Nuovi percorsi didattici: i vostri suggerimenti

Il parco presso la scuola "Vida", protagonista del progetto "Nuovi percorsi dentro e fuori il Museo"

Il parco presso la scuola “Vida”, protagonista del progetto “Nuovi percorsi dentro e fuori il Museo”

Cari docenti,

grandi novità stanno interessando il Civico Museo “Eusebio” di Alba grazie alla partecipazione al Bando Valorizzazione promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e alla vittoria di esso con il progetto “Nuovi percorsi dentro e fuori il Museo”. Il progetto presentato dal Comune di Alba vede la nostra associazione coinvolta in qualità di partner e cofinanziatrice per la realizzazione di nuovi percorsi che andranno a valorizzare ancora di più il ricco patrimonio archeologico albese.

Protagonista di questo rinnovamento sarà il piccolo parco urbano prospiciente il “Complesso delle Antiche Mura”, presso la scuola media statale “Vida” di Alba. Il progetto prevede la realizzazione di un Giardino di Archeologia Sperimentale che ospiterà le riproduzioni di capanne e di zone di lavoro del villaggio preistorico. Inoltre, verrà allestito uno Scavo Simulato, un’area in cui gli studenti potranno cimentarsi nella sperimentazione di un vero e proprio scavo archeologico. Per completare il percorso, verrà predisposta un’Aula Verde Outdoor per approfondire anche gli aspetti naturalistici del territorio a completamento dell’escursioni lungo il fiume Tanaro che scorre nelle immediate vicinanze.

Infine, il progetto “Nuovi percorsi dentro e fuori il Museo” prevede anche interventi all’interno delle strutture del Civico Museo Eusebio con la realizzazione di nuove sale per ospitare in maniera definitiva i fossili del Mastodonte di Verduno e della Balenottera di Alba.

Fondamentale per la realizzazione di questi interventi sarà la progettazione partecipata: il progetto è stato studiato per dare un nuovo spazio all’archeologia albese e, nello stesso tempo, nuove opportunità di conoscere la storia del territorio. Diventa così indispensabile conoscere le proposte, i suggerimenti e le esigenze degli istituti scolastici che diventeranno i maggiori fruitori di queste nuove strutture.

Vi invitiamo quindi a compilare il modulo sottostante: sarà una maniera per dare voce ai vostri desiderata e per conoscere ciò che realmente è necessario per avvicinare ancora di più il Museo Civico e i suoi nuovi percorsi ai suoi fruitori, rendendo questa opportunità un vero momento di confronto fra la cittadinanza e le istituzioni. Nel modulo troverete lo spazio per lasciare suggerimenti per ogni singola azione del progetto.

Vi ringraziamo della vostra preziosa collaborazione nella speranza di riuscire a valorizzare sempre più il patrimonio culturale della nostra città.

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Il Grappaiolo Angelico e la Donna Selvatica: Romano Levi

 

La Mostra nella splendida cornice della chiesa di San Giuseppe, è guidata dal sottile filo che unisce e cementa  la figura di Romano Levi, la sua opera artistica espressa dalle etichette disegnate a mano ad una ad una  e la sua arte di produrre con la sorella Lidia un tipo di grappa unica al mondo.

Con il Patrocinio del Consorzio delle Eccellenze di Langhe, Roero e Monferrato; della Fiera del Tartufo di Alba, della Città di Alba e del Comune di Neive.

La figura del “Grappaiol‘Angelico”, così lo definì Luigi Veronelli, emerge  nel video di una storica intervista che riporta ai sapori di una famiglia e di una  terra faticosa, dove regnano silenzi  e serenità.

Chiesa di San Giuseppe, Alba (CN) - dal 10 ottobre al 1 novembre 2015

Chiesa di San Giuseppe, Alba (CN) – dal 10 ottobre al 1 novembre 2015

In questa terra nasce la misteriosa figura della “Donna Selvatica che scavalica le colline…” che ha animato la produzione artistica di Romano per oltre 40 anni. In oltre 100 etichette originali, esposte per la prima volta in ordine cronologico, si coglie la ruvida personalità della Donna Selvatica, la donna delle Langhe: autoritaria, lavoratrice, furba e misteriosa, ma anche femminile, portatrice di intense emozioni. Con le parole di Romano : ”Erano un po’ streghe e un po’ fate, ma libere, come dovrebbero essere tutte le donne per vivere la parte migliore della loro vita”.

 

Su questa ispirazione e modernità  la mostra propone le opere di  alcuni grandi artisti: Paolo Conte, Giorgio Faletti, Renato Missaglia, che ricordando Romano hanno  reinterpretato, in splendide etichette, lo spirito della Donna Selvatica che scavalica le colline.. dove le colline rappresentano la fatica e le difficoltà che tuttora il mondo femminile deve affrontare per realizzarsi nella nostra società.

Le etichette della  Donna Selvatica hanno avvolto per 40 anni  le bottiglie di   grappa  di Romano e la cura con la quale veniva prodotta viene riproposta attraverso  una imperdibile e rara degustazione: un’esperienza sensoriale attraverso la storia, l’arte ed il gusto.

 

Per info: www.distilleriaromanolevi.com

 

Le Giornate Europee del Patrimonio, 19-20 settembre 2015

gep2015Sabato 19 e Domenica 20 settembre si celebrano le Giornate europee del Patrimonio e anche il museo civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio” di Alba sarà teatro di iniziative pensate per l’occasione, un fitto programma fra inaugurazioni, visite di apertura, giornate tematiche e incontro di presentazione dell’attività didattica 2015/2016.. ma prima  facciamo un passo indietro…

Istituite nel 1985, le Giornate europee del Patrimonio sono state organizzate a partire dal 1999 come iniziativa congiunta della Commissione europea e del Consiglio d’Europa.

In tali occasioni le istituzioni museali e altri organismi afferenti al mondo della cultura sono chiamati a svelare e a far conoscere parti del proprio patrimonio che, in genere, non sono aperte o mostrare le proprie collezioni ed il proprio patrimonio secondo un punto di vista diverso dal solito. Le manifestazioni culturali evidenziano competenze locali e tradizioni, architettura e opere d’arte con lo scopo di promuovere la comprensione reciproca tra i cittadini europei.

In queste giornate grandi istituzioni museali europee come la Reggia di Versailles o il Museo Nazionale Preistorico Etnografico ‘Luigi Pigorini’, dove sono conservati anche alcuni reperti provenienti da Alba,  ospiteranno rispettivamente una mostra che ricorderà l’anniversario della morte del Re Sole, avvenuta il 1 settembre 1715 e, nel museo romano,  sarà illustrata l’attività, spesso sconosciuta, del laboratorio di conservazione e restauro, volta alla salvaguardia del patrimonio culturale.

Anche istituzioni museali più piccole saranno protagoniste: il parco archeologico di Velia, in Campania, propone “Alle origini del benESSERE”: una serie di visite guidate tematiche incentrate sulle produzioni agricole, i modi di acquisizione e di circolazione dei cibi noti a Elea-Velia, patria della filosofia parmenidea.

Molte saranno quindi le opportunità per coloro che volessero, in queste date, visitare alcuni di questi luoghi della cultura per apprezzarne peculiarità, punti di vista e contenuti spesso nascosti o addirittura non accessibili.

Quali sono gli eventi organizzati dalla nostra associazione presso il Museo Civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio” di Alba?

SABATO 19 SETTEMBRE

DOMENICA 20 SETTEMBRE

  •  dalle ore 15:3o:  “I segni della vita. Seconda giornata di antropologia fisica”. In tale occasione, i visitatori saranno accompagnati nei magazzini del museo – aperti per l’occasione – e condotti alla visione e alla scoperta di alcuni dei segreti e dei reperti di antropologia fisica, guidati dalle sapienti parole di due giovani antropologhe dell’Università di Torino.

 

 

Di postilla in postilla..per 46 numeri e oltre!

Debora Collota - capo redattrice di Postillare

Debora Collota – capo redattrice di Postillare

Debora Collotta è la Redattrice capo di Postillare.it, una vivace esperienza editoriale giovanile con cui abbiamo avuto il grande piacere di collaborare quest’estate; anzi abbiamo avuto l’onore di essere l’oggetto di un loro strutturato e meticoloso reportage  su Alba Sotterranea e il Museo Eusebio.

Tra una chiacchiera e l’altra, gradualmente è cresciuta la nostra conoscenza dell’originale storia e della struttura della rivista Postillare.

Così abbiamo deciso di fare qualche domanda in più

postPostillare è un nome sotto al quale vanno molte cose: una curata rivista on line, un sito ricco di sezioni, un canale Youtube, profili Facebook e Twitter.. Ci vuoi spiegare qual è lo stato attuale del progetto e le sue ramificazioni e come chi è interessato può seguirvi ed eventualmente collaborare?

Postillare è una rivista on-line, per tutti, che viene pubblicato ogni mese e tratta svariati argomenti.
Chi vi scrive è detto Postillino, perché non si tratta di veri e propri articoli, ma di postille.

L’obiettivo è quello di non creare il solito giornale da leggere e archiviare senza possibilità di replica, bensì uno strumento interattivo, propositivo e di interscambio culturale. E’ un giornale alla portata di tutti sotto ogni punto di vista, in quanto è accessibile indifferentemente da sesso, età, professione. Inoltre si può definire un giornale “aperto” perché tutti hanno la possibilità di esprimere le proprie idee liberamente. Una rivista sopra le parti che non patteggia per nessun partito o ideologia, se non quella del rispetto dei diritti di ognuno, primo fra tutti la libertà di parola.
Il giornale offre inoltre spazi di libero sfogo, oltre l’opportunità di esprimere la propria creatività
attraverso l’uso di disegni, fotografie, fumetti, vignette ecc. C’è anche una bacheca virtuale con annunci, offerte di lavoro, vendite e acquisti.
Se volete pubblicare un vostro articolo, una vostra poesia o un racconto, oppure volete fare un annuncio,inviare la vostra pubblicità gratuita per la vostra attività, scrivere una dichiarazione d’amore o chiedere consiglio al Guru della rivista basta mandare una email a: Postillare@gmail.com

15Andiamo con ordine.. qual è la storia di Postillare? Da dove nasce questa esperienza e chi sono i suoi protagonisti?

E’ nato dal mio piccolo blog che appunto aveva come nome “Postillare”, l’azione di scrivere post-it, perché in realtà quello che scrivevo erano solo piccoli pensieri e notizie. Successivamente, grazie all’entusiasmo di altri giovani studenti, dettato dalla voglia di mettersi in gioco nonostante la scoraggiante attuale situazione economica è nata una vera e propria redazione che ha dato frutto, all’inizio settimana dopo settimana ad una piccola, ma ricca rivista. Adesso sono sola a dirigere il tutto, ma i veri protagonisti sono i lettori e tutti i collaboratori.

30Con questa domanda commetto ( e confesso) un furto; ti faccio la stessa domanda a sorpresa con cui sei solita chiudere le tue interviste: qual è l’aspettativa più grande che avete per il futuro per il vostro progetto?

All’inizio mi auguravo che la rivista potesse essere un giorno realmente sfogliata, in quanto sostengo ancora il fascino del cartaceo piuttosto che la tecnologia, anche se quest’ultima ha comunque permesso di diffondere l’ iniziativa in maniera facile e veloce. Adesso ti confesso che quello che più desidero è la diffusione di questa rivista come strumento davvero alla portata di tutti. Offro uno spazio ad ognuno e mi piacerebbe che la gente ne usufruisse!

13“Volli fortissimamente volli!” è il motto con cui hai voluto corredare l’home page del sito. Rieccheggia il « Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli » del drammaturgo Vittorio Alfieri, astigiano di nascita e a lungo ospite del castello di Magliano Alfieri, a pochissimi chilometri di Alba. Mi ha colpito molto questa fortuita coincidenza, ma dopotutto viaggiare spesso porta ad inciampare in “fili invisibili” nascosti che collegano terre ed esperienze lontane. Ci sono altri “fili invisibili” in cui sei incappata in questi anni di viaggi?

Complimenti per la bellissima domanda che racchiude un meraviglioso significato. Gli Intrecci, incontri, scambi di idee e opinioni che grazie a Postillare ho compiuto creano quello che possiamo chiamare “il filo invisibile della esistenza”, il destino, il caso, il fato.

Sento compiersi ogni giorno a pochi passi la mia vita.

Archeologo di qua e di là delle Alpi

Matteo Morelli

Matteo Morelli

Ospitiamo una significativa testimonianza, interessante per capire quante cose possono cambiare in certi ambiti professionali semplicemente varcando il confine (per altro rimanendo con tutti e due i piedi all’interno dell’Unione Europea..).

Archeologo di qua e di là delle Alpi, è questa la parabola lavorativa dell’archeologo Matteo Morelli

Diplomato in conservazione dei beni culturali , indirizzo archeologico , facoltà di Bologna con sede a Ravenna , nel 2004 , ho lavorato come precario per differenti ditte o cooperative archeologiche soprattutto nel nord Italia , Emilia Romagna Piemonte e Lombardia .
Assunto quasi sempre con contratti a progetto o prestazioni occasionali , quindi un precario d’eccezione :)

Ecco il capitolo “italiano” della sua carriera professionale. Discontinuità lavorativa, paghe basse, ritardi anche biblici nel pagamento dei compensi, burocrazie complesse e scarso riconoscimento pubblico del proprio ruolo… sono alcuni dei tratti distintivi che punteggiano la sua esperienza, comune (anzi comunissima) a tutti agli altri laureati operanti nel campo dell’archeologia.

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Lilliput. Libreria di viaggi

Lilliput. Libreria di viaggi

Per un certo periodo cerca anche di cambiare rotta: unisce le sue passioni per la lettura e per i viaggi  ne fa il tentativo pervicace di LILLIPUT, una libreria specializzata sulla letteratura di viaggio, aperta nel centro di Ravenna.

Qualche anno fa il passo decisivo: si trasferisce in Francia (prima a Parigi poi a Marsiglia)

Cambia paese, cambia lingua, cambia tante abitudini, forse cambia addirittura il modo di fare colazione… ma non cambia lavoro. Continua a fare l’archeologo.

Ma forse non è esatto dire che “non cambia lavoro”, perché le condizioni lavorative transalpini si rivelano ben diverse da quelle cisalpine.

itafranCosì il Morelli ci riassume le differenze principali.

Che cosa fa un giovane per diventare archeologo? quale iter deve seguire?

Un giovane francese per diventare archeologo , deve fare un bac +5 , cioè superiori più 5anni di università , seguita da 2 anni di master , iter molto più lungo che quello italiano , ma molto meno oneroso al livello di tasse universitarie , in Francia si paga una media di 300€ l’anno , più si hanno molti benefit per alloggio per trasporti e buoni pasti ecc…

Quale la condizione professionale a livello contrattuale, orari di lavoro, rimborsi etc..?

INRAP Institut national des recherches archéologiques préventives

INRAP Institut national des recherches archéologiques préventives

Le condizioni contrattuali sono ottime perché si hanno dei contratti di durata determinata , o indeterminato ,questo dipende dal lavoratore e dalla ditta che assume archeologi , usufruendo così di eventuale sussidio di disoccupazione e di tutto il welfare che la Francia offre, di fatto dopo il passare di 4 mesi di contratto si ha diritto allo chomage , cioè sussidio di disoccupazione , 80% del tuo salario , dura esattamente i mesi in cui si è lavorato , per un massimo di 2 anni .
Le condizioni lavorative , dalla mia esperienza , avendo collaborato con l’INRAP , un istituto pubblico di ricerca archeologica preventiva , non possono che essere favorevoli, l’ambiente di lavoro è molto sereno ,pagamenti e rimborsi puntuali e altissima professionalità sul terreno e nel post scavo .
Di fatto si mette l’operatore di scavo nelle migliori condizioni per il lavoro , dotandolo di materiale e mettendo a sua disposizione tutto il necessario per poterlo far lavorare nel migliore delle condizioni , citerei anche il contermine r mensa , e container spogliatoii , datato di doccia , che sono obbligatori per legge . In più un container per apparecchiatura fotografica e diverse postazioni con compiuter per portare avanti la documentazione contemporaneamente con lo scavo archeologico .

come sono organizzate le istituzioni pubbliche competenti?Come funziona l’archeologia preventiva o il vincolo archeologico?
Quando una ditta vince un appalto , nelle ore si contempla a anche dei giorni per poter redigere relazioni , pulire e catalogare il materiale , pagate come ore di scavo , sembra un ovvietà ma per noi che abbiamo operato in Italia sappiamo che non è così scontato

Esistono associazioni di categoria? come funzionano?
Esistono ditte private che partecipano liberamente alle gare d’appalto , in più ci sono realtà come l’INRAP , istituto nazionale archeologia preventiva , che è pubblica , ho a
Tre realtà statali legate ai diversi comuni e province , le ditte private devono mantenere e assicurare gli stessi livelli lavorativi che le varie realtà statali , di fatto per vincere un appalto verrà considerato anche la qualità del lavoro svolto , quindi non è legato solomente ad un aspetto economico , di questo fa garante il ministero per la conservazione e tutela del patrimonio artistico ,archeologico , architettonico , paesaggistico .
Non molto differente all’Italia , ma con l’impressione che qui sia più efficiente ma soprattutto più rapido nell’intervenire .

Questionario sulla didattica: la tua opinione conta!

DSC00661Cari Insegnanti,

sapete quanto è importante per noi avere un riscontro da parte vostra riguardo alla nostra attività didattica. Il costante contatto con voi ci ha aiutato a realizzare nuovi progetti maggiormente inerenti ai programmi scolastici, a costruire percorsi che permettessero di approfondire in maniera esaustiva determinati argomenti e a migliorare le nostre modalità di rapporto con i vostri studenti.

Per questo motivo vi chiediamo gentilmente di compilare il modulo sottostante per farci avere le vostre opinioni sul lavoro che abbiamo svolto nell’anno scolastico che si è appena concluso. Questo ci permette di migliorare dove siamo più carenti, portare avanti proposte nuove e mantenere alta la qualità degli interventi che vi proponiamo.

Il modulo è molto semplice, vi chiediamo di assegnare un punteggio alle seguenti categorie:

  • PRENOTAZIONI:

    le modalità di prenotazione sono spiegate chiaramente? il modulo da compilare on-line è intuitivo e di facile utilizzo? Per le scuole in convenzione, la raccolta delle prenotazioni in un unico modulo si è rivelata una soluzione efficace?

  • CONTATTI:

    siamo facilmente raggiungibili? le informazioni necessarie vi sono state fornite tempestivamente e in maniera completa? vi sentite liberi di contattarci se avete bisogno di ulteriori chiarimenti?

  • PROPOSTE:

    la nostra offerta risponde alle vostre esigenze? le attività sono attinenti ai programmi scolastici? ritenete che alcuni argomenti che vi possono interessare non abbiano il giusto spazio? la varietà delle proposte permette di spaziare fra i diversi campi  del sapere? la nostra offerta è modulare, ritenete utile la possibilità di poter assemblare i vari tipi di interventi da noi proposti (es. visita + laboratorio pratico, visita + escursione, visita + approfondimento etc…)?

  • CONTENUTI E CAPACITÀ ESPOSITIVA:

    ritenete che i nostri interventi abbiano rappresentato un fonte di arricchimento per le conoscenze degli studenti? Il nostro lavoro si è dimostrato un valido supporto per il programma svolto in classe? I contenuti sono stati esposti in maniera chiara ed adeguata all’età dei partecipanti?

  • MATERIALI:

    durante le esperienze pratiche (laboratori creativi, esperimenti, visite giocate), il materiale a disposizione era adeguato all’età  e sufficiente per tutti i partecipanti? l’attività si è svolta in un ambiente sicuro? se non si ha partecipato ad un attività pratica, il materiale di approfondimento fornito (dispense, documenti…) è stato un valido supporto?

  • RAPPORTO CON GLI STUDENTI:

    l’operatore è stato in grado di creare un clima favorevole dove tutti gli alunni si sono sentiti liberi di partecipare? gli studenti si sono sentiti coinvolti ed interessati? É stato lasciato sufficiente spazio alle domande e agli interventi dei partecipanti? I tempi sono stati rispettati?

Per rispondere è necessario inserire un punteggio di valutazione che va da 1 a 5 con i seguenti valori:

  1. pessimo
  2. scarso
  3. sufficiente
  4. buono
  5. molto buono.

colombinoInoltre, al fondo del modulo, troverete uno spazio  dove  potrete lasciare i vostri commenti e le vostre riflessioni. Vi invitiamo calorosamente a sfruttare questo spazio per esprimere suggerimenti, proposte e tutto ciò che vi piacerebbe affrontare con gli studenti il prossimo anno scolastico, usufruendo del nostro aiuto.

Il questionario è anonimo, vi chiediamo però di inserire il tipo di scuola che rappresentate e l’età della classe che ha partecipato (senza indicare la sezione o il nome dell’istituto). Questi dati ci servono per capire se abbiamo bisogno di migliorare o  di modificare le nostre proposte rivolte ad una determinata fascia di età.

Vi ringraziamo per la preziosa collaborazione!

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Il castello di Grinzane Cavour

Realizzato tra XI e XIII secolo, citato in documenti del XII secolo come proprietà del Comitato di Alba – città medievale che è possibile esplorare grazie ai tour di Alba Sotterranea – il castello di Grinzane Cavour, dopo secoli di alterne vicende passò nelle mani dei De Tonnere, gli zii di Camillo Benso conte di Cavour.

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Figura 1: il castello di Grinzane Cavour

Il castello odierno non ha sempre avuto questo aspetto: ciò che vediamo è conseguenza degli interventi realizzati dalla Soprintendenza nel 1961, in occasione dei primi cento anni dello Stato Italiano.

Come si è evoluto nel tempo questo castello?

La parte più antica corrisponde alla torre centrale, successivamente furono aggiunti i settori sud e nord. Le numerose finestre, disposte su diversi piani, sono indice del fatto che, inizialmente, l’edificio aveva una funzione militare, solo successivamente residenziale.

E’ fortissimo il legame tra il castello e lo statista risorgimentale Camillo Cavour: a inizio ‘800, il giovane fu mandato ad amministrare le proprietà terriere di famiglia e, alla coltivazione delle barbabietole, vi introdusse il vitigno pinot nero e tentò di migliorare la produzione del Barolo richiamando l’importante enologo francese Oudart.

Lo stesso Cavour fece realizzare dei lavori all’interno del castello…

Oggi il castello, posto nel cuore di quei paesaggi vitivinicoli patrimonio Unesco, è sede di un’importante Enoteca Regionale, del museo etnografico e dei cimeli cavouriani, dell’Asta mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, di un ristorante e di una serie di altri enti.

Inoltre, nel 2011, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, il castello ha ospitato la mostra temporanea itinerante Italia Enotria: la vigna del Risorgimento a cura dell’archeologo del vino Marco Mozzone, di cui al seguente link potete vedere la scheda del catalogo.

 

 

Il castello di Serralunga d’Alba

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Figura 1: il castello di Serralunga d’Alba

La città medievale di Alba, che potrete conoscere meglio partecipando ad uno dei tours di Alba Sotterranea, era circondata da colline costellate da castelli o, più semplicemente, da fortificazioni.

Uno di questi castelli è il castello di Serralunga d’Alba.

Posto in una posizione dominante il borgo moderno, il castello di Serralunga d’Alba colpisce gli sguardi degli osservatori grazie alla sua verticalità e all’impressione di solidità e maestosità che trasmette.

Sorto in seguito alla demolizione di una torre nel 1340, il castello fu fatto realizzare da Pietrino Falletti – già proprietario di una ventina di castelli nelle Langhe – e fu ultimato poi dal figlio Gioffredo II.

L’aspetto attuale è molto diverso da quello originario?

La risposta è “no”: già anticamente il castello era estremamente alto, contava tre torri assimmetriche – una cilindrica, una quadrata e una pensile – ancora fortemente caratterizzanti l’aspetto del forte e un basso numero di finestre.

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Figura 2: il Castello di Serralunga d’Alba

Tali caratteristiche erano motivate dal fatto che il forte, oltre a dover controllare l’area circostante,  era stato concepito per resistere ad assedi: in origine, era presente anche il fossato che, infatti, serviva ad aumentarne l’altezza e impediva di sistemare scale alla base dell’edificio.

Lo spazio interno, con soffitti in legno e grandi camini, consente una completa immersione nelle atmosfere regnanti tra le famiglie nobiliari che tanta importanza hanno avuto, nell’arco del medioevo, in questa regione.

 

 

 

Per maggiori informazioni riguardanti le visite ed orari ti invitiamo a collegarti a questo sito.

 

 

 

 

Sulla tavola degli albesi: le visite guidate.

"Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa"

“Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa”

In occasione dell’Expo 2015, il Civico Museo Eusebio ospita la mostra “Sulla tavola degli albesi 3000 anni fa. Modalità di conservazione e preparazione del cibo nell’età del Bronzo” che racconta la storia dell’alimentazione locale. Il visitatore potrà vedere esposti gli ultimi ritrovamenti archeologici che permettono di completare il quadro delle informazioni riguardo al villaggio preistorico durante l’età del Bronzo e scoprire come si nutrivano gli abitanti albesi più di 3000 anni fa. Inoltre, la mostra espone una riproduzione dell’aratro di Lavagnone, il più antico a noi pervenuto. A partire da sabato 30 maggio e fino all’11 luglio, sarà possibile partecipare alle visite guidate gratuite a cura della nostra associazione che prevedono nel percorso, oltre all’illustrazione della mostra, anche la spiegazione della sezione di archeologia preistorica del museo cittadino che conserva reperti archeologici risalenti al periodo del Neolitico per arrivare fino all’età del Ferro.

QUANDO

Sabato 30 maggio, 6/13/20/ 27 giugno e 4/11 luglio. Due turni di visita in partenza alle 15,00 e alle 16,30.

DOVE

Presso il Civico Museo “Eusebio” in via Vittorio Emanuele II 19 (cortile interno della Maddalena, in fondo a destra)

COSTI

Le visite guidate sono gratuite, mentre il biglietto di ingresso al Museo Civico è di 3,00€ (gratuito under18 e over65)

INFO & PRENOTAZIONI (consigliate)

Per maggiori informazioni 0173 292475 oppure info@ambientecultura.it

Per le prenotazioni ( consigliate) clicca qui, scegli la data e compila il modulo on-line.

Lavagnone ad Alba

Posta a 3 chilometri da Desenzano del Garda, località archeologicamente nota anche per la presenza di un’importante villa romana i cui resti sono ancora apprezzabili, sorge la conca lacustre del Lavagnone delimitata da alcune colline moreniche. segnake

In età postglaciale il lago occupava tutta l’area ma, progressivamente, la sua superficie si è ristretta fortemente, fino a scomparire.

Ma quando arrivarono gli esseri umani in quest’area?

Dagli scavi sappiamo che il sito era già frequentato durante il Mesolitico e il Neolitico ma la fase cronologica che conosciamo meglio è quella dell’età del bronzo. 

Infatti, in questo periodo quest’area lacustre era sede di un villaggio di cui sono stati trovati resti di numerose capanne: le più antiche si rifanno al 2100 a.C, le più recenti al 1300 a.C ed erano costruite con materiali deperibili come il legno e la paglia. Le comunità di allora si adattarono a questo singolare ambiente costruendo edifici come le palafitte, al centro del bacino, in maniera tale da poter sfruttare le ricchezze ittiche che ancora oggi costituiscono un’attività importante per le persone che abitano in quella zona. Il villaggio aveva inoltre anche una palizzata in legno che, se da un lato difendeva il villaggio, dall’altro costituiva un confine, un limite chiaro ben percepibile per quelle famiglie che abitavano il villaggio 3500.

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Figura 1: ricostruzione delle capanne di età del bronzo presso il parco archeologico della Terramara di Montale

Per rendersi conto di come dovevano apparire queste capanne dell’età del bronzo possiamo spostare il nostro sguardo sulla figura 1 in cui si può ammirare una ricostruzione realizzata con attenzione scientifica, presso il Parco archeologico della Terramara di Montale. Se invece ci si vuole rendere conto di come doveva essere una capanna neolitica, nella sezione preistorica del museo civico “Federico Eusebio” di Alba troverete qualche risposta alle vostre domande.

Il sito dell’età del bronzo del Lavagnone è particolarmente famoso per il fatto che, negli anni ’70, gli archeologi qui ritrovarono un aratro in legno: insieme ad un altro esempio rinvenuto in Sassonia, si rivelò essere l’aratro in legno più antico che è sopravvissuto fino ai nostri giorni, datato tra il 2010 e il 2008 a.C grazie alla dendocronologia.

La domanda che sorge spontanea è: come ha fatto questo aratro così antico in legno a sopravvivere fino ai giorni nostri?

La risposta a questo plausibile interrogativo è relativamente semplice: il fragile reperto fu rinvenuto in una torba. Ovvero, in un terreno di colore scuro conservatosi in un ambiente con un elevato tasso di umidità, con poco ossigeno e pochi batteri: tali terreni – qui come in altre zone – consentono la conservazione di oggetti composti in materiali organici, come l’aratro di Lavagnone.

Lavagnone

Figura 2: l’area del Lavagnone, oggi, vista dall’alto. (Immagine ricavata con Google Earth)

 

L’aspetto originario di questo aratro, il modo in cui era stato costruito, le parti che lo componevano, le sue modalità di funzionamento, i terreni in cui veniva usato… Sono solo alcune delle domande a cui troverete risposta assistendo al video che, dal 23 maggio, costituirà il preambolo della mostra “A tavola con gli antichi” che potrete visitare nella seconda sala del museo civico Federico Eusebio di Alba e che costituirà la tappa finale di alcuni dei tours di Alba Sotterranea. 

 

 

Per chi fosse interessato ad approfondire si consiglia il libro “Studi sull’abitato dell’Età del Bronzo del Lavagnone, Desenzano del Garda“, scritto da vari autori come De Marinis, Griggs e Kunihom