Dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019, gli spazi espositivi della Fondazione Ferrero di Alba ospiteranno la grande mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, dedicata alle due avanguardie storiche. Per l’occasione si moltiplicano le occasioni di visita ad Alba Sotterranea…

«Paesaggio con fanciulla che salta la corda», un’opera dipinta nel 1936 dall’artista spagnolo Salvador Dalí (1904-1989).
La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrero
vedrà esposti le grandi opere e una serie di documenti di più artisti, dada e surrealisti.
Sono molti i capolavori – dalla finora limitatissima circolazione – che varcano le frontiere per ritrovarsi nella nuova mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, curata da Marco Vallora, a dialogare tra loro, in sintonia o contrappunto.
Il visitatore della mostra potrà scoprire, nell’arco della stessa giornata, anche il passato della città attraverso le sue radici archeologiche sotterranee, partecipando alle visite guidate dagli archeologi professionisti di Alba Sotterranea, che per l’occasione moltiplica le sue date di calendario (tutte le domeniche fino al 25 febbraio, oltre ogni terzo sabato mattina del mese – clicca qui per visualizzare l’elenco completo -; per gruppi, scolaresche o visite private su prenotazione in qualunque data). Si tratta infatti dell’ideale completamento della visita alla città: dalle avanguardie artistiche novecentesche ai resti della città sepolta medievale e romana.
Ecco quanto recita il comunicato stampa della Fondazione Ferrero:
La mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, immaginata da Marco Vallora secondo una logica espositiva che riflette le suggestioni surrealiste, nel modo di presentare le opere e di concepire un’arte non più soltanto museale e assopita, si svolgerà alla Fondazione Ferrero di Alba, dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019.

Impressioni d’Africa – Salvador Dalì
In una decina di sezioni, dai titoli avvincenti, come Il grado zero dell’arte Dada; Il Sogno, Eros, amour fou, trasgressione erotica; L’inconscio, il doppio, il perturbante; Arte e natura, la reinvenzione dell’uomo; Sade, Freud, Marx, muse inquietanti del vivere surreale; Esiste un’architettura surrealista? e così via… s’inseguono, in una sorta di corridoio-fantasma dell’immaginario fantastico d’avanguardia, opere di grandissimo livello ed impatto. Alcune anche ben riconoscibili, perché son diventate copertine di volumi, che abbiamo tutti cari, nelle nostre librerie (di Man Ray, Magritte, Dalí, Max Ernst, ecc.). I lavori dialogano tra loro, in sintonia o contrappunto, e seguono una progressione prevalentemente tematica con attenzione alla diacronia degli eventi. Rispecchiando alcune problematiche e alcuni temi che concorrono a distinguere la poetica nichilista del Dadaismo da quella più propositiva del Surrealismo: il caso, il brutto estetico, il sogno, l’inconscio, il rapporto con l’antico, il legame tra arte e ideologia.
Per chi ama davvero l’arte e predilige le sorprese raffinate, il promettente e ben conosciuto museo olandese Boijmans Van Beuningen di Rotterdam è una vera perla di museo collezionistico che espone vetri preziosi e pezzi rari di design, disegni antichi Dürer stampe di Goya, e prototipi di moda; rare opere italiane, gotiche, rinascimentali, settecentesche, da Beato Angelico a Jacopo del Sellaio, da Butinone a Francia, da Veronese e Tiziano, a Guardi e Piranesi. Ma anche, ovviamente, maestri fiamminghi, del valore di Van Eyck o Rembrandt, Bosch e Brueghel, Rubens e Van Dyck, la scuola dell’Aja, con Van Gogh e Toorop, e poi francesi, da Fragonard e Boucher a Monet, Degas, Cézanne, e ancora Picasso, Mondrian e Rothko, senza contare i contemporanei, da Nauman a Cattelan.
Assai importante la collezione di artisti dell’area delle avanguardie storiche, non soltanto cubisti e costruttivisti olandesi, ma soprattutto dadaisti e surrealisti, molti
provenienti dalla selettiva collezione di Edward James (1907-1984), stravagante mecenate-collezionista, poeta e viaggiatore, che si divise tra la passione di Magritte e Dalí, diventando di quest’ultimo eccentrico mercante. Ad Alba vedremo La reproduction interdite (1937), suo celebre ritratto sdoppiato allo specchio, firmato da René Magritte, che si augurava potesse diventare suo mercante cosmopolita.
Sono molti, dunque, i capolavori che, avendo avuto finora una circolazione limitatissima, varcano oggi le frontiere e si danno appuntamento alla Fondazione Ferrero. Come spiega il curatore Marco Vallora: «In un meditato e articolato percorso, la Fondazione propone, per il suo biennale appuntamento con la grande arte, ad ottobre, una nuova mostra di ambito internazionale, originale e diversa dalle precedenti. Perché coinvolgerà libri, poesie, riviste, pamphlets di furente polemica reciproca, spezzoni di film, frammenti di musica, legati tutti ai due movimenti, lettere e manifesti, affiancati a tele e sculture innovative e spesso di rottura, di grande suggestione e rilevanza storica».
A differenza delle precedenti rassegne della Fondazione Ferrero, con capolavori di grande fascino spettacolare ma d’impianto monografico (di Casorati, Carrà, Morandi e Balla), questa mostra non si avvale soltanto di opere scenografiche come il trittico di grandi dimensioni (Paesaggio con fanciulla che salta la corda, 1936), o la bocca-divano di Mae West (conosciuta anche in repliche di design, ma qui presente in un singolare originale vintage d’epoca) di Salvador Dalí, o ancora le inquietanti ma suggestive tele misteriose di Magritte, ma anche di documenti rarissimi, provenienti dai caveaux insondati della biblioteca del Museo.

Divano-labbra di Mae West, Salvador Dalì
Per accompagnare il percorso della mostra, con discrezione, eppure con una forza dirompente, utile a spiegare alcuni esiti estetici dei vari movimenti e dei sotto-gruppi, sottilmente in conflitto tra loro. Breton come è noto, è stato l’ inflessibile Pontefice autoritario del movimento surrealista, che a varie epoche, ha scomunicato i suoi pupilli e colleghi, da De Chirico a Cocteau, da Bataille ad Aragon, da Dalí a Queneau. Molti dei documenti provengono dalla sua stessa biblioteca, andata clamorosamente all’asta qualche anno fa. Talvolta ancora con le buste di invio, dediche o sottolineature d’autore. Fotografie, dunque, calendari, cartoline, volumi illustrati, riviste storiche con copertine di grande impatto grafico, firmate da artisti come Duchamp, Masson, Picasso, Ernst, ad esempio per l’originalissima rivista «Minotaure». A cui collaborano anche, con testi anticipatori e profetici, pensatori come Bataille, Lacan, l’etnologo e critico d’arte Michel Leiris, lo studioso dell’immaginario e del sogno Roger Caillois, politici come Naville, storici del cinema come Sadoul. In questo contesto, uno degli elementi più spettacolari in mostra sarà infatti la presenza di spezzoni o fotogrammi di film sperimentali ed anticipatori, di firme come Desnos, Dulac, Buñuel, René Clair, Eggeling, Richter. Senza dimenticare il fatto che Dalí realizzò delle sequenze esplicitamente richiestegli da Alfred Hitchcock e da Walt Disney.
Il titolo, che mette in gioco la parola-shock del “Nulla”, in realtà deve non solo stupire e intrigare, ma anche rispettare una delle convinzioni più radicali del Dadaismo. Che non soltanto punta tutto sul Caso e sul rifiuto dell’artista onnipotente e padrone della propria opera, ma si assoggetta alle leggi dell’azzardo e del gioco, e vuole in particolare perorare la causa della negazione dell’arte, il rifiuto del Bello museale, con i ready-made, il diniego dell’arte decorativa e rassicurante. L’opera d’arte, che quasi non è più opera e non è più nemmeno artistica, deve proporre inquietudini, malesseri e soprattutto interrogativi.
Dopo un tunnel introduttivo che accoglie e protegge i visitatori all’entrata (e che deve simulare una sorta di viaggio dentro il corpo umano e i meandri dell’inconscio, ma essere anche, non soltanto per i bambini, un treno-fantasma, in uno di quei luna park così cari agli artisti d’avanguardia, con luci, pubblicità, affiches, graffiti e fotografie di ricercati dalla giustizia, opera di Duchamp), ecco le opere dadaiste, che aprono la mostra. Sono quelle di Man Ray, fotografo alla moda e di moda, che spesso collabora a due mani con Duchamp. Collages astratti di Schwitters e sculture di Arp, oppure teleri bislacchi e provocatori del dandy spagnolo pariginizzato Picabia. Tele dai titoli spiazzanti come Vieni con me laggiù, Egoismo o Radio concerts. Che non sono belle in sé o ruffiane, come altre opere classiche e persino delle avanguardie, ma son giochi sfrontati con l’immaginario, esercizi di non-pittura e di anti-arte, e quindi in questo senso non vanno spiegate, ma vanno inquadrate in un contesto di rifiuto, sovversione e anarchia. Perché non si può dimenticare che Dadaismo e Surrealismo, pur diversi nei loro assunti, hanno matrici e influenze comuni, che vanno dalle idee politiche di Sade e Marx, a poeti come Rimbaud, Mallarmé, Poe, e il folle antagonista di Proust, Raymond Roussel, dandy, omosessuale, drogato anche di medicine, che muore, forse suicida, a Palermo, come evocato da un bel racconto-indagine di Leonardo Sciascia. Convinto di poter diventare famoso almeno quanto Verne, scrivendo folli pièces teatrali in rime arzigogolatissime, e romanzi-rebus, dalle chiavi cifrate, amatissimo da Perec e dal Nouveau Roman, da Duchamp e Giulio Paolini.
In mostra disegni preparatori e una tela spettacolare di Dalí, ispirata al libro di Roussel Nuove impressioni d’Africa. Altra opera assai significativa è invece il ritratto immaginario di Lautréamont di Man Ray. Immaginario, perché l’autore ottocentesco degli Chants de Maldoror, illustrati sia da Dalí che da Magritte, è un personaggio misterioso, che non si sa se sia nato a Montevideo, con il nome nobiliare di Isidore Ducasse, se sia realmente esistito, se non si tratti di un autore più celebre, sotto mentite spoglie. Infatti, sotto un mollettone da stiro (impacchettato come se fosse già un’opera di Christo), telone da inaugurazione di monumento, che non permette di capire quale personaggio sia omaggiato al di sotto, Man Ray ha occultato in realtà una macchina da cucire Singer (forse in onore a Winnaretta Singer, grande mecenate del movimento e dei film in mostra). Certo in ossequio a una ormai celebre affermazione di Lautréamont: «Bello come l’incontro fortuito di una macchina da cucire e un ombrello, su un tavolo da dissezione». Mentre di Marcel Duchamp, grazie ai prestiti del Boijmans, c’è la possibilità assai rara di poter esporre insieme tre diverse Boîtes (La boîte verte, La boîte-en-valise, À l’infinitif) in cui a partire dagli anni Trenta Duchamp, che ha smesso di fare l’artista, ed è apparentemente diventato soltanto scacchista, rinchiude scandalosamente tutta la propria opera omnia, con l’intenzione polemica e sarcastica di distruggere l’idea dell’artista genio, sostituendo alla sede pomposa del Museo una semplice valigetta, pronta a seguire il suo nomadismo costituzionale e la sua caustica ironia corrosiva.
Nella sezione della mostra che si riferisce al Sogno c’è una sorta di ripartenza, dopo l’azzeramento e il rifiuto radicale dell’arte da parte dei dadaisti. Per questo la parola Sogno (che soprattutto con Dalí diventa anche incubo, privato e storico, dal momento che l’artista spagnolo, a differenza di Picasso e degli altri personaggi legati al partito e all’ideologia comunista, è assai compromesso con la dittatura franchista) significa libertà, levità aerea, ma anche introspezione e penetrazione nell’inconscio. Tutto questo si riflette nei quadri subacquei di Tanguy, nelle invenzioni visionarie di Brauner, nelle bambole sadomasochiste di Bellmer, nelle fotografie di Claude Cahun, nelle scatole delle ombre d’un poeta-artigiano liricissimo, come Joseph Cornell. Ma non è tutto.
Incontro con il Ministro Costa a Milano: Rete Natura 2000
/in AmbientePer scaricare il programma completo della giornata clicca qui.
Il convegno è stato indetto come atto conclusivo e di divulgazione dei risultati del progetto “Life Net pro Net – Una rete di volontari per contribuire alla gestione attiva della Rete Natura 2000” e moderato dal direttore generale della Lipu Danilo Selvaggi.
Per saperne di più http://www.minambiente.it/pagina/rete-natura-2000
Il Life è uno strumento finanziario dell’Unione Europea il cui obiettivo è quello di contribuire all’implementazione, all’aggiornamento e allo sviluppo della politica e della legislazione ambientale dell’Unione Europea attraverso il co-finanziamento di progetti di valore e rilevanza comunitari.
Il benvenuto ai numerosi ospiti è stato dato dall’Assessore all’ambiente della regione Lombardia Raffaele Cattaneo a cui è succeduto l’intervento dei “padroni” di casa, Giuseppe Guzzetti presidente della Fondazione Cariplo e Sonia Cantoni consigliere della fondazione con delega all’ambiente. Cariplo partecipa attivamente a progetti di conservazione della natura tramite fondi specifici vantando finora 90 milioni di euro dedicati al sostegno di progetti presentati da enti no-profit tramite i principali programmi europei in ambito ambientale (es. Life, Interreg, Alpine Space, etc). Proprio grazie al progetto Life Net pro net la Lipu (Lega italiana protezione uccelli), nei primi interventi rappresentata dal suo presidente Fulvio Marmone Capria e dal direttore generale Danilo Selvaggi, è venuta a contatto con la fondazione instaurando proficui rapporti che si auspica permetteranno di unire le forze con l’unico obiettivo di conservare e gestire la biodiversità esistente, favorendo, cosa più importante, un cambio di marcia a favore di una pianificazione e programmazione sostenibile.
Di cambio di marcia e vera svolta parla il presidente della Lipu Marmone Capria, chiedendo espressamente al Ministro Costa discontinuità con le politiche dei passati governi.
Da sinistra verso destra: Sonia Cantoni, Danilo Selvaggi, Sergio Costa, Maria Carmela Giarratano
Giorgia Gaibani attuale responsabile della rete Natura 2000 per la Lipu ribadisce i concetti espressi dal presidente Capria e dal direttore Selvaggi riguardanti la generale cattiva gestione nel nostro paese da parte degli enti gestori, e in alcuni casi, di degrado delle aree a protezione comunitaria. Gli italiani non sono gli unici ad essersi accorti delle gravi carenze gestionali dei siti comunitari, in anni recenti il ministero dell’ambiente è stato sollecitato dalla commissione europea, su segnalazione della Lipu, a rimediare a tali carenze gestionali e normative. L’intervento di Giorgia Gaibani prosegue citando i risultati conseguiti del Life net pro Net e della sua fase realizzativa TeamNatura. L’obiettivo principe era quello di creare una rete di volontari che si occupassero della conservazione dei siti della Rete Natura 2000 come supporto e non in sostituzione degli enti competenti; per un totale di 190 volontari selezionati creando 18 gruppi locali di conservazione, GLC per l’appunto, condotti da personale di comprovata esperienza in campo naturalistico e ornitologico. Le attività dei GLC, costituti da volontari debitamente formati, sono varie e tra le più significative vi è il monitoraggio su campo delle specie a priorità di conservazione nel territorio di competenza.
Per sapere di più del Life Net pro Net con mappa dei GLC in Italia clicca qui.
Il convegno vede nelle sue battute finali, non certo per importanza, il gradito e passionale intervento del ministro Sergio Costa, il quale ricorda e condivide con il pubblico i suoi trascorsi, i suoi legami con la Lipu e le numerose battaglie condivise. Dice parole giuste il ministro, parole dette da una personalità importante che speriamo ci facciano fare un bel salto nella giusta direzione, quella della conservazione e gestione sostenibile della biodiversità e delle risorse naturali.
Visita tattile gratuita alle sale del museo Eusebio
/in museo F. Eusebio di AlbaSono calendarizzate quattro date con visita ad orario fisso (prenotazione consigliata, il modulo è in fondo a questa pagina), all’interno del normale orario di apertura del museo civico.
Le 4 visite di calendario sono previste per i seguenti giovedì:
Inizio della visita 15:30, durata un’ora circa.
L’attività non è rivolta solo ai diversamente abili ma anche ai normodotati che potranno svolgere la visita bendati per poter sperimentare un diverso approccio sensoriale alle collezioni museali.
Nelle due prime date la visita tattile insisterà sulle sezioni di archeologia preistorica e paleontologia, nelle seconde due date sulla sezione di archeologia romana.
La prenotazione è consigliata entro il giorno precedente e si effettua compilando il sottostante modulo di prenotazione.
Prenotazione - eventi & itinerari
ATTENZIONE: SE NON SI VIENE INDIRIZZATI SULLA PAGINA DI RINGRAZIAMENTO LA PRENOTAZIONE NON E' ANDATA A BUON FINE. Compila questo modulo per prenotare un evento.
Al Liceo Classico Govone di Alba, la Mostra dedicata a Pietro Chiodi
/in UncategorizedRitratti del pittore Pino Chiezzi
E’ stata inaugurata il 10 novembre 2018 , al Liceo Classico “G. Govone” di Alba, la mostra dedicata al maestro Pietro Chiodi (1915-1970) intitolata “Pietro Chiodi. Filosofo, Partigiano, Insegnante.”
L’esposizione, curata dal pittore Pino Chiezzi insieme alla collaborazione degli ex allievi torinesi e albesi del Liceo Classico “V. Alfieri” di Torino, vuole riportare alla memoria il ricordo del Professore grazie ad una serie di ritratti.
Pietro Chiodi
La mostra sarà visitabile fino al 17 novembre, in orario di apertura del Liceo.
Pietro Chiodi (Corteno Golgi, Brescia, 1915 – Torino, 1970). Si laurea nel 1939 a Torino, in Pedagogia, con Nicola Abbagnano. Nell’autunno dello stesso anno prende servizio ad Alba, vincitore della cattedra di storia e filosofia preso il Regio Liceo “Govone”; tra i suoi colleghi, l’insegnante di italiano Leonardo Cocito, antifascista e comunista. Nel 1944 viene arrestato dalle SS e deportato in un campo di lavoro in Austria, dove riesce a fuggire. Nel 1946, dà alle stampe un suo diario partigiano, che intitola “Banditi”; nel 1947, fa uscire “L’esistenzialismo di Heidegger”, suo primo studio sul filosofo tedesco di cui è tra i massimi interpreti e primo fondamentale traduttore in italiano. Chiodi rimane ad insegnare ad Alba fino al 1957, quindi si trasferisce nei licei prima di Chieri e poi all’Alfieri di Torino.
Clicca su MostraChiodi_web per scaricare il PDF della locandina per avere più informazioni su Pietro Chiodi e il curatore della mostra Pino Chiezzi.
DNA Roero sbarca all’Eusebio di Alba
/in Archeologia & Storia, Arte & Letteratura, UncategorizedLa nota istituzione museale albese, in collaborazione con l’associazione Ambiente & Cultura, ospiterà dal 15 novembre al 31 dicembre l’esposizione che, per alcuni mesi, porterà il Roero – coi suoi paesaggi, la sua storia, la sua cultura e i suoi sapori – nel cuore della capitale delle Langhe.
Da sinistra: Paolo Destefanis, Francesca Nervo e Umberto Allerino
L’inaugurazione comincerà alle ore 18:30, presso i locali del museo civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio” di Alba. Dopo un’introduzione ad opera della direttrice del museo dott.ssa Albanese Luisa, seguirà la presentazione iniziale del progetto da parte dei curatori e la visita guidata alla mostra. In seguito ad una breve visita guidata offerta da Ambiente & Cultura ad una testimonianza archeologica particolarmente significativa proveniente dal Roero, un momento conviviale, con un rinfresco gentilmente offerto dai curatori stessi.
Scarica qui la locandina promemoria!
Che cos’è DNA Roero?
In attesa della mostra, affidiamoci alle parole degli ideatori. “Il progetto #DnaRoero, strutturato come un “circo per immagini”, era nato tra le nebbie dell’inverno roerino, tra un canté e un carvé, tra un’iperbole e un bicchiere, e dal desiderio di «vivere» la nostra terra filtrata nella linea immaginaria che dal cuore passa alla Nikon. Unendo le iniziali dei cognomi in ordine di età dei suoi autori, questa operazione si muove tra il desiderio di imparare, di ascoltare, di voler fermare l’attimo su colline che paiono come clessidre e specchi di ciò che tutti noi siamo. I suoi autori? Paolo Destefanis da Canale, Francesca Nervo da Sommariva Perno e Umberto Allerino da Castagnito, anime diverse della stessa Sinistra Tanaro, pronti a proporre questa mostra di volti, storie, scorci, frammenti e qualche piccola- grande emozione. Il desiderio di fondo? Che ognuno ci trovi un po’ di sé, in questo bottino da briganti di immagini.”
Tale mostra giunge all’interno di un museo che, pur nella sua essenza civica, si vuole aprire al territorio, ai suoi attori di oggi e di ieri che, nel succedersi dei secoli, lo hanno plasmato, avvicinando e modellando la natura alle esigenze degli uomini e delle donne che vi hanno abitato e vissuto. Questo millenario rapporto è quello che i roerini Paolo Destefanis, Francesca Nervo e Umberto Allerino hanno provato ad immortalare con successo nei loro scatti che, dopo essere stati esposti in location prestigiose come il centro culturale “San Bernardino” di Sommariva, il Salone del libro sul Roero a Montà e il palazzo della provincia di Cuneo, hanno fatto persino il loro ingresso al Senato di Roma.
Tale mostra resterà visitabile fino a fine anno, disponibile quindi anche per tutti coloro che parteciperanno alle visite guidate di Alba Sotterranea, nel cui biglietto è compreso l’ingresso libero al museo civico “Federico Eusebio” di Alba.
HERPEIN. Anfibi e rettili del Piemonte
/in Ambiente, museo F. Eusebio di AlbaNatrice dal collare
Da Sabato 29 settembre a domenica 4 novembre il Museo Civico “Federico Eusebio” ospiterà la nuova mostra fotografica “Herpein. Anfibi e rettili del Piemonte”, curata dal fotografo naturalista Paolo Rizzola.
L’incontro con l’autore Paolo Rizzola che inaugurerà ufficialmente la mostra sarà invece venerdì 28 settembre alle ore 17.00, sempre in museo.
Il fotografo naturalista, inoltre, sarà a disposizione degli interessati per approfondire i contenuti dell’esposizione anche sabato 13 e sabato 20 ottobre, dalle 16.00 alle 19.00.
LA MOSTRA FOTOGRAFICA
L’idea di questa mostra nasce da un recente progetto di ricerca sulle specie erpetologiche presenti sul nostro territorio. L’erpetologia è la scienza che studia rettili e anfibi (dal greco antico “herpein” che significa “strisciare”).
Questi animali risultano spesso di difficile osservazione, schivi e abili nel mimetismo sono un tassello fondamentale del nostro ecosistema, indicatori dello stato di salute del suolo e delle acque, per tradizione soggetti a pregiudizi e superstizioni. La finalità della mostra non è quello di rappresentare il “Nuovo Atlante illustrato della fauna erpetologica Piemontese”, ma bensì valorizzare questo esteso patrimonio biologico-culturale fornendo l’opportunità al grande pubblico di osservare le specie fotografate da Paolo, carpirne i dettagli anatomici e di poterne apprezzare le diversità.
Raganella italiana
Le fotografie immortalano 23 specie di anfibi e rettili nel loro habitat naturale, tra le quali specie molto localizzate e di difficile osservazione, come la Vipera dei Walser scoperta agli inizi del 2016, sopravvissuta alle glaciazioni, che ha trovato rifugio e isolamento geografico in una vallata delle Alpi piemontesi nord-orientali; la Salamandra di Lanza endemica (esclusiva) delle Alpi Cozie o come il Geotritone di Strinati anfibio che vive principalmente in habitat ipogei (grotte).
Le specie che si potranno osservare, visibili nelle fotografie a fianco sono:
Rospo smeraldino italiano
ANFIBI:
– Salamandra di Lanza –Salamandra lanzai Nascetti, Andreone, Capula & Bullini, 1988
– Salamandra pezzata –Salamandra salamandra (Linnaeus, 1758
– Salamandrina di Savi – Salamandra perspicillata (Savi, 1821)
– Tritone alpestre – Ichthyosaura alpestris (Laurenti, 1768)
– Tritone crestato italiano –Triturus carnifex (Laurenti, 1768)
– Geotritone di Strinati – Speleomantes strinatii (Aellen, 1958)
– Pelobate fosco italiano – Pelobates fuscus insubricus Cornalia, 1873
– Rospo comune – Bufo bufo (Linnaeus, 1758)
– Rospo smeraldino italiano – Bufo balearicus (Boettger, 1881)
– Raganella italiana – Hyla intermedia Boulenger, 1882
– Rana Verde – Pelophylax spp.
– Rana agile – Rana dalmatina Bonaparte, 1838
– Rana temporaria – Rana temporaria Linnaeus, 1758
Vipera comune
– Orbettino – Anguis veronensis (Linneo, 1758)
– Lucertola muraiola – Podarcis muralis (Laurenti 1768)
– Ramarro occidentale – Lacerta bilineata (Daudin, 1802)
– Colubro di Riccioli – Coronella Girondica (Daudin, 1803)
– Natrice dal Collare – Natrix natrix (Linnaeus, 1758)
– Natrice Tassellata – Natrix tessellata (Laurenti, 1768)
– Biacco – Hierophis viridiflavus (Lacépède, 1789)
– Saettone – Zamenis longissimus (Laurenti, 1768)
– Vipera Comune – Vipera Aspis (Linnaeus, 1758)
– Vipera dei Walser – Vipera walser (Ghielmi, Menegon, Marsden, Laddaga, Ursenbacher, 2016).
Il visitatore potrà integrare la visita alla mostra fotografica con la visita alla sezione di scienze naturali del museo civico F. Eusebio.
IL FOTOGRAFO
Paolo Rizzola, classe 1982, è un fotografo naturalista con diverse mostre naturalistiche all’attivo, alcune pubblicazioni su riviste del settore, più volte finalista in alcuni dei più prestigiosi concorsi fotografici europei e 3° posto al concorso naturalistico francese Festival de l’Oiseau et de la Nature 2018. Sposato, padre di due figli con i quali condivide la passione per la natura, si è avvicinato alla fotografia naturalistica circa otto anni fa, potendo così unire alla sua passione per la fotografia, quella per la natura, coltivata fin da bambino. Paolo ci spiega: “Sto cercando di trasmettere il rispetto per ogni forma di vita ai miei figli, che mi rendono orgoglioso ogni volta che riconoscono una specie di animale o fiore senza chiamarlo genericamente “rana” o “fiorellino”, o durante le uscite domenicali, capita che mio figlio maggiore voglia fotografare al posto mio e sorreggendo la pesante attrezzatura, tutto tremante cerchi di scattare qualche immagine“.
Negli ultimi due anni ha partecipato a progetti di ricerca e salvaguardia delle specie anfibie nell’Astigiano e nel Cuneese, studiando la ricca biodiversità del territorio nell’intento di sensibilizzare le persone sull’importanza di custodire al meglio questo patrimonio di vita. Nella fotografia naturalistica vede un modo per accrescere le proprie conoscenze e per migliorarsi: da autodidatta ha studiato ogni singola specie che si apprestava a fotografare per poterla ritrarre al meglio nel suo habitat.
La mostra sarà visitabile, inclusa nel biglietto di ingresso, durante l’orario di apertura del Museo: dal Martedì al Venerdì 15.00-18.00; Sabato, Domenica e festivi 10.00-13.00 e 15.00-19.00.
Il Museo Civico è anche tappa conclusiva dei tour archeologici di Alba Sotterranea, il cui biglietto include quello del museo civico.
Durante la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba (dal 6 ottobre al 25 novembre) le possibilità di visita si moltiplicano, ogni week end con turni al mattino e al pomeriggio (per info e prenotazioni clicca qui e scegli la data di tuo interesse).
Aperti per lavori. Incontro con la storica dell’arte e la restauratrice
/in Archeologia & StoriaCappella del Crocifisso Chiesa San Giuseppe
Sabato 21 settembre, alle ore 11.00, è prevista la speciale visita guidata “Aperti per lavori. Incontro con la storica dell’arte e la restauratrice”, ritrovo 10 minuti prima di fronte alla facciata della chiesa in piazzetta San Giovanni Paolo II.
Il prezioso Crocifisso ligneo settecentesco conservato presso la Chiesa di San Giuseppe, Alba (CN)
Infatti, nelle giornate di venerdì 20 e sabato 21, durante i lavori del programma di manutenzione conservativa del patrimonio artistico, a opera di restauratori e volontari dell’associazione Proteggere Insieme Onlus, la chiesa di San Giuseppe rimarrà aperta con orario 10.00-12.30 e 14.30-18.30.
Sabato mattina, la visita guidata dalla prof.ssa Sonia Fazio, storica dell’arte, svelerà ai partecipanti non solo la ricchezza artistica della chiesa ma anche le sue vicissitudini, abbandonata negli ultimi decenni del Novecento, fino a versare in difficili condizioni di degrado ed essere spogliata dai furti di numerose opere d’arte, e poi recuperata proprio dai volontari di Proteggere Insieme tra il 1997 e il 2002.
La prof.ssa Sonia Fazio è la docente dei corsi di storia dell’arte del territorio, che in orario serale alla chiesa di San Giuseppe previsti per ottobre e novembre ed è una guida di Alba Sotterranea.
Visitati il percorso archeologico sotterraneo e la Sala dei Giusti, la visita guidata si concentrerà sui contenuti storico artistici dell’aula sacra, delle splendide volte affrescate secondo i dettami del cosiddetto quadraturismo e sulle opere originali superstiti.
Le volte affrescate della chiesa
La chiesa infatti conserva affreschi e opere di Sebastiano Taricco, artista della seconda metà del Seicento formatosi a Torino e affermatosi nel suo territorio di origine, il cuneese, e Pietro Paolo Operti, braidese formatosi a Bologna, dove risente delle influenze dei Carracci, e poi tornato nella terra natale dove diffonde le sue opere.
Il tour si concluderà presso il cantiere con restauratori e volontari all’opera guidati dalla restauratrice Ivonne Canova, volontaria della Protezione Civile e Coordinatrice nazionale dei restauratori dei gruppi affiliati, che presta a titolo di volontariato la propria professionalità per questi interventi con Proteggere Insieme O.N.L.U.S., con cui collabora dal 2015.
Ivonne Canova entrerà nel dettaglio delle spiegazioni delle attività in corso, della programmazione di quelli futuri e dei recenti lavori di restauro condotti all’interno della chiesa negli ultimi anni (clicca qui per il dettaglio degli interventi).
Al termine della visita ci sarà la possibilità per chi è interessato di scoprire la storia e le attività di Proteggere Insieme Onlus, organizzazione nazionale di protezione civile per i beni culturali, nata dopo la grande alluvione del 1994 e impegnata a Amatrice, Cascia e Norcia nel 2016 dopo i tragici terremoti che hanno colpito il centro Italia.
I LAVORI E L’APERTURA AL PUBBLICO
Splendido scrigno barocco del centro storico albese, la chiesa di San Giuseppe nei giorni 20 e 21 settembre sarà interessata da lavori di pulizia e manutenzione conservativa, in particolare rivolti alla cappella del Crocefisso e alla statua lignea settecentesca del Cristo della cappella.
I lavori saranno condotti dai volontari dell’associazione Proteggere Insieme, sotto la direzione di Renzo Coral, responsabile operativo nazionale attività Beni Culturali dell’associazione (clicca qui per approfondire).
La chiesa rimarrà aperta al pubblico in entrambe le giornate con orario 10.00-12.30 e 14.30-18.30.
Per tutta la durata del cantiere rimarranno visitabili sia la chiesa, con gli splendidi diorami presepistici di Angelo Proglio nel coro del presbiterio, sia il campanile e il percorso archeologico sotterraneo e la Sala dei Giusti fra le Nazioni, dedicata a beato padre Giuseppe Girotti, domenicano albese perito a Dachau dopo aver prestato soccorso a famiglie ebree nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Durante l’orario di apertura sarà inoltre visitabile la mostra “Le missioni albesi in Bangladesh” con l’esposizione dei ricami delle suore luigine, dei cosidetti “Arazzi bengalesi” e dei lavori dei bimbi di Don Renato Rosso, missionario piemontese promotore di scuole mobili per le tribù nomadi del Bangladesh.
PRENOTAZIONI E INFORMAZIONI
Chiesa San Giuseppe
Il costo è di euro 5, gratuito under 10.
Per prenotarti compila il modulo in fondo alla pagina!
Gli orari della chiesa di San Giuseppe sono 10.30 – 12.30 e 14.30 – 18.30. L’ingresso alla chiesa è libero, il biglietto per campanile e percorso archeologico è 1 euro per ciascun settore.
Prenotazione - eventi & itinerari
ATTENZIONE: SE NON SI VIENE INDIRIZZATI SULLA PAGINA DI RINGRAZIAMENTO LA PRENOTAZIONE NON E' ANDATA A BUON FINE. Compila questo modulo per prenotare un evento.
L’età del Ferro e del Cigno. L’Alba degli antichi Liguri
/in Archeologia & Storia, museo F. Eusebio di AlbaIl giorno precedente, sabato 25 agosto, sono in calendario al mattino le visite ad Alba Sotterranea e al pomeriggio lo scavo archeologico simulato per chi volesse indossare i panni – e maneggiare gli strumenti di lavoro – dell’archeologo per un giorno. E’ possibile partecipare alle singole attività, o a più di una con un biglietto cumulativo.
L’Età del Ferro e del Cigno. L’Alba degli antichi Liguri
Per tutta la durata dell’evento i visitatori potranno interagire liberamente con gli esperti rievocatori.
Inoltre, nell’arco della giornata, sono previste tre diverse attività didattiche a orario fisso della durata di circa quaranta minuti.
costellazione del Cigno
Tema di questo primo evento sarà l’Età del Ferro e degli antichi Liguri, la popolazione che abitava nel territorio prima della conquista romana e che secondo il mito ha come capostipite mitologico il cigno. La leggenda si ricollega alla figura del re Cicno che, affrant
o per la morte del parente Fetonte che ha rubato il carro del Sole e dopo aver messo in serio pericolo la Terra e i suoi abitanti viene ucciso da un fulmine scagliato da Zeus, viene tramutato nella costellazione di questo animale che quando muore canta flebilmente. Il mito riecheggia anche nella pietra dell’incisione rinvenuta tra i massi megalitici di un antico castellaro sul monte San Biagio (clicca qui per approfondire)
Inoltre i rievocatori racconteranno al pubblico i tratti salienti dell’antichità celto-ligure, i ruoli principali nella società autoctona e le caratteristiche generiche della vita tribale.
Attività didattiche a orario fisso:
Le postazioni saranno a disposizione del pubblico per la visita negli orari prestabiliti con le didattiche specifiche, mentre nel corso della giornata si potranno ammirare i personaggi rievocati quali artigiani e i soldati svolgere le loro attività ed allenamenti.
Il museo civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio”
Le 23 sale del museo civico archeologico Federico Eusebio saranno visitabili per tutto l’arco temporale dell’evento, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19 (il biglietto è incluso nella quota di partecipazione agli eventi), ed è facilmente raggiungibile a piedi (circa 500 metri dal Giardino). Clicca qui per visualizzare la posizione sulla mappa del museo.
COSTI
La quota comprende l’ingresso al museo Eusebio e una pubblicazione del museo in omaggio.
–Ingresso per la giornata di archeologia sperimentale e rievocazione storica – domenica 26 agosto
• 7 euro, quota intera
• 5 euro, quota ridotta: per partecipanti ai tour di Alba Sotterranea, possessori tessera Abbonamento Musei Piemonte, soci Ambiente & Cultura, giovani tra 10 e 18 anni, studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado, docenti, giornalisti, guide turistiche abilitate, soci FAI, soci Italia Nostra, in generale soci di enti culturali
• 4 euro, quota per gli under 10 (l’età minima consigliata per lo scavo simulato è 8 anni).
Le quote comprendono l’ingresso al museo Eusebio e una pubblicazione del museo in omaggio.
Per le prenotazioni (consigliate entro il giorno precedente) usa il modulo sottostante
Ingresso cumulativo per tutte le attività delle due giornate – scavo simulato di sabato 25 agosto e laboratori sperimentali e rievocazioni di domenica 26 agosto
• 12 euro, quota intera
• 9 euro, quota ridotta: per partecipanti ai tour di Alba Sotterranea, possessori tessera Abbonamento Musei Piemonte, soci Ambiente & Cultura, giovani tra 10 e 18 anni, studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado, docenti, giornalisti, guide turistiche abilitate, soci FAI, soci Italia Nostra, in generale soci di enti culturali
• 6 euro, quota per gli under 10 (l’età minima consigliata per lo scavo simulato è 8 anni).
Le quote comprendono l’ingresso al museo Eusebio e una pubblicazione del museo in omaggio.
Per le prenotazioni (consigliate entro il giorno precedente) usa il modulo sottostante
Prenotazione - eventi & itinerari
ATTENZIONE: SE NON SI VIENE INDIRIZZATI SULLA PAGINA DI RINGRAZIAMENTO LA PRENOTAZIONE NON E' ANDATA A BUON FINE. Compila questo modulo per prenotare un evento.
Scavo simulato: archeologi per un giorno!
/in Archeologia & StoriaAttività non più prenotabile
Sabato 25 agosto tra le 15.30 e le 18.30 circa il Giardino di archeologia sperimentale del museo civico Federico Eusebio diventerà teatro di un nuovo Scavo archeologico simulato per chi vorrà indossare i panni dell’archeologo almeno per un giorno.
il saggio attrezzato per la simulazione di scavo archeologico
Infatti, in occasione della manifestazione LA STORIA IN AZIONE. Lampi dal passato! il Giardino di archeologia sperimentale aprirà i cancelli per permettere ai novelli archeologi di svolgere le operazioni di scavo nel saggio appositamente attrezzato.
LO SCAVO ARCHEOLOGICO SIMULATO
I partecipanti potranno cimentarsi per qualche ora nel lavoro dell’archeologo, utilizzando gli strumenti del mestiere, per riportare alla luce riproduzioni fedeli di reperti e strutture rinvenuti nel territorio albese e poi cimentarsi con calibro, pettine profilografo (che sarà mai?) e la compilazione delle famigerate schede ministeriali US… insomma un vero giorno da archeologi!
All’interno del Giardino di Archeologia sperimentale del museo, infatti, accanto alla riproduzione a grandezza naturale della capanna del Neolitico antico, trova la sua collocazione un’area di otto metri per quattro: sotto pochi
centimetri di terreno una nutrita serie di fedeli riproduzioni di situazioni archeologiche tipiche del contesto albese attendono di essere dissepolte dall’entusiasmo dei novelli ricercatori.
Per sapere di più dello Scavo archeologico simulato, dei contesti archeologici dell’albese qui ricreati e del progetto che ha portato alla sua realizzazione clicca qui.
L’attività è rivolta sia ad adulti sia a famiglie con bambini (i genitori, infatti, saranno coinvolti attivamente nell’attività di scavo).
Si addice bene anche ai turisti, agli appassionati ed è adatta anche a studenti e adulti, poiché lo scavo riproduce con
precisione siti archeologici albesi e le metodologie impiegate per lo scavo archeologico.
A metà pomeriggio l’attività sarà interrotta da una conviviale merenda, offerta dalla nostra associazione, sui tavoli dell’Aula verde del Giardino di Archeologia Sperimentale, ma se qualcuno volesse portare la propria merenda al sacco, oppure una torta da condividere con gli altri, è ovviamente possibile…
CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE
Il ritrovo è davanti all’ingresso della Scuola media Vida e dell’ISS Cillario in Via C. Balbo 8 alle ore 15.45, alcuni minuti prima dell’avvio dell’attività, per l’iscrizione dei partecipanti.
Età minima dei partecipanti 8 anni.
Ogni bambino deve essere accompagnato da un adulto partecipante. L’attività coinvolge bambini e genitori insieme, oltre agli altri adulti presenti.
Numero minimo di partecipanti 16 (sia adulti che bambini), numero massimo 24.
QUOTE DI PARTECIPAZIONE E OMAGGI INCLUSI
COSTI
La quota comprende l’ingresso al museo Eusebio e una pubblicazione del museo in omaggio.
–Ingresso per lo scavo archeologico simulato– sabato 25 agosto
• 7 euro, quota intera
• 5 euro, quota ridotta: per partecipanti ai tour di Alba Sotterranea, possessori tessera Abbonamento Musei Piemonte, soci Ambiente & Cultura, giovani tra 10 e 18 anni, studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado, docenti, giornalisti, guide turistiche abilitate, soci FAI, soci Italia Nostra, in generale soci di enti culturali
• 4 euro, quota per gli under 10 (l’età minima consigliata per lo scavo simulato è 8 anni).
Le quote comprendono l’ingresso al museo Eusebio e una pubblicazione del museo in omaggio.
Per le prenotazioni (obbligatorie entro il giorno precedente) usa il modulo in fondo a questa pagina.
Per scaricare la locandina (formato A3) clicca qui
Per scaricare il flyer promemoria (formato A5) clicca qui
Ingresso cumulativo per tutte le attività delle due giornate – scavo simulato di sabato 25 agosto e laboratori sperimentali e rievocazioni di domenica 26 agosto
• 12 euro, quota intera
• 9 euro, quota ridotta: per partecipanti ai tour di Alba Sotterranea, possessori tessera Abbonamento Musei Piemonte, soci Ambiente & Cultura, giovani tra 10 e 18 anni, studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado, docenti, giornalisti, guide turistiche abilitate, soci FAI, soci Italia Nostra, in generale soci di enti culturali
• 6 euro, quota per gli under 10 (l’età minima consigliata per lo scavo simulato è 8 anni).
Le quote comprendono l’ingresso al museo Eusebio e una pubblicazione del museo in omaggio.
Per le prenotazioni (obbligatorie entro il giorno precedente) usa il modulo sottostanteAttività non più prenotabileAlba Sotterranea & la mostra “Dal nulla al sogno”: Dada e Surrealismo alla Fondazione Ferrero
/in Arte & LetteraturaDal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019, gli spazi espositivi della Fondazione Ferrero di Alba ospiteranno la grande mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, dedicata alle due avanguardie storiche. Per l’occasione si moltiplicano le occasioni di visita ad Alba Sotterranea…
«Paesaggio con fanciulla che salta la corda», un’opera dipinta nel 1936 dall’artista spagnolo Salvador Dalí (1904-1989).
La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrero
vedrà esposti le grandi opere e una serie di documenti di più artisti, dada e surrealisti.
Sono molti i capolavori – dalla finora limitatissima circolazione – che varcano le frontiere per ritrovarsi nella nuova mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, curata da Marco Vallora, a dialogare tra loro, in sintonia o contrappunto.
Ecco quanto recita il comunicato stampa della Fondazione Ferrero:
La mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, immaginata da Marco Vallora secondo una logica espositiva che riflette le suggestioni surrealiste, nel modo di presentare le opere e di concepire un’arte non più soltanto museale e assopita, si svolgerà alla Fondazione Ferrero di Alba, dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019.
Impressioni d’Africa – Salvador Dalì
In una decina di sezioni, dai titoli avvincenti, come Il grado zero dell’arte Dada; Il Sogno, Eros, amour fou, trasgressione erotica; L’inconscio, il doppio, il perturbante; Arte e natura, la reinvenzione dell’uomo; Sade, Freud, Marx, muse inquietanti del vivere surreale; Esiste un’architettura surrealista? e così via… s’inseguono, in una sorta di corridoio-fantasma dell’immaginario fantastico d’avanguardia, opere di grandissimo livello ed impatto. Alcune anche ben riconoscibili, perché son diventate copertine di volumi, che abbiamo tutti cari, nelle nostre librerie (di Man Ray, Magritte, Dalí, Max Ernst, ecc.). I lavori dialogano tra loro, in sintonia o contrappunto, e seguono una progressione prevalentemente tematica con attenzione alla diacronia degli eventi. Rispecchiando alcune problematiche e alcuni temi che concorrono a distinguere la poetica nichilista del Dadaismo da quella più propositiva del Surrealismo: il caso, il brutto estetico, il sogno, l’inconscio, il rapporto con l’antico, il legame tra arte e ideologia.
Per chi ama davvero l’arte e predilige le sorprese raffinate, il promettente e ben conosciuto museo olandese Boijmans Van Beuningen di Rotterdam è una vera perla di museo collezionistico che espone vetri preziosi e pezzi rari di design, disegni antichi Dürer stampe di Goya, e prototipi di moda; rare opere italiane, gotiche, rinascimentali, settecentesche, da Beato Angelico a Jacopo del Sellaio, da Butinone a Francia, da Veronese e Tiziano, a Guardi e Piranesi. Ma anche, ovviamente, maestri fiamminghi, del valore di Van Eyck o Rembrandt, Bosch e Brueghel, Rubens e Van Dyck, la scuola dell’Aja, con Van Gogh e Toorop, e poi francesi, da Fragonard e Boucher a Monet, Degas, Cézanne, e ancora Picasso, Mondrian e Rothko, senza contare i contemporanei, da Nauman a Cattelan.
Assai importante la collezione di artisti dell’area delle avanguardie storiche, non soltanto cubisti e costruttivisti olandesi, ma soprattutto dadaisti e surrealisti, molti
provenienti dalla selettiva collezione di Edward James (1907-1984), stravagante mecenate-collezionista, poeta e viaggiatore, che si divise tra la passione di Magritte e Dalí, diventando di quest’ultimo eccentrico mercante. Ad Alba vedremo La reproduction interdite (1937), suo celebre ritratto sdoppiato allo specchio, firmato da René Magritte, che si augurava potesse diventare suo mercante cosmopolita.
Sono molti, dunque, i capolavori che, avendo avuto finora una circolazione limitatissima, varcano oggi le frontiere e si danno appuntamento alla Fondazione Ferrero. Come spiega il curatore Marco Vallora: «In un meditato e articolato percorso, la Fondazione propone, per il suo biennale appuntamento con la grande arte, ad ottobre, una nuova mostra di ambito internazionale, originale e diversa dalle precedenti. Perché coinvolgerà libri, poesie, riviste, pamphlets di furente polemica reciproca, spezzoni di film, frammenti di musica, legati tutti ai due movimenti, lettere e manifesti, affiancati a tele e sculture innovative e spesso di rottura, di grande suggestione e rilevanza storica».
A differenza delle precedenti rassegne della Fondazione Ferrero, con capolavori di grande fascino spettacolare ma d’impianto monografico (di Casorati, Carrà, Morandi e Balla), questa mostra non si avvale soltanto di opere scenografiche come il trittico di grandi dimensioni (Paesaggio con fanciulla che salta la corda, 1936), o la bocca-divano di Mae West (conosciuta anche in repliche di design, ma qui presente in un singolare originale vintage d’epoca) di Salvador Dalí, o ancora le inquietanti ma suggestive tele misteriose di Magritte, ma anche di documenti rarissimi, provenienti dai caveaux insondati della biblioteca del Museo.
Divano-labbra di Mae West, Salvador Dalì
Per accompagnare il percorso della mostra, con discrezione, eppure con una forza dirompente, utile a spiegare alcuni esiti estetici dei vari movimenti e dei sotto-gruppi, sottilmente in conflitto tra loro. Breton come è noto, è stato l’ inflessibile Pontefice autoritario del movimento surrealista, che a varie epoche, ha scomunicato i suoi pupilli e colleghi, da De Chirico a Cocteau, da Bataille ad Aragon, da Dalí a Queneau. Molti dei documenti provengono dalla sua stessa biblioteca, andata clamorosamente all’asta qualche anno fa. Talvolta ancora con le buste di invio, dediche o sottolineature d’autore. Fotografie, dunque, calendari, cartoline, volumi illustrati, riviste storiche con copertine di grande impatto grafico, firmate da artisti come Duchamp, Masson, Picasso, Ernst, ad esempio per l’originalissima rivista «Minotaure». A cui collaborano anche, con testi anticipatori e profetici, pensatori come Bataille, Lacan, l’etnologo e critico d’arte Michel Leiris, lo studioso dell’immaginario e del sogno Roger Caillois, politici come Naville, storici del cinema come Sadoul. In questo contesto, uno degli elementi più spettacolari in mostra sarà infatti la presenza di spezzoni o fotogrammi di film sperimentali ed anticipatori, di firme come Desnos, Dulac, Buñuel, René Clair, Eggeling, Richter. Senza dimenticare il fatto che Dalí realizzò delle sequenze esplicitamente richiestegli da Alfred Hitchcock e da Walt Disney.
Il titolo, che mette in gioco la parola-shock del “Nulla”, in realtà deve non solo stupire e intrigare, ma anche rispettare una delle convinzioni più radicali del Dadaismo. Che non soltanto punta tutto sul Caso e sul rifiuto dell’artista onnipotente e padrone della propria opera, ma si assoggetta alle leggi dell’azzardo e del gioco, e vuole in particolare perorare la causa della negazione dell’arte, il rifiuto del Bello museale, con i ready-made, il diniego dell’arte decorativa e rassicurante. L’opera d’arte, che quasi non è più opera e non è più nemmeno artistica, deve proporre inquietudini, malesseri e soprattutto interrogativi.
Dopo un tunnel introduttivo che accoglie e protegge i visitatori all’entrata (e che deve simulare una sorta di viaggio dentro il corpo umano e i meandri dell’inconscio, ma essere anche, non soltanto per i bambini, un treno-fantasma, in uno di quei luna park così cari agli artisti d’avanguardia, con luci, pubblicità, affiches, graffiti e fotografie di ricercati dalla giustizia, opera di Duchamp), ecco le opere dadaiste, che aprono la mostra. Sono quelle di Man Ray, fotografo alla moda e di moda, che spesso collabora a due mani con Duchamp. Collages astratti di Schwitters e sculture di Arp, oppure teleri bislacchi e provocatori del dandy spagnolo pariginizzato Picabia. Tele dai titoli spiazzanti come Vieni con me laggiù, Egoismo o Radio concerts. Che non sono belle in sé o ruffiane, come altre opere classiche e persino delle avanguardie, ma son giochi sfrontati con l’immaginario, esercizi di non-pittura e di anti-arte, e quindi in questo senso non vanno spiegate, ma vanno inquadrate in un contesto di rifiuto, sovversione e anarchia. Perché non si può dimenticare che Dadaismo e Surrealismo, pur diversi nei loro assunti, hanno matrici e influenze comuni, che vanno dalle idee politiche di Sade e Marx, a poeti come Rimbaud, Mallarmé, Poe, e il folle antagonista di Proust, Raymond Roussel, dandy, omosessuale, drogato anche di medicine, che muore, forse suicida, a Palermo, come evocato da un bel racconto-indagine di Leonardo Sciascia. Convinto di poter diventare famoso almeno quanto Verne, scrivendo folli pièces teatrali in rime arzigogolatissime, e romanzi-rebus, dalle chiavi cifrate, amatissimo da Perec e dal Nouveau Roman, da Duchamp e Giulio Paolini.
In mostra disegni preparatori e una tela spettacolare di Dalí, ispirata al libro di Roussel Nuove impressioni d’Africa. Altra opera assai significativa è invece il ritratto immaginario di Lautréamont di Man Ray. Immaginario, perché l’autore ottocentesco degli Chants de Maldoror, illustrati sia da Dalí che da Magritte, è un personaggio misterioso, che non si sa se sia nato a Montevideo, con il nome nobiliare di Isidore Ducasse, se sia realmente esistito, se non si tratti di un autore più celebre, sotto mentite spoglie. Infatti, sotto un mollettone da stiro (impacchettato come se fosse già un’opera di Christo), telone da inaugurazione di monumento, che non permette di capire quale personaggio sia omaggiato al di sotto, Man Ray ha occultato in realtà una macchina da cucire Singer (forse in onore a Winnaretta Singer, grande mecenate del movimento e dei film in mostra). Certo in ossequio a una ormai celebre affermazione di Lautréamont: «Bello come l’incontro fortuito di una macchina da cucire e un ombrello, su un tavolo da dissezione». Mentre di Marcel Duchamp, grazie ai prestiti del Boijmans, c’è la possibilità assai rara di poter esporre insieme tre diverse Boîtes (La boîte verte, La boîte-en-valise, À l’infinitif) in cui a partire dagli anni Trenta Duchamp, che ha smesso di fare l’artista, ed è apparentemente diventato soltanto scacchista, rinchiude scandalosamente tutta la propria opera omnia, con l’intenzione polemica e sarcastica di distruggere l’idea dell’artista genio, sostituendo alla sede pomposa del Museo una semplice valigetta, pronta a seguire il suo nomadismo costituzionale e la sua caustica ironia corrosiva.
Nella sezione della mostra che si riferisce al Sogno c’è una sorta di ripartenza, dopo l’azzeramento e il rifiuto radicale dell’arte da parte dei dadaisti. Per questo la parola Sogno (che soprattutto con Dalí diventa anche incubo, privato e storico, dal momento che l’artista spagnolo, a differenza di Picasso e degli altri personaggi legati al partito e all’ideologia comunista, è assai compromesso con la dittatura franchista) significa libertà, levità aerea, ma anche introspezione e penetrazione nell’inconscio. Tutto questo si riflette nei quadri subacquei di Tanguy, nelle invenzioni visionarie di Brauner, nelle bambole sadomasochiste di Bellmer, nelle fotografie di Claude Cahun, nelle scatole delle ombre d’un poeta-artigiano liricissimo, come Joseph Cornell. Ma non è tutto.
Alba Sotterranea e l’88° Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba
/in Archeologia & StoriaLa città di Alba, capitale delle Langhe, ospiterà l’88^ edizione della Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba da sabato 6 ottobre a domenica 25 novembre 2018, per ben otto fine settimana (più giovedì 1 novembre e venerdì 2 novembre).
Quale migliore occasione per scoprire insieme al magico aroma del tubero pregiato gli altri tesori nascosti del sottosuolo albese, retaggio della sua storia millenaria?
Perché non visitare Alba Sotterranea guidati dai nostri archeologi?
Per la più importante manifestazione enogastronomica dell’autunno piemontese si moltiplicano infatti le occasioni di visita alla città sepolta in compagnia di una archeologo professionista.
IL TARTUFO
Verso il 1780, i tartufi erano rari a Parigi. Al momento in cui scrivo (1825) la gloria del tartufo è al culmine. Non si osa dire che ci si è trovati a consumare un pasto in cui non sia stata servita almeno una pietanza tartufata.
Il tartufo è il diamante della cucina.
(Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto)
Con queste parole il prezioso fungo ipogeo è stato descritto dal francese Brillat-Savarin dottissimo uomo di legge, musicista e letterato vissuto a cavallo tra XVIII e XIX secolo.
Il suo trattato Fisiologia del gusto, edito in forma anonima nel 1825, è il primo approfondimento teorico e filosofico della gastronomia moderna.
Da allora la fortuna del Tuber magnatum Pico non ha conosciuto appannamenti, anzi ha conosciuto un crescendo senza sosta.
In verità godeva di grande considerazione già nell’antichità se il poeta latino Giovenale narrava che l’origine del tartufo si deve ad un fulmine scagliato dal padre degli dei, Giove, in prossimità di una quercia. E Sumeri e Babilonesi già migliaia di anni prima di Cristo consumavano e apprezzavano i funghi ipogei…
LA CITTA’ SEPOLTA
La galleria dei Summi Viri e il busto dell’imperatore Pertinace presso il Complesso delle Antiche Mura
Circondata da quei paesaggi vitivinicoli divenuti Patrimonio dell’Umanità, da sempre ritenuta capitale naturale delle Langhe, dal 2017 città creativa Unesco per la gastronomia, la città di Alba, al di sotto del suo centro storico inondato dai profumi dei suoi prodotti tradizionali, nasconde una storia millenaria. Infatti, al di sotto delle affollate viuzze del centro antico, numerose sono le testimonianze di età romana e di età medievale della città che è possibile esplorare coi tour guidati di Alba Sotterranea,.
I visitatori, guidati dalle sapienti parole dei nostri archeologi, potranno scoprire i resti del foro romano, delle domus, delle mura e delle strade di Alba Pompeia (il nome della città in età romana), delle torri, delle tombe e delle chiese medievali.
Il percorso sotterraneo della chiesa di San Giuseppe (tappa num.2 del percorso archeologico)
Come sempre, gli itinerari di visita termineranno presso il museo civico “Federico Eusebio” di Alba il cui biglietto è incluso e che offre le sue 23 sale espositive alla visita libera per il partecipante che vorrà prolungare il suo viaggio nel tempo.
I sotterranei di Palazzo Banca d’Alba (tappa 29 del percorso archeologico)
Per chi volesse invece farsi gastronauta ed esplorare il labirinto del gusto, il museo civico affaccia sul grande cortile della Maddalena. Si tratta dello spazio che durante i fine settimana della fiera ospita il Mercato mondiale del tartufo bianco d’Alba e la rassegna enogastronomica AlbaQualità, vero cuore pulsante della manifestazione.
Il biglietto di Alba Sotterranea inoltre dà diritto alla riduzione sul biglietto per la salita al campanile della chiesa di San Giuseppe, punto panoramico della città, aperto e disponibile alla visita tutti i giorni della manifestazione.
LE VISITE
Dal 6 ottobre al 25 novembre, sarà possibile partecipare alle visite guidate di Alba Sotterranea ogni sabato e domenica, più giovedì 1 novembre e venerdì 2 novembre.
Le visite sono programmate per tutto il giorno a partire dalle ore 10,30 e fino alle ore 17,00, con turni di visita ad ogni ora.
La Città Invisibile, tappa num. 1 del percorso di Alba Sotterranea
Ricordiamo che per partecipare ad Alba Sotterranea è necessaria la prenotazione entro almeno il giorno precedente (questo per organizzare la meglio le partenze dei turni di visita dal momento che ogni turno di visita ha un numero minimo ed un numero massimo di partecipanti).
Per cercare la data di tuo interesse e prenotare, consulta questa pagina
Per tutti i dettagli, per la storia del progetto Alba Sotterranea e per scoprire a cosa sono stati destinati gli attivi di gestione del progetto clicca qui