Il Diario del naturalista alle Antille (francesi)

Agosto – settembre 2013, Pointe-à-Pitrebruco2

Il Diario del Naturalista alle Antille è scritto da Luca Pellegrino: nell’estate del 2013 ha collaborato con Ambiente & Cultura per il riordino della sezione di Antropologia fisica del museo Eusebio di Alba, curata dal conservatore prof. Ezio Fulcheri e costituita da oltre 300 sepolture di epoca preistorica, romana e medievale.

Il 26 agosto è partito per il suo progetto di studio universitario Erasmus alle Antille francesi.

Arrivo e sistemazione…

Arriviamo a Pointe-à-Pitre alle 17.40, dopo un volo di circa 8 ore partito da Parigi. Fa già buio. Caldo e umidità: la stagione delle piogge (ou si vous preféréz: “hivernage”) ci riserva il suo benvenuto; per chi arriva da Parigi, che in questi giorni era abbastanza fresca, è una bella batosta. Cerco, insieme ai miei due compagni di viaggio (Emiliano e Paolo, un naturalista e un geologo), un taxi che ci porti al Campus de Fouillole: lo si trova in fretta, si contratta il prezzo e si parte, abbastanza spediti per potersi godere un po’ d’aria coi finestrini aperti. Lungo il tragitto autostradale un traffico inatteso, cartelloni pubblicitari in francese e in creolo, un grande ipermercato di una catena francese che ormai in Italia sta sbancando… La sensazione è strana: non siamo in Europa, l’ambiente naturale, il clima, ci raccontano una storia completamente diversa, ma le grandi catene transnazionali sono sempre le stesse e, ora come ora, per quello che vedo, potrei dire di trovarmi ancora nel Vecchio Continente, in una serata particolarmente afosa.

università

Il canto, assordante, continuo, acutissimo, di uccelli ed insetti notturni, fa da cornice sonora a questa scenetta tragicomica: 3 italiani che grondano sudore, con questi enormi trolley appresso, che si trascinano per una salita e si guardano in faccia come per dire “ma dove accidenti stiamo andando?!?”. Sembra quasi una barzelletta, manca solo il bontempone che spunta da dietro un albero a farci “buh!” e noi che gettiamo i bagagli a terra e ce la diamo a gambe. Diplopodi e gasteropodi polmonati ci fanno compagnia… Il Campus ci appare immenso, non sappiamo veramente dove andare…

Per farla breve, a furia di vagare in cerca di aiuto, lo troviamo: due ragazzi, gentilissimi e molto pazienti, ci danno una mano a trovare il portinaio, un signore con gli occhialetti, torso nudo e pantaloncini che non sembra per niente stupito di vederci. Ci fornisce finalmente le chiavi delle stanze: la mia è al 10° piano della “tour” la torre che sovrasta il Campus. Tempo di mettere a posto i bagagli, cambiarci e pensiamo subito a mangiare qualcosa. Per raggiungere il chiosco dei panini (ahimè con niente di così tipico all’interno), ci prendiamo una bella lavata: 5 minuti di pioggia intensissima, una doccia insomma. Hivernage mesdames et messieurs, hivernage…

Dormito bene, stranamente: temevo un brutto impatto con le nottate antillesi, che, forse perché la mia stanza è al 10° piano, sono invece piuttosto ventilate.

Insomma, sono qui da una ventina di giorni: ho visto qualcosa (pochissimo) di Grande Terre, l’isola calcarea, e ancora meno della mia meta prediletta, la foresta di Basse Terre, l’isola vulcanica dominata dal vulcano La Soufrière (1464 m). Spostarsi in macchina è purtroppo l’unico modo per vedere qualcosa di interessante (ma che dico, entusiasmante!) dal punto di vista naturalistico, come questo scorcio di foresta, nei pressi di les Mamelles, proprio al centro del Parc National de la Guadaloupe (uno dei 9 parchi nazionali francesi, istituito nel 1960).

foresta

 

La botanica è per ora l’aspetto naturalistico che mi impegna maggiormente, se non altro perché ho modo di cimentarmi di continuo col riconoscimento di alberi e arbusti, anche solo andando a fare la spesa al mercato di Pointe-à-Pitre (la città principale). Rimango stupito ogni volta che sul ciglio della strada trovo banani (Musa spp.) e alberi del pane (Artocarpus altilis), abituato come sono a vedere quotidianamente tigli e platani lungo i viali di Torino… Devo ammettere che la mia già scarsa preparazione in botanica sistematica può tranquillamente andare a farsi friggere. In ogni caso, sono riuscito a metter le mani su un testo di botanica locale nell’attrezzatissima biblioteca universitaria e prometto di tirare giù due righe per far contenti i sistematici più incalliti. Non temete, il tempo della nomenclatura binomia è prossimo!

Non posso non citare la bestiola che mi ha colpito maggiormente durante questo primo periodo, forse per i colori, forsebruco perché ne ho viste a decine insidiare i cespugli antistanti il supermercato nei pressi del campus, sempre sulla stessa pianta: ecco a voi Pseudosphinx tetrio, un lepidottero appartenente alla famiglia Sphingidae. Questa nella foto è la sua forma giovanile, un bruco di una decina di centimetri di lunghezza, dai colori sgargianti, aposematici: si nutre delle foglie, contenenti composti fitochimici tossici, di piante appartenenti alla famiglia delle Apocinaceae, come appunto l’Allamanda cathartica (spero di averla azzeccata…) che vedete nella foto.

Il risultato di questa grande abbuffata è duplice:

l’arbusto viene praticamente defogliato, e il bruco si trasforma in un

bruco2manicaretto piuttosto indigesto. I bruchi sono inoltre attrezzati con setole irritanti e mandibole in grado di lasciare qualche spiacevole ricordo ai predatori più ostinati…

Vi lascio con un breve scorcio del marché di Pointe-à-Pitre: se come me amate i mercati chiassosi e colorati, vi assicuro che questo è un posticino da intenditori…

Insomma, da vedere, studiare (e assaggiare!) c’è parecchio qui a Gwada, anche solo a due passi da “casa”. È tutto per ora, vi tengo aggiornati, passo e chiudo!

A bientôt!

 

CONTRIBUTO DI BANCA D’ALBA A FAVORE DELL’ATTIVITA’ DIDATTICA DEL MUSEO EUSEBIO PER IL PASSATO ANNO SCOlASTICO 2012/2013 A FAVORE DE GLI ISTITUTI SCOLASTICI ALBESI

Il nuovo anno scolastico inizia con una buona notizia per gli Istituti scolastici albesi che durante l’a.s. 2012/2013 hanno partecipato con assiduità ai progetti didattici proposti dalla Associazione Ambiente&Cultura presso il Museo civico “Federico Eusebio”.

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Banca d’Alba, infatti, durante l’estate 2013 ha erogato un contributo una tantum per il passato anno scolastico 2012/2013 a favore dell’attività didattica del museo civico “Federico Eusebio” per gli istituti scolastici albesi in convenzione.

Il contributo è stato utilizzato principalmente per applicare uno sconto retroattivo sulle attività svolte lo scorso anno scolastico, permettendo di effettuare una ulteriore riduzione sulle tariffe orarie.

Queste avevano già goduto di uno sconto del 10% per gli istituti scolastici in convenzione con l’Ambiente & Cultura, coperto con risorse proprie dall’associazione e confermato anche per l’a.s. in corso..

Lo sconto finale ha raggiunto in questa maniera per gli istituti albesi il 27% (superiore al tradizionale sconto del 20% riservato alle scuole albesi in passato).

Le convenzioni attivate lo scorso anno scolastico sono state cinque ( con il Primo, Secondo e Terzo Circolo, tra le scuole primarie, con la scuola media statale Macrino e con l’I.I.S “Luigi Einaudi, per la scuola secondaria di primo e secondo grado), per un totale di 312 ore di attività, sul totale elle oltre 500 che sono state erogate anche a scuole provenienti da fuori Comune o fuori Provincia.

All’attività didattica complessivamente hanno partecipato in circa cinquemila, tra docenti, discenti e accompagnatori.

Da segnalare inoltre il progetto ALBA POMPEIA, in collaborazione con il liceo linguistico Leonardo da Vinci, che ha permesso di formare 25 studenti stagisti che assisteranno in lingua inglese, francese e tedesca i visitatori di Alba sotterranea durante i finesettimana della Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba.DSC00661

La parte del contributo di Banca d’Alba che rimarrà disponibile dopo la ripartizione degli sconti sarà destinata all’acquisto di strumenti durevoli per migliorare la varietà e la qualità dell’offerta didattica (microscopi e retino per il campionamento dei macroinvertebrati per monitoraggio acque fluviali).

Ringraziamo pertanto Banca d’Alba per la sensibilità dimostrata nel volere dare sostegno agli Istituti scolastici e di conseguenza alle famiglie degli studenti albesi e per la lungimiranza avuta nel riconoscere la funzione didattica ed educativa del Museo civico e il fondamentale legame che unisce il museo alla scuola.

“Incarnare” nel territorio la funzione formativa e istruttiva dell’operato degli insegnanti è la condizione fondamentale per potersi aprire al dialogo e al confronto con realtà diverse dalla propria.

Al fine di trovare copertura economica per garantire sostanziali abbassamenti delle tariffe per la fruizione dell’offerta didattica anche per l’a.s. che è appena iniziato, l’associazione sarà impegnata nei prossimi mesi per verificare nuove modalità di cofinanziamento dell’attività didattica.

Consapevole del ruolo pedagogico e di collegamento con il territorio, il Museo civico ha unito le forze con le altre istituzioni culturali albesi, dando vita al Sistema Museale Albese (SMA) insieme al Museo Diocesano, al Centro Studi Beppe Fenoglio e al Centro culturale della Chiesa di San Giuseppe. Per questo nuovo anno scolastico pertanto l’offerta didattica curata dall’Associazione Ambiente&Cultura sarà ancora più vasta e interdisciplinare e approfondirà la conoscenza dell’ambiente locale nelle sue peculiarità archeologiche, storiche, artistiche e naturalistiche.

Per tutti i docenti interessati a consultare il catalogo dell’offerta didattica (OLTRE 150 LE ATTIVITA’ PROPOSTE, per info clicca qui) , rivolta agli istituti scolastici di ogni ordine e grado e ad ogni materia di insegnamento, è disponibile in download libero al sito www.ambientecultura.it (sezione DIDATTICA) e si può richiedere per mail scrivendo a info@ambientecultura.it .

Le copie cartacee del catalogo saranno disponibili entro la fine del mese, distribuite presso le sedi scolastiche albesi e le sedi del Sistema Museale Albese.

Per gli insegnati che volessero proporre di persona dubbi, critiche e suggerimenti, è attivo, previo appuntamento, tutti i sabati dalle 15 alle 17 lo Sportello per la Didattica presso la reception del museo Eusebio; i contatti telefonici degli operatori didattici sono disponibili sul catalogo dell’offerta didattica, mentre per informazioni generali si può contattare il Museo civico “F. Eusebio” dal martedì al venerdì dalle 15 alle 18 al numero 0173.292475.

 

Quattro domande a Luca Pellegrino… il nostro Naturalista dalla Sezione di antropologia fisica alle Antille!

DSC01140Il nostro socio dott. Luca Pellegrino, laureato in Scienze naturali, classe 1988, nel corso del mese di luglio 2014, ha messo le sue competenze a disposizione di Ambiente & Cultura, per portare a termine l’opera di riordino preliminare della sezione di antropologia fisica del museo, cospicua collezione che riunisce i resti di oltre trecento sepolture, a incinerazione o inumazioni, pertinenti ad un arco cronologico che va dalla Preistoria al Basso Medioevo e provenienti dal territorio di Alba e dal Piemonte meridionale.

La sezione di Antropologia fisica, finora mai aperta al pubblico, è merito del Conservatore onorario, il Prof. Fulcheri, Professore associato di Anatomia e istologia patologica presso l’Università degli Studi di Genova e la collezione, accresciutasi nel corso degli ultimi vent’anni, è ospitata nei depositi del Museo civico Federico Eusebio.

Forte della sua tesi a conclusione della Laurea triennale, un lavoro di ricerco su un nucleo di sepolture altomedievali, traDSC01127le molte rinvenute durante gli scavi archeologici che hanno interessato la cattedrale tra il 2007 e il 2011, Luca, sotto la direzione del prof. Fulcheri e con il supporto di  Marco Mozzone, referente operativo, ha completato rapidamente il riordino e l’ammodernamento dell’inventario dei reperti, segnalando i casi più significativi tra i trecento.

La conclusione lavori è giunta appena in tempo… infatti dal 26 agosto Luca pellegrino è di stanza alle Antille Francesi, dove si svolge il suo soggiorno di studi Erasmus. La collaborazione con Luca però sembra destinata a superare anche le miglia marine e i fusi orari, perché ci ha promesso di redigere un Diario del Naturalista alle Antille, che ci accompagnerà nei prossimi mesi.

Ecco le domande e le risposte (in attesa delle prime foto e delle prime impressioni scritte dei Caraibi..)

 

In che cosa è consistito il tuo lavoro presso la sezione di Antropologia del m.Eu? Che cosa ti ha colpito di più della collezione?

La mia attività è consistita nel riordino della collezione antropologica del Museo: un’esperienza molto formativa durante la quale ho avuto la possibilità di visionare alcuni campioni molto ben conservati, completi di gran parte dei loro distretti anatomici.

In sostanza, ho cercato di rendere più fruibile la collezione a chi in futuro se ne occuperà approfonditamente, DSC01124catalogando ciascuna sepoltura e inserendo tutto il materiale relativo allo stesso individuo (compresi eventuali residui del terreno di scavo, piccoli reperti archeologici ecc.) in apposite scatole. Ho poi impostato un archivio elettronico, che col tempo verrà implementato inserendo i risultati degli studi antropologici e paleopatologici.

Come accennavo all’inizio, molti dei reperti che ho riordinato si presentano in ottime condizioni di conservazione, e alcuni di questi mostrano patologie che lasciano veramente a bocca aperta: non può essere diversamente quando si osserva una fusione perfettamente ortogonale fra l’omero e l’ulna di una persona vissuta secoli prima di noi, in un periodo in cui le dinamiche sociali e tutto ciò che ne derivava (cure mediche, tradizioni alimentari ecc.) erano molto diverse da quelle attuali. In questi casi si inizia inevitabilmente a viaggiare con l’immaginazione…

Che potenzialità ha, per gli studiosi, per i turisti e per le scuole del territorio?

Per chi si occupa di antropologia fisica e paleopatologia c’è solo l’imbarazzo della scelta: ci si potrebbe concentrare sulle patologie articolari, alimentari (a questo argomento sono particolarmente “affezionato”), sulle relazioni di parentela fra gli inumati, sulle caratteristiche antropometriche dei vari soggetti (statura e indici di robustezza…), sul rapporto fra i sessi nella popolazione e sull’età dei soggetti al momento del decesso.

Lo studio sistematico della collezione, presupposto essenziale per qualsiasi futura attività didattico-divulgativa, restituirebbe un interessante spaccato della preistoria e della storia albese, contribuendo in maniera significativa alla comprensione del rapporto uomo-ambiente in questi territori nel corso dei secoli. Questa collezione ha le carte in regola per regalare agli studiosi, agli appassionati o ai semplici curiosi, dei bei momenti di confronto.

 

Perché hai scelto Scienze naturali? Qual è l’argomento della tua tesi triennale?

DSC01134Per tutelare l’ambiente, per difendere ed estendere gli ultimi “baluardi” di biodiversità, per evitare di soccombere noi stessi Homo sapiens al delirio antropocentrico, dobbiamo prima di tutto comprendere le dinamiche che operano nei sistemi naturali. Un semplice approccio “romantico” non basta, per quanto sia proprio il desiderio di vedere ancora un tiglio o un bagolaro lungo un grigio viale cittadino a spingere molti a intraprendere questo genere di studi…

La mia tesi triennale ha riguardato lo studio degli indicatori osteologici di stress alimentare su un campione di reperti altomedievali provenienti dalla Cattedrale di S. Lorenzo di Alba: ho così avuto modo di approfondire aspetti di fisiologia e biochimica nutrizionale (quali modifiche si verificano nello scheletro di un soggetto malnutrito? Quali meccanismi fisiologici e biochimici le determinano?), di archeobotanica e archeozoologia (cosa possono dirci i resti vegetali e animali sulla dieta delle popolazioni antiche?), di storia del territorio e della società (cosa poteva offrire nel periodo altomedievale il territorio albese? Quali categorie sociali accedevano a quali fonti alimentari?).

La preparazione della mia tesi si è svolta in laboratorio, sotto la supervisione della Dott.ssa Boano, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi di Torino: le prime fasi di uno studio antropologico prevedono sempre la pulizia del materiale osteologico proveniente dallo scavo. È un lavoro fondamentale per mettere bene in evidenza tutti i possibili markers paleopatologici: talvolta, se si è fortunati e se agli archeologi è sfuggito qualcosa, ci si può imbattere in reperti non osteologici, come il vago di collana che mi capitò di individuare nel detrito che ostruiva il forame della vertebra cervicale di un bimbo (o di una bimba, è difficile determinare il sesso dei soggetti infantili) di 3-4 anni. Il vago in questione è molto particolare: le analisi chimiche fanno pensare a qualcosa di antico, ma la fattura è precisa, le incisioni troppo nette per una tecnologia preindustriale. Ma come ci finisce un vago di collana di fattura e composizione chimica “anomale” proprio nel forame di una vertebra cervicale di un reperto umano antico? Ancora non si è giunti a una conclusione definitiva: il dilemma resta aperto e ci esorta ad approfondire ulteriormente la questione. È il bello della ricerca!

E Il tuo futuro?DSC01146

Mi auguro quello che si augurano un po’ tutti gli studenti: spero di trasformare le mie passioni nel mio lavoro… Incrocio le dita!

 

Il tuo Erasmus nelle Antille francesi. Anticipaci qualcosa del blog del Naturalista alle Antille, che curerai nei prossimi mesi sul nostro sito

Ho avuto la fortuna di vincere una borsa di studio Erasmus per le Antille Francesi: sarò lì da fine agosto 2013 a giugno 2014. Spero di prendere confidenza con la fotografia naturalistica e di rendere i lettori del sito partecipi dei miei vagabondaggi in giro per queste bellissime isole. Non sarà come un servizio del National Geographic, ma prometto di impegnarmi, ho avuto un buon maestro…

 

La cattedrale di Alba. Archeologia di un cantiere.Libro e dvd a soli 24 euro.

la cattedrale di Alba2Recentissima è la pubblicazione, da parte delle Edizioni All’Insegna del Giglio di Firenze, del libro “La cattedrale di Alba.  Archeologia di un cantiere “, a cura di Egle Micheletto, Soprintendente per i beni archeologici  del Piemonte e del Museo antichità egizie, e con il contributo di numerosi studiosi. Tale volume, lungo ben 324 pagine,  rappresenta   una raccolta di saggi che permette a chi è interessato di approfondire in modo esaustivo le complicate vicende architettoniche del principale edificio di culto  della città di Alba. La pubblicazione è corredata da numerose planimetrie che mettono in risalto le diverse fasi costruttive dell’edificio e di un DVD che, grazie alla ricostruzione tridimensionale delle fasi romaniche, permette al fruitore di comprendere come doveva apparire la cattedrale ad un cittadino durante il periodo medievale. Il valore di tale pubblicazione è dato principalmente dal tentativo  di organizzare in maniera organica le numerosissime informazioni che sono state reperite durante gli scavi archeologici per regalare al lettore una visione globale dello sviluppo e della crescita nel tempo di tale chiesa. Si parte perciò dall’epoca romana, con l’analisi del foro, per arrivare fino ai giorni nostri con la nascita del MuDi, il Museo Diocesano e il percorso archeologico attrezzato.Vengono analizzati così i diversi aspetti del millenario edificio: dall’archeologia all’architettura, dall’antropologia all’epigrafia, dalle decorazioni pittoriche alla scultura, senza dimenticare alcune particolarità quali lo studio approfondito dei resti di mortai reimpiegati per la realizzazione di un muro o la descrizione delle monete ritrovate.

É possibile acquistare la pubblicazione presso la reception del Civico Museo Eusebio al prezzo di 24,00€ (anzichè i 48 euro del prezzo di copertina originale).

Inoltre è possibile per chi partecipa ai tour di Alba Sotterranea  godere di uno sconto ulteriore, pagando il volume e il dvd allegato soli 20 euro.

É possibile, inoltre, prenotarne una copia mandandone richiesta scritta all’indirizzo mail info@ambientecultura.it.

A spasso nel tempo con Proprò

Questo racconto è stato ideato e scritto dagli alunni della classe III a nell’a.s. 2012/2013, nell’ambito del concorso scolastico legato alla mostra I tesori del Tanaro. Ha ricevuto la menzione speciale dalla giuria scientifica

Un  piccolo maschio di  Anancus  arvernensis   viveva nella pianura di Alba con la sua mamma, in  un branco composto  anche da  femmine adulte e cuccioli, maschi e femmine.

Si chiamava Proprò. Gli piaceva mangiare l’ erba fresca dei prati e le  tenere foglioline delle piante che abitavano le pianure paludose, ma non sopportava per nulla fare il bagno.

Questo era  proprio un po’  strano per un proboscidato , ma a lui non piaceva  proprio andare in acqua perchè, durante il bagno, sua mamma lo torturava  quando gli puliva le  grandi orecchie  e gli  strofinava sempre troppo forte il corpo.

In compenso gli piaceva  molto dormire e fare dei bei sogni, accucciato vicino alla sua mamma, e, prima di addormentarsi, adorava ascoltare i  racconti che si tramandano da sempre da madre in figlio. Sognava spesso di diventare  da grande  un papà forte e coraggioso come il suo.

Odiava anche camminare e, quando doveva farlo per andare  in giro con il suo branco alla ricerca di cibo , si faceva prendere in groppa dalla sua mamma. Povera donna! Pur essendo piccolo , Proprò era comunque già bello pesante e portarlo in groppa era proprio una faticaccia.

La sua mamma cercava  sempre di proteggerlo e  di difenderlo e   gli rivolgeva anche mille raccomandazioni quando si allontanava da solo.

Lui però desiderava far vedere a tutti che era  coraggioso e così rischiava  spesso di cadere in situazioni pericolose.

Nel branco  viveva  anche un’elefantina di nome Priprì . A lei piaceva  fare il bagno e camminare, era amica di Proprò che, secondo lei, era però troppo pigro.

Proprò invece  era molto innamorato di lei e cercava in tutti i modi  di dimostrarsi coraggioso per piacerle almeno un po’.

Il branco viveva felice  in mezzo ai prati   e alle paludi dove potersi bagnare la pella secca e bere a volontà nei fiumi e nei laghetti.

Nello stesso posto vivevano però anche i grandi nemici degli elefanti: iene, ghepardi, rinoceronti e la terribile tigre dai denti a sciabola!

 

Un mattino d’ estate Proprò si svegliò e, affamato, chiese alla mamma se poteva andare a cercarsi qualcosa da mangiare, da solo.

La mamma rispose : -Sì, ma sta’ attento e non allontanarti troppo,  perchè ci sono grandi nemici che  sono sempre alla ricerca di cibo e tu sei un ottimo bocconcino!

-Sì , sì va bene starò attento.- promise Proprò e partì .

Prima si mangiò  un po’  di erbetta, poi andò  da Priprì a chiedere se voleva  andare con lui allo stagno.

Lei disse  di no perchè sapeva  che era troppo pericoloso avventurarsi da soli.

Proprò allora partì  allora da solo e raggiunse lo stagno.

Faceva molto caldo e lui aveva tanta voglia di bere, così ando vicino all’acqua  e rimase un po’  fermo a pensare se entrare o no perché, come sappiamo, lui non amava tanto bagnarsi.

Priprì, nel frattempo, l’aveva seguito perche non si fidava di lui e  lo vide mentre  si domandava:-Mi butto o non mi butto? Mi  bagno  o non mi bagno?

Priprì  gli arrivò  dietro quatta quatta e non resistette  alla tentazione di fargli un bello scherzetto così  lo spinse in acqua senza che lui quasi se ne  accorgesse.

SPASH ! Proprò cadde  con un gran tonfo  e Priprì scoppiò  in una grande risata.

Svegliata da questi rumori, una tigre dai denti a sciabola , che giaceva dietro un cespuglio, si svegliò  dal suo sonno.

Anche lei era  molto affamata, vide i due proboscidati e già si pregustava  un bel pranzetto.

Proprò  intanto uscì dall’acqua e cominciò  a scrollarsi l’acqua di dosso spargendo schizzi dappertutto e soprattutto contro Priprì, che comunque rideva a crepapelle, rotolandosi nel prato.

Priprì a un tratto, però, si accorse di due luci gialle dietro il cespuglio e capì che erano in pericolo : una tigre era pronta a mangiarli!

–         Scappiamo via! – urlò  a gran voce Priprì – C’è un tigre!

Proprò, all’inizio, non  ci credeva  perche pensava  che fosse uno dei  suoi soliti   scherzetti.

Nel frattempo, alla tigre scappò  un ruggito e così Proprò si convinse della sua presenza e capì  anche dove si trovava.

Per dimostrare all’ amica di essere coraggioso  andò  verso il cespuglio, ma la tigre  se ne era già andata  alla ricerca dei suoi amici, la iena e il ghepardo, per farsi aiutare nella cattura dei due proboscidati.

Proprò  rassicurò Priprì che si dimostrò  molto contenta del coraggio dimostrato dal suo amico e , insieme, tornarono verso il branco.

Raccontarono l’avventura  alle mamme che si precipitarono subito a controllare anche loro dietro il cespuglio.

Ovviamente non trovarono nulla e sgridarono i due piccoli perchè le avevano  fatte spaventare inutilmente e perdere tempo.

Proprò pensò  :-  Magari ho sentito male!

E Priprì pensò tra sè e sè :-  Forse ho scambiato due foglie illuminate dal sole per gli occhi della tigre!

La tigre intanto, con  il ghepardo e la iena, saltarono fuori all’improvviso da dietro un albero per attaccare gli  elefanti indifesi.

Proprò e Priprì corsero  in picchiata a cercare riparo dentro al cerchio formato  dalle femmine adulte.

Le mamme affrontarono con grande forza i predatori e li  scacciarono via.

Propro e Priprì tremavano  e stavano stretti stretti, zitti zitti e avevano anche paura che alle loro mamme  potesse succedere qualcosa di brutto.

E tutto per colpa loro!

Quando i predatori se ne furono andati , le mamme  riaprirono il cerchio e cominciarono a “cantare” una bella romanzina  ai loro cuccioli per la loro imprudenza.

Stanchi morti, i due cuccioli, dopo la sgridata, andarono a riposarsi.

Proprò chiese alla mamma di accucciarsi vicino a lui e poi:

–         Mamma mi racconti una storia?

–         Quale storia vuoi, cucciolo mio?

–         Mi piace tanto quella di quando ad  Alba c’era il mare.

–         Ma sempre quella?!? Te l’ho già raccontata mille volte.

–         Ma a me piace tanto! Dai mamma, me la racconti?

–         Ok, ma è l’ultima volta!

 

Tanto tempo fa ad Alba, proprio dove abitiamo noi c’era il mare.

Era un mare…..  dove viveva una  Balenoptera  acutorostrata  Cuvierii    chiamata da tutti Tersilla…..

 

–         La storia è  finita, Proprò, adesso dormi : si è  fatto molto  tardi!

Proprò, soddisfatto, si accucciò ancora più vicino alla sua  mamma e cadde in un sonno profondo, pieno di sogni e di mille avventure.

Mai più però si sarebbe immaginato che tanti cuccioli umani, vissuti tanti anni dopo di lui, sarebbero addirittura andati in un museo a vedere i suoi resti fossili!

Eh sì, perché, come tutti , anche per lui arrivò la vecchiaia e un bel giorno, finì  la sua vita,  accanto alle acque di un fiume che da piccolo lui odiava,  ma che  poi ha custodito le sue ossa fino ad oggi : il fiume Tanaro.

 

E quei cuccioli umani  siamo noi:

GLI   ALUNNI   DELLA   3° A   DELLA   SCUOLA PRIMARIA   MICHELE   COPPINO   DI   ALBA:

SARA  AGNESE

AYA  AZOUI

BIANCA  BOVONE

EDDI  COJACAR

MARTINA  DACASTELLO

GIULIA  GRASSO

VERONICA IACONO

ALAADIN  LALHOU

RAZVAN  MEIU

GIORGIA  PRICINA

ALFREDO  TENINO

DAVIDE  TIBALDI

PAOLO TOMASELLO

PIETRO TOPPINO

ISAAC OKU

REBECCA  VAIRA

EDOARDO  VISCA

STIVEN  ZIZOLLI

 

AL VOTO! Per la Balenottera di Alba e il Mastodonte di Verduno

VOTA PER DARE UN NOME, UN VOLTO E UNA STORIA AI GIGANTI DEL NOSTRO PASSATO

(utilizza il modulo in fondo a questa pagina)

In occasione della mostra “I tesori del Tanaro” l’Associazione Ambiente & Cultura ha ideato e organizzato, in accordoBalenottera con la direzione del Museo e i Conservatori, un concorso scolastico rivolto alle classi degli istituti di ogni ordine e grado per dare un volto, un nome e una storia alla balenottera di Piana Biglini e al proboscidato di Verduno, i cui resti fossili sono ammirabili presso il Museo.

Hanno partecipato con entusiasmo al concorso le classi terze e quarte della scuola elementare “Michele Coppino” di Alba e della scuola elementare di Guarene e le classi seconde, terze e quinte del Liceo artistico “Pinot Gallizio”.

Gli elaborati pervenuti nelle diverse categorie del concorso sono stati esaminati da una apposita giuria composta dai conservatori del Museo (Oreste Cavallo, Gianni Repetto e Luisa Albanese), dall’esperto in storia dell’arte Antonio Buccolo, dal presidente dell’Associazione Ambiente & Cultura, la quale ha ideato e condotta l’attività didattica del Museo (Marco Mozzone) e dai giornalisti Paolo Rastelli di Gazzetta d’Alba e Beppe Malò del Corriere di Alba Bra Langhe e Roero.

mastodonLa giuria ha selezionato gli elaborati finalisti che rimarranno esposti in Museo fino al 31 agosto. La giuria popolare, costituita dai visitatori, potrà votare le opere preferite e  designare così i vincitori per ogni categoria.Alla fine dell’anno scolastico in corso avverrà la proclamazione dei vincitori e dei finalisti per ogni categoria del concorso.Gli elaborati, vincitori e finalisti saranno oggetto di una pubblicazione a cura del museo civico e del centro studi Beppe Fenoglio nell’autunno del 2013.

Una particolare menzione per il racconto “A spasso nel tempo con Proprò”, ideato, scritto e illustrato dagli alunni della classe III A della scuola primaria Michele Coppino di Alba (per leggere il racconto, clicca qui)

dal 27 maggio è possibile votare anche on line, compilando il sottostante form

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“Diamo un volto, un nome e una storia ai giganti del nostro passato”: il voto dei visitatori per il concorso scolastico.

DSC00672Per il mese di maggio, la mostra “I tesori del Tanaro”  regala una nuova ed intrigante emozione: l’esposizione degli elaborati degli alunni che hanno partecipato al concorso scolastico “Diamo un volto, un nome e una storia ai giganti del nostro passato”.  Accanto ai clamorosi reperti paleontologici, infatti, sarà possibile ammirare anche i lavori dei bambini e dei ragazzi che per tutto l’anno scolastico sono venuti in visita al museo per approfondire la storia del nostro territorio. Il visitatore sarà piacevolmente colpito dalla capacità degli alunni di immaginare un passato lontano e dalla bravura che essi hanno dimostrato nel rielaborare le nozioni apprese.  Partendo dalle riproduzioni scientifiche del Proboscidato di Verduno e della Balenottera d’Alba curate dagli studenti del liceo artistico per arrivare  al racconto di fantasia scritto dagli alunni della scuola primaria, il visitatore avrà l’opportunità di apprezzare come la mostra abbia preso vita grazie alle infaticabili mani e alle menti sveglie di questi giovani studenti.

Ma il visitatore non si limiterà ad osservare. Sarà infatti chiamato a far parte della giuria popolare e ad esprimere la sua preferenza unica per ciascuna categoria del concorso (scelta del nome,  disegno libero, racconto soggettivo e rappresentazione pittorica o plastico-scultorea).  Si potrà scegliere fra una rosa di lavori finalisti selezionati dalla giuria del concorso (per avere maggiori informazioni su come è costituita la giuria clicca qui).

Il voto popolare decreterà i vincitori, i quali vedranno le loro opere  entrare a far parte di una pubblicazione edita a cura del museo nell’autunno del 2013.

Per visionare gli elaborati e votare clicca qui

Nominata la giuria del concorso scolastico – proroga consegna elaborati

La giuria del concorso scolastico Diamo un nome, un volto e una storia ai giganti del nostro passato, bandita in occasione della mostra I Tesori del Tanaro. Dalle acque del fume riemerge la storia del territorio è stata nominata e si riunirà in prima seduta martedì pomeriggio 23 aprile.balena carmine

Molti elaborati sono già prevenuti presso la sede del museo Eusebio: è stata decisa una proroga dei termini per chi si sta dedicando agli ultimi ritocchi, sarà possibile consegnare gli elaborati delle varie categorie anche martedì 23 aprile fino alle ore 12.00 e in generale fino a venerdì 26 aprile, alle ore 12.00 (termine improrogabile)

La giuria è costituita da:

Paolo Rastelli ( Gazzetta d’Alba)

Beppe malò ( Corriere delle Langhe e del Roero)

Oreste Cavallo (conservatore di Botanica del museo Eusebio)

Gianni repetto (conservatore di geologia del museo Eusebio)

Antonio Buccolo (storico e naturalista)

Luisa Albanese (direttrice museo Eusebio)

Annalisa Salati e Luca Berlinghieri (biblioteca civica G. Ferrero)

gli operatori didattici di Ambiente & Cultura.

La giuria selezionerà la rosa di elaborati finalisti, che saranno oggetto di un’esposizione presso il museo Eusebio durante il mese di maggio; il voto dei visitatori decreterà i vincitori per ogni categoria.

Affrettatevi a consegnare i vostri lavori! :)

 

corso base di ceramica

A cura dell’archeologa e arteterapeuta Laura Boffa

Il corso base di ceramica si rivolge a tutti coloro che si avvicinano per la prima volta all’arte della ceramica. La maggior parte di noi associa la ceramica al tornio, ma in realtà esistono molte altre tecniche per realizzare oggetti in argilla. Questo corso vuole essere un primo approccio alla conoscenza e all’utilizzo delle antiche tecniche di foggiatura dell’argilla, dal colombino alla costruzione a lastre. Tali tecniche, delle quali abbiamo testimonianza a partire dall’età preistorica, offrono un modo eccellente di avvicinarsi a quest’arte. La sede del corso, il Museo Eusebio di Alba, offre inoltre ai partecipanti la possibilità di ispirarsi direttamente alle antiche forme ceramiche e alle loro decorazioni.

PROGRAMMA

  • Sperimentazione di argille diverse: terra rossa e semirefrattario biancocolombino
  • Realizzazione di ciotole e vasi con la tecnica a colombino e la modellazione a lastre
  • Levigatura della superficie con sasso e con metallo
  • Decorazioni a crudo: engobbi e graffiti
  • Asciugatura del manufatto
  • Cottura in forno elettrico
  • Rifinitura del manufatto a cera
  • Rifinitura del manufatto con cristallina e seconda cottura

 

 

 

Intervista ad Edmondo Bonelli, scopritore della Balenottera di Alba e del Proboscidato di Verduno.

 Di seguito l’intervista al dott. Edmondo Bonelli, autore dei clamorosi ritrovamenti fossili della balenottera di Alba e del Proboscidato di Verduno, esposti nella mostra  “I tesori del Tanaro”, prorogata fino al 31 maggio.

Il dott. Edmondo Bonelli sarà presente all’ “Aperitivo col fossile in museo”, momento conviviale durante il quale il paleontologo racconterà ai presenti le vicende che hanno portato al rinvenimento di questi due clamorosi reperti.

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Per iniziare, com’è nata la passione per la paleontologia?

Sono nato a Cuneo trentuno anni fa, diplomato alla scuola Enologica di Alba e laureato in Scienze Naturali, da sempre vivo una forte passione per l’ambiente naturale in tutte le sue espressioni, sopratutto botanica e geologia . Fin da bambino  mi è stato insegnato ad osservare con curiosità quello che dopo avrei imparato chiamarsi ecosistema, e da allora è diventata quasi una filosofia di vita, intrecciando questa inclinazione con le nozioni scientifiche. Oggi il mio lavoro principale è il consulente agronomico, mantenendo parallelamente l’attività di ricerca in campo paleontologico e botanico.

 Camminare lungo le rive del fiume, alla ricerca di fossili. Per te che significa “andare al fiume”? e da quando dedichi il tuo tempo a questa ricerca?

Gli ambienti acquatici mi hanno sempre affascinato e la pesca è una delle mie troppe passioni…Da piccolo d’estate ero spessissimo al fiume a pescare e quando anni dopo la paleontologia si è fatta cosa seria sono tornato nelle zone dove ricordavo che il “tov” si presentava diverso dal solito. L’amicizia con Oreste Cavallo, conservatore onorario delle sezioni naturalistiche del Civico Museo “F.Eusebio”, che prima di me ha fatto tanta ricerca in zona, ha completato la conoscenza della zona 

La balenottera di Alba, il Proboscidato di Verduno… quali altri rinvenimenti il fiume ha restituito, oltre ai “due big”?

dodo2Sono numerosi i reperti rinvenuti in zona. Nell’area dove giaceva il proboscidato ho raccolto molto materiale appartenente ad animali terrestri che ricordano una fauna assimilabile a quella di una savana umida con tigri dai denti a sciabola, iene, rinoceronti, piccole antilopi…ad oggi sono circa una trentina le specie identificate e lo studio del materiale è ancora in corso, arriveranno delle sorprese. Invece verso valle, nella zona della balenottera abbiamo insieme ad Oreste trovato molti pesci marini, di cui una bella selezione è oggi esposta in museo. Singoli ritrovamenti non inerenti alle due aree di scavo comprendono due vertebre di delfinide e alcuni denti di squalo.

Come sono avvenuti i due ritrovamenti più clamorosi?

Quando si tratta di un ritrovamento sono sempre tante le componenti che ne determinano l’accadimento, fortuna compresa! In entrambi i casi stavo “battendo” le due zone perchè appunto da piccolo ricordavo che in quei punti le rocce affioranti erano diverse dal solito. Ho così trovato un affioramento di suoli fossili paludosi, nel caso del proboscidato, e di marne laminate di fondale anossico per la balenottera. Constatata la potenzialità di entrambi i punti ho iniziato una serie di visite a cadenza settimanale che hanno da subito fruttato i primi ritrovamenti di dimensione minore, per poi regalarmi due emozioni che non scorderò.

Nell’estate del 2012 il sito di rinvenimento del proboscidato di Verduno è stato compromesso irreparabilmente da lavori di movimentazione terra non autorizzati, prima che l’Università di Torino e il museo Eusebio di Alba potessero terminare le operazioni di recupero dei resti. Qual è la tua riflessioni a riguardo? Ci sono in cantiere iniziative future?

Il brutto episodio avvenuto prima della ripresa degli scavi ha lasciato tutti a bocca aperta. In primo luogo devo constatare l’incredibile approssimazione con cui questa impresa ha gestito i lavori, oltre al danno irreparabile al reperto. Non credo che la struttura resisterà per più di dieci anni. Dopodichè intervengono numerosi interrogativi e altrettante riflessioni. Si poteva evitare? Chi ha gestito lo scavo ha fatto tutto quello che poteva? Poteva farlo meglio? A mio avviso non si possono addossare troppe responsabilità a chi ha condotto gli scavi perchè le difficoltà sono state tantissime e i mezzi molto limitati, certo col senno di poi tutto si poteva fare diversamente, ma nulla era semplice in quella situazione. L’accaduto però ha prodotto una consapevolezza chiara: la zona è troppo importante da ogni punto di vista e va gestita e tutelata in modo diverso e più concreto. La tutela va affidata a enti e persone presenti sul territorio, non gestita da lontano. Inoltre col proseguire degli studi l’importanza di questo giacimento si sta rivelando in modo sempre più notevole, quindi è necessario valorizzare luogo e reperti rivolgendosi al pubblico e non solo degli addetti del settore. In cantiere ci sono diverse iniziative concrete in questa direzione.

a cura di Marco Mozzone