         Quale storia vuoi, cucciolo mio?

–         Mi piace tanto quella di quando ad  Alba c’era il mare.

–         Ma sempre quella?!? Te l’ho già raccontata mille volte.

–         Ma a me piace tanto! Dai mamma, me la racconti?

–         Ok, ma è l’ultima volta!

 

Tanto tempo fa ad Alba, proprio dove abitiamo noi c’era il mare.

Era un mare…..  dove viveva una  Balenoptera  acutorostrata  Cuvierii    chiamata da tutti Tersilla…..

 

–         La storia è  finita, Proprò, adesso dormi : si è  fatto molto  tardi!

Proprò, soddisfatto, si accucciò ancora più vicino alla sua  mamma e cadde in un sonno profondo, pieno di sogni e di mille avventure.

Mai più però si sarebbe immaginato che tanti cuccioli umani, vissuti tanti anni dopo di lui, sarebbero addirittura andati in un museo a vedere i suoi resti fossili!

Eh sì, perché, come tutti , anche per lui arrivò la vecchiaia e un bel giorno, finì  la sua vita,  accanto alle acque di un fiume che da piccolo lui odiava,  ma che  poi ha custodito le sue ossa fino ad oggi : il fiume Tanaro.

 

E quei cuccioli umani  siamo noi:

GLI   ALUNNI   DELLA   3° A   DELLA   SCUOLA PRIMARIA   MICHELE   COPPINO   DI   ALBA:

SARA  AGNESE

AYA  AZOUI

BIANCA  BOVONE

EDDI  COJACAR

MARTINA  DACASTELLO

GIULIA  GRASSO

VERONICA IACONO

ALAADIN  LALHOU

RAZVAN  MEIU

GIORGIA  PRICINA

ALFREDO  TENINO

DAVIDE  TIBALDI

PAOLO TOMASELLO

PIETRO TOPPINO

ISAAC OKU

REBECCA  VAIRA

EDOARDO  VISCA

STIVEN  ZIZOLLI

 

“Diamo un volto, un nome e una storia ai giganti del nostro passato”: il voto dei visitatori per il concorso scolastico.

DSC00672Per il mese di maggio, la mostra “I tesori del Tanaro”  regala una nuova ed intrigante emozione: l’esposizione degli elaborati degli alunni che hanno partecipato al concorso scolastico “Diamo un volto, un nome e una storia ai giganti del nostro passato”.  Accanto ai clamorosi reperti paleontologici, infatti, sarà possibile ammirare anche i lavori dei bambini e dei ragazzi che per tutto l’anno scolastico sono venuti in visita al museo per approfondire la storia del nostro territorio. Il visitatore sarà piacevolmente colpito dalla capacità degli alunni di immaginare un passato lontano e dalla bravura che essi hanno dimostrato nel rielaborare le nozioni apprese.  Partendo dalle riproduzioni scientifiche del Proboscidato di Verduno e della Balenottera d’Alba curate dagli studenti del liceo artistico per arrivare  al racconto di fantasia scritto dagli alunni della scuola primaria, il visitatore avrà l’opportunità di apprezzare come la mostra abbia preso vita grazie alle infaticabili mani e alle menti sveglie di questi giovani studenti.

Ma il visitatore non si limiterà ad osservare. Sarà infatti chiamato a far parte della giuria popolare e ad esprimere la sua preferenza unica per ciascuna categoria del concorso (scelta del nome,  disegno libero, racconto soggettivo e rappresentazione pittorica o plastico-scultorea).  Si potrà scegliere fra una rosa di lavori finalisti selezionati dalla giuria del concorso (per avere maggiori informazioni su come è costituita la giuria clicca qui).

Il voto popolare decreterà i vincitori, i quali vedranno le loro opere  entrare a far parte di una pubblicazione edita a cura del museo nell’autunno del 2013.

Per visionare gli elaborati e votare clicca qui

Intervista ad Edmondo Bonelli, scopritore della Balenottera di Alba e del Proboscidato di Verduno.

 Di seguito l’intervista al dott. Edmondo Bonelli, autore dei clamorosi ritrovamenti fossili della balenottera di Alba e del Proboscidato di Verduno, esposti nella mostra  “I tesori del Tanaro”, prorogata fino al 31 maggio.

Il dott. Edmondo Bonelli sarà presente all’ “Aperitivo col fossile in museo”, momento conviviale durante il quale il paleontologo racconterà ai presenti le vicende che hanno portato al rinvenimento di questi due clamorosi reperti.

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Per iniziare, com’è nata la passione per la paleontologia?

Sono nato a Cuneo trentuno anni fa, diplomato alla scuola Enologica di Alba e laureato in Scienze Naturali, da sempre vivo una forte passione per l’ambiente naturale in tutte le sue espressioni, sopratutto botanica e geologia . Fin da bambino  mi è stato insegnato ad osservare con curiosità quello che dopo avrei imparato chiamarsi ecosistema, e da allora è diventata quasi una filosofia di vita, intrecciando questa inclinazione con le nozioni scientifiche. Oggi il mio lavoro principale è il consulente agronomico, mantenendo parallelamente l’attività di ricerca in campo paleontologico e botanico.

 Camminare lungo le rive del fiume, alla ricerca di fossili. Per te che significa “andare al fiume”? e da quando dedichi il tuo tempo a questa ricerca?

Gli ambienti acquatici mi hanno sempre affascinato e la pesca è una delle mie troppe passioni…Da piccolo d’estate ero spessissimo al fiume a pescare e quando anni dopo la paleontologia si è fatta cosa seria sono tornato nelle zone dove ricordavo che il “tov” si presentava diverso dal solito. L’amicizia con Oreste Cavallo, conservatore onorario delle sezioni naturalistiche del Civico Museo “F.Eusebio”, che prima di me ha fatto tanta ricerca in zona, ha completato la conoscenza della zona 

La balenottera di Alba, il Proboscidato di Verduno… quali altri rinvenimenti il fiume ha restituito, oltre ai “due big”?

dodo2Sono numerosi i reperti rinvenuti in zona. Nell’area dove giaceva il proboscidato ho raccolto molto materiale appartenente ad animali terrestri che ricordano una fauna assimilabile a quella di una savana umida con tigri dai denti a sciabola, iene, rinoceronti, piccole antilopi…ad oggi sono circa una trentina le specie identificate e lo studio del materiale è ancora in corso, arriveranno delle sorprese. Invece verso valle, nella zona della balenottera abbiamo insieme ad Oreste trovato molti pesci marini, di cui una bella selezione è oggi esposta in museo. Singoli ritrovamenti non inerenti alle due aree di scavo comprendono due vertebre di delfinide e alcuni denti di squalo.

Come sono avvenuti i due ritrovamenti più clamorosi?

Quando si tratta di un ritrovamento sono sempre tante le componenti che ne determinano l’accadimento, fortuna compresa! In entrambi i casi stavo “battendo” le due zone perchè appunto da piccolo ricordavo che in quei punti le rocce affioranti erano diverse dal solito. Ho così trovato un affioramento di suoli fossili paludosi, nel caso del proboscidato, e di marne laminate di fondale anossico per la balenottera. Constatata la potenzialità di entrambi i punti ho iniziato una serie di visite a cadenza settimanale che hanno da subito fruttato i primi ritrovamenti di dimensione minore, per poi regalarmi due emozioni che non scorderò.

Nell’estate del 2012 il sito di rinvenimento del proboscidato di Verduno è stato compromesso irreparabilmente da lavori di movimentazione terra non autorizzati, prima che l’Università di Torino e il museo Eusebio di Alba potessero terminare le operazioni di recupero dei resti. Qual è la tua riflessioni a riguardo? Ci sono in cantiere iniziative future?

Il brutto episodio avvenuto prima della ripresa degli scavi ha lasciato tutti a bocca aperta. In primo luogo devo constatare l’incredibile approssimazione con cui questa impresa ha gestito i lavori, oltre al danno irreparabile al reperto. Non credo che la struttura resisterà per più di dieci anni. Dopodichè intervengono numerosi interrogativi e altrettante riflessioni. Si poteva evitare? Chi ha gestito lo scavo ha fatto tutto quello che poteva? Poteva farlo meglio? A mio avviso non si possono addossare troppe responsabilità a chi ha condotto gli scavi perchè le difficoltà sono state tantissime e i mezzi molto limitati, certo col senno di poi tutto si poteva fare diversamente, ma nulla era semplice in quella situazione. L’accaduto però ha prodotto una consapevolezza chiara: la zona è troppo importante da ogni punto di vista e va gestita e tutelata in modo diverso e più concreto. La tutela va affidata a enti e persone presenti sul territorio, non gestita da lontano. Inoltre col proseguire degli studi l’importanza di questo giacimento si sta rivelando in modo sempre più notevole, quindi è necessario valorizzare luogo e reperti rivolgendosi al pubblico e non solo degli addetti del settore. In cantiere ci sono diverse iniziative concrete in questa direzione.

a cura di Marco Mozzone

IL MUSEO DEI PICCOLI: aspettando La Befana…in museo!

befanaIl 4 e 5 gennaio 2013 torna  la fortuna edizione natalizia de “Il museo dei piccoli” che consente ai genitori di usufruire del servizio di baby-parking messo a disposizione dal Civico Museo “F. Eusebio”, regalando, nello stesso tempo, ai propri figli un pomeriggio diverso dal solito.  Infatti i bambini saranno sorpresi ed incuriositi da ciò che vedranno esposto in museo e potranno cimentarsi in attività ludico-didattiche pensate appositamente per piccoli visitatori, con età compresa fra i 5 e i 10 anni.

La formula è quella consueta: i bimbi verranno accompagnati nella visita giocata ad una delle sezioni del Museo Civico “F. Eusebio”, durante la quale, attraverso il gioco, apprenderanno curiose notizie sui nostri antenati preistorici o su come si comportano gli animali del bosco o, ancora, su come vivevano gli antichi Romani. Dopo la visita non può mancare il momento della meranda: gustosa e sana, con prodotti biologici e del commercio equo e solidale. Infine, durante un laboratorio pratico, i bambini potranno creare con le proprie mani un piccolo ricordo della giornata da portare a casa.

I genitori sono invitati a indicare eventuali intolleranze alimentari o allergie.

Si consiglia di indossare abiti adatti al gioco.

Per maggiori informazioni su orari, costi e prenotazioni:clicca qui.

Per maggiori informazioni sul civico Museo “F. Eusebio”: clicca qui.

 

FOSSILI E MINERALI… e microscopi!

L’associazione “Amici del Museo F. Eusebio”, in collaborazione con l’associazione “Ambiente&Cultura” e il Civico museo di Alba,  per il giorno 9 dicembre 2012 offre  la possibilità di fare uno straordinario viaggio alla scoperta di ciò che di più prezioso e affascinante ci regala la terra: i minerali.

Durante tutta la giornata, infatti,  gli esperti mineralogisti dell’associazione  “Amici del museo F.Eusebio” saranno a disposizione dei visitatori, accompagnandoli nella visita alla collezione mineralogica del museo Eusebio che espone esemplari provenienti principalmente dalla provincia di Cuneo. Non mancheranno delle sorprese, come un campione di minerale radioattivo.

Per approfondire maggiormente la storia del nostro territorio e quali specie di minerali esso conserva, si potrà prendere parte alla visione guidata del filmato “Minerali del Piemonte e della Valle d’Aosta”, una copia del quale verrà data in omaggio ai visitatori interessati.

Infine, dalla teoria si passa alla pratica: prima con l’osservazione di campioni “micro” grazie ad un microscopio digitale che proietterà le immagini, poi con l’osservazione diretta di vari campioni con microscopi elettronici . Tre postazioni permettarenno al visitatore, durante l’osservazione, di affrontare temi diversi:  i minerali che sio possono trovare nella miniera di Brosso e quelli che, invece, si estraggono nelle cave di pietra di Luserna. Inoltre si potrà scoprire come e perchè i minerali assumono determinate colorazioni.

Alle  ore 15,00 e  alle ore 17,00 sono in programma delle visite guidate, a cura dell’associazione “Ambiente&Cultura”, alla mostra temporanea “I tesori del Tanaro”  che espone i recenti ed eclatanti ritrovamenti paleontologici come i fossili della Balenottera d’Alba e il Proboscidato di Verduno.

Tutte le attività sono ad ingresso gratuito.

Per maggiori informazioni sugli orari e sulle prenotazione: clicca qui.

Per maggiori informazioni sul Civico Museo archeologico e di scienze naturali “F. Eusebio”: clicca qui.

Il sentiero del tasso e il femore del mastodonte

Il sentiero del Tasso e  le sale del museo Naturalistico sono le due tappe principali del trekking SULLE ORME DEL MASTODONTE di domenica 9 settembre, con repliche il 16 e il 23, attività di avvicinamento all’inaugurazione della mostra I TESORI DEL TANARO al museo F. Eusebio di Alba (29 settembre, ore 11.30); per prenotare clicca qui

Il Sentiero del Tasso fa parte della rete dei sentieri attrezzati dell’Ecomuseo delle Rocche ed è così’ denominato per via degli aspetti naturalistici che lo connotano: l’itinerario attraversa il paesaggio roerino, contraddistinto  dalla varietà dei paesaggi, vigneti, boschivi e interessanti fenomeni geologici di erosione.

In particolare il sentiero deve il nome alle numerose tane di tasso in prossimità del suo passaggio.

Il tragitto però tocca pure il luogo del rinvenimento del grande femore di Anancus arvernensis, il cosiddetto Mastodonte.

L’importante reperto paleontologico è oggi conservato e visibile al Museo Naturalistico del Roero a Vezza d’Alba.

Questo grande mammifero proboscidato calcava il suolo nel piano geologico detto Villafranchiano, tra Pliocene e Pleistocene, nella fase in cui avveniva la definitiva emersione della terraferma delle colline dal mare che prima occupava gran parte dell’italia settentrionale. Ambienti deltizi – paludosi, paludi litoranee con qualcosa di maremmano, con un clima però più caldo e una megafauna davvero inaspettata.

Se oggi il tasso e il cinghiale sono i mammiferi più grandi della fauna lango-roerina, allora il mastodonte, simile per aspetto e dimensione agli attuali elefanti, troneggiava per mole e spesso pascolava non lontano da antiche specie di rinoceronte. Per conoscere il programma dettagliato del trekking clicca qui; per prenotare clicca qui

Per visionare e scaricare l’opuscolo e la cartolina pubblicitari clicca qui: opuscolo  e cartolina