
“…quando l’annuserai chiederai agli dei, o Fabullo, di farti tutto naso…”
(Catullo, carme XIII)
Grande era la passione dei Romani per i profumi, tanto grande da costringere l’imperatore Tiberio in persona a lamentarsi pubblicamente in senato dell’enorme spesa, ben 100 milioni di sesterzi, che il suo popolo affrontava ogni anno per soddisfare il crescente desiderio di essere circondato da preziose note aromatiche ed esotiche fragranze.
L’uso del profumo come cosmetico, quindi con la funzione di abbellire ed impreziosire il corpo, è un’abitudine che nasce intorno al II- I secolo a.C., quando Roma conquista il Mediterraneo e incontra nuove culture, in particolar modo quella greco-orientale che lascerà un segno indelebile nei costumi e nella società romana. Fino al momento della conquista della Grecia e dell’Egitto, infatti, l’uso del profumo era limitato alla sua funzione sacrale, peraltro importantissima, come ci testimonia l’etimo della parola stessa: per fumum, cioè attraverso il fumo, mezzo privilegiato per mettersi in contatto con gli dei. E non è un caso che siano proprio gli dei, per primi, a regalare agli uomini unguenti profumati: narra il mito che Afrodite consegnò a Faone la prima boccetta di profumo, per ringraziarlo di averla traghettata sulla sua imbarcazione senza voler nulla in cambio.
Come detto prima, la svolta si ha fra il II e il I secolo a.C. quando Roma allarga i suoi confini e la cultura greco-ortientale si diffonde. Le porte di Roma si aprono al dilagare di un lusso sfrenato che vede come protagonista principale, fra gioielli e stoffe preziose, proprio il profumo.
La produzione di profumi nell’antichità.
Fondamentali per lo studio della produzione dei profumi nell’antichità sono due opere che ci giungono dal mondo antico: “Sugli odori” di Teofrasto di Ereso (IV secolo a.C.) e la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (I secolo d.C.). In entrambi i testi vengono analizzate le varie tipologie di essenze odorose, che possono essere ricavate da fiori, cortecce o resine, e le tecniche per la produzione degli unguenti profumati.
Due sono gli elementi fondamentali per la preparazione del profumo: il succo e l’essenza. Il primo consiste nei vari tipi di olii dentro cui viene fatto macerare il secondo elemento, gli odori appunto. Bisogna prestare attenzione al verbo macerare perchè è il termine che ci permette di capire come dovevano essere fatti i profumi antichi: gli unguentarii (gli antichi profumieri) non conoscevano la distillazione, che verrà introdotta in Europa per mano degli Arabi solo nel 1100 d.C. Di conseguenza, una matrona romana non avrebbe mai potuto spruzzare il suo profumo preferito, come facciamo noi oggi, ma avrebbe aperto una pisside per estrarre una crema profumata con cui spalmare il proprio corpo. Infatti, i profumi romani avevano una consistenza solida oppure oleosa, ma non erano mai liquidi. Per ottenere un profumo, dunque, era necessario utilizzare una base grassa che poteva essere strutto oppure cera d’api per i profumi meno pregiati, magari prodotti in casa, mentre per i profumi più ricercati ed eleganti si utillizavano vari olii quale quello di oliva, di mandorle amare o di sesamo. Una vera e propria rivoluzione tecnologica si ha quando gli olii vengono sostituiti dagli omphacia, i succhi acerbi derivanti dalle olive verdi o dall’uva non ancora matura: in tal modo si ottiene una base depurata da ogni residuo grasso, sottilissima e lieve, adatta ad ogni tipo di essenza profumata. Per ottenere l’omphacium si utillava una macina particolare chiamata trapetum che riduceva i frutti in una poltiglia oleosa. In un secondo momento il ricavato veniva spremuto in un torcular, un torchio, grazie al quale si otteneva un olio sempre più raffinato.
Il passo successivo per ottenere il profumo era proprio la macerazione, a freddo o a caldo, delle spezie nell’olio attraverso la quale il liquido si impregna di odore. Ci ricorda Teofrasto che per ottenere profumazioni complesse e particolari bisogna prestare notevole attenzione alle quantità e alla successione con cui le essenze vengono fatte macerare: prima si fanno ammollare gli aromi meno intesi, infine si aggiunge l’ingrediente del quale si desidera che il profumo persista più a lungo. E per conservare l’essenza profumata Plinio ci consiglia di aggiungere una manciata di sale e di riporre l’unguento in vasi di alabastro scuri per proteggerli dalla luce.
Le essenze profumate.
Infinito è l’elenco che Plinio ci fa delle sostanze usate nella fabbricazione dei profumi delle quali indica la provenienza, le parti usate, quale profumo si può ottenere e da quali miti esse siano contrassegnate. Scopriamo così che la cannella arriva dall’Etiopia e che per procurarsela bisogna arrampicarsi su rupi inaccessibili e rubarla dai nidi costruiti con essa dalla Fenice (con un po’ di malizia, Plinio ci fa notare che queste sono solo leggende per aumentarne il prezzo…).
Tanti sono gli odori e tanti sono i profumi che da essi si ottengono. E anche a questo proposito Plinio ci regala un lungo elenco dei profumi più in voga ai suoi tempi e leggendo i nomi delle essenze che si susseguono l’uno dopo l’altro ci rendiamo conto di quanto l’industria profumiera si fosse sviluppata in fantasia e capacità: basta ricordare gli ingredienti del Regale unguentum composto da mirolabano, costo, amomo, cinnamomo, cardamomo, nardo, maro, mirra, cannella, storace, ladano, opobalsamo, calamo aromatico, giunco, enante, malobatro, sericato, henna, aspalato, zafferano, cipero, maggiorana, loto, miele, vino.
Ma anche personaggi illustri si cimentarono nella produzione di olii profumati e fra questi spicca la bella Cleopatra che compilava scrupolosamente con osservazioni e ricette nuove il suo quaderno conosciuto come “Cleopatra gyneciarum libri” fra le cui pagine era probabilmente conservata la ricetta del Susinum, un profumo a base di giglio molto apprezzato dalla regina.
Sappiamo che anche i grandi condottieri romani non disdegnavano i profumi: Cesare era solito avvolgersi nelle note del Telinum, un unguento a base di meliloto, fieno greco e maggiorana. E quando gli imperatori davano banchetto non badavano a spese per profumare l’ambiente, anche esagerando, se è vero, come ci tramandano gli antichi, che uno sfortunato ospite di Nerone morì asfissiato.
I contenitori.
Parlando di profumi non si può evitare di parlare anche dei contenitori dentro i quali essi erano conservati. Infatti, parallelamente all’industria profumiera si sviluppa l’industria vetriaria che produceva i balsamari.
Generalmente i profumi arrivavano ad Alessandria, il più grande emporio del Mediterraneo, conservati in anfore di varie dimensioni; da qui venivano smistati e trasferiti in recipienti di minori dimensioni e di fattura più elegante in modo da facilitarne la commercializzazione. I contenitori più usati erano gli alabastra egiziani, scolpiti in un blocchetto del minerale omonimo. Altri portaprofumi molto comuni erano l’aryballo e l’oinochoe, una piccola brocca, costruiti con il materiale più svariato: si va dalla semplice terracotta fino all’oro. Infine fra i vari barattoli e vasetti della matrona romana, si poteva trovare anche la pisside, piccola scatoletta cilindrica con coperchio in osso, bronzo o vetro. A partire dal I secolo a.C. si impone come materiale privilegiato il vetro per la produzione del balsamario più diffuso, caratterizzato dal corpo tubolare e dal fondo arrotondato. Particolare attenzione meritano i balsamari “a colombina” che riproducono le forme di un uccellino e che ricordano le nostre fiale: una volta riempite venivano sigillate a fiamma e per poter prendere il profumo era poi necessario rompere il becco o la coda dell’animale. Fantasioso è l’utilizzo che si fa della conchiglia del genere pecten: una valva è usata per contenere l’unguento, l’altra funge da coperchio.
Sono numerosi i contenitori per unguenti esposti nelle vetrine che compongono la sezione di archeologia romana del museo civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio” di Alba, tappa finale dei tour di Alba Sotterranea e meta di numerose scolaresche.
Giochi ispirati all’antichità ne “Il museo per i piccoli”
/in Dicono di noiAspettando Pasqua, da oggi e fino a martedì, continuano gli appuntamenti della prima edizione de “Il museo per i piccoli” al Museo Civico Eusebio. Pomeriggi ricreativi caratterizzati da attività ludico-educative e laboratori didiattici pensati appositamente per bambini dai 5 ai 12 anni, che potranno essere accompagnati o meno dai genitori 8è incluso,e anzi consigliato, il servizio di baby-sitting).
i bambini, divisi in piccoli gruppi, si cimenteranno in giochi ispirati all’antichità e, dopo aver visitato con guide d’eccezione alcunes ezioni del Museo, si cimenteranno nella creazione di reperti archeologici o naturalistici: antiche lucerne, oggetti vari in rame che venivano utilizzati dagli uomini della preistoria e ancora origami che riproducono insetti e animaletti. i giochi si concluderanno con una merenda per tutti.
L’attività, promossa dall’associazione “Ambiente & Cultura”, sarà proposta tutti i pomeriggi, da oggi e fino a martedì, dalle 15,30 alle 18,00. Per info e prenotazioni visitare il sito www.ambientecultura.it (che riporta anche tutte le attività proposte dall’associazione oppure contattare il Museo al numero 0173292473.
[CR. B.]
Tratto dal quotidiano “La stampa”, 5 aprile 2012.
I profumi nell’antica Roma.
/in Archeologia & Storia, Genitori & Bambini, News per le scuole“…quando l’annuserai chiederai agli dei, o Fabullo, di farti tutto naso…”
(Catullo, carme XIII)
Grande era la passione dei Romani per i profumi, tanto grande da costringere l’imperatore Tiberio in persona a lamentarsi pubblicamente in senato dell’enorme spesa, ben 100 milioni di sesterzi, che il suo popolo affrontava ogni anno per soddisfare il crescente desiderio di essere circondato da preziose note aromatiche ed esotiche fragranze.
L’uso del profumo come cosmetico, quindi con la funzione di abbellire ed impreziosire il corpo, è un’abitudine che nasce intorno al II- I secolo a.C., quando Roma conquista il Mediterraneo e incontra nuove culture, in particolar modo quella greco-orientale che lascerà un segno indelebile nei costumi e nella società romana. Fino al momento della conquista della Grecia e dell’Egitto, infatti, l’uso del profumo era limitato alla sua funzione sacrale, peraltro importantissima, come ci testimonia l’etimo della parola stessa: per fumum, cioè attraverso il fumo, mezzo privilegiato per mettersi in contatto con gli dei. E non è un caso che siano proprio gli dei, per primi, a regalare agli uomini unguenti profumati: narra il mito che Afrodite consegnò a Faone la prima boccetta di profumo, per ringraziarlo di averla traghettata sulla sua imbarcazione senza voler nulla in cambio.
Come detto prima, la svolta si ha fra il II e il I secolo a.C. quando Roma allarga i suoi confini e la cultura greco-ortientale si diffonde. Le porte di Roma si aprono al dilagare di un lusso sfrenato che vede come protagonista principale, fra gioielli e stoffe preziose, proprio il profumo.
La produzione di profumi nell’antichità.
Fondamentali per lo studio della produzione dei profumi nell’antichità sono due opere che ci giungono dal mondo antico: “Sugli odori” di Teofrasto di Ereso (IV secolo a.C.) e la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (I secolo d.C.). In entrambi i testi vengono analizzate le varie tipologie di essenze odorose, che possono essere ricavate da fiori, cortecce o resine, e le tecniche per la produzione degli unguenti profumati.
Due sono gli elementi fondamentali per la preparazione del profumo: il succo e l’essenza. Il primo consiste nei vari tipi di olii dentro cui viene fatto macerare il secondo elemento, gli odori appunto. Bisogna prestare attenzione al verbo macerare perchè è il termine che ci permette di capire come dovevano essere fatti i profumi antichi: gli unguentarii (gli antichi profumieri) non conoscevano la distillazione, che verrà introdotta in Europa per mano degli Arabi solo nel 1100 d.C. Di conseguenza, una matrona romana non avrebbe mai potuto spruzzare il suo profumo preferito, come facciamo noi oggi, ma avrebbe aperto una pisside per estrarre una crema profumata con cui spalmare il proprio corpo. Infatti, i profumi romani avevano una consistenza solida oppure oleosa, ma non erano mai liquidi. Per ottenere un profumo, dunque, era necessario utilizzare una base grassa che poteva essere strutto oppure cera d’api per i profumi meno pregiati, magari prodotti in casa, mentre per i profumi più ricercati ed eleganti si utillizavano vari olii quale quello di oliva, di mandorle amare o di sesamo. Una vera e propria rivoluzione tecnologica si ha quando gli olii vengono sostituiti dagli omphacia, i succhi acerbi derivanti dalle olive verdi o dall’uva non ancora matura: in tal modo si ottiene una base depurata da ogni residuo grasso, sottilissima e lieve, adatta ad ogni tipo di essenza profumata. Per ottenere l’omphacium si utillava una macina particolare chiamata trapetum che riduceva i frutti in una poltiglia oleosa. In un secondo momento il ricavato veniva spremuto in un torcular, un torchio, grazie al quale si otteneva un olio sempre più raffinato.
Il passo successivo per ottenere il profumo era proprio la macerazione, a freddo o a caldo, delle spezie nell’olio attraverso la quale il liquido si impregna di odore. Ci ricorda Teofrasto che per ottenere profumazioni complesse e particolari bisogna prestare notevole attenzione alle quantità e alla successione con cui le essenze vengono fatte macerare: prima si fanno ammollare gli aromi meno intesi, infine si aggiunge l’ingrediente del quale si desidera che il profumo persista più a lungo. E per conservare l’essenza profumata Plinio ci consiglia di aggiungere una manciata di sale e di riporre l’unguento in vasi di alabastro scuri per proteggerli dalla luce.
Le essenze profumate.
Infinito è l’elenco che Plinio ci fa delle sostanze usate nella fabbricazione dei profumi delle quali indica la provenienza, le parti usate, quale profumo si può ottenere e da quali miti esse siano contrassegnate. Scopriamo così che la cannella arriva dall’Etiopia e che per procurarsela bisogna arrampicarsi su rupi inaccessibili e rubarla dai nidi costruiti con essa dalla Fenice (con un po’ di malizia, Plinio ci fa notare che queste sono solo leggende per aumentarne il prezzo…).
Tanti sono gli odori e tanti sono i profumi che da essi si ottengono. E anche a questo proposito Plinio ci regala un lungo elenco dei profumi più in voga ai suoi tempi e leggendo i nomi delle essenze che si susseguono l’uno dopo l’altro ci rendiamo conto di quanto l’industria profumiera si fosse sviluppata in fantasia e capacità: basta ricordare gli ingredienti del Regale unguentum composto da mirolabano, costo, amomo, cinnamomo, cardamomo, nardo, maro, mirra, cannella, storace, ladano, opobalsamo, calamo aromatico, giunco, enante, malobatro, sericato, henna, aspalato, zafferano, cipero, maggiorana, loto, miele, vino.
Ma anche personaggi illustri si cimentarono nella produzione di olii profumati e fra questi spicca la bella Cleopatra che compilava scrupolosamente con osservazioni e ricette nuove il suo quaderno conosciuto come “Cleopatra gyneciarum libri” fra le cui pagine era probabilmente conservata la ricetta del Susinum, un profumo a base di giglio molto apprezzato dalla regina.
Sappiamo che anche i grandi condottieri romani non disdegnavano i profumi: Cesare era solito avvolgersi nelle note del Telinum, un unguento a base di meliloto, fieno greco e maggiorana. E quando gli imperatori davano banchetto non badavano a spese per profumare l’ambiente, anche esagerando, se è vero, come ci tramandano gli antichi, che uno sfortunato ospite di Nerone morì asfissiato.
I contenitori.
Parlando di profumi non si può evitare di parlare anche dei contenitori dentro i quali essi erano conservati. Infatti, parallelamente all’industria profumiera si sviluppa l’industria vetriaria che produceva i balsamari.
Generalmente i profumi arrivavano ad Alessandria, il più grande emporio del Mediterraneo, conservati in anfore di varie dimensioni; da qui venivano smistati e trasferiti in recipienti di minori dimensioni e di fattura più elegante in modo da facilitarne la commercializzazione. I contenitori più usati erano gli alabastra egiziani, scolpiti in un blocchetto del minerale omonimo. Altri portaprofumi molto comuni erano l’aryballo e l’oinochoe, una piccola brocca, costruiti con il materiale più svariato: si va dalla semplice terracotta fino all’oro. Infine fra i vari barattoli e vasetti della matrona romana, si poteva trovare anche la pisside, piccola scatoletta cilindrica con coperchio in osso, bronzo o vetro. A partire dal I secolo a.C. si impone come materiale privilegiato il vetro per la produzione del balsamario più diffuso, caratterizzato dal corpo tubolare e dal fondo arrotondato. Particolare attenzione meritano i balsamari “a colombina” che riproducono le forme di un uccellino e che ricordano le nostre fiale: una volta riempite venivano sigillate a fiamma e per poter prendere il profumo era poi necessario rompere il becco o la coda dell’animale. Fantasioso è l’utilizzo che si fa della conchiglia del genere pecten: una valva è usata per contenere l’unguento, l’altra funge da coperchio.
Sono numerosi i contenitori per unguenti esposti nelle vetrine che compongono la sezione di archeologia romana del museo civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio” di Alba, tappa finale dei tour di Alba Sotterranea e meta di numerose scolaresche.
LA NOTTE BIANCA DELLE LIBRERIE: l’amore al tempo degli dei…
/in Archeologia & Storia, Genitori & Bambini, News per le scuoleAnche il Civico Museo “F. Eusebio” di Alba e la Biblioteca civica “G. Ferrero” parteciperanno con una serie di letture dal titolo “Storie di passione”.
A partire dalle ore 20, 30 di sabato 12 maggio 2012 si potranno assaporare alcuni passi tratti dalle opere più famose delle letterature dei tempi passati. Durante la prima parte della serata, che si svolgerà presso la biblioteca, verranno presentati gli effetti della pazzia per amore con una serie di letture dal titolo “Milton e Orlando: pazzi per amore”. Si prosegue con recitazioni itineranti presso le sale del Museo civico durante le quali verrà presentanta la visione dell’amore presso gli antichi greci e romani. Attraverso le parole di Omero, Saffo,Catullo, Virgilio e tanti altri si scoprirà che anche in passato l’amore era fonte di gioie e sofferenze, di sorrisi e di lacrime.
Le letture sono organizzate in collaborazione con gli insegnanti e gli studenti dei licei albesi “Govone” e “da Vinci”.
L’ingresso è gratuito. Non è necessaria la prenotazione.
19 MAGGIO 2012: NOTTE EUROPEA DEI MUSEI: c’è un latrunculus in museo…
/in Archeologia & Storia, Genitori & Bambini, News per le scuole(Ammiano Marcellino)
In occasione della “Notte europea dei Musei”, i visitatori del Museo Civico archeologico e di scienze naturali “F. Eusebio” di Alba potranno sfidarsi in affascinanti giochi che provengono dall’antichità. Infatti le sale della sezione archeologica romana ospiteranno una gara diversa e i partecipanti potranno dimostrare le loro capacità cimentandosi in prove che richiamano giochi con cui gli antichi romani erano soliti regalarsi un momento di svago: dalle Nuces castellatae (noci incastellate) che consiste nell’abbattere piccole piramidi di noci al Ludus latrunculorum (gioco dei ladruncoli), un vero e proprio gioco da tavola che ricorda i nostri scacchi, in cui l’abilità strategica è il perno di tutta la sfida.
L’appuntamento è fissato per sabato 19 maggio 2012 dalle ore 19,00 alle ore 22,00.
L’ingresso è gratuito.
E’ gradida la prenotazione. Per registrarsi cliccare qui.
Tutte le attività si svolgono presso i locali del Civico Museo Eusebio, via Vittorio Emanuele II 19, Alba (cortile della Maddalena, in fondo a destra).
presentazione progetto ALBA SOTTERRANEA. Viaggio al centro della città. Scoprire le radici sotterranee della città in compagnia di un archeologo professionista
/in Archeologia & Storia, Dicono di noi, museo F. Eusebio di Alba, News per le scuolenella sala consiliare del Palazzo comunale di Alba
siè tenuta la CONFERENZA STAMPA di presentazione del progetto della nostra associazione, proposto nella primavera 2011 al Museo F. Eusebio, accolto dalla direttrice dott.ssa Luisa Albanese, e dal Comune di Alba promosso e sostenuto:
ALBA SOTTERRANEA – Viaggio al centro della città.
Scoprire le radici sotterranee della città in compagnia di un archeologo professionista
Erano presente il funzionario dott.ssa Maria Cristina Preacco ( il Soprintendente per i Beni Archeologici del Piemonte e MAE, dott.ssa Egle Micheletto non potendo intervenire, ha fatto i migliori auspici per il progetto), e l’Assessore alla Cultura del Comune di Alba, dott.ssa Paola Farinetti, il sindaco Maurizio Marello
Al termine della conferenza stampa si è effettuato un giro di visita, a favore dei giornalisti intervenuti, del il percorso di “Alba sotterranea”, accompagnati da un archeologo, nelle seguenti tappe: sito di piazza Risorgimento sotto l’Ente Turismo, sito nei sotterranei della chiesa di San Giuseppe, scavi nella Cattedrale; area archeologica presso la Banca d’Alba.
Il progetto gode dell’appoggio dell’Associazione Nazionale Archeologi, ed è stata fatta richiesta di patrocinio presso la Soprintendentenza piemontese per i Beni Archeologici del Piemonte e MAE, e il MInistero dei Beni e delle Attività Culturali.
Vasta è la rete della Partenership: dal centro culturale San Giuseppe (primo e entusiasta sostenitore), al Museo Diocesano cittadino, a Banca d’Alba e banca UBI – BRE.
La fondazione CRC sostiene l’attività, inserita nel progetto MUSEO SENZA PARETI.
IL VINO DEGLI ANTICHI. ” Frammenti di storia del vino. Dall’età del Ferro all’età della Botte: tremila anni di storia.”
/in Ambiente, Archeologia & Storia, Genitori & Bambini, News per le scuoleIngresso soggetto a quota contributiva. Per le condizioni cliccare qui.
Tutte le attività sono soggette a prenotazione. Per la registrazione cliccare qui.
Tutte le attività si svolgono presso il Museo Civico archeologico e di scienze naturali “F.Eusebio”, via Vittorio Emanuele II 19, 12051, Alba Cn (Cortile interno della Maddalena, in fondo a destra).
VISITA IN NOTTURNA AL MUSEO EUSEBIO
/in Archeologia & Storia, Genitori & Bambini, News per le scuoleDi sera, a luci spente, solo con l’ausilio delle torce a batteria, proprio come nel film “Notte al museo”, grazie al fascino misterioso che deriva dalle opere che si svelano nel chiaro-scuro, la storia riprenderà vita e la visita diventerà una vera e propria avventura divertente e suggestiva, adatta a tutte le età.
I partecipanti dovranno darsi appuntamento direttamente presso il Museo, nel Cortile della Maddalena di Alba, alle ore 20,45 per il primo turno di visita (termine visita ore 22,00 circa) e alle ore 21,45 per il secondo turno (termine visita ore 23,00 circa).
Da qui avrà inizio l’avventura, la visita guidata: il pubblico, munito di torcia, scoprirà con la guida turistica le opere più significative esposte: si farà riferimento ai filoni tematici del Museo, alla nascita della collezione e naturalmente ai principali reperti. Ma la guida della mostra non sarà la sola comparsa della serata, infatti d’improvviso appariranno dei personaggi alquanto bizzarri: un mercante romano di vino, abitante di Pollenzo, coglierà l’occasione per lamentarsi dei suoi affari; Flavia Taziana, la moglie dell’Imperatore Pertinace, si scoprirà una “first lady” con tanto da dire; e, in fine, una “magica” e divina apparizione…
I partecipanti sono invitati a portare con sé una torcia a batteria.
Le visite in notturna sono soggette a prenotazione (telefonare al numero 0173 364030, associazione “Turismo in Langa”).
Ingresso soggetto a quota contributiva. Per le condizioni cliccare qui.
Tutte le attività si svolgono presso il Civico Museo “F. Eusebio”, via Vittorio Emanuele II 19, Alba, Cn (cortile interno della Maddalena, in fondo a destra).
IL MUSEO AD OCCHI CHIUSI: l’amore e il profumo al tempo dei Romani…
/in Archeologia & Storia, Genitori & Bambini, News per le scuoleA partire dalle ore 20,30 le porte del museo si apriranno per accogliere i visitatori che, avvolti dalle note profumate di fragranze in voga nell’antichità, saranno accompagnati alla scoperta della storia del profumo e dei miti ad essa legati.
Si inizierà con una visita olfattiva alla mostra ”Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica” e alla sezione di archeologia romana del museo: nelle sale essenze e olii profumati inebrieranno l’aria e una guida racconterà i miti e le leggende riguardanti il profumo.
La visita dura circa 50 minuti, pertanto verranno effettuati tre turni di visita (alle 21,00, 21.45, 22.30).
Contemporaneamente l’atrio del museo sarà trasformato in un projection corner dove verrà proiettato un documento video di approfondimento sulla cosmesi e l’igiene dei romani.
Infine per coloro che volessero cimentarsi nella produzione di un olio profumato, dalle ore 22,00 sarà possibile partecipare al laboratorio “La bottega del profumiere romano”: seguendo le antiche ricette si potrà produrre un’ampolla di unguento, scegliendo fra la fragranza creata da Cleopatra stessa oppure il seducente aroma con cui era solito profumarsi Giulio Cesare.
Ingresso soggetto a quota contributiva. Per le condizioni cliccare qui.
I posti sono limitati pertanto la prenotazione è vivamente consigliata. Per registrarsi cliccare qui. Inoltre ci si può prenotare mandando una mail all’indirizzo info@ambientecultura.it oppure contattando il numero 339- 7349949 (solo sms).
Chi non dispone di prenotazione è invitato a registrarsi tra le 20.45 e le 21.00
Tutte le attività si svolgono presso il Civico Museo “F. Eusebio”, via Vittorio Emanuele II 19, Alba, Cn (cortile interno della Maddalena, in fondo a destra).
ORNAMENTA: LA BOTTEGA DEL GIOIELLIERE MEDIEVALE
/in Archeologia & Storia, Genitori & Bambini, News per le scuole, UncategorizedL’ingresso è gratuito.La prenotazione è obbligatoria per un massimo di 25 partecipanti. la registrazione si può effettuare cliccando qui oppure mandando una mail all’indirizzo info@ambientecultura.it.
Tutte le attività si svolgono presso il Museo Civico archeologico e di scienze naturali “F. Eusebio”, via Vittorio Emanuele II 19, 12051 Alba Cn. (Cortile interno della Maddalena, in fondo a destra).
ORNAMENTA: LA BOTTEGA DEL GIOIELLIERE ROMANO
/in Ambiente, Archeologia & Storia, Genitori & Bambini, News per le scuole, UncategorizedProprio sull’arte romana si concentrerà l’incontro che si terrà Domenica 4 marzo 2012 a partire dalle ore 15,30 al museo Eusebio.
I visitatori verranno, innanzitutto, accompagnati nella visita della mostra “Ornamenta femminili ad Alba e nel Cuneese in età antica” in cui sono esposte ricche parures romane e il preziosissimo nastro d’oro.A seguire un esperto del settore ci racconterà i mille segreti dell’arte degli orafi e dei gioiellieri antichi. Infine tutto ciò che è stato appreso durante l’incontro verrà messo in pratica in un laboratorio didattico in cui si riprodurrà un monile di epoca romana.
L’ingresso è gratuito.La prenotazione è obbligatoria per un massimo di 25 partecipanti. Per la registrazione cliccare qui oppure mandare una mail all’indirizzo info@ambientecultura.it
Tutte le attività si svolgono presso il “Museo Civico archeologico e di scienze naturali F. Eusebio”, via Vittorio Emanuele II 19, 12051, Alba, Cn. (Cortile della Maddalena, in fondo a destra.)